Ištar

Definizione

Louise Pryke
da , tradotto da Elisa Mion
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Disponibile in altre lingue: Inglese, Francese, Spagnolo, Turco
Ishtar Standing on a Lion (by Osama Shukir Muhammed Amin, Copyright)
La dea Ištar raffigurata stante sul dorso di un leone
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Ištar (Inanna nelle fonti sumeriche) è una delle divinità mesopotamiche più importanti ed è strettamente associata all'amore ed alla guerra. Questa potente divinità mesopotamica è la prima ad essere distinta da tutte le altre afferenti al pantheon mesopotamico, e la prima di cui si abbia testimonianza nell'antica documentazione scritta. Sebbene sia in gran parte ancora sconosciuta ai giorni nostri, quest'antica divinità, così affascinante, ha ricoperto un ruolo particolarmente complesso e assai influente nelle religioni e nelle culture del Vicino Oriente antico.

Generalmente, per quanto riguarda il mondo antico, risulta ancora particolarmente difficile definire in modo esaustivo ed appropriato l'importanza della dea Inanna/Ištar. Essendo una delle divinità mesopotamiche più celebri, la sua notevole ed elevata influenza si rifletteva in molti aspetti della vita quotidiana dei suoi devoti, ed era venerata in tutti i territori della vasta area geografica del Vicino Oriente antico, per un periodo storico che comprende migliaia e migliaia di anni. La comparsa della dea Ištar nel pantheon dell'antica Mesopotamia risale ad un periodo molto remoto della storia delle civiltà complesse ed il suo culto è attestato presso la città di Uruk già alla fine del IV millennio a.C.

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Importanza

Le prime e più significative evidenze inerenti la dea Ištar provengono dalla Mesopotamia, un'area del Vicino Oriente antico comunemente e geograficamente ritenuta compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Sebbene ancora oggi si discuta molto circa l'esatta estensione dell'insieme dei territori che costituivano l'antica Mesopotamia, si ritiene che essi corrispondano all'incirca agli odierni Iraq, Kuwait assieme ad alcune zone della Siria, dell'Iran e della Turchia. L'antica Mesopotamia è stata la culla e la base di partenza e di riferimento per l'affermazione di molti dei primi e più antichi grandi imperi al mondo, tra i quali, in particolar modo, l'Impero di Akkad, l'Impero Babilonese e l'Impero Assiro.

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LA NOTEVOLE INFLUENZA DELLA DEA IŠTAR NEL MONDO ANTICO È STATA TUTTAVIA PROGRESSIVAMENTE RIDIMENSIONATA con il passare del tempo, ASSIEME ALLA STESSA SCRITTURA UTILIZZATA PER NARRARE E CELEBRARE I SUOI MITI E LE SUE PROFEZIE.

La dea Ištar ebbe un impatto particolarmente significativo anche nelle successive raffigurazioni e nei più recenti culti di molte altre divinità, compresa la celebre dea greca dell'amore, Afrodite, ed altre ben note divinità come, ad esempio, Astarte. Molte dee dell'antichità classica, come, ad esempio, la stessa Afrodite ma anche Artemide ed Atena, hanno continuato a fungere da importanti simboli culturali e sociali. La dea Ištar, invece, non ha conosciuto tale longevità adeguata ed equivalente alla sua stessa immagine e rilevanza. Dall'essere una delle più antiche divinità mesopotamiche e dall'essere una delle divinità più frequentemente annoverate, successivamente, con il passare del tempo, è caduta in una quasi totale oscurità.

Lo smarrimento della dea Ištar nel bel mezzo del cupo anonimato odierno è dovuto ad una serie di cause, ma la più plausibile tra queste risulta essere la scomparsa del sistema della scrittura cuneiforme. Per oltre 3.000 anni, la scrittura cuneiforme è stata il principale mezzo di comunicazione in tutto il Vicino Oriente antico ed in alcune zone dell'area del Mar Mediterraneo. La scrittura cuneiforme è definitivamente scomparsa attorno al 400 d.C., anche se i processi coinvolti in questo cambiamento rimangono ancora particolarmente enigmatici e non ricostruiti in modo completo e dettagliato. La notevole influenza della dea Ištar nel mondo antico è stata tuttavia progressivamente ridimensionata con il passare del tempo, assieme alla stessa scrittura utilizzata per narrare e celebrare i suoi miti e le sue profezie.

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Fonti

La dea Inanna/Ištar, nei vari racconti mitologici, viene spesso descritta come personalità avente sembianze umane. Nel genere letterario della poesia d'amore sumerica, la dea Ištar viene rappresentata come una giovane donna che vive in casa assieme alla madre, la dea Ningal, e assieme al padre, Nanna (ovvero Sîn, dio mesopotamico della Luna). Suo fratello gemello è Utu (corrispondente al semitico Šamaš), divinità solare che viene strettamente associata al concetto di giustizia. La dea Ištar stessa viene inoltre identificata in un corpo celeste: il pianeta Venere, "la stella del mattino e della sera". Il partner che corteggia la dea è il dio Dumuzi (corrispondente al semitico Tammuz), il quale nei racconti mitologici viene descritto come un re pastore. La madre del dio Dumuzi è la dea Duttur, mentre sua sorella è la dea Geštinanna.

Ishtar Clay Mould
Calco in argilla raffigurante la dea Ištar
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Le più antiche fonti sulla dea Ištar, seppur numorose, risultano essere particolarmente frammentarie, incomplete ed alquanto difficili da contestualizzare. La natura problematica delle evidenze inerenti la dea Ištar è piuttosto sorprendente se si considerano l'elevato status della dea e la rispettiva continua e crescente influenza nel mondo antico. Le difficoltà che si riscontrano nelle fonti possono essere in gran parte ritenute (anche se non esclusivamente) come l'esito derivante dal fatto che Ištar è una delle divinità più antiche del pantheon mesopotamico. Tra le opere letterarie più antiche, la dea è celebre soprattutto per la sua apparizione in due tra i più famosi poemi e racconti mitologici della Mesopotamia: l'Epopea di Gilgameš e la Discesa di Inanna (Ištar) negli Inferi.

L'Epopea di Gilgameš

L'Epopea di Gilgameš è una delle prime e più antiche opere afferenti al genere letterario del poema epico conosciute al mondo, sopravvissuta in numerose versioni. La storia narra il viaggio del giovane eroe Gilgameš, sovrano semi-divino della città di Uruk. Nella Versione in Babilonese Standard dell'Epopea di Gilgameš, la dea Ištar appare soprattutto nella Tavoletta numero VI. Qui, Gilgameš viene descritto mentre si immerge nell'acqua per concedersi un bagno e mentre deterge le sue armi dopo aver combattuto contro il Guardiano divino della Foresta dei Cedri, il demone Ḫumbaba, in un momento precedente alla narrazione medesima. La dea Ištar scopre la bellezza del giovane re, osservandolo a lungo e desiderandolo ardentemente. Gli propone di sposarsi, offrendogli alcuni piacevoli vantaggi ed incentivi per addolcire l'offerta di matrimonio in questione. Gilgameš, a quanto pare, non vuole sposare la dea Ištar, e compie la discutibile scelta di rifiutarla con parole molto dure, sgradevoli ed offensive.

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Pendant of Ishtar
Ciondolo raffigurante la dea Ištar
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Nel rifiutare la proposta di matrimonio da parte di Ištar, Gilgameš paragona la dea ad una porta di servizio piena di spifferi, ad un ariete difettoso e ad una scarpa che morde i piedi del suo proprietario. Quest'ultimo insulto può essere considerato malaugurante poiché, nell'antica arte della divinazione, l'abrasione causata da un sandalo mal calzato corrispondeva ad un presagio con conseguenze potenzialmente fatali.

La dea Ištar, molto addolorata a causa del crudele rifiuto da parte del re Gilgameš, si reca in visita dei Cieli, presentandosi poi al cospetto di Anū, dio del Cielo. Attraverso minacce e ricatti emotivi, la dea convince l'anziano dio a prestarle il Toro del Cielo. Il piano della dea è quello di utilizzare il possente bovino guerriero per vendicarsi del sovrano Gilgameš. Quando il dio Anū acconsente, la dea Ištar conduce il Toro del Cielo sulla Terra. Il Toro del Cielo (associato all'omonima costellazione del Toro) combatte contro Gilgameš ed il suo fedele amico Enkidu. I due eroi riescono ad uccidere l'enorme creatura e la dea Ištar, infine, piange sul corpo del Toro del Cielo in segno di lutto e di profondo dolore per la sua morte, assieme a tutte le altre donne della città.

La Discesa di Inanna (Ištar) negli Inferi

Ištar e suo marito, il re pastore Tammuz (corrispondenti ai sumerici Inanna e Dumuzi), sono le divinità protagoniste di una delle più antiche e celebri storie d'amore al mondo. Nonostante nella poesia sumerica venga ritratta una relazione intima, profonda, affettuosa e di grande passione, la loro storia d'amore purtroppo non è destinata a concludersi con una felicità stabile e duratura per la coppia. Una volta uniti, infatti, la dea Ištar ed il dio Tammuz vengono presto separati dall'infedeltà, dalla morte e da alcuni demoni degli Inferi.

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Il poema della Discesa di Inanna (Ištar) negli Inferi narra la storia del viaggio della dea nell'Oltretomba, ove risiede sua sorella, la dea Ereškigal. Sebbene siano state suggerite numerose ragioni per il viaggio della dea Ištar verso gli Inferi, sembra più probabile ritenere che ciò sia dovuto all'ambizioso desiderio ed al progetto premeditato da parte della dea stessa per accrescere i propri poteri. La dea Ištar attraversa le Sette Porte dell'Oltretomba, arrivando a spogliarsi di un capo d'abbigliamento in corrispondenza di ogni porta. Alla fine, la dea Ištar giunge completamente nuda al cospetto della sorella, Ereškigal, dea e Regina degli Inferi, la quale la uccide.

Goddess Ishtar descent to the underworld tablet
La Discesa di Inanna (Ištar) negli Inferi, Tavoletta n° VI
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

La morte imprigiona la dea dell'amore nell'Oltretomba e, a questo punto, deve essere necessariamente salvata. Con l'aiuto del suo fedele amico, il dio Ninšubur, la dea Ištar viene riportata in vita grazie all'astuta strategia del dio della saggezza Ea (corrispondente al sumerico Enki). Il posto della dea Ištar negli Inferi però non può rimanere vuoto e la divinità riemerge insieme ad un gruppo di demoni per trovare un sostituto. Dopo una lunga ricerca, il suo consorte, Tammuz, viene inviato nell'Oltretomba al suo posto.

Altri racconti mitologici

Oltre ai poemi della Discesa di Inanna (Ištar) negli Inferi e dell'Epopea di Gilgameš, v'è un'ampia gamma di ulteriore documentazione scritta inerente la divinità. Infatti, la dea Inanna/Ištar compare in molti inni reali, in diversi racconti mitologici, in testi sacri e religiosi, in formule magiche ed incantesimi, persino nei proverbi. Le prime e più antiche poesie dedicate alla dea Inanna/Ištar sono state scritte da Enḫeduanna, la prima e più antica autrice al mondo ad essere personalmente riconosciuta. Enḫeduanna (2300 a.C., circa) viene generalmente considerata come una figura storica, realmente esistita, che visse presso la città di Ur, uno dei più antichi centri urbani al mondo ad oggi ancora ben noti. Era la sacerdotessa del dio della Luna e figlia del sovrano Sargon di Akkad ("Sargon il Grande", regnante dal 2334 al 2279 a.C., circa). Molti dei racconti mitologici meno noti che riguardano direttamente la dea Inanna/Ištar sono stati pubblicati solamente negli ultimi cinquant'anni anni, circa. E, soltanto nell'anno 1983, con la pubblicazione dell'opera Inanna. Queen of Heaven and Earth di Samuel Noah Kramer e Diane Wolkstein, la dea Inanna/Ištar ha cominciato ad essere più conosciuta al di fuori della sola comunità accademica.

Rappresentazioni nell'Arte

Nelle opere artistiche, la rappresentazione della dea Ištar è motivo dominante nei corredi funerari, e compare al fianco dei sovrani nella loro iconografia reale ufficiale. Caitlín Barrett ha sostenuto in modo particolarmente convincente che il celebre Rilievo Burney, con la sua raffigurazione di una dea nuda ed alata, sembrerebbe corrispondere ad una "declinazione più infera" della personalità della dea Ištar. Infatti, diverse caratteristiche del rilievo stesso indicano che la dea è stata rappresentata nel contesto della sua visita nell'Oltretomba. La divinità regge tra le mani il listello e l'anello, entrambi considerati come simboli di potere e comando, indossa un turbante, una collana e forse una parrucca. La doppia fila di forme ovali alla base del rilievo medesimo rimanda alla rappresentazione delle montagne, generalmente ed ideologicamente associate alla morte, così come i gufi. Anche se non contemplato nella rispettiva tradizione del mito, il posizionamento del soggetto femminile stante sul dorso di due leoni rafforza maggiormente il legame con la dea Ištar, così come la presentazione frontale della medesima. La nudità della dea tende a suggerire la fase del poema della Discesa di Inanna negli Inferi in cui è prossima alla morte, o forse sulla via del ritorno dal Regno dei Morti. Gli artigli e le ali della dea potrebbero indicare il suo riemergere dall'Oltretomba in cerca di vendetta, causando, infine, la morte del suo consorte, Tammuz. In molti racconti mitologici, la dea risulta essere strettamente associata alla vendetta, alla giustizia ed al mantenimento dell'ordine cosmico.

Queen of the Night or Burney's Relief, Mesopotamia
La Regina della Notte o Rilievo Burney, lastra in terracotta ad altorilievo proveniente dalla Mesopotamia
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Nella opere artistiche che in qualche modo la ritraggono, la dea Ištar può essere accompagnata dal suo animale emblematico, il leone, e spesso reca con sé delle armi. La dea sumerica Inanna, in particolar modo, viene frequentemente rappresentata con un leone al suo fianco oppure stante sul dorso di uno o più leoni. Nell'iconografia appare anche nel suo aspetto celeste, ovvero, una stella ad otto punte, oppure ricollegata al motivo decorativo delle rosette. La stella della dea Ištar viene spesso raffigurata accanto ad un disco solare e ad un simbolo avente la forma di una luna crescente, rispettivamente, le raffigurazioni di suo fratello Šamaš, dio del Sole (corrispondente al sumerico Utu) e di suo padre Sîn, dio della Luna (corrispondente al sumerico Nanna). L'associazione della dea Ištar all'emblema astrale di una stella ad otto punte viene ulteriormente confermata dall'apparato iconografico-decorativo dei sigilli cilindrici risalenti al Periodo Protodinastico (2900-2300 a.C., circa) ed essa rimane strettamente correlata alla divinità per migliaia di anni di storia mesopotamica, sino al periodo neo-babilonese.

Talvolta la dea viene rappresentata insieme ad immagini di scorpioni, com'è possibile osservare, ad esempio, sui sigilli cilindrici babilonesi. Questa connessione artistica con gli scorpioni è ben percepibile anche nelle opere letterarie, nelle quali, ad esempio, la dea Inanna/Ištar combatte contro uno scorpione gigante secondo il mito sumerico che narra della sua usurpazione del trono al dio del Cielo, An (corrispondente al semitico Anū). La dea Ištar può anche essere raffigurata a fianco del re mesopotamico in carica, mentre partecipa a rituali religiosi oppure a cerimonie ufficiali. Questa tipologia scenografica viene soprattutto resa celebre dal Vaso di Warka (anche noto più semplicemente con il nome Vaso di Uruk), un recipiente in alabastro scolpito, recuperato in corrispondenza del complesso templare della dea Inanna presso il sito archeologico dell'antica città di Uruk. Il Vaso di Warka ritrae la dea Inanna/Ištar stante all'ingresso del tempio mentre accoglie una processione di devoti: il Vaso di Warka corrisponde ad uno dei più antichi esemplari dell'arte della scultura narrativa a rilievo, noti sino ad oggi, oltremodo risalente al III millennio a.C., circa.

Regalità ed eredità

Alla dea Ištar apparteneva un rapporto alquanto speciale con i sovrani umani, mortali, della Mesopotamia. Nella sua associazione con i re mesopotamici in carica, la dea Ištar/Inanna viene rappresentata come sposa, amante, sorella e madre, talvolta in un'unica declinazione ideologica e sociale. Sebbene il suo ruolo mostri una certa flessibilità, le fonti scritte si presentano tematicamente collegate tra loro mediante l'enfasi attribuita alla fisicità della dea, specialmente sulle sue forme femminili. Gli affetti e gli amori della dea avevano una funzione legittimante per i sovrani mesopotamici in carica, ed il concetto di "re per amore della dea Inanna/Ištar" può risalire ancora alle prime e più antiche origini della gerarchia politica e della rispettiva arte propagandistica.

Si ritiene che l'amore e l'affetto della dea Ištar proteggessero tutte e tutti coloro di cui ci si prendeva cura, unendo famiglie, comunità ed imperi in legami potenti e duraturi, tanto da persistere anche e ben oltre la morte.

La dea Ištar attualmente non è ancora molto conosciuta e ciò che rimane della sua personalità è stato spesso oscurato dalle varie deformazioni storiografiche. La controversia relativa all'immagine moderna della dea Ištar si esprime soprattutto in questa visione, se non vera e propria fissazione, distorta della sessualità e sensualità della dea stessa che si riscontra in gran parte della letteratura del XX secolo. Sebbene e sicuramente la sessualità e la sensualità della dea Ištar siano aspetti vitali della sua stessa essenza, l'eccessiva ed esclusiva enfasi attribuita al suo solo lato erotico ha pesantemente obliterato molte delle altre importanti caratteristiche della dea, come, ad esempio, la sua associazione con la guerra e la dispensazione della giustizia, la sua associazione con la musica, la gioia, la fertilità e l'abbondanza, assieme ai suoi legami religiosi con la morte e la vendetta.

L'oscurità dei racconti mitologici inerenti la dea nello scenario attuale ha fatto sì che, in generale, la sua personalità e rappresentazione si trovino soprattutto in opere aventi una forte impronta mitica, in particolar modo, nei generi fantasy e fantascientifico. Scorci dell'antica divinità possono essere in qualche modo riconosciuti in serie televisive come Stargate SG-1, Hercules - The Legendary Journeys e Buffy l'Ammazzavampiri. I racconti mitologici della dea Ištar compaiono anche nelle opere di Neil Gaiman, Richard Adams e Robert A. Heinlein.

Ai giorni nostri, una delle più antiche divinità conosciute al mondo è stata reimmaginata come personaggio dei fumetti moderni. La dea Inanna, infatti, è apparsa per la prima volta nell'anno 1974 nel fumetto della Marvel Conan il Barbaro, #40, "Il Demone della Città Dimenticata". Nel fumetto in questione, l'eroe barbaro Conan viene aiutato dalla dea mentre combatte contro i saccheggiatori di un'antica "città dimenticata". La dea Inanna della Marvel ha poteri molto simili a quelli della sua effettiva controparte mitologica mesopotamica, compresa la capacità di guarire le persone. La dea Ištar è apparsa anche nei DC Comics, insieme al marito, il dio e re pastore Tammuz. In Madame Xanadu Special #1.1 (1981), le antiche divinità amanti vengono entrambe resuscitate, ma solo temporaneamente.

Amore e relazioni sociali

Ištar, la prima e più antica dea dell'amore conosciuta al mondo, viene in realtà associata a molteplici forme di intimità affettiva. Infatti, quest'immediato collegamento include certamente l'amore sessuale, sensuale e carnale, ma comprende anche una notevole varietà di ulteriori tipologie d'amore e d'affetto. La dea si prende cura, in particolar modo, della sua stessa famiglia divina e della sua ancella, la dea Ninšubur, mantenendo con tutte e tutti loro ottimi rapporti conviviali. L'amore, inoltre, connetteva la dea allo storico re mesopotamico in carica, definendo un legame unico e determinando inoltre la commistione dei ruoli di madre, moglie e sorella. Si ritiene che l'amore e l'affetto della dea Ištar proteggessero tutte e tutti coloro di cui ci si prendeva cura, unendo famiglie, comunità ed imperi in legami potenti e duraturi, tanto da persistere anche e ben oltre la morte.

Nei vari racconti mitologici, Ištar sfrutta il suo status di dea dell'amore e, soprattutto, utilizza le sue straordinarie capacità di socializzazione al fine di incrementare la propria popolarità ed il proprio potere. Sebbene non sia generalmente annoverata tra le grandi e principali divinità mesopotamiche al comando del pantheon (in epoche diverse, si tratterebbe di Enlil, Ea, Marduk, Aššur o Anū), le grandi abilità e competenze della dea Ištar nell'utilizzare le relazioni sociali per le sue ambizioni le conferirono un ruolo particolarmente distintivo tra tutte le altre divinità afferenti al pantheon della Mesopotamia. In effetti, la notevole capacità della dea nel creare reti sociali è uno degli aspetti maggiormente ricorrenti e collegati alla sua unica e così affascinante personalità. L'identità di Ištar come potente divinità femminile, insieme alla sua padronanza nelle relazioni sociali, rendono l'apprezzamento per questa antica dea significativamente attuale per il pubblico dell'età contemporanea.

Bibliografia

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Info traduttore

Elisa Mion
Archeologa, sin da bambina prova sincero e crescente interesse e fascino (se non vero e proprio Amore!) per le Civiltà, la Storia e l'Archeologia del Vicino Oriente antico. Nel 2022 si è laureata con lode in Archeologia del Vicino Oriente antico discutendo una tesi incentrata su Ninive (Iraq).

Info autore

Louise Pryke
La Dottoressa Louise Pryke è Honorary Research Associate e Docente presso l'Università di Sydney. È autrice delle seguenti pubblicazioni: Scorpion (2016), Ishtar (2017) e Gilgamesh (2019).

Cita questo lavoro

Stile APA

Pryke, L. (2019, maggio 10). Ištar [Ishtar]. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-271/istar/

Stile CHICAGO

Pryke, Louise. "Ištar." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia. Modificato il maggio 10, 2019. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-271/istar/.

Stile MLA

Pryke, Louise. "Ištar." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 10 mag 2019. Web. 23 apr 2024.