Donne Spartane

Joshua J. Mark
di , tradotto da Babeth Étiève-Cartwright
pubblicato il
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Le donne spartane godevano di maggiori diritti e di una maggiore autonomia rispetto alle donne di qualsiasi altra città-stato greca del periodo classico (V-IV secolo a.C.). Potevano ereditare beni, possedere terreni, effettuare transazioni commerciali ed erano, in generale, più istruite rispetto alle donne dell’antica Grecia. A differenza di Atene, dove le donne erano considerate cittadine di seconda classe, si diceva che le donne spartane governassero i propri uomini.

Spartan Woman Bronze Statue
Statua in bronzo di una donna spartana Wikipedia User: Putinovac (Public Domain)

Il filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.), che trascorse gran parte della sua vita adulta ad Atene, criticò l’indipendenza e l’influenza delle donne spartane nella sua opera Politica, sostenendo che l’autonomia delle donne a Sparta fosse responsabile del declino della città, poiché la natura aveva previsto che gli uomini dominassero le donne, mentre a Sparta veniva praticata la politica opposta (1269b.12). Non vi sono prove a sostegno dell’affermazione di Aristotele, ma ne esistono molte che dimostrano come l’uguaglianza tra i sessi a Sparta rendesse in realtà la città-stato più forte e gestita in modo più efficiente rispetto alle altre.

Le donne spartane partecipavano liberamente a quasi ogni aspetto della vita politica e sociale della loro città-stato.

Le leggi di Sparta furono riformate dal re Licurgo (vissuto intorno al IX secolo a.C.) e sottolineavano l’importanza dell’uguaglianza tra tutti i cittadini. Alle ragazze veniva imposto lo stesso regime di allenamento fisico dei ragazzi (sebbene non fossero addestrate all’uso delle armi o all’arte della guerra greca) e ricevevano la stessa istruzione a casa (mentre i ragazzi frequentavano una scuola pubblica). La classe di persone soggiogate nota come iloti si occupava dei lavori umili, compresa la tessitura degli abiti, consentendo alle donne spartane di concentrarsi su quello che Licurgo riteneva il loro ruolo più importante: la maternità. Le donne spartane erano notoriamente orgogliose dei propri figli, dai quali ci si aspettava che onorassero la città-stato attraverso un comportamento virtuoso. Allo stesso tempo, le donne avevano la responsabilità di gestire la fattoria o la tenuta, amministrare le finanze e condurre gli affari, poiché gli uomini erano spesso assenti a causa delle guerre.

Lo scopo del sesso all’interno del matrimonio era quello di generare figli forti e sani, ma alle donne era consentito avere amanti maschi per raggiungere lo stesso obiettivo. Le relazioni omosessuali tra uomini e donne erano finalizzate al piacere e alla realizzazione personale. Queste relazioni erano considerate naturali purché entrambe le parti avessero raggiunto una certa età e avessero dato il proprio consenso. Sebbene Atene sia spesso citata come la "culla della democrazia", le donne ateniesi non avevano voce in capitolo né nella politica né negli affari dei mariti, mentre le donne spartane partecipavano liberamente a quasi ogni aspetto della vita politica e sociale della loro città-stato.

Condizione delle donne ad Atene rispetto a Sparta

Le donne ad Atene erano relegate in secondo piano, fatta eccezione per la loro partecipazione a determinate feste e rituali religiosi. Una ragazza ateniese veniva educata per imparare dalla madre a tessere e a prendersi cura dei bambini e della casa. Uno dei dettagli più significativi riguardo alla condizione delle donne ad Atene e a Sparta è stato rilevato dallo studioso Paul Cartledge:

Le eredi a Sparta – ovvero le figlie senza fratelli legittimi dello stesso padre – erano chiamate patrouchoi, che significa letteralmente «detentrici del patrimonio», mentre ad Atene erano chiamate epikleroi, che significa «sul (cioè che va con) il kleros (assegnazione, sorte, porzione)». Le epikleroi ateniesi, cioè, servivano semplicemente da veicolo per trasmettere l’eredità paterna al successivo erede e proprietario maschio, ovvero al loro figlio maggiore, il nipote del padre, mentre le patrouchoi spartane ereditavano di diritto proprio. (169)

Attraverso relazioni con uomini diversi dai propri mariti, le donne spartane potevano anche acquisire il controllo di più di una casa e dei terreni circostanti, e molte divennero ricche proprietarie terriere. A Sparta c’era un numero significativo di vedove che avevano perso mariti e figli nelle guerre, ma non dovevano mai preoccuparsi della sopravvivenza perché possedevano la terra e sapevano come renderla redditizia.

Sebbene alcune donne ateniesi siano menzionate come mercanti, vasaie o impegnate in altre professioni, erano abitualmente tenute separate dagli uomini (forse anche all’interno della propria casa) e non avevano alcun ricorso legale nei tribunali, un potere economico limitato e nessuna voce in capitolo in ambito politico. Una donna spartana godeva di tutti questi diritti ed era educata fin dall’infanzia con la consapevolezza di poter contribuire allo Stato tanto quanto gli uomini.

Infanzia e istruzione delle ragazze

Le riforme di Licurgo riguardavano ogni ambito della vita spartana, dalla moneta alla proprietà terriera e alla guerra, nonché sfere che potevano essere considerate affari privati dei cittadini, come i pasti, il matrimonio e l’educazione dei figli. Gli uomini e le donne spartani dovevano mangiare insieme nelle sale da pranzo, con gli uomini separati dalle donne, e i bambini di entrambi i sessi dovevano essere educati in modo da essere fisicamente in forma e istruiti.

Young Spartans Exercising by Degas
Giovanni spartani che si allenano, di Degas National Gallery (Public Domain)

I ragazzi maschi venivano allevati dai padri fino all’età di sette anni, quando venivano portati a vivere in comunità con gli altri e iniziavano la loro vita nell’agoghé, il programma educativo spartano obbligatorio per tutti i maschi, che poneva l’accento sull’addestramento militare. Le ragazze spartane rimanevano sotto la tutela delle madri, ma dovevano partecipare alle stesse routine di allenamento fisico dei ragazzi, durante le quali tutti i partecipanti erano nudi, nonché partecipare a feste e rituali religiosi in cui uomini e donne contribuivano allo svolgimento dell’evento.

Gli sport praticati dalle donne spartane potevano includere la lotta, la corsa su lunghe e brevi distanze, l’equitazione, il lancio del giavellotto o del disco, la boxe e le gare di velocità. L’educazione delle ragazze comprendeva anche il canto, la pratica di uno strumento musicale, la danza e la composizione di poesie, tutte attività che rientravano nel termine generico di mousike (“musica”), ritenuta in grado di arricchire e nobilitare il carattere. La poesia lirica nello stile di Saffo di Lesbo (vissuta circa dal 620 al 570 a.C.) e del poeta Alcmane (vissuto circa nel 600 a.C.) era il genere insegnato alle ragazze e lo stile in cui le donne greche componevano principalmente (o forse esclusivamente). La studiosa Jane McIntosh Snyder commenta:

Tutte [le poetesse greche] scrivevano principalmente nello stesso genere, già considerato appropriato per le donne grazie alla fama della loro predecessora, Saffo, ovvero la poesia lirica…Ma mentre la poesia di Saffo sembra essere stata pensata principalmente per esibizioni solistiche (cioè una cantante accompagnata da una lira), alcune di queste nuove autrici si avventurarono – a giudicare dai metri che utilizzavano – in testi destinati all’esecuzione corale da parte di un gruppo di cantanti, spesso forse in occasione di una festa religiosa locale legata al calendario agricolo o nell’ambito di qualche altra cerimonia cittadina. (40)

Lo stesso modello si applicava a Sparta, dove venivano formati cori composti esclusivamente da ragazze che gareggiavano per aggiudicarsi dei premi. Talvolta queste competizioni facevano parte di feste religiose, ma sembrano essere state incluse anche in eventi in onore di un singolo individuo, come nel caso in cui si cantassero le lodi di un determinato politico o, al contrario, si prendesse in giro qualcuno, ad esempio deridendo gli uomini di una certa età che non si erano ancora sposati, incoraggiando in tal modo l’adesione alle tradizioni sociali. I cori si esibivano anche in occasione dell’inaugurazione dei templi o della semina dei campi.

Questi cori diedero origine al genere di poesia greca noto come partheneion (“canto delle fanciulle”), ideato dal poeta lirico Alcmane, che era spartano o comunque visse gran parte della sua vita a Sparta. La “fanciulla” a cui si faceva riferimento era la dea Orthia, un altro nome di Artemide, ma il termine si riferiva anche alle cantanti stesse e agli oggetti del loro affetto, ovvero altre ragazze. I frammenti giunti fino a noi dei canti delle fanciulle chiariscono che alcuni di essi furono composti da donne in lode di altre donne, suggerendo una relazione romantica ed erotica.

Sessualità, matrimonio e maternità

Le relazioni omosessuali a Sparta erano comuni quanto lo erano altrove nell’antica Grecia, poiché non esisteva una distinzione tra omosessuale ed eterosessuale, essendo questi concetti costrutti moderni. Nella sua Vita di Licurgo, che include una discussione sui costumi sessuali spartani, Plutarco scrive:

Anche gli amanti dei ragazzi condividevano con loro l’onore o il disonore; e si narra che uno di loro fosse stato multato dai magistrati perché il suo ragazzo preferito aveva lasciato sfuggire un grido poco nobile mentre combatteva. Inoltre, questo tipo di amore era talmente approvato da loro [gli spartani] che persino le fanciulle trovavano amanti in donne buone e nobili; tuttavia, non vi era alcuna rivalità gelosa in ciò, ma coloro che rivolgevano le proprie attenzioni alla stessa persona ne facevano piuttosto un fondamento di amicizia reciproca e perseveravano in sforzi comuni per rendere la persona amata il più nobile possibile. (18.4)

Le relazioni omosessuali, sia tra uomini che tra donne, erano considerate naturali sia prima che dopo il matrimonio. A differenza delle ragazze di altre città-stato, che potevano sposarsi già a 13 o 14 anni, una donna spartana di solito proseguiva la propria istruzione fino ai 18 o ai 20 anni e solo allora prendeva in considerazione le proposte dei pretendenti presentate dal padre o dal fratello maggiore. Lo studioso Colin Spencer osserva: "L’amore tra due uomini adulti era frequente, ma solo l’uomo “effeminato” incorreva nell’opprobrio sociale", come dimostrano i termini dispregiativi usati per un uomo che "ricopriva il ruolo di una donna" nei rapporti sessuali, ma non per la relazione in sé (51). Nessun termine di questo tipo sembra essere stato applicato alle relazioni omosessuali femminili che, come osservato, potevano continuare anche dopo il matrimonio della donna.

Greek Vase Depicting Wedding Preparations
Pyxis con scena di preparativi al matrimonio British Museum (CC BY-NC-SA)

Il rito nuziale a Sparta iniziava con un rapimento simbolico in cui, dopo che le famiglie avevano acconsentito all’unione, la donna spartana veniva condotta con la forza dall’uomo nella loro nuova dimora e affidata ad ancelle che la preparavano per la prima notte di nozze. Le veniva rasata la testa, le venivano dati abiti da ragazzo e veniva lasciata in una stanza buia. A un certo punto della notte, il suo nuovo marito la sorprendeva, la coppia aveva un rapporto sessuale, dopodiché l’uomo se ne andava per tornare alla caserma dove viveva.

Cartledge osserva come "si diceva che un marito spartano potesse generare diversi figli prima ancora di vedere sua moglie alla luce del giorno" (172). La moglie era poi tenuta a portare i capelli tagliati cortissimi per tutta la durata del matrimonio. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questo rituale fosse messo in atto per mettere l’uomo, che fino a quel momento aveva conosciuto solo la compagnia di altri maschi, più a suo agio nell’avere rapporti sessuali con una donna. Si ritiene inoltre che i capelli tagliati cortissimi della moglie, nello stesso stile di quelli di un uomo spartano, fossero legati a questa stessa situazione, per far apparire la donna dall’aspetto fanciullesco o virile.

Una volta sposate, le donne spartane erano tenute a mettere al mondo dei figli. Cartledge scrive:

La vita coniugale e la maternità erano il destino sociale oltre che anatomico di ogni donna greca – e in nessun altro luogo ciò era più enfatizzato che a Sparta. La divinità venerata in relazione alla gravidanza e al parto era Ilizia, strettamente associata ad Artemide (Orthia) sia a Sparta che altrove. (175)

Artemide era anche associata alle relazioni omosessuali femminili, poiché veniva spesso raffigurata circondata da giovani donne che le erano devote. I canti delle fanciulle in lode di Artemide celebravano, in parte, il passaggio da fanciulla a sposa, a moglie e a madre. La maternità era tenuta in grande considerazione, e si dice che le donne spartane fossero particolarmente orgogliose di come il loro status di indipendenza consentisse loro di crescere figli altrettanto forti e indipendenti.

Plutarco riporta la storia (forse apocrifa) di Gorgo di Sparta, moglie del re Leonida, la quale, «interrogata da una donna dell’Attica: “Perché voi donne spartane siete le uniche a dominare i vostri uomini?”, rispose: “Perché siamo le uniche donne che danno alla luce [veri] uomini”» (Moralia 218D.4). Con ciò intendeva dire che i veri uomini non temevano le donne forti, sottintendendo l’evidente mancanza di tale qualità negli uomini delle altre città-stato. Sebbene i figli di quella donna fossero stati cresciuti lontano da lei, ci si aspettava comunque che la onorassero e, combattendo per lo Stato, combattessero anche per le loro madri e per la loro casa.

Plutarco riporta numerosi aneddoti relativi all'orgoglio delle donne per le vittorie militari dei propri figli e alla loro vergogna di fronte a comportamenti codardi. Un esempio è quello di Damatria, una donna onorata con un epigramma per aver ucciso il proprio figlio che si era dimostrato un codardo in battaglia. La più famosa, tuttavia, è la storia della madre che porse lo scudo al figlio mentre questi partiva per la guerra, dicendogli di tornare o con lo scudo o su di esso, alludendo all’usanza di riportare a casa il corpo di un soldato caduto sul proprio scudo.

Responsabilità, diritti e abbigliamento delle donne

I diritti delle donne erano direttamente legati alle loro responsabilità. Poiché gli uomini erano spesso assenti a causa della guerra, una donna spartana doveva gestire da sola la casa, la fattoria o la tenuta. Il loro dovere principale era quello di dare alla luce figli maschi che portassero onore alla famiglia e allo Stato attraverso il coraggio in battaglia, e ci si aspettava che le donne mantenessero la propria salute e forma fisica principalmente a questo scopo. Le faccende quotidiane considerate "lavori da donne" – in particolare la tessitura, le pulizie domestiche e l’educazione dei figli – venivano svolte dalle donne iloti. Gli iloti erano una classe di persone soggiogate dagli spartani: non erano schiavi, ma non erano nemmeno considerati loro pari. Alcuni studiosi hanno sostenuto che le madri spartane non allattassero nemmeno al seno i propri figli, poiché per questo avevano a disposizione balie ilote.

Le donne spartane si dedicavano alla gestione delle finanze, all’agricoltura e al funzionamento efficiente della casa.

Le donne spartane si dedicavano alla gestione delle finanze, all’agricoltura e al funzionamento efficiente della casa. La capofamiglia aveva l’ultima parola in qualsiasi decisione da prendere e garantiva il regolare funzionamento della fattoria e della casa. Ci si aspettava inoltre che partecipassero ai rituali religiosi in onore degli dei dello Stato, affinché questi ricambiassero con doni quali vittorie militari e raccolti abbondanti. Esistevano inoltre numerosi culti a cui le donne si dedicavano, riguardanti la fertilità (come il culto di Artemide-Ilizia-Orthia) o la forza femminile, come nel caso del culto di Cinisca, la prima donna ad aver vinto i Giochi Olimpici addestrando i propri cavalli.

L’abbigliamento delle donne spartane rifletteva il valore dell’austerità che caratterizzava la loro cultura. Di solito indossavano un peplo, un abito lungo fino ai piedi, allacciato in vita e tirato su fino alle ginocchia o più in alto. Le donne non sposate portavano i capelli lunghi, mentre quelle sposate, come già detto, li tenevano tagliati cortissimi e talvolta coperti da un velo che scendeva sul viso. Sebbene Licurgo avesse messo al bando l’argento e l’oro perché portavano all’avarizia e al crimine (sostituendo la moneta d’oro e d’argento con quella di ferro), questa legge fu in seguito modificata per consentire la produzione di gioielli, e le donne indossavano bracciali e collane d’oro e d’argento. Usavano anche cosmetici – che Licurgo aveva vietato in quanto incoraggiavano la vanità – e si profumavano. L’ostentazione era tuttavia malvista, poiché l’uguaglianza era un valore culturale centrale e quindi le donne spartane, più o meno, apparivano simili in termini di ricchezza all’interno della loro classe sociale.

Conclusione

Nonostante quanto affermato da Aristotele, le donne spartane non ebbero alcun ruolo nel declino della città-stato. Sparta era all’apice del suo splendore, anche dopo decenni di guerre, quando sfidò la potenza di Tebe. Nella battaglia di Leuttra del 371 a.C., Sparta fu sconfitta dall’esercito tebano al comando di Epaminonda (420-362 a.C. circa), una forza che includeva il battaglione sacro di Tebe – un’unità composta da 150 coppie di uomini dello stesso sesso – guidato dal brillante Pelopida. Epaminonda e Pelopida inflissero pesanti perdite agli spartani, che nella battaglia persero 400 dei loro 700 opliti, nonché il loro re Cleombroto.

Spartan Warriors
Guerrieri spartani The Creative Assembly (Copyright)

Prima di Leuttra, Sparta sembrava invincibile e così gli scrittori greci, sia prima che dopo Aristotele, dovettero trovare una ragione per la loro sconfitta diversa da quella ovvia – ovvero che Epaminonda e Pelopida avessero superato in astuzia e in combattimento Cleombroto – perché ciò era in qualche modo semplicemente inaccettabile. La ragione addotta da questi scrittori successivi fu l’autonomia delle donne spartane, che aveva indebolito lo Stato al punto da renderne inevitabile la caduta. Cartledge commenta:

Ciò che Aristotele e altri uomini non spartani di mentalità convenzionale temevano inconsciamente, e forse talvolta consapevolmente, era il potere femminile. Un’espressione di quella paura maschile greca fu l’invenzione della mitica stirpe delle Amazzoni, ma almeno le Amazzoni avevano la decenza di vivere separate dagli uomini, mentre le donne spartane apparentemente esercitavano il loro potere dal cuore stesso della comunità. In preda a tale paura, le fonti maschili spesso distorcevano i fatti a cui avevano accesso, solitamente solo di seconda mano nel migliore dei casi, riguardo alle donne spartane. (170)

In realtà, Sparta dava il meglio di sé quando uomini e donne erano considerati alla pari. La donna spartana era onorata come pari all’uomo nella propria sfera di potere e autorità e, anche nei resoconti dei detrattori, si comportava in modo ammirevole. Si potrebbe sostenere, infatti, che la forza delle donne spartane abbia contribuito alla formidabile reputazione degli uomini spartani.

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Stile APA

Mark, J. J. (2026, luglio 13). Donne Spartane. (B. Étiève-Cartwright, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-123/donne-spartane/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Donne Spartane." Tradotto da Babeth Étiève-Cartwright. World History Encyclopedia, luglio 13, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-123/donne-spartane/.

Stile MLA

Mark, Joshua J.. "Donne Spartane." Tradotto da Babeth Étiève-Cartwright. World History Encyclopedia, 13 lug 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-123/donne-spartane/.

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