Estensione dell’Impero Romano

Donald L. Wasson
da , tradotto da Luciana Picciarelli
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La Storia ha visto l’ascesa e la caduta di un certo numero di grandi imperi – quello babilonese, assiro, egiziano e infine quello persiano. Indipendentemente dalla grandezza o dalle abilità del loro esercito o dalle capacità dei loro capi, tutti questi imperi sono caduti in rovina. La Storia ha dimostrato che una delle tante ragioni del definitivo declino fu la loro vastità, semplicemente diventarono troppo grandi per poterli gestire, così divennero preda di forze esterne, come pure interne. Uno dei più grandi tra questi imperi fu, certamente, l’Impero Romano. Attraverso i secoli si sviluppò da una piccola città italiana al controllo di territori in tutta l’Europa, dai Balcani al Medio Oriente, fino al Nordafrica.

Popolazione ed espansione

Purtroppo è difficile ottenere cifre precise sul numero degli abitanti in un dato periodo dell’Impero Romano. Qualsiasi calcolo della popolazione deriva dal censimento, ma il censimento romano potrebbe non aver incluso le donne e i bambini sotto una certa età. Il censimento era usato non solo per accertarsi della popolazione, ma anche per imporre tasse e nutrire la popolazione, ma poiché si basava sulla proprietà e sulla cittadinanza, ci si deve chiedere chi fosse incluso nel conteggio finale. Inoltre, probabilmente gli schiavi non erano compresi, ma secondo una stima, c’erano tra 1.500.000 e 2.000.000 di schiavi in Italia nel 1° secolo a.C.

L’impero aumentò da 4.063.000 abitanti nel 28 a.C. a 4.937.000 nel 14 d.C.

All’inizio, prima della Repubblica romana, la città di Roma aveva una popolazione stimata di solo alcune migliaia. Entro il VI secolo a.C. e dopo l’esilio dei re, la città contava tra i 20.000 e i 30.000 abitanti (questa stima poteva o non poteva includere donne e bambini). Man mano che la città cresceva insieme all’impero, Roma divenne un punto di richiamo per artisti, mercanti e persone di ogni ceto sociale – specialmente coloro che erano in cerca di lavoro. All’inizio del periodo imperiale, la città aveva circa 1.000.000 di residenti. L’impero durante questo stesso periodo era aumentato da 4.063.000 abitanti nel 28 a.C. a 4.937.000 abitanti nel 14 d.C. – secondo il censimento. Questo era un punto di grande orgoglio per l’imperatore romano, come scriveva Augusto nelle sue Res Gestae. Augusto è citato per aver detto: "Ho trovato Roma costruita con mattoni, la lascio rivestita di marmo.” Questa citazione potrebbe riflettere la crescita dell’impero non solo riferita alle persone, ma anche al territorio.

Da una piccola città situata nella parte occidentale dell’Italia, Roma – o l’impero –si era ingrandita fino a comprendere territori dal Mare del Nord alla maggior parte delle regioni che circondavano il Mar Mediterraneo. A nord c’erano la Britannia, la Germania e la Gallia. A ovest e a sud lungo il Nordafrica, l’impero comprendeva la Spagna, la Mauritania e la Numidia, verso est e in Medio Oriente c’erano l’Egitto, la Giudea, la Siria, la terra dei Parti e l’Asia Minore. Più vicino all’Italia e a est c’erano la Macedonia, la Grecia, la Moesia e la Dacia. A ciò bisogna aggiungere le isole di Corsica, Sardegna e Sicilia. Durante tutto l’Impero Romano c’erano città che contavano da 100.000 a 300.000 abitanti – Alessandria, Cartagine, Antiochia, Pergamo, Efeso e Lione. Comunque, come tutti quelli precedenti, l’Impero Romano non poteva resistere e infine cadde nel 476 d.C. in seguito a una invasione dal nord. Per comprendere l’estensione di questo grande impero si deve ritornare all’inizio, cioè al principio del VI secolo a.C.

Roman Empire in 117 CE
L'Impero romano nel 117 d.C. Andrei nacu (Public Domain)

La giustificazione per l’espansione

Nel 510 a.C., la monarchia che controllava Roma fu rovesciata e il re Lucio Tarquinio Superbo fu cacciato. Da allora in avanti – per parecchi secoli – Roma continuò a crescere e a diffondere la sua sfera di influenza per tutta la regione mediterranea. Nonostante le forze interne ed esterne, il mare divenne, come è stato definito, un lago romano. Questa sorprendente crescita agli inizi della Repubblica si estese all’età dell’impero, culminando nel periodo della Pax Romana – la sua versione di pace e stabilità.

Lo statista e autore romano Cicerone riteneva che l’unica ragione per fare la guerra era far sì che Roma potesse vivere in pace.

Tuttavia, per conseguire questa immensa espansione, Roma diventò quello che uno storico ha chiamato uno stato guerriero. Questo costante stato di guerra non solo rese Roma ricca, ma contribuì anche a formare la società romana. La sua conquista dei Balcani e della Grecia influenzò l’arte, l’architettura, la letteratura e la filosofia romane, ma la crescita non continuò e, alla fine, l’impero divenne meno una forza di conquista e più una di pacificazione e di gestione. Durante tutte le loro guerre di espansione, i Romani non si considerarono mai gli aggressori. Secondo uno storico, essi ritenevano che il loro guerreggiare intendesse solo sottomettere i nemici che essi credevano potessero costituire una minaccia per l’integrità romana. Lo statista e autore romano Cicerone riteneva che l’unica ragione per fare la guerra era far sì che Roma potesse vivere in pace.

La Repubblica si espande in Italia

Il miglior posto per cominciare è l’inizio: la conquista della penisola italiana. Dopo la caduta della monarchia e la creazione della Repubblica, la città di Roma, per qualunque ragione, voleva espandersi oltre i suoi sette colli e ciò significava, prima di tutto, conquistare l’Italia intera. Questo desiderio non passò inosservato presso le comunità circostanti e, per prevenire qualsiasi possibile guerra, esse formarono ciò che divenne nota come la Lega Latina. I loro timori si materializzarono quando scoppiò la guerra vicino alla città di Tuscolo, sul lago Regillo. Durante una battaglia molto combattuta, l’esercito romano sarebbe stato condotto alla vittoria – secondo la leggenda – dall’apparizione a cavallo di Castore e Polluce, i fratelli gemelli di Elena di Troia. In base al trattato negoziato da Spurio Cassio Vecellino nel 393 a.C., la vittoria risultò nella confisca e nel saccheggio delle terre del Lazio. E, come ulteriore condizione, gli abitanti del Lazio dovevano fornire a Roma i soldati per qualsiasi conflitto futuro. Quest’ultima condizione sarebbe diventata un addendum (aggiunta) per tutti i futuri trattati di Roma. L’alleanza dei Latini con Roma contribuì a sconfiggere molti dei loro vicini più prossimi, vicini che spesso avevano razziato i territori romani – i Sabini, gli Equi e i Volsci. Con il tempo Roma riprese l’offensiva, sconfiggendo e distruggendo Veio.

Malgrado l’invasione dei Galli dal nord nel 390 a.C. e la quasi capitolazione della città, Roma fu presto capace di ricostruirsi – fortificando le sue mura – e di continuare la sua conquista della penisola. Nel IV secolo a.C. i Sanniti, un popolo a sud-est di Roma, conquistarono Capua, una città situata in Campania, una provincia appena a sud di Roma. Grazie a un trattato con Roma, il popolo di Capua chiese aiuto alla città. Così dal 343 al 341 a.C., ci fu una serie di brevi schermaglie tra Roma e i Sanniti. Come conseguenza Roma ottenne il controllo della Campania. Comunque, i conflitti, noti come Guerre Sannite, non sarebbero finiti qui.

Durante la seconda serie di conflitti dal 327al 304 a.C., le forze sannite sconfissero i Romani alle Forche Caudine nel 321 a.C.; tuttavia, esse non riuscirono a costringere Roma a cedere. In seguito, i Sanniti strinsero un’alleanza con i Galli, gli Etruschi e gli Umbri, ma durante la Terza Guerra Sannita (dal 298 al 290 a.C.) i Romani sgominarono i Sanniti e i loro alleati. Successivamente, essi strinsero alleanze con la Puglia e l’Umbria. Sconfissero gli Ernici e gli Equi, come pure i Marsi, i Peligni, i Marruccini, i Frentani e i Vestini, precedentemente alleati dei Sanniti. Roma era ora la maggiore potenza della penisola e per assicurarsi questo potere, fondò colonie in tutta l’Italia. I Romani a questo punto rivolsero lo sguardo verso il sud.

La città di Taranto, temendo Roma e rendendosi conto di essere la prossima, fece appello a Pirro, re della provincia occidentale balcanica dell’Epiro. Poiché la città lo aveva aiutato nel passato, il re rispose al loro appello e inviò il suo esercito composto da 21.000 soldati di fanteria, 3.000 di cavalleria e 20 elefanti nel sud d’Italia. Il re fu per due volte vittorioso su Roma – a Eraclea nel 280 a.C. e ad Ascoli nel 279 a.C.. Ciononostante, come durante le prime guerre con i Sanniti, i Romani non accettarono la sconfitta e presto recuperarono e, a Benevento, Roma risultò vittoriosa. Entro il 270 a.C. tutta la Magna Grecia – le zone situate lungo la parte meridionale d’Italia – fu annessa dalle legioni romane. Comunque questa espansione alla fine portò i Romani in conflitto con un’altra grande città al di là del mare, Cartagine.

Carthage during the Punic Wars
Cartagine durante le Guerre Puniche Javierfv1212 (Public Domain)

Le Guerre Puniche e l’espansione verso il sud

Con l’aumento delle entrate derivante dalla conquista della penisola, Roma poté focalizzarsi ancora più a sud e dall’altra parte del Mediterraneo, verso l’antica città fenicia di Cartagine e dal 264 al 146 a.C. le due potenze combatterono una serie di tre guerre – le cosiddette Guerre Puniche. Punici era il nome romano per gli abitanti di Cartagine. Le guerre iniziarono in maniera abbastanza innocente quando Roma fu coinvolta nella questione dalla città siciliana di Messina, una città che, insieme alla vicina Siracusa, sarebbe presto diventata sua alleata. Ai Romani non piaceva la presenza di Cartagine sull’isola e quando Roma rispose all’appello di Messina la guerra ebbe inizio. Allo stesso modo a Cartagine non piacevano le ambizioni romane in Sicilia e con la speranza di respingere gli “invasori” dall’isola iniziò una serie di incursioni lungo la costa italiana.

Poiché Roma era più una potenza di terra – mentre Cartagine era molto più una potenza navale – la città molto presto si rese conto dei suoi limiti e cominciò a costruire una grande flotta di navi per contrastare il vantaggio cartaginese. Saggiamente, i Romani aggiunsero anche un corvus o rampa di abbordaggio a ciascuna delle proprie navi. Il congegno consentì ai Romani di affiancare le navi del nemico, salire a bordo e trasformare una battaglia in mare in una battaglia di terra. Dopo delle vittorie commerciali – Roma a Mylae (Milazzo) e Cartagine a Drepana (Trapani) – i tentativi di negoziare un trattato fallirono. In seguito ad altre vittorie romane, nel 241 a.C. Cartagine invocò la pace. La città sconfitta non solo dovette pagare un tributo, ma Roma ottenne anche l’isola della Sicilia; questa fu la sua prima provincia fuori dalla penisola. Successivamente Roma conquistò anche le isole della Sardegna e della Corsica.

Magna Graecia
La Magna Grecia Future Perfect At Sunrise (CC BY-SA)

La Seconda Guerra Punica iniziò quando Cartagine espanse la sua presenza in Spagna – cosa che alla fine allarmò il Senato Romano. Un precedente trattato tra Roma e Cartagine aveva fissato il confine tra le due città presso il Fiume Ebro, ma l’invasione della città di Sagunto da parte di Annibale, figlio del generale cartaginese Amilcare Barca, avrebbe cambiato la situazione. In passato, all’età di nove anni, Annibale aveva promesso a suo padre che avrebbe cercato di vendicarsi contro i Romani per la perdita cartaginese nella prima guerra. A causa dell’attenzione sugli Illiri e Filippo V, all’inizio Roma non riuscì a venire in aiuto alla città. Annibale la usò come base per ulteriori incursioni in tutta la Spagna e poi per l’attraversamento delle Alpi e l’ingresso nel territorio romano nel 218 a.C.. Quest’ultima mossa alla fine spinse la città all’azione e iniziò la guerra. Annibale aveva messo insieme un certo numero di alleati durante l’attraversamento delle montagne e della penisola – specialmente i Galli che odiavano i Romani.

Annibale e il suo esercito portarono il panico in tutta l’Italia, ma nonostante la minaccia cartaginese, gli alleati di Roma rimasero leali e non si unirono ad Annibale. Comunque, sebbene Annibale conseguisse vittoria su vittoria, per ragioni sconosciute, il generale non attaccò la città di Roma. Nella Battaglia di Canne, i Romani avrebbero subito una delle loro più grandi sconfitte, ma nonostante la perdita, le legioni non si sarebbero ancora sottomesse. Annibale rimase in Italia per più di quindici anni. Sotto il comando di Fabio Massimo, i Romani evitarono ulteriori conflitti dannosi usando la strategia della terra bruciata - venivano utilizzate squadre d’incursione e i raccolti venivano bruciati. Annibale e i suoi uomini erano sempre più disperati, ma ricevettero poca assistenza da Cartagine.

Per contrattaccare nel modo migliore Annibale, i Romani decisero che non sarebbe stato saggio assalirlo frontalmente. Invece, il Senato inviò Gneo Cornelio Scipione e suo fratello Publio per attaccare i possedimenti cartaginesi in Spagna. Fortunatamente dopo che essi furono entrambi uccisi in battaglia, il figlio di Publio (anch’egli Publio Cornelio Scipione detto l’Africano) riorganizzò il lacero esercito e introdusse una spada più corta, il gladius e una nuova e migliore lancia, il pilum. Egli raccolse tutte le sue forze e affrontò il nemico a Nova Carthago (Cartagena, Spagna). Temendo che Roma potesse attaccare la loro città, i capi cartaginesi richiamarono Annibale dall’Italia nel 204 a.C.. Malauguratamente, Cartagine subì una clamorosa sconfitta nella Battaglia di Zama (Djama) nel 202 a.C., sebbene Annibale riuscisse a sfuggire alla morte e a riprendere la sua vendetta contro Roma nella Terza Guerra Macedone, quando si alleò con Antioco III.

Map of Hannibal's Route into Italy
Mappa dell'itinerario di Annibale in Italia The Department of History, United States Military Academy (GNU FDL)

Le guerre tra le due grandi città si sarebbero infine concluse nella Terza Guerra Punica quando Roma attaccò Cartagine per la seconda volta nel 146 a.C. La fine della città giunse quando il senatore romano Catone il Vecchio si presentò in Senato e disse “Carthago delenda est” cioè “Cartagine deve essere distrutta”. In risposta a questa sfida la città fu rasa al suolo, la terra cosparsa di sale e la popolazione ridotta in schiavitù. I territori già appartenuti a Cartagine – Spagna e Nordafrica – ora facevano parte della Repubblica Romana. Poco dopo Roma avrebbe aggiunto le province della Lusitania (l’attuale Portogallo) nel 133 a.C. e la Gallia Meridionale nel 121 a.C. . Così Roma aveva il controllo di tutto il Mediterraneo occidentale.

Roma si rivolge a est

Successivamente, Roma volse la sua attenzione a est, verso i Balcani e la Grecia – un desiderio che avrebbe portato alle quattro Guerre Macedoni o Illiriche. Roma aveva da sempre ammirato la cultura Ellenistica – la cultura ispirata da Alessandro il Grande. Comunque una gran parte della penisola greca era in tumulto dalla morte di Alessandro e per le Guerre di Successione. E quando Filippo V di Macedonia (l’ex alleato di Annibale) iniziò a espandere la sua influenza in Grecia, Roma, su invito, entrò nella mischia. Roma si era certamente opposta all’interferenza del re dopo la sconfitta a Canne. Sebbene il Senato romano fosse riluttante a dichiarare guerra, riconobbe la gravità dell’aggressione macedone. I Greci, d’altro canto accolsero di buon grado i Romani e la loro successiva vittoria sulle forze macedoni nella Battaglia di Cinocefale nel 197 a.C. In seguito la Grecia si pose sotto la protezione di Roma. Roma, infine, si ritirò completamente nel 194 a.C., ricorrendo alla diplomazia invece che alla forza bruta.

Più tardi, nel 191 a.C. Antioco di Siria marciò con il suo esercito in Grecia. La sua vittoria fu di breve durata ed egli fu sconfitto dal comandante romano Lucio Cornelio Scipione nella Battaglia di Magnesia nel 189 a.C.. Questa battaglia non segnò la fine dei combattimenti, poiché la guerra riprese più tardi, ma questa volta sotto il comando del figlio di Filippo, Perseo. La Terza Guerra Macedone terminò con la sua sconfitta nella Battaglia di Pidna nel 168 a.C.. I conflitti giunsero ad una conclusione con la sconfitta di Antioco IV e la pace fu conseguita nel 146 a.C., lo stesso anno della vittoria romana a Zama (Djama). Dopo aver soffocato varie rivolte in tutta la penisola, Roma ora controllava sia i Balcani che la Grecia e, per dimostrarlo, la città di Corinto fu rasa al suolo. Meno di una decade più tardi, Roma si annesse la Cilicia in Asia Minore e Cirene in Nordafrica.

Pompey the Great Bust
Pompeo Il Grande Busto Carole Raddato (CC BY-SA)

Espansione verso ovest e controllo del Mediterraneo

Dal 219 a.C. in poi Roma dominava il Mar Mediterraneo e controllava parti del Nordafrica, della Spagna, dell’Italia e dei Balcani. Tutto ciò portò grande ricchezza alla Repubblica e anche ciò che rimaneva presto giunse sotto il controllo romano. Pompeo il Grande avrebbe ridisegnato la mappa del Mediterraneo orientale dal Mar Nero alla Siria e fino alla Giudea. Mitridate del Ponto costituiva una minaccia per il potere di Roma in Asia Minore, con l’attacco alle province romane sulla costa occidentale di quella che è attualmente la Turchia – la sua morte avrebbe condotto poi suo figlio al potere e alla pace con Roma. Dal 66 al 63 a.C. Pompeo marciò dalle montagne del Caucaso al Mar Rosso. Molti dei regni più piccoli lungo il percorso divennero stati clienti o alleati di Roma e tutti erano obbligati a fornire rinforzi all’esercito romano. Tra questi stati clienti c’erano il Ponto, la Cappadocia, la Bitinia, la Giudea, la Palestina e, dal 65 a.C., l’Armenia. In Africa anche la Mauritania, l’Algeria, e il Marocco diventarono stati clienti.

Mentre Pompeo era occupato a est, Giulio Cesare combatteva le Guerre Galliche, annettendosi tutta la Gallia, uccidendo un milione di Galli e riducendone in schiavitù oltre un milione per realizzare il progetto. Malgrado il fallito tentativo di invadere la Britannia (l’attuale Gran Bretagna), i confini settentrionali della Repubblica ora si estendevano fino alle rive del Reno e del Danubio. Dopo le sue conquiste a nord, il futuro “dittatore a vita” attraversò il Rubicone ed entrò a Roma. Dopo il suo assassinio, suo figlio adottivo e successore, Ottaviano (poi Imperatore Augusto) sconfisse Marco Antonio e Cleopatra nella Battaglia di Azio e – di conseguenza- l’Egitto divenne una provincia romana. Augusto diventò imperatore, così nacque l’Impero e con esso sorse un’era conosciuta come Pax Romana o pace romana.

Roman Empire under Augustus
L'Impero Romano sotto Augusto Cristiano64 (CC BY-SA)

La tenuta dell’Impero

Malgrado il desiderio dell’imperatore di espandere ulteriormente i confini dell’impero, la sua crescita si sarebbe conclusa nel 9 d.C. in Germania, quando il comandante Publio Quintilio Varo perse tre legioni romane – il dieci per cento delle forze armate di Roma – nella Battaglia della Foresta di Teutoburgo. Le vittorie militari non erano più mirate all’espansione e alla conquista, ma piuttosto alla difesa contro forze interne ed esterne come insurrezioni, ribellioni e rivolte. In seguito l’espansione fu limitata: L’Imperatore Caligola (37 – 41 d.C.) cercò di conquistare la Britannia, ma fallì, mentre suo zio e successore l’Imperatore Claudio (41-54 d.C.) in effetti la realizzò nel 44 d.C. L’Imperatore Traiano (98 – 117 d.C.) annetté la Dacia nel 101 d.C. e la Mesopotamia dopo una decade. Questo sarebbe stato il confine più a est mai raggiunto dall’impero. L’Imperatore Adriano (117 – 138 d.C.) comprese il bisogno di "frontiere” e rinunciò alle terre conquistate da Traiano. Nel nord dell’Inghilterra fu costruito il Vallo di Adriano come linea di confine tra la Gran Bretagna e la Scozia. Secondo Adriano e i futuri imperatori l’impero aveva bisogno di confini – l’impero diventò ormai una realtà di pacificazione e romanizzazione, non più di conquista.

La divisione dell’Impero

Proprio la dimensione dell’impero alla fine diventò un problema – era troppo grande da gestire e divenne più vulnerabile alle invasioni barbariche. Nel 284 d.C. un nuovo imperatore salì al potere. Il suo nome era Diocleziano ed egli comprese il problema a cui doveva far fronte l’impero. Per decenni era stato minato da cattivi leader, quindi per ristabilire l’unità, egli divise l’impero in una tetrarchia, cioè un governo di quattro. C’era un imperatore in occidente – con Roma come capitale – e un altro imperatore in oriente – con capitale Nicomedia (in seguito Costantinopoli). Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., questa metà orientale sarebbe rimasta e sarebbe diventata, nel corso del tempo, l’Impero Bizantino.

Info traduttore

Luciana Picciarelli
Mi chiamo Luciana Picciarelli, sono nata a Taranto nel 1954. Sono stata insegnante di inglese e ora sono in pensione. Trovo che la storia sia una materia affascinante che permette di comprendere gli eventi passati da una prospettiva diversa.

Info autore

Donald L. Wasson
Donald ha insegnato Storia antica, medievale e degli Stati Uniti al Lincoln College di Normal, nell'Illinois. È sempre stato (e sempre sarà) uno studioso di storia, sin da quando imparo' per la prima volta di Alessandro Magno. Il suo desiderio è quello di trasmettere tale conoscenza ai suoi studenti.

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Wasson, D. L. (2025, novembre 18). Estensione dell’Impero Romano. (L. Picciarelli, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-851/estensione-dellimpero-romano/

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Wasson, Donald L.. "Estensione dell’Impero Romano." Tradotto da Luciana Picciarelli. World History Encyclopedia, novembre 18, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-851/estensione-dellimpero-romano/.

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Wasson, Donald L.. "Estensione dell’Impero Romano." Tradotto da Luciana Picciarelli. World History Encyclopedia, 18 nov 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-851/estensione-dellimpero-romano/.

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