Vita quotidiana a Roma

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Donald L. Wasson
di , tradotto da Babeth Étiève-Cartwright
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Dagli albori della Repubblica Romana fino ai regni turbolenti di imperatori senza scrupoli come Caligola, Nerone e Commodo, l’Impero Romano continuò a espandersi, estendendo i propri confini fino a comprendere l’intero Mar Mediterraneo e verso nord fino alla Gallia e alla Britannia. La storia registra le vicende degli eroi così come le invettive degli imperatori. Nonostante le azioni a volte vergognose della carica imperiale, l’impero fu costruito sulle spalle dei suoi cittadini: persone sconosciute che vivevano un’esistenza relativamente tranquilla e che sono spesso ignorate dalla storia.

Roma era una città cosmopolita con Greci, Siriani, Ebrei, Nordafricani, Spagnoli, Galli e Britanni e, così come in qualsiasi società, il cittadino romano medio si svegliava ogni mattina, lavorava, si rilassava e mangiava e, sebbene la sua vita quotidiana potesse spesso essere frenetica, riusciva sempre a sopravvivere.

Bikini Mosaic
Mosaico dei bikini Roundtheworld (CC BY-SA)

Movimenti di popolazione

Fuori dalle città, nei paesi e nelle piccole fattorie, la gente viveva una vita molto più semplice, dipendendo quasi interamente dal proprio lavoro. La vita quotidiana del cittadino medio, invece, era molto diversa e spesso routinaria. Le aree urbane dell’impero – che si trattasse di Roma, Pompei, Antiochia o Cartagine – erano una calamita per molte persone che lasciavano i paesi più piccoli e le fattorie alla ricerca di una vita migliore. Tuttavia, la promessa di lavoro non mantenuta costrinse innumerevoli persone a vivere nelle zone più povere della città. I lavori che cercavano spesso non c’erano, il che portò a un’ondata di senzatetto. Il lavoro a disposizione di questi nuovi emigranti, tuttavia, era difficile da ottenere. Gli schiavi svolgevano quasi tutti i lavori umili, oltre a molte attività professionali quali insegnanti, medici, chirurghi e architetti. La maggior parte degli affrancati lavorava in vari settori, ad esempio come fornai, pescivendoli o falegnami. Occasionalmente, le donne povere servivano i ricchi come parrucchiere, levatrici o sarte.

La maggior parte dei caseggiati romani era sovraffollata ed estremamente pericolosa, il che faceva sì che i residenti vivessero nella costante paura degli incendi.

Alloggi - Condomini

Come altrove, sia in campagna che in città, la vita quotidiana era ancora incentrata sulla casa, e quando le persone arrivavano in città, la loro prima preoccupazione era trovare un posto dove vivere. Lo spazio era un bene prezioso in una metropoli fortificata come Roma, e fin dall'inizio si prestò poca attenzione alle esigenze abitative delle persone che migravano in città: i caseggiati rappresentavano la soluzione migliore. La maggior parte dei cittadini romani, non tutti poveri, viveva in questi condomini o insulae. Già nel 150 a.C. c'erano oltre 46.000 insulae in tutta la città. La maggior parte di questi caseggiati fatiscenti era sovraffollata ed estremamente pericolosa, costringendo i residenti a vivere nella costante paura di incendi, crolli e, in alcune zone, dell'inondazione del fiume Tevere. Inizialmente, la città prestò poca attenzione alla progettazione di strade diritte o anche larghe (le strade, spesso non asfaltate, potevano essere strette fino a sei piedi o larghe fino a quindici), il che non consentiva un facile accesso a questi edifici in caso di incendio. Ci volle il grande incendio sotto l'imperatore Nerone per risolvere questo problema. Le strade furono allargate e furono costruiti balconi per garantire sicurezza e accesso in caso di emergenza. Questi "palazzi" erano solitamente alti da cinque a sette piani (oltre ventuno metri); tuttavia, poiché molti di questi caseggiati erano considerati pericolanti, sotto gli imperatori Augusto e Traiano furono approvate leggi per impedire che diventassero troppo alti; purtroppo, queste leggi venivano raramente applicate.

La povertà in tutta la città era evidente, sia per la mancanza di istruzione che per il modo di vestirsi, e la vita in questi caseggiati rifletteva questa disparità. Il piano in cui una persona viveva dipendeva dal proprio reddito. Gli appartamenti inferiori - il piano terra o il primo piano di un'insula - erano molto più confortevoli rispetto ai piani superiori. Erano spaziosi, con stanze separate per mangiare e dormire, finestre con vetri e, a differenza degli altri piani, l'affitto veniva solitamente pagato annualmente. I piani superiori, dove l'affitto veniva pagato a giornata o a settimana, erano angusti, spesso con una sola stanza a disposizione. Una famiglia viveva nella costante paura dello sfratto. Non aveva accesso alla luce naturale, soffriva il caldo d'estate e il freddo d'inverno, con poca o nessuna acqua corrente – questo significava anche l'assenza di una latrina o di un bagno. Sebbene il primo sistema fognario della città, la Cloaca Maxima, fosse stato realizzato nel VI secolo a.C., non andava a beneficio di chi viveva ai piani superiori (i piani inferiori avevano accesso all'acqua corrente e ai servizi igienici interni). I rifiuti, compresi quelli umani, venivano regolarmente scaricati nelle strade, causando non solo un terribile fetore, ma anche un terreno fertile per le malattie. Per molti, l'unica alternativa era quella di utilizzare i bagni pubblici. Se si considerano la mancanza di illuminazione stradale (di notte non c'era traffico pedonale a causa dell'alto tasso di criminalità), gli edifici fatiscenti e la paura degli incendi, la vita ai piani superiori dei caseggiati per molti poveri non era piacevole.

Cubiculum Fresco, Villa of the Farnesina, Rome
Affresco del cubicolo, Villa Farnesina, Roma Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Ville private

Al contrario, la maggior parte dei residenti benestanti – coloro che non vivevano in ville fuori città – viveva in una domus. Queste abitazioni, almeno a Roma, erano solitamente situate sul Palatino per essere vicine al palazzo imperiale. Come per molti caseggiati, la parte anteriore di questa dimora (soprattutto in città come Pompei ed Ercolano) ospitava spesso un negozio dove il proprietario svolgeva la propria attività quotidiana. Dietro il negozio si trovava l'atrio, un'area di ricevimento dove venivano accolti ospiti o clienti e talvolta si svolgevano affari privati. L'atrio spesso includeva un piccolo santuario dedicato a una divinità domestica o ancestrale. Il soffitto dell'atrio era aperto e sotto di esso si trovava una vasca rettangolare. Nei giorni di pioggia l'acqua che entrava da questa apertura veniva raccolta e utilizzata in altre parti della domus. Su entrambi i lati dell'atrio c'erano stanze più piccole, chiamate cubiculum, che fungevano da camere da letto, biblioteche e uffici. Naturalmente, c'era ampio spazio a disposizione per una sala da pranzo o triclinium e per la cucina. Sul retro della domus si trovava il giardino di famiglia.

La famiglia

A prescindere dal fatto che si fosse ricchi o poveri, che si trattasse di case popolari o di ville, l'unità sociale fondamentale in tutto l'impero era la famiglia e, fin dai primi tempi della Repubblica, l'esistenza della famiglia era incentrata interamente sul concetto di paterfamilias: il capofamiglia maschio aveva il potere di vita e di morte su tutti i membri della famiglia (anche quella allargata). Poteva rifiutare i figli se erano sfigurati, se metteva in dubbio la loro paternità, se aveva già più di una figlia o semplicemente se ne avesse avvertito il desiderio. Poteva anche vendere uno qualsiasi dei suoi figli come schiavo. Gradualmente, col passare del tempo, questo controllo estremo, quasi onnipotente, sulla propria famiglia (patria potestas) sarebbe diminuito. Tuttavia, quest'inflessibile controllo da parte del marito o del padre non limitava il potere della donna di casa.

Le donne romane gestivano la casa e spesso si occupavano dell’educazione dei figli.

La casa era il regno della moglie. Sebbene inizialmente le fosse vietato apparire in pubblico, gestiva la casa e spesso si occupava dell’educazione dei figli fino a quando non si trovava un tutore. Verso la fine della Repubblica, le era persino permesso di sedersi a cena con il marito, andare alle terme, sebbene non contemporaneamente agli uomini, e assistere al teatro e ai giochi. In seguito, le donne potevano essere viste lavorare come fornaie, farmaciste e negoziante e, dal punto di vista legale, i diritti delle donne migliorarono; ad esempio, la procedura di divorzio poteva essere avviata sia dal marito che dalla moglie.

Fresco, Pompeii
Affresco, Pompei. Mary Harrsch (Photographed at the Museo Archaeologico Nazionale di Napoli) (CC BY-SA)

Cibo

Tutti devono mangiare e l'alimentazione di un cittadino romano dipendeva, così come la sua sistemazione abitativa, dalla sua situazione economica. Per molti poveri questo significava attendere la razione mensile di grano. Per la maggior parte dei romani il pasto principale della giornata era nel tardo pomeriggio, dalle quattro alle sei. I pasti del mattino e di mezzogiorno erano solitamente spuntini leggeri, a volte solo pane. Poiché non esisteva la refrigerazione, la spesa veniva fatta quotidianamente nei numerosi piccoli negozi e carretti ambulanti o nel foro della città. Molti degli alimenti che oggi consideriamo italiani non esistevano nella Roma antica. Non c'erano patate, pomodori, mais, peperoni, riso o zucchero. Non c'erano nemmeno arance, pompelmi, albicocche o pesche. Mentre i ricchi si concedevano spezie importate nei loro pasti, sdraiati su cuscini e serviti da schiavi, molti dei più poveri o dei senzatetto mangiavano cereali rancidi o pappa (la mancanza di una dieta di qualità causava a molti la malnutrizione). Per gli altri la dieta quotidiana consisteva in cereali, pane, verdure e olio d'oliva; la carne era troppo costosa per il budget medio, anche se a volte diventava disponibile dopo un sacrificio agli dei (poiché nel sacrificio venivano utilizzati solo gli organi interni). Il vino era la bevanda comune, ma, per i poveri, l'acqua era disponibile alle fontane pubbliche.

Lavoro e tempo libero

Per i benestanti la giornata era divisa tra affari e tempo libero. Naturalmente, gli affari venivano condotti solo al mattino. La maggior parte dei romani lavorava sei ore al giorno, dall'alba a mezzogiorno, anche se, occasionalmente, alcuni negozi potevano riaprire nel primo pomeriggio. Il foro della città era vuoto perché il pomeriggio era dedicato al tempo libero: si assisteva ai giochi (combattimenti tra gladiatori, corse di bighe o lotte), si andava a teatro o alle terme, attività di cui godevano anche i poveri (poiché molti membri del governo ritenevano necessario intrattenerli). Anche in tempi di crisi, i cittadini di Roma venivano tenuti a bada con pane e giochi. Li si poteva trovare al Circo Massimo, al Colosseo o al Teatro di Pompei.

Wild Boar, Roman Mosaic
Cinghiale, mosaico romano Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

In tutto l'impero, città come Antiochia, Alessandria, Cartagine o persino Cathago Nova si romanizzarono, dotandosi di un anfiteatro o di un'arena. La città di Pompei aveva tre bagni municipali, due teatri, una basilica e un anfiteatro. Durante il regno dell'imperatore Claudio c'erano 159 giorni in cui non si svolgevano attività commerciali (nella settimana romana non esisteva alcun giorno di riposo); tuttavia, l'imperatore Marco Aurelio considerò questa misura troppo estrema e decretò che ci dovessero essere almeno 230 giorni di attività commerciale.

I bagni

Dopo una giornata intensa trascorsa a svolgere attività commerciali e ad assistere ai giochi, un cittadino romano aveva grande bisogno di rilassarsi e questo tempo di relax veniva trascorso alle terme: fare il bagno era importante per tutti i romani (di solito una o due volte alla settimana). Le terme erano un luogo dove socializzare e talvolta condurre affari. Nel 33 a.C. ce n'erano 170 a Roma, e nel 400 d.C. se ne contavano oltre 800, tra cui i più grandi e sontuosi: le Terme di Traiano, di Caracalla e di Diocleziano. Un imperatore poteva sempre assicurarsi la popolarità costruendo delle terme. Una tipica struttura termale comprendeva una palestra, un centro benessere, una piscina e talvolta persino un bordello (per gli ospiti più facoltosi). La maggior parte era molto economica da utilizzare e persino gratuita nei giorni festivi. Un bagno tipico aveva tre stanze: un tepidarium o sala di relax, un caldarium o sala più calda e un frigidarium o sala di raffreddamento. Gli schiavi venivano impiegati per mantenere il calore nelle varie stanze calde e per soddisfare le esigenze dei ricchi. Uno dei bagni più famosi era quello donato alla città dall'imperatore Diocleziano. Si estendeva su trentadue acri con un giardino lussuoso, fontane, sculture e persino una pista da corsa. Poteva ospitare 3.000 persone. Dopo un pomeriggio di relax alle terme, un cittadino romano, ricco o povero che fosse, tornava a casa per la cena.

Conclusione

La vita quotidiana in una città romana dipendeva completamente dalla propria condizione economica. La città, tuttavia, rimaneva un miscuglio di ricchezza e povertà, che spesso coesistevano fianco a fianco. I ricchi beneficiavano del lavoro degli schiavi, che si trattasse di riscaldare l'acqua alle terme, servire loro la cena o istruire i loro figli. I poveri, d'altra parte, non avevano accesso all'istruzione, vivevano in case popolari fatiscenti e talvolta sopravvivevano grazie alla carità della città. Gli storici continuano a dibattere sulla caduta dell'Impero: fu colpa della religione o dell'avanzata dei barbari? Tuttavia, c'è chi indica i poveri della città – lo squallore, l'aumento della disoccupazione e l'incremento delle malattie e della criminalità – come fattori che contribuirono alla fine dell'Impero d'Occidente.

Bibliografia

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Wasson, D. L. (2026, giugno 17). Vita quotidiana a Roma. (B. Étiève-Cartwright, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-637/vita-quotidiana-a-roma/

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Wasson, Donald L.. "Vita quotidiana a Roma." Tradotto da Babeth Étiève-Cartwright. World History Encyclopedia, giugno 17, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-637/vita-quotidiana-a-roma/.

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Wasson, Donald L.. "Vita quotidiana a Roma." Tradotto da Babeth Étiève-Cartwright. World History Encyclopedia, 17 giu 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-637/vita-quotidiana-a-roma/.

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