Il Tofet (anche tophet) era un'area recintata sacra solitamente situata al di fuori delle città dove venivano fatti sacrifici e sepolture, soprattutto di bambini piccoli, in occasione dei rituali della religione fenicia e poi cartaginese. Il Tofet è l'esportazione culturale più evidente dalle città fenicie alle loro colonie in tutto il Mediterraneo e sono state una preziosa fonte di informazioni sulle pratiche di sepoltura e persino sul commercio mediterraneo. Tali informazioni sono fornite dall'abitudine di utilizzare ceramiche importate come urne funerarie per conservare le ceneri del defunto.
Funzione del Tofet
Fonti antiche riferiscono che uno dei rituali della religione fenicia era quello di sacrificare esseri umani, soprattutto i bambini. Le vittime rimanevano uccise dal fuoco, anche se non è chiaro esattamente come. Secondo gli antichi storici Clitarco e Diodoro, un fuoco bruciava davanti a una statua bronzea del dio Baal (o El) che aveva le braccia distese su cui veniva deposta la vittima prima di cadere nel fuoco. Menzionano anche che le vittime indossavano una maschera sorridente per nascondere le loro lacrime al dio a cui venivano sacrificate. Le ceneri della vittima venivano poi deposte in un'urna e sepolte in tombe poste all'interno di uno spazio aperto sacro circondato da mura, il Tofet.
Generalmente i Tofet erano ubicati al di fuori della città vera e propria e di solito a nord. Il Tofet di Cartagine dispone di un'area del santuario con un altare dove venivano offerti i sacrifici. Dopo la cerimonia le ceneri dell'offerta bruciata venivano collocate all'interno di un recipiente. Si deponevano delle pietre sopra le urne funerarie per sigillarle e susseguentemente collocarle all'interno del Tofet, a volte all'interno di tombe a pozzo. A partire dal VI secolo a.C., le pietre di copertura furono sostituite con delle stele dedicate a Baal o a Tanit. Molte di queste stele sono corredate da iscrizioni che descrivono un sacrificio umano cruento e talvolta anche la sostituzione di una pecora al posto di un bambino. Le urne stesse erano spesso vasi riciclati provenienti da molto lontano, come per esempio da Corinto o dall'Egitto fornendo una documentazione interessante e preziosa sul commercio fenicio.
Diffusione geografica dei Tofet
Sebbene non vi siano prove archeologiche di Tofet in Fenicia, la loro presenza in così tante delle sue colonie in tutto il Mediterraneo attesta che questa pratica culturale quasi certamente proveniva dalle città fenicie di Tiro, Sidone e Biblo. Uno dei Tofet più vicini al territorio fenicio era a Tell Sukas, sulla costa siriana, che risale al XIII-XII secolo a.C. Per quanto riguarda le colonie, a Mozia (al largo della Sicilia) il Tofet fu per la prima volta in uso a partire dalla metà del VII secolo a.C. Ci sono anche Tofet a Sulcis, Bithia, Tharros e Nora in Sardegna. Il più famoso Tofet si trova a Cartagine, noto anche come "recinto di Tanit" e situato a sud della città di Salammbo. Fu utilizzato per la prima volta nell'VIII secolo a.C. e ininterrottamente da allora in poi fino alla caduta di Cartagine durante le guerre puniche. Nella sua massima estensione ricopriva 6000 metri quadrati a nove livelli discendenti.
Sacrifici di bambini
Gli scrittori classici occidentali, descrivendo pratiche orientali poco conosciute, raccontarono storie di olocausti di sacrifici di bambini, che stigmatizzarono gli antichi fenici di una reputazione assetata di sangue. Gli scrittori romani, ansiosi di dimostrare che i cartaginesi sconfitti erano barbari, esagerarono anche i loro culti di ispirazione fenicia per illustrare meglio la virtù di Roma nello sconfiggere un nemico così spregevole. Anche nella Bibbia sono descritti queste cruenti pratiche in onore del dio Baal (2 Re 23:10; Esodo 22:29-30 e Geremia 7:30-31) localizzando il culto nei pressi di Gerusalemme nella valle di Ben Hinnom, letteralmente, un luogo dove succedevano dei massacri, e affermando che erano di origine fenicia. Solo di recente grazie a metodi di ricerca moderni si è iniziato a rivalutare se i fenici meritassero davvero tale reputazione di terribili assassini di bambini.
In primo luogo, va ricordato che i sacrifici umani erano praticati nella maggior parte delle culture antiche e sono spesso citati nella letteratura antica. Nell'Antico Testamento si ha notizia del re Manasse che fece passare attraverso il fuoco i propri figli, nella Valle del Figlio di Hinnom (2 Cronache 33:6), nei testi di Ugarit sono menzionati sacrifici di primogeniti in situazioni di grande pericolo, e nell'Iliade di Omero al re Agamennone viene chiesto di sacrificare sua figlia Ifigenia affinché la flotta greca possa salpare per Troia per riscattare Elena.
In secondo luogo, è difficile determinare l'entità dei sacrifici umani compiuti dai fenici, ma è improbabile che siano stati eseguiti con grande regolarità. Nessuna società, dopo tutto, poteva permettersi una regolare riduzione della propria popolazione. Tutti i riferimenti letterari ai sacrifici umani suggeriscono che essi erano necessari solo in momenti di grande pericolo per lo Stato, come guerre, pestilenze e disastri naturali, e non erano una pratica quotidiana. Anche nella mitologia fenicia, dove il dio El sacrifica su figlio Iedu, ciò avviene solo per salvare il proprio paese dalla rovina. In un altro esempio, Diodoro descrive il generale cartaginese Amilcare che sacrifica un bambino durante l'assedio di Agrigento nel V secolo a.C., quando i difensori erano affetti da un'epidemia mortale. Inoltre, i sacrifici umani menzionati nei testi antichi riguardano quasi esclusivamente figli di governanti e della classe dirigente, poiché gli dèi, a quanto pare, non si lasciavano commuovere dal sacrificio della gente comune.
In terzo luogo, il fatto stesso che i bambini venissero sacrificati non è affatto certo come le fonti antiche vorrebbero farci credere. Sebbene la documentazione archeologica abbia rivelato un numero enorme di urne funerarie nei Tofet, oltre 20'000 solo a Cartagine, e la maggior parte contenga resti bruciati di bambini, questo non indica necessariamente che i bambini siano stati sacrificati.
Evidenze archeologiche
L'analisi dei resti all'interno del Tofet di Cartagine rivela che l'inumazione delle urne era regolare e individuale, cioè non in massa. Dal VII al VI secolo a.C. i defunti erano neonati, mentre quelli del IV secolo a.C. avevano per lo più fino a 3 anni. Fin dall'inizio nei Tofet si trovano anche resti bruciati di animali, che rappresentano il 30% dei resti del primo periodo. Dal IV secolo a.C. i resti animali rappresentano solo il 10% del totale. In entrambi i periodi ci sono esempi di urne con un misto di resti umani e animali. L'analisi rivela anche che complessivamente l’80% dei resti umani sono di neonati o feti. Questi dati si possono confrontare con quello di Tharros, dove il 98% dei resti apparteneva a bambini di età inferiore ai tre mesi. Non è possibile determinare con esattezza la causa della morte, ma lo storico M. E. Aubet conclude quanto segue:
"...tutto lascia pensare che siano morti per cause naturali, alla nascita o poche settimane dopo. Sebbene siano stati praticati sacrifici umani, il gran numero di neonati nei Tofet indica che questi agglomerati di urne servivano da luoghi di sepoltura per i bambini morti alla nascita o che non avevano raggiunto l'età di due anni." (252)
Inoltre, "l'assenza di tombe contenenti neonati nelle necropoli fenicio-puniche del Mediterraneo centrale confermerebbe che i bambini non venivano sepolti accanto agli adulti, ma nel Tofet" (253).
Conclusione
In conclusione, sembra che la reputazione dei fenici, e poi dei cartaginesi dopo di loro, di assassini di bambini assetati di sangue manchi di prove fisiche sostanziali a sostegno. Che il sacrificio di bambini avvenisse, come in altre religioni antiche, sembra indubbio. Tuttavia, la deduzione secondo cui ciò avvenisse solo in tempi di grande stress sociale e che il Tofet sia in realtà un luogo sacro per altri tipi di sacrifici e un luogo di sepoltura per i bambini morti di morte naturale è di notevole validità.