Ciclopi (Creature)

Mark Cartwright
di , tradotto da Aurora Alario
pubblicato il
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Roman Cyclops Mask (by Mark Cartwright, CC BY-NC-SA)
Maschera da ciclope romano Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Un ciclope (il cui nome vuol dire “dall’occhio rotondo”) è un gigante con un solo occhio che compare per la prima volta nella mitologia dell’antica Grecia. I Greci credevano che esistesse un’intera razza di ciclopi che viveva in una terra lontana, priva di legge e ordine. Omero, nell'Iliade, descrive i ciclopi come creature pastorali ma selvagge, tipiche delle strane figure che i Greci creavano per rappresentare società straniere non considerate civilizzate quanto la loro.

I ciclopi non sono però privi di talenti e a loro viene attribuito il merito di aver forgiato i fulmini che Zeus utilizzava come terribili armi da lancio, nonché di aver costruito gigantesche mura di fortificazione come quelle che ancora oggi si possono vedere nei siti micenei. Il ciclope più famoso è Polifemo, che catturò l’eroe greco Odisseo e i suoi uomini, i quali riuscirono però a fuggire accecando il povero gigante. I ciclopi, e in particolare la storia di Odisseo, furono soggetti popolari e duraturi in tutte le forme d’arte greca e romana.

Origini e nome

Esiodo (circa 700 a.C.), nell'opera Teogonia, ci racconta che i Ciclopi erano figli della Terra (Gaia) e del Cielo (Ouranos/Urano), il che li rendeva la generazione precedente agli dei dell’Olimpo. Si riteneva che i Ciclopi dimorassero in una terra lontana, di cui non si conosceva né la posizione né il nome, dove non esistevano leggi. Lì queste creature giganti conducevano una semplice esistenza pastorale, pascolando pecore e capre e vivendo nelle caverne.

Vivendo in isolamento, i Ciclopi non avevano né governo, né società, né senso di comunità: carenze che i Greci civilizzati consideravano abominevoli.

Esiodo nomina tre ciclopi: Bronte (Tuono), Sterope (Fulmine) e Arge (Luminoso). Questo gruppo generò in seguito altri della stessa specie, sebbene il trio venne in seguito ucciso da Apollo per vendicare l’omicidio del figlio Asclepio, il semidio e maestro della medicina, avvenuto per mano di Zeus. Si diceva che i fantasmi dei tre infestassero il vulcano Etna in Sicilia. In effetti, molte tradizioni greche locali associavano i ciclopi ai vulcani, forse perché i crateri ricordavano l’unico occhio dei ciclopi, spesso descritto nella letteratura antica come «ardente». Esiodo descrive inoltre i ciclopi come maestri artigiani e assistenti del dio Efesto, egli stesso il fabbro per eccellenza e ingegnoso inventore (e talvolta residente all’interno dell’Etna).

Esiodo prosegue spiegando anche l’origine del loro nome:

Erano simili agli dei sotto altri aspetti, ma avevano un solo occhio posto al centro della fronte; e venivano chiamati Ciclopi (dagli occhi circolari), poiché un unico occhio a forma di cerchio era posto sulla loro fronte. Forza, potenza e ingegnosità ne caratterizzavano le opere.

(Teogonia, 142-147)

The Blinding of Polyphemus
L’accecamento di Polifemo Carole Raddato (CC BY-SA)

Il famoso storico ed esperto di mitologia greca Robert Graves stabilisce il seguente nesso tra i Ciclopi, il fuoco e la metallurgia:

I Ciclopi sembrano essere stati una corporazione di fabbri del bronzo dell’Elladico Antico. Il termine «Ciclope» significa «dall’occhio ad anello», ed è probabile che avessero sulla fronte dei tatuaggi a forma di anelli concentrici, in onore del sole, fonte del fuoco delle loro fornaci… I Ciclopi erano monoculari anche nel senso che i fabbri spesso coprivano un occhio con una benda per proteggersi dalle scintille.

(3b 2)

Esiodo descrive i Ciclopi come dotati di «cuori molto violenti» (139-140), rendendoli simili ad altre creature fantastiche della mitologia greca, come i centauri, che rappresentano l’illegalità e sono soggetti alle forze caotiche che l’assenza di ragione comporta. Vivendo in isolamento, i Ciclopi conducono vite solitarie e chiuse; non hanno né governo, né società, né senso di comunità – carenze che i Greci civilizzati consideravano abominevoli.

Omero, nell'Odissea dell’VIII secolo a.C. , come Esiodo, sottolinea la mancanza di civiltà tra i Ciclopi:

Non hanno leggi, né consigli in cui discutere;

vivono sulle cime di montagne altissime,

in caverne; ognuno impone la propria legge

alla moglie e ai figli, senza alcun riguardo per il prossimo.

(Libro 9, 112-115)

Questo stesso identico passaggio è riportato nelle «Leggi» di Platone (Libro III, 680b). Il filosofo, scrivendo quest’opera successiva a metà del IV secolo a.C., fa discutere i suoi personaggi delle virtù e dei difetti dei sistemi politici esistenti mentre cercano la forma ideale di governo, e i Ciclopi vengono additati come uno degli esempi meno riusciti di vita comunitaria.

Head of Polyphemus
Testa di Polifemo Carole Raddato (CC BY-NC-SA)

Forse non sorprende che, data la loro natura di mostri senza legge piuttosto che di divinità, i Ciclopi non avessero un ruolo di rilievo nella religione greca. C’era tuttavia un luogo in cui i giganti con un solo occhio venivano venerati: l’Istmo di Corinto, forse a causa di un legame con Poseidone, spesso considerato il padre del ciclope Polifemo (vedi sotto). Qui si tenevano ogni due anni i Giochi Istmici in onore di Poseidone, e vi era un altare sul quale venivano offerti sacrifici per i Ciclopi.

I Ciclopi forgiarono l’elmo di Ade, che rendeva invisibile chi lo indossava, il tridente di Poseidone e l’arco d’argento di Artemide.

Maestri artigiani e costruttori

I Ciclopi aiutarono gli dei dell’Olimpo, guidati da Zeus, a sconfiggere i Titani nella battaglia decennale, nota come Titanomachia, per il controllo dell’universo. I Ciclopi, in segno di gratitudine per essere stati liberati dopo che Urano li aveva imprigionati nel Tartaro a causa del loro comportamento indisciplinato, forgiarono i fulmini che Zeus utilizzò come arma per abbattere i propri nemici. Tra le vittime colpite dai fulmini ben mirati di Zeus vi fu Asclepio, quando Zeus ritenne che le sue abilità mediche fossero diventate così straordinarie da rappresentare una minaccia per l’eterna separazione tra l’umanità e gli dei. I Ciclopi forgiarono anche l’elmo di Ade, che rendeva invisibile chi lo indossava, il tridente di Poseidone e l’arco d’argento di Artemide.

Un altro campo in cui i Ciclopi eccellevano era la costruzione di mura. A loro viene attribuita la realizzazione delle grandi mura fortificate micenee; ciò è dimostrato dalle dimensioni enormi e dalla forma irregolare dei blocchi utilizzati. L’acropoli di Micene e di Tirinto conserva ancora oggi lunghi tratti di queste «mura ciclopiche».

South Tower, Tiryns
Torre Sud, Tirinto Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Odisseo e Polifemo

L’incontro più famoso tra gli esseri umani e un ciclope avvenne durante il lungo viaggio di ritorno dalla guerra di Troia intrapreso dall’eroe Odisseo. La storia è raccontata in modo particolarmente celebre nell’Odissea di Omero. A metà del viaggio, in un luogo sconosciuto, l’eroe fa tappa su un’isola per rifornirsi. Sfortunatamente, l’isola era abitata anche dal ciclope Polifemo, figlio della ninfa Toosa e di Poseidone, e il gigante dimostrò un particolare interesse nei confronti dei Greci in viaggio. Dopo averli intrappolati nella propria caverna bloccandone l’ingresso con un enorme masso che solo un gigante poteva spostare, ne divorò rapidamente due come antipasto e in seguito altri due tra gli sfortunati viaggiatori.

Comprendendo la gravità della situazione, Odisseo, noto per la sua intelligenza e prontezza di spirito, escogitò un astuto piano di fuga. Dopo aver attirato Polifemo con del vino fino a farlo ubriacare, l’eroe ordinò ai suoi uomini di trasformare il bastone di ulivo di Polifemo in un’asta appuntita; la fecero indurire sul fuoco e la usarono per accecare il ciclope mentre dormiva. Incapace di vedere e comprensibilmente furioso per il trattamento subito, Polifemo cercò di catturare i viaggiatori, ancora intrappolati, cercandoli tra le pecore mentre queste uscivano dalla caverna per pascolare. Odisseo ordinò allora ai suoi uomini di legarsi al ventre delle pecore, mentre lui sceglieva un ariete a tale scopo; così riuscirono a fuggire per proseguire il loro viaggio. Tuttavia, il ciclope, dopo aver lanciato invano un masso nel tentativo di frantumare la nave greca che si allontanava rapidamente, maledisse Odisseo, predicendogli la perdita dei suoi uomini, un viaggio di ritorno estenuante e una catastrofe una volta giunto a destinazione. Richiamando l’aiuto del padre Poseidone, Polifemo fece in modo che Odisseo dovesse affrontare molte tempeste e dieci lunghi anni prima di raggiungere Itaca.

Odysseus Blinding the Cyclops
Odisseo accieca il ciclope Dan Diffendale (CC BY-NC-SA)

I Ciclopi nella letteratura e nell’arte

I Ciclopi sono sia il titolo che il soggetto di una commedia satirica di Euripide (484-407 a.C. circa), il grande autore della tragedia greca. La trama è molto simile a quella dell’Odissea di Omero , ma con l’aggiunta del personaggio dell’anziano satiro Sileno, che offre ulteriore aiuto a Odisseo e ai suoi uomini mentre ingaggiano una battaglia di astuzia con Polifemo. Un’altra storia tradizionale su Polifemo lo vede impegnato in un tentativo disperato di corteggiare la ninfa marina Galatea, un racconto popolare tra gli antichi scrittori pastorali e uno dei primi esempi della fiaba “La Bella e la Bestia”. Nella versione più nota, Polifemo canta una canzone d’amore a Galatea senza ottenere alcun effetto, se non quello di sorprendere l’effettivo amante della ninfa, Acis, il quale cerca di fuggire a nuoto ma viene schiacciato e annegato dopo che il ciclope utilizzando la propria arma preferita, gli lancia contro un’enorme roccia. Nella versione meno nota, Polifemo ha più successo nelle sue ambizioni e lui e Galatea hanno un figlio di nome Galas (o Galates), che divenne l’antenato dei Galli.

La lotta tra Odisseo e Polifemo era un soggetto popolare tra i pittori di ceramica greca, con l’accecamento del ciclope che rappresentava di gran lunga la scena più comune e duratura scelta. Presente sulla ceramica a figure nere di molte diverse città-stato greche, il primo esempio conosciuto di questo terribile gesto si trova sul collo di un’anfora proto-attica del VII secolo a.C. proveniente da Eleusi. Odisseo e due uomini reggono il palo chiodato sopra le loro teste e, curiosamente, una delle figure è dipinta di bianco, un colore solitamente riservato alle donne, ma forse qui utilizzato per evidenziare Odisseo come capo del gruppo. Il vaso è oggi visibile nel museo archeologico di Eleusi. In questa e in altre scene simili, Polifemo è tipicamente seduto sul pavimento, probabilmente per mostrare il suo stato di ubriachezza che lo ha fatto accasciare – a volte tiene in mano una coppa oppure un otre di vino pende suggestivamente da un albero sullo sfondo –, sebbene possa anche trattarsi di una necessità artistica per far stare il gigante e gli uomini sullo stesso piano orizzontale. In alcune di queste scene, Polifemo non ha sempre un solo occhio, o almeno non in modo evidente. La scena dell’accecamento e anche la fuga legata alle pecore di Polifemo compaiono sui vasi per i due secoli successivi, sebbene questa parte della storia dell’Odissea abbia smesso di essere un soggetto popolare tra i successivi pittori di vasi a figure rosse.

The Blinding of Polyphemus
L'accecamento di Polifemo Carole Raddato (CC BY-SA)

I Ciclopi nella cultura romana

I Ciclopi in generale rimasero un soggetto popolare nell’arte fino all’epoca romana. I Romani raffiguravano spesso questi giganti con un unico occhio al centro della fronte e due occhi normali chiusi; la storia d’amore tra Galatea e Polifemo era un soggetto particolarmente popolare. Raffigurati in dipinti, mosaici e sculture, tra le rappresentazioni giunte fino a noi di un ciclope in quest’ultima forma d’arte figurano un’imponente testa in pietra di Polifemo proveniente dall’anfiteatro di Salona (I secolo d.C.) in Croazia e il gruppo scultoreo di Odisseo e compagni che accecano il nemico, proveniente dalla villa di Tiberio a Sperlonga (anch’essa del I secolo d.C.). Anche i Romani, talvolta, utilizzavano un ciclope come volto di una maschera in pietra che adornava le piscine all’aperto e fungeva da fontana decorativa. Anche in questo caso, spesso presentano tre occhi, e un eccezionale esempio del I secolo d.C. è visibile nel museo archeologico di Orange, in Francia.

Domande e Risposte

Che tipo di creatura è un ciclope?

Un Ciclope è un gigante con un solo occhio della mitologia greca.

Per cosa sono famosi i Ciclopi?

I ciclopi sono noti per avere un solo occhio e per essere abili artigiani, capaci di realizzare armi e fortificazioni formidabili.

Di cosa è dio Ciclope?

Un Ciclope non era un dio, ma una creatura della mitologia greca. Uomini giganti dotati di un solo occhio, i Ciclopi rappresentavano le strane popolazioni e gli animali che i Greci conoscevano solo vagamente al di fuori della regione mediterranea.

Chi sono i tre Ciclopi della mitologia greca?

Esiodo nomina tre Ciclopi: Bronte (Tuono), Sterope (Fulmine) e Arge (Luminoso). Un famoso Ciclope è Polifemo, che tentò di catturare e divorare l'eroe greco Odisseo.

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Cartwright, M. (2026, settembre 10). Ciclopi (Creature). (A. Alario, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-10319/ciclopi-creature/

Stile CHICAGO

Cartwright, Mark. "Ciclopi (Creature)." Tradotto da Aurora Alario. World History Encyclopedia, settembre 10, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-10319/ciclopi-creature/.

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Cartwright, Mark. "Ciclopi (Creature)." Tradotto da Aurora Alario. World History Encyclopedia, 10 set 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-10319/ciclopi-creature/.

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