La religione fenicia

Definizione

Mark Cartwright
da , tradotto da Giuseppe E. Bertagna
pubblicato il
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Disponibile in altre lingue: Inglese, Spagnolo, Francese
Reshef (by Elie_plus, CC BY-SA)
Reshef
Elie_plus (CC BY-SA)

La religione fenicia, come in molte altre culture antiche, era un aspetto inseparabile della vita quotidiana. Divinità come Baal, Astarte (Astoret) e Melqart avevano templi costruiti in loro nome, ricevevano regolarmente offerte e sacrifici, i re si comportavano come loro sommi sacerdoti, e persino le navi portavano le loro rappresentazioni. Influenzati dai loro predecessori e dai loro vicini, i fenici avrebbero diffuso le loro credenze in tutto il Mediterraneo, ovunque avessero commerciato e stabilito colonie, e la loro religione avrebbe continuato ad evolversi e ad essere perpetuata dalla loro colonia più grande di tutte, Cartagine.

Fonti

I dettagli della mitologia, degli dèi e delle pratiche della religione dei fenici sono pochi e lontani tra loro a causa della scarsità di documenti scritti sopravvissuti. Questi provengono principalmente da iscrizioni dissotterrate in varie città fenicie, poiché non è sopravvissuta nessuna singola opera religiosa come l’equivalente fenicio della Bibbia, se mai ce ne fosse una all’inizio. Le fonti secondarie, scritte molto tempo dopo il declino delle città fenicie originali, includono frammenti di Plutarco e Luciano di Samosata, e frammenti sopravvissuti dell’opera dello storico del I secolo d.C. Filone di Biblo, che ha citato ampiamente un’opera precedente del sacerdote fenicio Sanconiatone di Berito. Una volta ritenuto una figura mitica, gli scavi archeologici a Ugarit suggeriscono che Sanconiatone sia realmente esistito.

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Gli storici successivi, come il neoplatonico Damascio del V secolo, citano il lavoro di Mochus che scrisse una storia della Fenicia, l’originale della quale è ormai perduta. Ci sono anche descrizioni delle pratiche religiose nelle colonie fenicie come Cartagine, ma queste potrebbero aver assorbito le tradizioni locali ed essersi evolute nel tempo, così che un confronto diretto con le città originali della Fenicia potrebbe essere problematico. Infine, ci sono passaggi all’interno dell’Antico Testamento in cui i fenici sono indicati come cananei, dove sono ritratti in una luce particolarmente negativa, come lo sono nelle fonti romane desiderose di ritrarre i cartaginesi sconfitti e i loro fondatori fenici come del tutto incivili e dissoluti.

Principali divinità fenicie

IL DIO MELQART RAPPRESENTAVA LA MONARCHIA, IL MARE, LA CACCIA E LA COLONIZZAZIONE.

Anche se le fonti storiche presentano alcune difficoltà di interpretazione, la religione fenicia fu notevolmente costante, quasi certamente a causa della geografia della regione dove i fenici erano stabiliti sulla stretta costa del Levante e protetti dalle montagne che creavano un confine con i loro vicini aramei ed ebrei. Questo non significa che fosse uniforme in tutta la regione, poiché l’antica Fenicia era un insieme di singole città-stato piuttosto che un unico stato omogeneo. Ogni città aveva il suo dio principale e il suo pantheon per esempio, anche se alcuni, come Astarte (Astoret), erano venerati in tutta la Fenicia. La mitologia sull’origine del mondo dall’unione degli elementi primordiali del Vento e del Desiderio, seguita da creature nate da un uovo, che a loro volta generano l’umanità, sembra anche un elemento comune nella mitologia della creazione delle varie città. Al di là delle tre grandi città di Biblo, Sidone e Tiro tuttavia, poco si sa delle pratiche religiose di altre città fenicie.

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Biblo

El, Baalat e Adone erano particolarmente venerati a Biblo. El era di origine semitica e, sebbene equiparato a Eloah/Elohim nella Bibbia, era una divinità separata. Era importante ma non particolarmente presente nella vita quotidiana dei fenici, il che portò i Greci a equipararlo al loro Crono. Baalat era una divinità femminile associata alla terra e alla fertilità. Spesso ci si riferisce a lei come Baalat Gebal o ‘la Signora di Biblo" ed è frequentemente menzionata nelle iscrizioni dove viene invocata dai re affinché il loro regno abbia successo. Le sono stati dedicati altari e monumenti costruiti con metalli preziosi. I suoi equivalenti in altre culture del Vicino Oriente erano Ishtar, Innin e Iside. Adone è familiare dalla mitologia greca, e rappresentava per i fenici il ciclo annuale della natura. Ancora una volta condivide alcune caratteristiche con divinità di culture vicine, in particolare Osiride in Egitto e Tammuz di Babilonia e Assiria.

Baal Statue
Statua di Baal
Jastrow (Public Domain)

Sidone

Il dio più importante a Sidone era Baal, probabilmente equivalente in funzione a El di Biblo. Baal era a capo del pantheon ma distaccato dal culto quotidiano. La città aveva almeno un tempio a lui dedicato. Molto più importante era Astarte (nelle iscrizioni semitiche Ashtart e nella Bibbia Astoret) che aveva molti templi a lei dedicati ed era l’equivalente di Baalat a Biblo. I re di Sidone erano considerati i sacerdoti di Astarte, e lei appare frequentemente nelle iscrizioni fenicie che ci sono pervenute. Nell’arte è spesso raffigurata con una mezzaluna sulla testa, un riferimento alla sua stretta associazione con la luna. Un terzo dio importante a Sidone era Eshmun, che non appare prima del VII secolo a.C. ed era l’equivalente di Adone. In suo nome furono costruiti dei templi associati alla guarigione. Per questa ragione i greci lo comparavano al loro Esculapio.

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Gold Plaque From Tell el-Ajjul
Placca d'oro da Tell el-Ajul
Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Tiro

La divinità più importante a Tiro era Melqart (anche scritto Melkarth), equivalente a Baal a Sidone e probabilmente confuso con lui in diversi passaggi della Bibbia. Melqart (il Baal di tiro) assumeva alcune delle caratteristiche sia di Adone che di Eshmun in quanto era al centro di una festa di resurrezione ogni anno (febbraio-marzo). Era considerato rappresentante della monarchia, del mare, della caccia e della colonizzazione. Inoltre, era responsabile del successo commerciale della città come scopritore della tintura che i fenici estraevano dal mollusco murex, che usavano per creare il loro famoso tessuto viola.

In città fu eretto un tempio dedicato a Melqart, visitato da Erodoto, che descrisse le sue colonne d’ingresso essere d’oro e smeraldi, e Alessandro Magno addirittura offrì un sacrificio sul suo altare. Questo dio era raffigurato sulle monete di Tiro nelle vesti di dio del mare che cavalcava un mitologico ippocampo. Melqart fu esportato in molte colonie fenicie intorno al Mediterraneo e fu particolarmente venerato a Cartagine, che inviò un tributo annuale al tempio di Melqart a Tiro per i secoli successivi. I greci lo identificavano con Ercole. L’altra divinità importante a Tiro era Astarte, che aveva anche un suo tempio, costruito dal re Hiram nel X secolo a.C.

Altri dèi

Oltre agli dèi già menzionati, i fenici veneravano anche Reshef, il dio del fuoco e dei fulmini; Dagon, il dio del grano, a cui si attribuiva l’invenzione dell’aratro; e Shadrapa, che era associato ai serpenti e alla guarigione. Si pensava che il dio Crisoro o Chusor fosse l’inventore dell’arte di fondere il ferro e della lavorazione dei metalli, e diverse divinità erano personificazioni di ideali, come Sydyk considerato dio della giustizia e Misor della rettitudine. Oltre a questi veneravano altri dei, anche se ne avevano meno che altre antiche religioni politeiste. Era quasi impossibile separare queste divinità minori da divinità simili di culture vicine, e le associazioni fraintese applicate da scrittori vissuti secoli dopo che la cultura fenicia era già stata assorbita nel più ampio mondo mediterraneo.

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Phoenician Religious Sacrifice
Sacrificio religioso fenicio
O.Mustafin (Public Domain)

Adorazione

I fenici adoravano i loro dei, come abbiamo visto, in templi appositamente costruiti in luoghi importanti all’interno delle loro città. Sembra che i fenici non costruissero idoli dei loro dei da collocare all’interno dei loro templi come in molte altre culture antiche. Essi veneravano anche in luoghi naturali considerati sacri come certe montagne, fiumi, boschetti di alberi e persino rocce. I fiumi portavano i nomi degli dèi come il fiume Adone vicino a Biblo e il fiume Asclepio (Esculapio) che scorreva attraverso Sidone. Qui, in questi siti naturali, venivano costruiti piccoli santuari ma a volte anche strutture più grandi, per esempio ad Aphka, una collina fuori Biblo, dove fu eretto un intero santuario.

Le cerimonie in questi luoghi comportavano preghiere, bruciare incenso, versare libagioni e presentare agli dei sacrifici animali, cibo e beni preziosi. Inoltre, colonne votive di legno (asherah) o di pietra (betyl) erano collocate su altari sacrificali. Su queste incidevano preghiere e in occasione delle feste venivano decorate con fiori e rami d’albero. Nel caso di Astarte, c’era la tradizione che le donne praticassero la prostituzione sacra in onore alla dea. In particolari momenti di pericolo, per esempio una guerra o un disastro naturale, si facevano anche sacrifici umani, in gran parte bambini, come indicato in esecrabili riferimenti biblici e romani, nelle colonie fenicie e in oggetti d’arte. Il luogo dove veniva praticato questo rito è noto come tofet (tophet), e l’atto del sacrificio molk. Le vittime venivano uccise con il fuoco, anche se non è chiaro esattamente come, e non ci sono evidenze archeologiche dalla Fenicia stessa, solo dalle sue colonie.

I templi e i luoghi sacri erano amministrati da una classe di sacerdoti e sacerdotesse. Sembra probabile che la classe più alta di sacerdoti fosse strettamente associata alla famiglia reale. I re e i principi potrebbero anche aver svolto essi stessi funzioni religiose. I sacerdoti non solo si esibivano in cerimonie e feste pubbliche, ma eseguivano anche processi funerari come l’imbalsamazione. Questo fatto e la presenza di offerte votive nelle tombe scavate nella roccia rivelano che i fenici credevano in una vita dopo la morte. Le iscrizioni nelle tombe invitano a non disturbare i morti e riferiscono di un mondo sotterraneo che attendesse coloro che non avevano condotto una vita pia.

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Info traduttore

Giuseppe E. Bertagna
Owner of the translation agency GEB Traduzioni which provides services in localization and translation of various languages.

Info autore

Mark Cartwright
Mark è autore di opere storiche e vive in Italia. Si interessa in particolare di ceramica, architettura, mitologia di tutto il mondo e di scoprire le idee comuni a tutte le civiltà. È laureato in Filosofia politica ed è il Direttore Editoriale della WHE.

Cita questo lavoro

Stile APA

Cartwright, M. (2016, aprile 04). La religione fenicia [Phoenician Religion]. (G. E. Bertagna, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-12383/la-religione-fenicia/

Stile CHICAGO

Cartwright, Mark. "La religione fenicia." Tradotto da Giuseppe E. Bertagna. World History Encyclopedia. Modificato il aprile 04, 2016. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-12383/la-religione-fenicia/.

Stile MLA

Cartwright, Mark. "La religione fenicia." Tradotto da Giuseppe E. Bertagna. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 04 apr 2016. Web. 26 set 2022.