L'Arte della Guerra nell'antica Mesopotamia

Primi sviluppi dei conflitti armati
Joshua J. Mark
di , tradotto da Elisa Mion
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Battle Scene from Stele of the Vultures c. 2600 BCE (by Eric Gaba, CC BY-SA)
Scena di battaglia rappresentata nella Stele degli Avvoltoi, 2600 a.C., circa Eric Gaba (CC BY-SA)

L'arte della guerra nell'antica Mesopotamia si evolvette dalla compagine delle milizie cittadine del regno di Sumer agli eserciti permanenti e professionali degli imperi di Akkad, Babilonia, Assiria e Persia, e dai conflitti per i diritti sulla proprietà di terra ed acqua alle guerre di conquista e di affermazione della propria supremazia politica. I progressi in ambito militare, le innovazioni concernenti gli armamenti, l'addestramento e le tattiche resero gli eserciti della Mesopotamia tra i più efficienti e temibili del mondo antico.

La prima guerra di cui si abbia traccia nella storia vide scontrarsi Sumer e l'Elam attorno al 2700 a.C., anche se indubbiamente ben prima di tale data vi furono conflitti bellici non documentati. In seguito, gli scontri armati sono regolarmente attestati nelle iscrizioni, nelle opere d’arte e nei reperti archeologici a partire dal periodo Protodinastico in Mesopotamia (dal 2900 al 2350/2334 a.C., circa) fino a quello dell’impero sasanide (224 - 651 d.C., circa). L'accademico Stephen Bertman commenta:

La peculiare conformazione geografica della Mesopotamia sembra aver favorito le guerre. La Mesopotamia è caratterizzata, infatti, dalla presenza di montagne a Nord, di pianure alluvionali a Sud e da fiumi che le collegano vicendevolmente. La presenza non di una, ma di ben due grandi valli fluviali favorì lo sviluppo di numerosi insediamenti; la fertilità delle valli generò ricchezza; la ricchezza, a sua volta, alimentò la competizione e l’avidità; e la pianura rese le singole comunità vulnerabili agli attacchi nemici.

L’effetto drastico nel Sud fu una concentrazione ed affermazione del potere mediante l’imperialismo: Akkad assorbì Sumer e Babilonia assorbì poi entrambe. Alla fine, l’Assiria montuosa a Nord - che era sempre stata topograficamente separata dal Sud e, grazie ai suoi territori, più semplice da difendere - marciò verso il Sud e lo conquistò, per poi procedere alla definizione di un impero ancor più vasto. Per la vita in Mesopotamia, quindi, la guerra era una condizione naturale garantita.
(262)

La tesi di Bertman è ulteriormente avvalorata dalle iscrizioni dei sovrani mesopotamici, dalla letteratura mesopotamica, dai reperti archeologici, dall’arte dell'antica Mesopotamia (tra i quali, lo Stendardo Reale di Ur) e dall’architettura (in particolar modo, con riferimento alle mura urbiche difensive), che suggeriscono con forza l’esistenza di uno status di guerra continua per oltre 3.000 anni, interrotto da periodi di pace mantenuti per breve tempo dagli stessi vincitori.

L'Arte della Guerra presso i Sumeri

Tra le numerose "prime volte" dell’antico regno di Sumer, come già osservato, figurano la prima guerra documentata e il primo monumento dedicato ad una vittoria militare, la Stele degli Avvoltoi, databile al periodo Protodinastico III (2600 - 2350 a.C., circa). La Stele commemora la vittoria di Eannatum, sovrano di Lagaš, su Uš, sovrano di Umma. Il monumento, che prende nome dalla raffigurazione degli avvoltoi che volano al di sopra dei corpi dei caduti, mostra da un lato Eannatum che guida il suo esercito vittorioso, calpestando i cadaveri degli uomini di Umma, mentre, dall'altro, il dio della guerra Ninurta (Ninĝirsu) cattura i nemici di Eannatum in una rete e la dea madre Ninḫursaĝ impartisce le proprie benedizioni.

Senza alcun dubbio vi furono molti altri conflitti non documentati per il controllo di questi spazi, oltre che per l’approvvigionamento idrico.

I due lati della Stele degli Avvoltoi (oggi conservata in frammenti presso il Museo del Louvre di Parigi) illustrano come venivano condotte le guerre nell’antico regno di Sumer, nonché la motivazione addotta: la guerra non era tra due sovrani, bensì tra le loro divinità. In questo caso, Ninurta, dio protettore della città di Lagaš, era in guerra con Šara, dio protettore della città di Umma; Eannatum ed Uš erano semplicemente gli strumenti attraverso i quali essi agivano. Si riteneva che gli esseri umani fossero stati creati per servire le divinità e che i sovrani ne fossero i rappresentanti. Di conseguenza, la guerra era giustificata come volontà degli dèi di mantenere l’ordine prestabilito.

La guerra tra Lagaš ed Umma era scoppiata per un appezzamento di terra irrigato e situato tra le due città, che era stato antecedentemente delimitato da un cippo di confine. Uš aveva rimosso quella pietra ed era entrato nel territorio di Lagaš. In Mesopotamia, i terreni aperti destinati al pascolo del bestiame erano fondamentali per la sopravvivenza di una città, poiché i campi che circondavano direttamente un insediamento erano destinati all’agricoltura. Erano necessari ulteriori campi per il bestiame, e senza alcun dubbio vi furono molti altri conflitti non documentati per il controllo di questi spazi, oltre che per l’approvvigionamento idrico.

Si sarebbe potuto pensare che, rimuovendo il cippo di confine, Uš avesse trasgredito la volontà degli dèi, che avevano creato l’ordine dal caos, oltre ad aver mancato alla propria responsabilità nel contribuire al mantenimento di tale ordine. Eannatum, agendo secondo la volontà di Ninurta, afferma, nella Stele, di aver trionfato in nome della giustizia e del ripristino dell’ordine, mentre Uš è raffigurato nel promettere di non minacciare mai più la stabilità della regione stessa.

Stele of the Vultures
Stele degli Avvoltoi Eric Gaba (CC BY-SA)

Non si sa se poi, in genere, un sovrano ci credesse davvero. La guerra di Eannatum contro Umma fu soltanto una delle molteplici che egli condusse mentre conquistava progressivamente il regno di Sumer al fine di creare un impero, e sebbene credesse di poterlo fare per mantenere l’ordine, sembra più probabile che il suo obiettivo fosse il controllo dei centri di produzione e delle rotte commerciali che attraversavano la regione. Il sovrano Lugalzagesi di Umma (morto attorno al 2334 a.C.) avrebbe in seguito assunto la medesima linea di condotta e, probabilmente, per le stesse ragioni.

Ciascuna delle città-stato contro cui Eannatum o Lugalzagesi marciarono disponeva di una propria milizia, mobilitata all’occorrenza. I soldati portavano lance in bronzo o in ferro per colpire in stoccata, giavellotti da scagliare, asce, pugnali, fionde ed archi semplici. I carri, trainati da asini, erano veicoli pesanti a quattro ruote che si muovevano lentamente e sembravano essere funzionali come arsenali mobili, poiché solitamente raffigurati con una scorta di lance o giavellotti. Le armature e gli elmi delle truppe erano inizialmente in cuoio, ma attorno al 2500 a.C. erano già in rame e in bronzo. Ai Sumeri spetta anche l’onore del "primo elmo militare" - la cosiddetta "parrucca d’oro" -, ovvero, l'elmo in oro del sovrano Meskalamdug, databile al 2500 a.C., circa.

Golden Wig - Meskalamdug Helmet
Elmo in oro del sovrano Meskalamdug Gary Todd (CC BY-NC-SA)

L'esercito di Akkad

Le forze dell'esercito potevano contare da poche centinaia a 6.000 o più uomini, a seconda delle dimensioni e della ricchezza di una città. L'accademico Paul Kriwaczek descrive come sarebbero state schierate queste truppe in battaglia:

Dovremmo immaginare un'unità militare dei Sumeri composta da una forza d'urto centrale, una falange serrata da diverse centinaia, forse migliaia, di lancieri. Per controllarli, addestrarli e mantenerli nella corretta formazione sarebbero stati necessari molti sottufficiali esperti e dalla voce potente; per farli marciare all’unisono, avanzando con passo costante o manovrando in ordine serrato, avrebbero avuto bisogno del ritmo della musica, forse eseguita da un corpo di tamburini.

E alle spalle di questa forza d'attacco centrale, un altro migliaio circa di frombolieri - l'equivalente degli odierni fucilieri, fucilieri leggeri o persino artiglieri - si sarebbero schierati in formazione sparpagliata, ronzando come vespe infuriate e scagliando una pioggia letale di proiettili, sia piccoli sia grandi per dimensioni, nel cuore stesso delle formazioni nemiche, supportati dai carri da battaglia trainati da asini che trasportavano le scorte di proiettili.

(93)

Questa sarebbe stata la tipologia di esercito che Eannatum guidò contro le altre città-stato, e che avrebbe costituito il modello di base poi perfezionato dal sovrano Sargon di Akkad (Sargon "il Grande", regnante dal 2334 al 2279 a.C., circa), il quale conquistò Sumer attorno al 2334 a.C. e fondò l’impero di Akkad (2350/2334 - 2154 a.C., circa), il primo impero multinazionale al mondo da considerarsi tale. Sargon iniziò la sua conquista con truppe a lui fedeli e poi ne arruolò altre provenienti dalle città che aveva precedentemente assoggettato. Una volta consolidato il potere e sottomesso il regno di Sumer, istituì un esercito permanente addestrato professionalmente ed espanse il suo impero verso Nord, fino all'odierna regione della Siria, verso Sud, attraverso il Libano, e oltre, fino ai Monti Zagros e alla regione dell’odierno Iran.

Map of the Akkadian Empire at Its Height
Mappa dell'Impero di Akkad nella sua fase di apogeo Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

Per mantenere l’ordine in tutto il suo impero, nominò funzionari di fiducia e membri della sua famiglia come governatori, sommi sacerdoti e sacerdotesse, nonché amministratori in ognuna delle sue città: persone a lui fedeli, non necessariamente alla popolazione di una determinata città; inoltre, dopo aver sciolto le milizie cittadine, insediò in ciascuna di esse le proprie truppe. Kriwaczek scrive:

Doveva trattarsi di una società fortemente militarizzata, in cui era frequente vedere guerrieri armati pattugliare le strade, soprattutto nelle città di provincia, sulla cui fedeltà il potere centrale non sempre poteva contare. Sargon scrisse che ogni giorno 5.400 uomini, forse il nucleo di un esercito permanente, consumavano il pasto al suo cospetto ad Akkad.
(125)

Dopo aver sostituito le milizie locali con un esercito professionale, Sargon ne migliorò la formazione e la portata. Fece addestrare le truppe a combattere in una falange serrata, profonda sei uomini, con la prima linea protetta dal fuoco nemico (di fionde ed archi) da lunghi scudi rettangolari. Mentre la falange marciava verso l’esercito avversario per sfondarne la prima linea, i frombolieri e gli arcieri alle sue spalle aprivano il fuoco sul nemico; gli arcieri, in particolar modo, utilizzavano l'innovazione più significativa nell’arte della guerra: l’arco composito.

Archer Relief, Khorsabad
Rilievo dell'Arciere, Khorsabad (antica Dur-Šarrukin) Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

L’arco composito, costituito da strati lignei e in osso (o talvolta da legno proveniente da diverse specie d'albero) incollati tra loro, con una corda di tendine, era dotato di una maggiore resistenza - e quindi una gittata più lunga - rispetto all'arco semplice dei Sumeri, ed era anche più preciso. Bertman cita il commento dello storico Yigael Yadin, scrivendo:

L'invenzione dell'arco composito, con la sua gittata relativamente lunga, fu rivoluzionaria al tempo e portò a risultati paragonabili a quelli della scoperta della polvere da sparo, avvenuta migliaia di anni dopo.

(265)

Man mano che Sargon perfezionava il proprio arsenale, i suoi avversari cercavano di tenergli testa con le proprie armi, come osserva Bertman:

Gli armamenti offensivi e difensivi si sono evoluti in modo reciproco, alimentando una continua corsa all'innovazione: i progressi nel campo delle armi portavano all'adozione di contromisure in materia di armature, mentre l'implementazione delle stesse stimolavano ulteriori progressi nel campo delle armi. L’introduzione dell’elmo metallico, ad esempio, portò alla diffusione di un'ascia da battaglia dotata di una lama simile a quella di un'ascia da sgombero, in grado di perforare la calotta metallica dell’elmo.

(264)

Inoltre, Sargon spostò i carri più pesanti indietro, relegandoli a veicoli da trasporto per evitare che interferissero con i movimenti delle truppe e poiché non aveva più bisogno delle armerie mobili, dato che si disponeva del nuovo arco e gli arcieri portavano con sé le proprie frecce. I frombolieri creavano i propri proiettili utilizzando l’argilla abbondantemente presente al di fuori di ogni città mesopotamica, modellandoli in "proiettili" che potevano essere lanciati dalla fionda con notevole precisione ed elevata velocità. Alcuni di questi, recuperati nei siti archeologici odierni, mostrano come non fossero completamente asciutti quando venivano utilizzati in battaglia, poiché vi avevano aderito residui materiali, a differenza dei "proiettili" completamente asciutti che non presentano tali tracce.

L’esercito di Akkad era accompagnato anche da scribi incaricati di calcolare la forza necessaria per abbattere le mura di una città o la quantità di terra richiesta per costruire una rampa d’assalto lungo i bastioni. Gli scribi calcolavano, inoltre, il numero dei prigionieri catturati e annotavano quale sorte fosse stata loro riservata, indicando quali fossero stati venduti come schiavi, quali tenuti dai generali e quali invece giustiziati. Con questo esercito, Sargon conquistò l'antica Mesopotamia, assicurandosi le rotte commerciali e i centri di produzione, proprio come aveva fatto in precedenza Eannatum, ma ora su scala decisamente più ampia.

Ur III e la conquista di Babilonia

L'impero accadico entrò in declino e cadde nelle mani dei Gutei, che furono sconfitti e cacciati dalla regione dai sovrani sumerici nel periodo di Ur III (dal 2112 al 2004 a.C., circa). Ur-Nammu (regnante dal 2112 al 2094 a.C., circa) si associò direttamente a Sargon e ai suoi successori, ma come versione più benevola e paterna dei sovrani accadici. Suo figlio, Šulgi di Ur (regnante dal 2094 al 2046 a.C., circa), sembra aver attinto al modello militare di Sargon per sconfiggere i Gutei ma, come suo padre, promosse un'immagine più benevola della monarchia rispetto a quella degli Accadi. Il ciclo poetico letterario, La Materia di Aratta, scritto durante il periodo di Ur III, illustra un prospetto di risoluzioni non violente degli stessi conflitti politici.

Map of the Third Dynasty of Ur
Mappa della Dinastia di Ur III Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

Già nel XX secolo a.C., circa, gli Amorrei si erano insediati nella regione, governando importanti centri commerciali e culturali, tra i quali Babilonia. Anche il sovrano amorreo Hammurabi (regnante dal 1792 al 1750 a.C., circa) s'ispirò al modello militare di Sargon. Quando salì al potere, addestrò in segreto un esercito professionale e si alleò con Larsa per sconfiggere gli Elamiti. Non appena la minaccia elamita fu neutralizzata, si rivoltò contro Larsa, le sottrasse le città di Uruk ed Isin alleandosi con i rivali di Larsa, tra cui Lagaš e Nippur, che conquistò in seguito, e poi si impadronì di Lagaš. Con questo esatto processo, sottomise tutte le città-stato dell'antica Mesopotamia e governò da Babilonia.

Hammurabi perfezionò una tattica di conquista delle città già utilizzata da suo padre, Sîn-Muballit (regnante dal 1812 al 1793 a.C., circa), che consisteva nel bloccare l’approvvigionamento idrico della città fino alla sua resa oppure, quando le circostanze lo richiedevano, nel trattenere l'acqua per poi rilasciarla improvvisamente e inondare la città poco prima dell'attacco. Questa tattica si rivelò efficace e, dopo la conquista della regione, Hammurabi governò con efficienza, emanando il suo celebre corpus di leggi, il Codice di Hammurabi, e ricostruendo o migliorando ciò che aveva danneggiato o distrutto.

L'impero assiro

Il regno di Hammurabi sopravvisse a malapena dopo la sua morte e venne poi conquistato dai Cassiti, dal 1595 al 1155 a.C., circa. Gli Ittiti, a quel tempo, controllavano già molte città importanti e dominavano gran parte della regione tra il 1700 e il 1200 a.C., circa, avvalendosi anch’essi di un esercito addestrato professionalmente che si ispirava al modello babilonese. Il loro sovrano Šuppiluliuma I (regnante dal 1344 al 1322 a.C., circa) conquistò il regno di Mitanni, che aveva tenuto gli Assiri come vassalli, e, una volta venuto meno il potere di Mitanni, gli Assiri con il sovrano Adad-Nirari I (regnante dal 1307 al 1275 a.C., circa) si affermarono e fondarono l’impero assiro.

Stele of Adad-Nirari III
Stele di Adad-Nirari III Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Il sovrano Tukulti-Ninurta I (regnante dal 1244 al 1208 a.C., circa) sconfisse gli Ittiti nella battaglia di Niḫriya attorno al 1245 a.C. e, in quello stesso anno, saccheggiò Babilonia, utilizzando le ricchezze depredate per colmare il tesoro assiro. Sebbene in seguito fosse stato assassinato per questo sacrilegio - poiché Babilonia era considerata una città sacra - le ricchezze accumulate contribuirono a finanziare l’esercito e resero possibile il seguente successo del sovrano Tiglath-Pileser I (regnante dal 1115 al 1076 a.C., circa), il quale rilanciò l’economia e potenziò l’esercito d'Assiria.

L’impero assiro si espanse mediante conquiste militari e, all’epoca del sovrano Assurnasirpal II (regnante dal 884 al 859 a.C., circa), aveva perfezionato l’arte dell’assedio per la conquista delle città. Lo studioso Simon Anglim scrive:

Più di ogni altra cosa, l’esercito assiro eccelleva nella guerra d’assedio ed era probabilmente la prima forza militare a disporre di un corpo separato di genieri … L’assalto era la loro tattica principale contro le città altamente fortificate del Vicino Oriente antico. Svilupparono una grande varietà di metodi per sfondare le mura nemiche: i genieri venivano impiegati per minare le mura o appiccare incendi al di sotto delle porte lignee, mentre venivano erette rampe per consentire agli uomini di scavalcare i bastioni o tentare uno sfondamento nella parte superiore delle mura urbiche, dove lo spessore era minore.

Le rampe mobili permettevano agli assalitori di attraversare i fossati e di attaccare rapidamente qualsiasi punto delle linee difensive. Queste operazioni erano coperte da schiere di arcieri, che costituivano il nucleo della fanteria. Ma il fiore all’occhiello del corredo d’assedio assiro erano le sue macchine da guerra. Si trattava di torri in legno a più piani, dotate di quattro ruote e di una torretta in cima, con uno, o talvolta due, arieti alla base.
(186)

Gli Assiri perfezionarono l’arte della guerra e continuarono la tradizione di giustificare il conflitto come volontà degli dèi. Eannatum aveva invocato Ninurta, Sargon si era rivolto ad Inanna/Ištar, Hammurabi aveva proclamato il grande dio Marduk suo comandante, e gli Assiri elevarono il loro dio Aššur ad un livello di supremazia - quasi monoteistico -, come capo delle loro truppe. Quando il sovrano dell’impero neo-assiro Sargon II (regnante dal 722 al 705 a.C., circa) sconfisse Urartu attorno al 714 a.C., contro ogni previsione, non si attribuì alcun merito per la vittoria, ma l'associò al dio Aššur.

Assyrian Army Assaulting a City
Esercito assiro mentre assalta una città Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Conclusioni

L'impero neo-assiro cadde nel 612 a.C., circa, per mano di una coalizione composta da Babilonesi, Medi e Persiani; in seguito, il sovrano persiano Ciro II (Ciro "il Grande", regnante dal 550 al 530 a.C., circa) fondò l’impero achemenide (550 - 330 a.C., circa), il quale, avvalendosi anch’esso di un esercito addestrato professionalmente, conquistò un territorio più vasto persino di quello raggiunto dagli Assiri. Alessandro Magno poi rovesciò il dominio dell'impero achemenide, che, dopo la sua morte, fu sostituito dall’impero seleucide (312 - 63 a.C., circa), il quale lasciò il posto all’impero partico (247 - 224 d.C., circa), che cadde a sua volta sotto l’impero sasanide (224 - 651 d.C.). Sebbene nel corso del tempo vi fossero state riforme significative, tra cui l’introduzione del carro a due ruote, molto più veloce e maneggevole, il modello di tutti questi eserciti si basava ancora su quello stabilito per primo dal sovrano Sargon di Akkad.

L’impero sasanide crollò infine con l’invasione degli arabi musulmani, che a loro volta invocarono una divinità per giustificare le proprie conquiste. L’affermazione secondo cui una divinità è dalla propria parte in una campagna bellica è stata avanzata da molti leader nel corso dei secoli e continua, in una forma o nell’altra, fino ad oggi. Ogni volta, tale affermazione viene presentata come verità evidente e del tutto nuova, quando in realtà non è altro che la ripetizione di una giustificazione della violenza e dello spargimento di sangue che risale a ben oltre 4.000 anni fa.

Domande e Risposte

Qual è stata la prima guerra documentata nella storia?

La prima guerra di cui si abbia traccia nella storia si svolse tra Sumer e l'Elam attorno al 2700 a.C.; Sumer ne uscì vittorioso.

Per quanto tempo sono durate le guerre nell'antica Mesopotamia?

Nell’antica Mesopotamia si combatterono guerre a partire dal primo conflitto documentato, avvenuto attorno 2700 a.C., fino alla caduta dell’impero sasanide, nel 651 d.C., circa.

Perché nell'antica Mesopotamia si combattevano le guerre?

Le guerre nell'antica Mesopotamia furono inizialmente combattute per il controllo dei territori e delle risorse idriche e, in seguito, come guerre di conquista volte ad ottenere il controllo di tali risorse, nonché dei centri di produzione e delle rotte commerciali.

Qual era la giustificazione della guerra nell'antica Mesopotamia?

Nell’antica Mesopotamia, la guerra veniva giustificata sostenendo che fosse volontà degli dèi mantenere l’ordine e punire i colpevoli, com'è stato affermato da allora fino ad oggi.

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Mark, J. J. (2026, luglio 03). L'Arte della Guerra nell'antica Mesopotamia: Primi sviluppi dei conflitti armati. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21541/larte-della-guerra-nellantica-mesopotamia/

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Mark, Joshua J.. "L'Arte della Guerra nell'antica Mesopotamia: Primi sviluppi dei conflitti armati." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, luglio 03, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21541/larte-della-guerra-nellantica-mesopotamia/.

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Mark, Joshua J.. "L'Arte della Guerra nell'antica Mesopotamia: Primi sviluppi dei conflitti armati." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 03 lug 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21541/larte-della-guerra-nellantica-mesopotamia/.

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