Gli scribi nell'antica Mesopotamia erano individui altamente istruiti, addestrati nella scrittura e nella lettura nei più svariati argomenti. Inizialmente, il loro scopo era quello di registrare le transazioni finanziarie generate dal profuso commercio, ma col tempo divennero parte integrante di ogni aspetto della vita quotidiana, dagli affari di palazzo e del tempio a quelli della quotidiana gestione nei modesti villaggi o fattorie. Fino a documentare quella che oggi è conosciuta come storia.
La scrittura fu inventata a Sumer, in Mesopotamia, intorno al 3600/3500 a.C., sotto forma di scrittura cuneiforme e perfezionata intorno al 3200 a.C. nella città sumera di Uruk. Per diventare uno scriba, bisognava imparare a fabbricare il proprio materiale scrittorio, partendo dalla propria tavoletta per scrivere, padroneggiare i 600 caratteri della scrittura cuneiforme e acquisire conoscenze in vari campi, tra cui agricoltura, botanica, economia e finanza, edilizia, matematica, politica, religione e molti altri.
Gli scribi erano quasi sempre figli dell'alta borghesia e della nobiltà, ma nel periodo accadico (dal 2350/2334 al 2154 a.C. circa), vi sono prove dell'esistenza di scriba donne, la più famosa delle quali è Enheduanna (2300 a.C. circa), figlia di Sargon di Akkad (Sargon il Grande, regnante dal 2334 al 2279 a.C.). Dopo il periodo accadico, la scrittura cuneiforme era utilizzata principalmente per scrivere in accadico, ma uno scriba doveva comunque conoscere il sumero che, sebbene fosse diventato una lingua morta, continuava a influenzare l'accadico allo stesso modo in cui il latino o il sanscrito influenzano le lingue moderne.
Dopo la caduta dell'impero accadico, le altre civiltà della Mesopotamia – tra cui gli assiri, i babilonesi, gli ittiti, i cassiti e altri – utilizzarono la scrittura cuneiforme per scrivere nelle proprie lingue, ma gli scribi dovevano comunque conoscere il sumero e l'accadico e continuarono a copiare documenti del passato. Grazie a questa pratica, gli scribi dell'antica Mesopotamia hanno dato vita al concetto di storia, preservando il passato in forma scritta.
Scrittura e scuole
La scrittura fu inventata dai sumeri in risposta al commercio a lunga distanza. Con lo sviluppo delle città durante il periodo di Uruk (circa 4000-3100 a.C.) e l'espansione delle rotte commerciali dai centri di produzione, i mercanti dovevano essere in grado di comunicare chiaramente con i loro mercati. Prima del 3500 a.C. circa, ciò avveniva tramite le bullae, sfere di argilla in cui venivano cotti dei gettoni che rappresentavano un determinato tipo di prodotto e la quantità (ad esempio cinque gettoni di colore chiaro rappresentavano cinque pecore, tre gettoni più scuri indicavano sacchi di grano), che venivano contrassegnati da un sigillo che identificava il venditore.
Il sigillo a timbro portò allo sviluppo del più complesso sigillo cilindrico intorno al 7600 a.C., che venne utilizzato come forma di identificazione personale. La quantità di informazioni che potevano essere trasmesse tramite le bullae, i sigilli a timbro e i sigilli cilindrici era tuttavia limitata; pertanto, la scrittura si sviluppò sotto forma di pittogrammi – simboli che rappresentavano oggetti – che col tempo divennero fonogrammi – simboli che rappresentavano suoni – e poi logogrammi – segni che rappresentavano parole.
Una volta stabilito un sistema di scrittura, era necessario preservarlo, e così furono fondate delle scuole, inizialmente nelle case private, dove uno scriba insegnava agli studenti questa nuova abilità. All'epoca del periodo dinastico antico (dal 2900 al 2350/2334 a.C. circa), si erano sviluppate le scuole formali ed erano operative in tutta Sumer.
All'inizio la scrittura era incentrata esclusivamente su argomenti amministrativi e finanziari relativi al commercio. Con lo sviluppo della scrittura cuneiforme, tuttavia, la sua funzione si ampliò fino a includere la trasmissione di conoscenza in molti settori diversi. Uno scriba non solo doveva sapere come scrivere con precisione i caratteri dello scritto, ma doveva anche avere una conoscenza approfondita di quel che veniva scritto, e questo diede origine alla scuola di scrittura sumera, l'edubba ("casa delle tavolette"), il cui programma educativo sarebbe continuato per tutta la storia della Mesopotamia.
Programmi di studio
Gli studenti, inizialmente tutti maschi - a meno che una famiglia dell'alta borghesia non volesse che la propria figlia intraprendesse una carriera che richiedeva l'alfabetizzazione - frequentavano le lezioni dall'alba al tramonto. Il corpo studentesco era composto da figli di nobili, scribi, ecclesiastici e mercanti. L'istruzione era facoltativa e costosa – il padre dello studente pagava le tasse scolastiche e il materiale didattico – e quindi era inaccessibile ai figli delle classi sociali più basse. Fecero eccezione gli schiavi, sia maschi che femmine, che talvolta venivano mandati dai loro padroni ad acquisire competenze letterarie per una serie di motivi. La maggior parte degli studenti veniva iscritta a una scuola intorno agli otto anni e iniziava il proprio percorso scolastico imparando a preparare una tavoletta per scrivere e a usare correttamente lo stilo. In linea di massima, gli studenti terminavano la scuola intorno ai vent'anni.
La scrittura cuneiforme veniva realizzata incidendo segni a forma di cuneo nell'argilla umida, ma a differenza delle scritture e dei materiali di scrittura moderni, la tavoletta doveva essere modellata dallo scriba, che la ruotava in diverse direzioni con una mano mentre con l'altra incideva i segni utilizzando lo stilo (di solito una canna affilata, anch'essa realizzata dallo scriba stesso). Le tavolette potevano avere le dimensioni di una mano o essere anche considerevolmente più grandi. Dopo aver appreso le basi della tecnica, gli studenti iniziavano a copiare e memorizzare i diversi segni che componevano parole e frasi.
Secondo il ricercatore A. Leo Oppenheim, come spiegato dagli assiriologi Megan Lewis e Joshua Bowen di Digital Hammurabi, esistevano quattro tipi di tavolette, che rappresentavano le quattro fasi del percorso formativo dello studente:
- Tipo 1: tavolette di grandi dimensioni a più colonne
- Tipo 2: tavolette a due colonne per insegnante e studente
- Tipo 3: tavolette a una colonna contenenti circa il 25% di una trascrizione
- Tipo 4: tavolette "a forma di lenticchia" con scrittura semplice
Le tavolette rinvenute in siti dell'odierno Iraq e in Siria, insieme ad altre testimonianze, tra cui testi sull'istruzione, hanno permesso agli studiosi di ricostruire le quattro fasi del percorso formativo di uno studente:
- Fase 1: Tavoletta di tipo 4 - Fogli "a forma di lenticchia" con semplici esercizi di scrittura, ideati per insegnare agli studenti a tracciare correttamente i segni e le forme.
- Fase 2: Tavoletta di tipo 2 – L'insegnante scriveva sul lato sinistro della tavoletta e l'allievo ricopiava il testo sul lato destro, cancellando spesso gli errori; per questo motivo, il lato destro delle tavolette ritrovate oggi è solitamente più sottile di quello sinistro a causa dell'erosione dell'argilla. Il retro della tavoletta riportava un testo che era già stato completato e memorizzato, costituito da una lezione precedente.
- Fase 3: Tavoletta di tipo 3 – Queste tavolette contengono un quarto o più di un lungo testo che era stato completato e memorizzato.
- Fase 4: Tavoletta di tipo 1 – Le composizioni complete sono state incise a memoria e rivelano una perfetta padronanza della scrittura cuneiforme.
Una volta imparato il testo e acquisite le nozioni di lettura, matematica, storia e altre materie, gli studenti passavano alle tetradi (gruppi di quattro composizioni) di maggiore difficoltà, che dovevano copiare più volte, memorizzarle e recitarle. Il corso successivo era costituito dalle decadi (gruppi di dieci composizioni) di difficoltà ancora maggiore. Le composizioni tetradi includevano opere come l'Inno a Nisaba (dea sumera della scrittura), che è un semplice canto di lode. La decade comprendeva opere più complesse e ricche di sfumature, come Gilgamesh e Huwawa e Il canto della zappa, che richiedevano una padronanza più solida dello stile e dell'interpretazione.
Una volta acquisita padronanza di questi testi, lo studente doveva cimentarsi con testi ancora più complessi, quali I giorni di scuola, Dibattito tra la pecora e il grano e Consigli di un maestro a un giovane scriba, solo per citarne alcuni. Una volta completata quest'ultima fase, lo studente aveva conseguito il titolo di scriba. Il ricercatore Stephen Bertman descrive l'obiettivo finale del programma di studi:
L'istruzione formale comprendeva la padronanza dell'alfabetizzazione (per attività quali la tenuta dei registri commerciali, la redazione e la lettura di contratti, la composizione di lettere, l'invio di messaggi militari, la recita di preghiere e incantesimi e la comprensione di testi medici) nonché la padronanza della matematica (per attività quali la misurazione di appezzamenti di terreno e dei loro prodotti, la determinazione delle imposte, calcolare le scorte per una campagna militare, determinare la quantità di terra necessaria per costruire una rampa d'assedio, stimare il numero di mattoni richiesti per erigere un nuovo palazzo o effettuare calcoli astronomici). In definitiva, si impone l'acquisizione della padronanza del vocabolario specialistico in settori quali l'astronomia, la geografia, la mineralogia, la zoologia, la botanica, la medicina, l'ingegneria e l'architettura.
(302-303)
A partire dal periodo accadico, gli studenti dovevano padroneggiare anche il sumero e l'accadico, oltre alla propria lingua. Una volta conseguito il diploma, lo scriba era formalmente riconosciuto tra i sumeri come dub.sar («scrittore di tavolette», letteralmente da dub = tavoletta e sar = scrittore) oppure, nel mondo accadico, assiro e babilonese, come tupshar (o anche come tupsharru), termine che aveva lo stesso significato. Il preside di una scuola sumera era conosciuto come ummia («esperto» o «maestro»), ma una variante di questo termine sembra essere stata applicata anche a uno scriba di alto livello culturale presso la corte o il tempio. Nel tardo periodo ittita, il titolo divenne gal dubsar ("capo degli scribi") e rappresentava una delle cariche più importanti all'interno del governo, proprio come sarebbe avvenuto nel periodo assiro, quando la carica di tupsar ekalli ("scriba di palazzo") era seconda solo a quella del re.
A partire dal periodo accadico, gli studenti dovevano padroneggiare anche il sumero e l'accadico, oltre alla propria lingua. Una volta conseguito il diploma, lo scriba era formalmente riconosciuto tra i sumeri come dub.sar («scrittore di tavolette», letteralmente da dub = tavoletta e sar = scrittore) oppure, nel mondo accadico, assiro e babilonese, come tupshar (o anche come tupsharru), termine che aveva lo stesso significato. Il preside di una scuola sumera era conosciuto come ummia («esperto» o «maestro»), ma una variante di questo termine sembra essere stata applicata anche a uno scriba di alto livello culturale presso la corte o il tempio. Nel tardo periodo ittita, il titolo divenne gal dubsar ("capo degli scribi") e rappresentava una delle cariche più importanti all'interno del governo, proprio come sarebbe avvenuto nel periodo assiro, quando la carica di tupsar ekalli ("scriba di palazzo") era seconda solo a quella del re.
La vita dello scriba
Nel corso della lunga storia della Mesopotamia, a partire dal periodo dinastico arcaico fino all'impero sasanide (224-651), gli scribi erano tenuti in grande considerazione. Molto prima dell'epoca dell'impero neobabilonese (VII-VI secolo a.C.), durante il quale gli scribi venivano spesso menzionati con grande riverenza come servitori del dio della scrittura Nabu (che aveva sostituito la dea Nisaba), gli scribi erano riconosciuti come una classe sociale d'élite. Per raggiungere questa posizione, tuttavia, era necessario dedicarsi completamente allo studio ed essere disposti a sopportare punizioni corporali quotidiane inflitte dai propri insegnanti.
I giorni della scuola e i Consigli di un maestro a un giovane scriba, due famosi poemi sumeri, descrivono in dettaglio le difficoltà che un aspirante scriba doveva affrontare nel corso della propria formazione. Entrambe le opere sono intese come satira ma, come ogni satira, si collocano nel contesto reale della situazione che mettono in beffa. Nei Giorni della scuola, lo studente racconta di essere picchiato quotidianamente dai suoi insegnanti per infrazioni che vanno dal ritardo all'avere una «brutta grafia», passando per l'alzarsi in piedi senza permesso, il parlare senza autorizzazione, la postura scorretta, le assenze non giustificate e l'uscita anticipata da scuola senza permesso. L'aspetto satirico dell'opera sta nel modo in cui l'autore risolve il suo problema: Convince suo padre a corrompere il suo insegnante con una cena sontuosa e regali costosi, affinché gli dia voti migliori e gli infligga meno punizioni corporali.
Nei Consigli di un maestro a un giovane scriba, l'insegnante spiega come uno studente debba seguire alla lettera le indicazioni del proprio mentore, senza concedersi tregua nemmeno di notte nel perfezionamento del mestiere, e debba imparare e rispettare ogni regola senza discutere. Le regole dell'edubba, per quanto potessero sembrare severe, erano state pensate per incoraggiare la disciplina e la concentrazione negli studenti, e l'insegnante sottolinea proprio questi aspetti.
Quando nella poesia il giovane scriba, appena laureato, risponde al maestro, elenca tutti i compiti che ha svolto con successo al servizio del suo mentore, tra cui la gestione degli affari domestici, il pagamento del personale, la preparazione delle offerte per il tempio, la supervisione dei prodotti agricoli e dei lavoratori e il controllo della qualità. Solo dopo che lo studente ha dimostrato chiaramente di aver assimilato e messo in pratica gli insegnamenti del proprio maestro, riceve dal proprio mentore (supervisore) l'approvazione come scriba. In quest'opera, la satira verte sul fatto che lo studente sia diventato, in sostanza, uno schiavo del docente pur di ricevere un'istruzione.
Una volta conseguito il diploma, lo scriba poteva lavorare direttamente al servizio del re, nell'amministrazione di palazzo, nel complesso del tempio, nel settore privato, nell'esercito, per imprese edili, nel commercio, come diplomatico, oppure come insegnante, medico, dentista o in qualsiasi altra professione che richiedesse l'alfabetizzazione. Nei piccoli centri e nei villaggi, lo scriba redigeva lettere personali per conto della gente e si assicurava che avessero versato la giusta quantità di grano o altri prodotti a titolo di tributi. Inoltre, fornivano assistenza nella progettazione e nei calcoli relativi alla costruzione di edifici e canali di irrigazione, oppure nelle controversie fondiarie tra agricoltori in merito ai confini. Gli scribi venivano solitamente pagati in grano, birra, oppure qualsiasi altra cosa di valore che una persona potesse offrire.
Celebri scriba
Poiché la maggior parte della popolazione era analfabeta, le competenze dello scriba erano molto richieste. Gli scribi vengono talvolta descritti come «coloro che non soffrono mai la fame», e molti di loro figuravano tra le persone più potenti della loro città. Lo scriba Azi (2500 a.C.) era uno scriba molto apprezzato nella città di Ebla (nell'odierna Siria) ed era conosciuto con il nome di dub.zu.zu ("Colui che conosce le tavolette"), il che fa supporre che fosse un "capo degli scribi", ma forse anche una figura di livello ancora più elevato in termini di istruzione e competenza.
Enheduanna era la grande sacerdotessa del complesso templare di Ur, la carica religiosa più importante della città. Non solo avrebbe tenuto i registri del tempio, ma è anche famosa per le sue poesie, preghiere e inni originali dedicati alla dea Inanna (in seguito conosciuta come Ishtar). Enheduanna, infatti, è la prima autrice al mondo di cui si conosca il nome, e le sue opere avrebbero influenzato quelle degli scrittori successivi, compresi gli scribi ebrei.
Anche lo scriba Arad-Nanna, vissuto nel periodo di Ur III (dal 2112 al 2004 a.C. circa), era una figura influente nella città. Sebbene tecnicamente fosse al servizio dei re della terza dinastia di Ur, il suo sigillo cilindrico lo raffigura mentre si avvicina alla figura regale sul trono da pari a pari, mentre una figura femminile, in piedi dietro di lui, è raffigurata in un atteggiamento di riverenza e rispetto. Shulgi di Ur (al potere dal 2094 al 2046 a.C. circa) era noto anche come scriba: scriveva poesie e promuoveva l'alfabetizzazione e la fondazione di scuole in tutto il suo regno.
Un altro autore influente fu il babilonese Shin-Leqi-Unninni (attivo intorno al 1300-1000 a.C.), che attinse dai precedenti poemi sumeri sulla vita dell'eroe Gilgamesh per creare il primo racconto epico della letteratura mondiale, l'Epopea di Gilgamesh. La sua opera avrebbe inoltre influenzato alcune delle poesie più famose al mondo, tra cui, secondo alcuni studiosi, l'Iliade di Omero.
La maggioranza degli scribi, tuttavia, realizzava le proprie opere nell’anonimità, e i loro nomi sono sconosciuti. Intorno al 2600 a.C., tuttavia, gli scribi a volte apponevano la propria firma su un'opera, oppure il loro nome veniva registrato da qualcun altro in occasione di un determinato risultato. Un elenco dei nomi degli scribi rinvenuto tra le rovine di Ninive racconta come essi fossero incaricati di copiare e revisionare le opere raccolte dal re assiro Ashurbanipal (anch'egli uno scriba addestrato) per la sua biblioteca. Questi scribi sarebbero stati paragonabili ai sepiru («scribi-interpreti») del periodo neobabilonese, che lavoravano per lo stato, per il tempio o per ricchi privati, occupandosi di interpretare, copiare e redigere testi.
Conclusione
Col tempo, e già in una fase relativamente precoce della storia di Sumer, gli scribi divennero autori – creatori di opere originali – di inni dedicati a varie divinità e di poesie che le esaltavano, tra cui quelle su Gilgamesh e Inanna. Gli scribi erano incaricati di redigere le iscrizioni dei re e di realizzare i naru – stele incise che narravano gli avvenimenti del regno di un monarca – e divennero così i custodi della documentazione storica, e dunque della storia stessa. Intorno al II millennio a.C., la creazione di un naru si fuse con l'energia creativa degli scribi dando vita a un genere letterario noto come letteratura naru mesopotamica, che aveva come protagonista un re in un contesto immaginario.
Alcune delle opere più famose di questo genere figurano anche tra quelle più note della letteratura mesopotamica: La Leggenda di Sargon di Akkad, La maledizione di Agade, la Leggenda di Cutha e l'Epopea di Gilgamesh. In tutti questi casi, e in molti altri, un grande personaggio storico si trova ad affrontare una sfida che nella realtà non ha mai affrontato o che forse non avrebbe mai affrontato, e lo scopo dell'autore era quello di trasmettere un valore morale, religioso o culturale fondamentale. In questo modo, gli scribi mesopotamici diedero vita al primo romanzo storico, ma prima di poterlo fare, dovettero inventare la storia.
Prima dell'invenzione della scrittura, gli eventi che si verificavano venivano tramandati per tradizione orale, che poteva alterarne i dettagli ad ogni nuovo racconto. Con l'evoluzione della scrittura, divenne possibile fissare gli eventi in una forma che potesse essere letta più volte allo stesso modo. Gli avvenimenti del passato erano ora accessibili alle persone del presente, favorendo lo sviluppo della cultura, delle pratiche linguistiche standard e delle tradizioni sociali e religiose. I racconti originali redatti dagli scribi impressero i valori di quella cultura in coloro che li ascoltavano, portando allo sviluppo di un'identità personale e comunitaria e, infine, alla storia di quel popolo, che col tempo venne a essere conosciuta come «storia» – un concetto sconosciuto prima dell'opera degli scribi mesopotamici.