Le lingue indoeuropee

Definizione

Cristian Violatti
da , tradotto da Medea Santonocito
pubblicato il
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Testo originale in inglese: Indo-European Languages

Indo-European Language Family (by Hayden120, CC BY-NC-SA)
La famiglia delle lingue indoeuropee
Hayden120 (CC BY-NC-SA)

Le lingue indoeuropee sono una famiglia di lingue relazionate tra loro e tutt'oggi parlate nelle Americhe, in Europa, in Asia occidentale e meridionale. Così come lo spagnolo, il francese e l'italiano discendono dal latino, allo stesso modo si pensa che le lingue indoeuropee derivino da un ipotetico idioma chiamato proto-indoeuropeo, ormai estinto.

È altamente probabile che i primi parlanti di tale lingua fossero originariamente vissuti nell'area dell'odierna Ucraina e delle vicine regioni del Caucaso e della Russia meridionale, per poi diffondersi nel resto dell'Europa e in seguito in India. Si crede che la fine dell'unità linguistica proto-indoeuropea possa essere fatta risalire al 3400 a.C. circa.

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Dal momento che coloro che parlavano il proto-indoeuropeo non svilupparono un sistema di scrittura, non abbiamo alcuna prova materiale di questa lingua. La scienza linguistica ha cercato di ricostruire il proto-indoeuropeo utilizzando diversi metodi e, per quanto sembri impossibile ottenerne ricostruzione accurata, oggi siamo in grado di avere un'idea generale di cosa i parlanti della lingua proto-indoeuropea avessero in comune, sia linguisticamente che culturalmente. In aggiunta ai metodi comparativi, ci sono studi che si servono del confronto fra i vari miti, leggi e istituzioni sociali.

I rami delle lingue indoeuropee

gli antichi proposero una spiegazione secondo la quale il latino sarebbe stata una lingua derivata dal greco.

Le lingue indoeuropee si suddividono in numerosi sottogruppi: anatolico, indoiranico, greco, italico, celtico, germanico, armeno, tocario, balto-slavo e albanese.

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Anatolico

Le lingue appartenenti a questo ramo erano quelle diffuse nella porzione asiatica della Turchia e in alcune aree della Siria settentrionale. La più famosa fra di esse è la lingua ittita. Nel 1906 venne ritrovata una grossa quantità di reperti in corrispondenza del sito di Hattusa, la capitale del regno ittita: circa 10.000 tavolette incise in cuneiforme e molti altri frammenti furono recuperati fra i resti di un archivio reale. Tali testi coprono un periodo che va dalla metà alla fine del II millennio a.C. Anche il luvio, il palaico, il licio e il lidio appartengono allo stesso gruppo.

Tutte le lingue di questo ramo sono estinte. È il sottogruppo che ci ha restituito le prove più antiche di una lingua indoeuropea, risalenti al 1800 a.C. circa.

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Indoiranico

Tale ramo include a sua volta due sottogruppi: indoario e iranico. Al giorno d'oggi sono prevalenti in India, Pakistan, Iran, nonché in alcune aree del Mar Nero e della Cina occidentale.

Il sanscrito, che appartiene al sottogruppo indoario, è la lingua maggiormente conosciuta del ramo. La sua versione più antica, il sanscrito vedico, è conservato nei Veda, una collezione di inni e altri testi religiosi dell'India antica. I parlanti delle lingue indoarie entrarono nel subcontinente indiano provenendo dall'Asia centrale, all'incirca nel 1500 a.C.: l'inno 1.131 del Rig-Veda parla di un viaggio leggendario, che potrebbe essere un lontano riferimento a tale migrazione.

L'avestico è una lingua che fa parte del sottogruppo iranico. L'avestico arcaico (a volte chiamato avestico gatico) è la più antica lingua ad oggi conservata del gruppo iranico; si tratta di una lingua "sorella" del sanscrito ed è impiegata nei primi testi sacri dello zoroastrismo. Un altro importante idioma del gruppo iranico è il persiano antico, ossia la lingua delle inscrizioni reali della dinastia achemenide, a partire dal VI secolo a.C. Le prove più antiche di tale sottogruppo possono essere fatte risalire al 1300 a.C.

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Al giorno d'oggi molte delle lingue indoarie - come l'urdu, il punjabi e il bengali - sono parlate in India e Pakistan, mentre le lingue iraniche - come il farsi (il persiano moderno), il pashtu e il curdo - sono diffuse in Iran, Iraq, Afghanistan e Tagikistan.

Indo-European language family tree
L'albero genealogico delle lingue indoeuropee
Multiple authors (CC BY-SA)

Greco

Piuttosto che un ramo linguistico, quello greco è un insieme di dialetti. Nel corso di oltre 3.000 anni di storia scritta, le varianti greche non si sono mai evolute in lingue mutualmente incomprensibili. Il greco era predominante nella regione meridionale dei Balcani, nella penisola del Peloponneso e attorno all'Egeo. Le prime fonti scritte pervenuteci in una variante del greco sono in lingua micenea, ossia il dialetto della civiltà micenea; si tratta di tavolette d'argilla e di vasi in ceramica provenienti dall'isola di Creta. I Micenei non avevano un sistema di scrittura alfabetico, bensì si servivano di caratteri sillabici noti nel loro insieme come Lineare B.

Le prime inscrizioni alfabetiche risalgono agli inizi dell'VIII secolo a.C., ossia molto probabilmente al periodo in cui i poemi omerici - l'Iliade e l'Odissea - presero forma come oggi noi li conosciamo. Nei tempi antichi esistevano molti dialetti del greco ma, data la supremazia culturale di Atene nel V secolo a.C., fu la variante parlata in questa città - l'attico - a diventare la lingua letteraria standard dell'età classica (480-323 a.C.). Di conseguenza, le più famose opere di poesia e di prosa appartenenti al periodo classico sono scritte in attico: Aristofane, Aristotele, Euripide e Platone sono solo alcuni esempi di autori che impiegavano tale variante.

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Italico

Era il ramo prevalente nella penisola italica. I popoli italici non erano nativi dell'area, bensì entrarono nella penisola dopo aver attraversato le Alpi attorno al 1000 a.C. per poi muoversi gradualmente verso sud. Il latino, la lingua più famosa di questo ramo, era in origine una lingua locale parlata da tribù di pastori residenti in piccoli villaggi agricoli nella parte centrale della penisola. Le prime inscrizioni in latino apparvero nel VII secolo a.C. e nel VI secolo a.C. erano già diffuse in maniera significativa.

La responsabilità per la diffusione del latino in tempi antichi va attribuita a Roma. Il latino classico è la variante utilizzata dai più importanti autori romani: Ovidio, Cicerone, Seneca, Plinio e Marco Aurelio. Altre lingue appartenenti allo stesso ramo sono il falisco, il sabellico, l'umbro, il piceno meridionale, l'osco - ormai estinte.

Attualmente le lingue romanze sono le uniche discendenti sopravvissute del ramo italico.

Map of Indo-Euopean Migrations
Mappa delle migrazioni indoeuropee
Dbachmann (CC BY-SA)

Celtico

Il ramo celtico comprende due sottogruppi: celtico continentale e celtico insulare. Nel 600 a.C. le tribù che parlavano lingue celtiche si erano stanziate nei territori odierni della Germania meridionale, dell'Austria e della Repubblica Ceca, espandendosi in tutte le direzioni verso la Francia, il Belgio, la Spagna e le isole britanniche. Successivamente, nel 400 a.C., si diressero verso sud per penetrare nell'Italia settentrionale, verso sud-est in direzione dei Balcani e persino oltre. All'inizio del I secolo a.C. le tribù celtiche dominavano una significativa porzione dell'Europa. Nel 50 a.C. la Gallia (corrispondente all'odierna Francia) venne conquistata da Giulio Cesare e il secolo dopo fu la volta della Britannia, ad opera dell'imperatore Claudio. Il risultato fu che questa grande area di lingua celtica venne assorbita dall'Impero romano, il latino divenne l'idioma prevalente e le lingue celtiche continentali piano piano scomparvero. La principale lingua celtica continentale era quella gallica.

Le lingue celtiche insulari si diffusero nelle isole britanniche dopo che alcune tribù celtiche vi si insediarono attorno al VI secolo a.C. Queste lingue fiorirono in particolare in Irlanda, anche grazie all'isolamento geografico che contribuì a mantenere l'isola relativamente al sicuro da eventuali invasioni romane o anglo-sassoni.

Le uniche lingue celtiche parlate ancora oggi (il gaelico irlandese, il gaelico scozzese, il bretone e il gallese) sono tutte figlie del celtico insulare.

Germanico

Il ramo germanico si divide in tre sottogruppi: germanico orientale, attualmente estinto; germanico settentrionale, in cui rientra l'antico norreno, l'antenato di tutte le lingue scandinave moderne; e germanico occidentale, di cui fanno parte l'antico inglese, l'antico sassone e l'alto-tedesco antico.

Le prime prove dell'esistenza di gruppi parlanti lingue germaniche risalgono alla prima metà del I millennio a.C. Essi vivevano in un'area estesa dalla Scandinavia meridionale fino alla costa del Baltico settentrionale. Durante la preistoria le tribù germaniche vennero in contatto con dei gruppi che parlavano la lingua finnica a nord e con dei gruppi balto-slavi a est. Il risultato di queste interazioni fu che la lingua germanica prese in prestito numerosi termini finnici e balto-slavi.

La maggior parte dei Vichinghi parlava diverse varianti del norreno antico. Anche la mitologia e il folklore nordici, così come quelli germanici pre-cristiani, sono stati tramandati in lingua norrena, più precisamente nel dialetto definito antico islandese.

L'olandese, l'inglese, il frisone, lo yiddish sono solo alcuni esempi di lingue germaniche occidentali tuttora in uso; mentre il danese, il faroese, l'islandese, il norvegese e lo svedese derivano dal sottogruppo germanico settentrionale.

Armeno

L'origine dei gruppi di lingua armena è un argomento ancora irrisolto. È probabile che gli Armeni e i Frigi facessero parte della stessa ondata migratoria che interessò l'Anatolia verso la fine del II millennio a.C., e proveniente dal Balcani. Gli Armeni si stanziarono nell'area circostante il lago di Van, nell'attuale Turchia. Agli albori del I millennio a.C. tale regione apparteneva al regno di Urartu; nell'VIII secolo a.C. Urartu venne conquistato dagli Assiri e successivamente, nel VII secolo a.C., furono proprio gli Armeni a occuparne i territori. Subito dopo, però, i Medi assunsero il controllo della regione e l'Armenia divenne uno stato vassallo. Al tempo dell'Impero achemenide, l'area diventò una satrapia persiana. Questa dominazione ebbe un notevole impatto linguistico sull'Armenia, cosa che portò molti studiosi del passato a pensare erroneamente che gli Armeni fossero in realtà parte del sottogruppo iranico.

Tocario

La storia del popolo di lingua tocaria è avvolta nel mistero. Sappiamo che essi vivevano nel deserto del Taklamakan, situato nella Cina occidentale. La maggioranza dei testi tocari sopravvissuti sono traduzioni di noti scritti buddisti, databili a un periodo che va dal VI all'VIII secolo d.C. In nessuno di questi testi, però, si parla del popolo dei Tocari. Due lingue distinte fanno parte di tale ramo: il tocario A e il tocario B. Tracce del tocario A sono state rinvenute soltanto negli stessi luoghi in cui sono stati ritrovati documenti in tocario B, il che potrebbe far pensare che la prima fosse già estinta e preservata solo in ambito religioso e poetico, mentre la seconda era la lingua quotidianamente usata per scopi amministrativi.

Nel deserto del Taklamakan sono state recuperate numerose mummie in ottimo stato di conservazione e risalenti a un periodo compreso fra il 1800 a.C. e il 200 d.C., le quali presentavano tratti caucasici come alta statura e capelli rossi, biondi o castani. Lo stile dei tessuti e dei motivi dei loro vestiti è molto simile a quello osservabile nella cultura di Hallstatt dell'Europa centrale. Le analisi fisiche e genetiche hanno rivelato somiglianze con gli abitanti dell'Eurasia occidentale.

Questo ramo linguistico è totalmente estinto. Il tocario era la lingua indoeuropea più orientale in assoluto.

Balto-slavo

Questo ramo comprende due sottogruppi: baltico e slavo.

Si presume che, durante la tarda Età del Bronzo, il territorio dei Baltici si estendesse all'incirca dalla Polonia orientale fino ai monti Urali. Inoltre, essi occupavano anche la regione costiera del mar Baltico. Coloro che abitavano i territori più a nord erano in stretto contatto con le tribù finniche, la cui lingua non apparteneva alla famiglia indoeuropea: questi ultimi presero in prestito una notevole quantità di parole baltiche, il che potrebbe suggerirci che i Baltici godevano di un certo prestigio culturale nell'area circostante. A causa delle pressioni esercitate dalle migrazioni dei Goti e degli Slavi, il territorio abitato dai Baltici si ridusse attorno al V secolo d.C.

Le prove archeologiche dimostrano che gli Slavi, o i loro antenati, occupavano un'area estesa dai confini occidentali della Polonia al fiume Dniepr in Bielorussia già a partire dal 1500 a.C. Durante il VI secolo d.C. le tribù di lingua slava allargarono il loro territorio, giungendo fino alla Grecia e ai Balcani: è in questo momento che esse vengono menzionate per la prima volta in alcuni documenti bizantini riguardanti proprio tale massiccia migrazione. Una parte, o addirittura la totalità, degli Slavi era un tempo stanziata molto più a oriente, pressoché nell'area iraniana, poiché molte parole iraniche furono integrate nella lingua proto-slava in tempi precoci. In una fase successiva, parallelamente al movimento di queste popolazioni verso ovest, crebbero i contatti con le tribù germaniche, da cui vennero prese in prestito ulteriori parole.

Ad oggi sopravvivono solo due lingue baltiche: lituano e lettone. Più numerose sono le lingue slave ancora in uso: bulgaro, ceco, croato, polacco, serbo, slovacco, russo e molte altre.

Albanese

Quello albanese è l'ultimo ramo delle lingue indoeuropee ad apparire in forma scritta. Due sono le ipotesi riguardanti le origini di questo idioma. La prima sostiene che l'albanese è un moderno discendente dell'illirico, una lingua molto diffusa nella regione durante l'età classica. Siccome le nostre conoscenze sull'illirico sono molto limitate, tale affermazione non può essere né smentita né confermata dal punto di vista linguistico. Sul piano geografico e storico, invece, si tratta di un'idea fondata. La seconda ipotesi afferma che l'albanese deriva dalla lingua tracia, ormai estinta e all'epoca parlata in territori più a oriente rispetto all'Illiria.

Oggi l'albanese è la lingua ufficiale dell'Albania, nonché di molte altre zone dell'ex Jugoslavia. Inoltre è diffuso in piccole realtà del sud Italia, della Grecia e della Repubblica di Macedonia.

Lingue non affiliate

Tutte le lingue incluse in questo gruppo sono o estinte o precursori di una lingua moderna, ad esempio: il frigio, il tracio, l'antico macedone (da non confondere con il macedone attualmente parlato nella Repubblica di Macedonia, che appartiene al ramo slavo), l'illirico, il venetico, il messapico e il lusitano.

Linguistica storica indoeuropea

Già in tempi antichi si erano notate evidenti somiglianze fra diverse lingue: il greco e il latino sono due casi ben noti. In età classica venne riscontrato come le parole greche héks "sei" e heptá "sette" fossero simili ai corrispondenti termini latini sex e septem. Inoltre era ben chiara la costante corrispondenza fra l'iniziale h- in greco e l'iniziale s- in latino.

La spiegazione proposta dagli antichi fu che il latino discendesse dalla lingua greca. Secoli dopo, nel periodo rinascimentale, vennero individuate somiglianze fra molte altre lingue, e si comprese che le lingue appartenenti ai vari gruppi erano fra loro relazionate - ad esempio l'inglese con l'islandese, oppure le lingue romanze. Malgrado tutte queste osservazioni, la scienza linguistica non fece molti progressi fino al XVIII secolo.

Durante l'espansione coloniale britannica in India, un orientalista e giurista inglese chiamato Sir William Jones acquisì familiarità con la lingua sanscrita. Dal momento che era un conoscitore anche del greco e del latino, Jones fu sorpreso dalle somiglianze presenti in queste tre lingue. In una conferenza tenutasi il 2 febbraio 1786 Sir William Jones espresse così la sua idea innovativa:

La lingua sanscrita, quale che sia la sua antichità, possiede una struttura meravigliosa; più perfetta del greco, più copiosa del latino, più squisitamente raffinata delle altre due; eppure presenta con entrambe una affinità così forte, sia nelle radici verbali che nelle forme grammaticali, che non può essere frutto di un puro caso. Un'affinità talmente forte, infatti, che nessun filologo non può esaminarle tutte e tre senza pensare che esse siano nate da una qualche fonte comune, che forse non esiste più; per lo stesso motivo, sebbene non altrettanto evidente, si potrebbe ipotizzare che sia il gotico che il celtico, malgrado si siano mescolati con un idioma molto diverso, abbiano anch'essi avuto la stessa origine del sanscrito. Anche l'antico persiano andrebbe inserito nella stessa famiglia, se dovessimo discutere in questo il luogo le questioni riguardanti l'antichità della Persia. (Fortson, p.9)

L'idea che il greco, il latino, il sanscrito e il persiano derivassero da una radice comune era alquanto rivoluzionaria per l'epoca. Fu una svolta nella storia della scienza linguistica. Piuttosto che "figlia" del greco, la lingua latina cominciò a essere vista come una "sorella". Grazie alla sua familiarità con il sanscrito - una lingua geograficamente molto distante dal greco e dal latino - e grazie all'intuizione secondo cui queste somiglianze linguistiche non potevano spiegarsi solamente come un caso, Sir Jones diede il via allo sviluppo della linguistica moderna.

Info traduttore

Medea Santonocito
Traduttrice con uno spiccato interesse per la storia e il patrimonio culturale, ha lavorato per diversi enti e associazioni culturali. Nel tempo libero scrive articoli online di vario argomento. Attualmente risiede in Scozia.

Info autore

Cristian Violatti
Cristian è un relatore e un autore indipendente con un forte interesse per il passato dell'umanità. Ispirato dalle lezioni di cui è ricca la storia, Cristian ha l'obiettivo di stimolare le idee e la curiosità intellettuale del suo pubblico.

Cita questo lavoro

Stile APA

Violatti, C. (2014, maggio 05). Le lingue indoeuropee [Indo-European Languages]. (M. Santonocito, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-12793/le-lingue-indoeuropee/

Stile CHICAGO

Violatti, Cristian. "Le lingue indoeuropee." Tradotto da Medea Santonocito. World History Encyclopedia. Modificato il maggio 05, 2014. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-12793/le-lingue-indoeuropee/.

Stile MLA

Violatti, Cristian. "Le lingue indoeuropee." Tradotto da Medea Santonocito. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 05 mag 2014. Web. 19 ott 2021.