Arte di Urartu

Mark Cartwright
di , tradotto da Elisa Mion
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Urartu Bull Wall Painting (by EvgenyGenkin, Public Domain)
Opera pittorica murale raffigurante un toro, Urartu EvgenyGenkin (Public Domain)

L'arte prodotta dalla civiltà di Urartu, fiorita in parte dei territori dell'antica Armenia, della Turchia orientale e dell'Iran nord-occidentale, dal IX al VI secolo a.C., circa, conosce la sua massima e più florida espressione nelle statuette in bronzo raffiguranti divinità, nei calderoni in bronzo decorati con teste di animali e dee e nei vivaci affreschi. Una fusione di soggetti mesopotamici ed autoctoni, unita a straordinarie abilità artigianali, rende le opere d'arte del regno di Urartu alcune delle attrazioni principali delle collezioni dedicate al Vicino Oriente antico nei musei di tutto il mondo, da Londra a San Pietroburgo, ed oltre.

Idee ed influenze

Oscurata dalla più potente Assiria (sia in passato che oggi), priva di evidenze testuali di una certa lunghezza sopravvissute e con gran parte della sua preziosa cultura materiale distrutta, andata perduta o saccheggiata, può risultare assai difficile distinguere l'arte di Urartu da quella delle altre civiltà che la precedettero, da quelle che le furono contemporanee e persino quelle che le succedettero. Si è su un terreno più sicuro, invece, quando si esaminano i reperti stessi isolatamente, piuttosto che cercare un legame tra loro e con la produzione artistica di altre culture. Alcuni punti diventano allora chiari: gli urartei erano maestri nella lavorazione dei metalli, con i calderoni che rappresentavano, in particolar modo, il loro punto di forza. Anche nelle pitture murali si nota abilità, alla pari di quella riconducibile ad altre civiltà. Un'abilità de facto acquisita e sviluppata nel corso di molti decenni, se non secoli, e con tale abilità si può presumere che ci fosse anche innovazione sia nella tecnica sia nelle idee determinanti la creatività. La storia dimostra, infatti, che gli artisti esperti non si limitano a copiare a lungo prima di iniziare a sperimentare.

La civiltà di Urartu è stata riscoperta soltanto nel corso del XIX secolo, e ha ancora molta strada da fare per mettersi al passo con le culture contemporanee più celebri, ma gli scavi archeologici in corso stanno gradualmente delineando un quadro sempre più chiaro delle capacità, delle fonti d'ispirazione e dell'eredità di una delle più importanti culture dell'Età del Bronzo e dell'Età del Ferro nella regione in analisi. È evidente che l'arte urartea fosse particolarmente influenzata dall'arte assira e mediorientale contemporanea, nonché da quella prodotta dalle culture precedenti, specialmente, Ittiti ed Hurriti. Soggetti quali leoni, tori, creature mitologiche (ad esempio grifoni e centauri), cavalieri e tematiche di carattere militare costituiscono, infatti, un forte legame tra tutte queste civiltà. Infine, nemmeno l'arte egizia era sconosciuta, e nei siti urartei sono stati rinvenuti manufatti con geroglifici, in particolare, ciotole in faience e statuette.

Scavi archeologici su vasta scala, come quelli presso il sito di Teišebaini (karmir-blur), hanno rivelato l'ampia varietà di materiali, tecniche e soggetti dell'arte urartea.

Una conseguenza di questi legami culturali, unita alla mancanza, in molti casi, di iscrizioni identificative, è che alcune opere d'arte possono risultare difficili da attribuire con certezza ad artisti provenienti dal regno di Urartu, dall'Assiria oppure dai territori dell'impero achemenide. Un'ulteriore difficoltà è data dal fatto che molte opere d'arte urartee giunte fino a noi provengono da siti assiri, dove sono state portate come bottino di guerra o sono state realizzate appositamente per quel mercato da parte di artigiani urartei. Queste opere, tuttavia, potrebbero benissimo essere state realizzate durante un periodo di declino politico e artistico, quando l'arte urartea aveva perso parte della sua caratterizzante unicità. Fortunatamente, scavi archeologici su vasta scala, come quelli presso il sito di Teišebaini (Karmir-Blur), hanno rivelato l'ampia varietà di materiali, tecniche e soggetti dell'arte urartea.

Materiali e supporti

La lavorazione dei metalli vanta una lunga tradizione nella regione, risalendo attorno al X millennio a.C. Gli artigiani del regno di Urartu avevano accesso a giacimenti minerari locali che comprendevano oro, argento, rame, piombo, ferro e stagno. Tra gli altri metalli che gli artigiani e gli artisti di Urartu potevano utilizzare figuravano anche le leghe quali il bronzo (rame e stagno), l'ottone (rame e zinco) e l'elettro (oro e argento). Gli artisti utilizzavano, inoltre, legno, legno duro, pietra, osso, corna di cervo, pietre semipreziose (ad esempio, sardonica, agata e corniola), smalto, maiolica e avorio per le loro opere. Tra i supporti più comuni dell'arte urartea figurano statuette, armi ed armature incise ed intarsiate, ceramiche, pitture murali e complementi d'arredo altamente decorativi.

Bas Relief of Teisheba
Bassorilievo con raffigurazione del dio Teišeba James Wiener (CC BY-NC-SA)

Scultura di grandi dimensioni

Purtroppo, nessuna opera scultorea urartea di grandi dimensioni è giunta fino a noi, se non in frammenti. L'esempio più importante è costituito da sei pezzi sopravvissuti di una statua in basalto a rilievo raffigurante il dio della tempesta, Teišeba. Risalente attorno al VII secolo a.C., la figura originale poggiava su un toro e si trovava di fronte ad una seconda figura, con una tripla punta di lancia tra le due. È stata rinvenuta ad Adilcevaz, a Nord del Lago di Van, e ne è stata realizzata una ricostruzione completa che può essere attualmente ammirata presso l'Erebuni Historical and Archaeological Culture Preserve a Yerevan, in Armenia.

La scultura più grande, come dimostra il frammento sopravvissuto, è la figura a grandezza naturale di un sovrano. È sopravvissuto solo il busto della figura, ma la barba sottile e le punte dei lunghi capelli suggeriscono che si tratti di una personalità regale. La mano sinistra impugna un arco ed alcune frecce, mentre la destra regge una mazza o una frusta. Che statue di figure umane così grandi fossero erette nei templi urartei è noto grazie alle iscrizioni e alle opere d'arte assire che descrivono e raffigurano gli attacchi contro il regno di Urartu tra la metà e la fine dell'VIII secolo a.C., circa.

Lavorazione dei metalli

Gli artigiani del metallo tagliavano, fondevano, goffravano, incidevano ed intarsiavano i metalli per realizzare oggetti decorati quali gioielli di ogni tipologia, elmi, scudi, faretre, pettorali, piccoli sigilli ed amuleti a forma di campana, parti di finimenti equini, morsi, cinture, fibbie, statuette e candelabri. Il bronzo ed il rame sembrano essere stati i materiali metallici preferiti. Una delle loro specialità erano i grandi calderoni in bronzo, spesso decorati con teste animali o umane tridimensionali lungo il bordo ed anche come manici. Una magnifica decorazione a forma di testa di toro in bronzo, utilizzata come manico, è oggi visibile presso il British Museum di Londra.

Bronze Bull Head from Urartu
Protome taurina in bronzo, Urartu Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Le dee alate sono un altro soggetto altamente ricorrente nelle decorazioni dei calderoni e rappresentano forse la dea Tušpuea, consorte di Šivini, il dio del Sole. Uno splendido esempio è oggi conservato presso il Museo Statale dell'Ermitage di San Pietroburgo. I calderoni, dal fondo arrotondato, erano poggiati su basi in rilievo o su treppiedi. Queste tipologie di calderoni, in generale, sono molto simili a quelli etruschi, che probabilmente trassero ispirazione dal modello urarteo; infatti, alcuni esemplari potrebbero benissimo essere di manifattura urartea.

Le placche in bronzo, collocate nelle nicchie delle pareti interne, erano incise con motivi geometrici e scene di cavalieri e carri, talvolta anche di edifici. Alcune placche presentano decorazioni in foglia d'oro e d'argento. Le cinture in bronzo erano incise con scene di carattere venatorio come, ad esempio, la caccia al leone. Gli scudi presentavano grandi protuberanze centrali a forma di creature mitologiche, leoni e tori. Gli scudi potevano anche mostrare fasce concentriche di leoni e tori in rilievo, come nei due esemplari ora conservati presso il British Museum di Londra. Questi oggetti in bronzo, come gli scudi e le armi più ornati appartenenti alla famiglia reale, sono stati identificati grazie ad iscrizioni che hanno anche contribuito a riconoscere opere di manifattura urartea rinvenute al di fuori dei territori dell'Asia.

Urartu Decorated Quiver
Faretra con decorazione, Urartu EvgenyGenkin (CC BY-SA)

Pitture murali e pavimentali

Gli scavi archeologici hanno rivelato che sia gli edifici pubblici sia gli edifici privati delle città urartee presentavano pitture murali interne. Il solo complesso palaziale della fortezza di Erebuni contava oltre 2.000 metri quadrati di pitture murali. Dipinti su intonaco, le sezioni e i frammenti giunti fino a noi raffigurano scene con animali, creature mitologiche, processioni di divinità e scene di vita quotidiana quali l'agricoltura, l'allevamento del bestiame e la caccia. Le scene sono solitamente incorniciate da ampi bordi decorativi composti da palmette, forme geometriche o piccole figure umane ripetute più volte. Gli sfondi sono generalmente bianchi, i contorni sono disegnati in nero, mentre il blu e il rosso sono i colori più comunemente utilizzati nelle campiture.

Il pavimento era in pietra negli edifici più prestigiosi; gli esempi conservatisi ad oggi presentano grandi lastre di basalto o persino mosaici policromi in pietra di grandi dimensioni, recanti motivi geometrici. Nelle pareti interne potevano essere ricavate delle cavità in cui venivano inserite non solo le suddette placche decorative in bronzo, ma anche lastre decorative in pietra tagliata di colore rosso, bianco o nero.

Urartian Horse Mural Fragment
Frammento di opera pittorica murale raffigurante un cavallo, Urartu James Wiener (CC BY-NC-SA)

Complementi d'arredo

Nelle tombe dell'élite politica urartea venivano collocati i complementi d'arredo, in particolar modo, troni e sgabelli abbinati. Probabilmente realizzati in gran parte in legno, non sono giunti fino a noi integri, ma ne sopravvivono alcuni frammenti in metallo fuso o massiccio, solitamente bronzo oppure rame. Questi resti sono altamente decorativi e assumono la forma di figure umane stanti, finemente scolpite, oppure di creature mitologiche, quali tori alati con testa umana o ibridi - alati ed identificabili come uccelli oppure leoni -, destinati a proteggere la persona che sedeva sul trono. In alcuni esemplari di queste figure, il volto potrebbe essere stato realizzato in oro o in pietre semipreziose e, di conseguenza, questa parte è stata rimossa da tempo dai saccheggiatori. Le cavità di molte di queste sculture in miniatura contengono tracce di foglia d'oro, il che suggerisce che l'intero oggetto fosse un tempo ricoperto d'oro splendente.

Ceramica

Veniva prodotta un'ampia gamma di recipienti sia per uso quotidiano sia per uso cerimoniale. La tipologia più comune presenta una superficie rossa levigata, mentre una forma tipica è quella della brocca ad un solo manico. Venivano realizzati grandi vasi, poi interrati nei pavimenti degli edifici adibiti a magazzino, nei quali venivano conservati generi alimentari, in particolare, cereali, olio e vino. Gli esemplari più grandi raggiungevano una capacità di circa 750 litri (200 galloni). Spesso un'iscrizione incisa in scrittura cuneiforme indica il contenuto dei recipienti di conservazione. Una forma insolita è rappresentata dal recipiente a forma di stivale, completo di cuciture e lacci dipinti. Diversi esemplari sono stati rinvenuti nella città-fortezza di Teišebaini e risalgono attorno all'VIII secolo a.C. Infine, venivano prodotte delle pissidi (piccole scatole con coperchio) decorate con scene in rilievo o dipinte, e raffiguranti la vita religiosa e quotidiana. Ne esistono diversi esemplari conservati anche in pietra.

Urartu Deity & Bull
Divinità e toro, Urartu Metropolitan Museum of Art (Copyright)

Arte sacra

L'arte sacra comprende statuette in bronzo di divinità di spicco quali Ḫaldi, Teišeba e Šivini. Ḫaldi, divinità principale e dio della guerra, è spesso raffigurato come un uomo con o senza barba in piedi su un leone, simbolo del suo potere, del suo coraggio e della sua virilità. Al contrario, Teišeba, il dio della tempesta, è raffigurato in piedi su un toro mentre impugna dei fulmini. Šivini, il dio del Sole, era spesso rappresentato come un uomo inginocchiato che reggeva un disco solare alato e, pertanto, era probabilmente ispirato al dio egizio avente lo stesso significato, Ra.

Alcune statuette di divinità non sono state ancora identificate, come una dea raffigurata in osso, e vi sono anche strane statuette ibride di uomini-pesce, uomini-uccello e uomini-scorpione. Queste ultime creature, spesso dipinte sulle pareti interne dei magazzini, erano probabilmente considerate spiriti protettori. L'Albero della Vita, un altro motivo dell'arte mesopotamica, appare in vari supporti, tipicamente con una figura in piedi su entrambi i lati che offre doni.

Urartu God & Worshipper
Divinità ed adorante, Urartu Metropolitan Museum of Art (Copyright)

Le armi venivano realizzate con materiali preziosi che non erano destinati all'utilizzo militare, ma alle offerte agli dèi nei templi. Le iscrizioni assire descrivono templi ad Urartu che contenevano archi e frecce d'argento, spade d'oro, giavellotti e lance e persino carri d'argento. Infine, come forse ci si potrebbe aspettare da un dio della guerra, Ḫaldi è spesso raffigurato, mediante incisione, su armi, cinture, scudi e medaglioni.

Eredità

Come già accennato, esiste una sorprendente somiglianza in molti aspetti dell'arte e degli oggetti prodotti nel regno di Urartu con altre culture del Vicino Oriente antico, ma anche più lontane nel tempo, come, ad esempio, la Grecia arcaica, in particolare, Creta, Rodi, Samo, Delfi, Corinto, e pure altrove. Anche l'arte etrusca sembrerebbe presentare delle analogie. Se queste idee siano sorte in modo indipendente o siano state trasmesse tramite i mercanti, lo scambio di oggetti o gli spostamenti degli stessi artisti è una questione che purtroppo rimane ancora controversa. Il punto di contatto tra queste varie culture mediterranee antiche sarebbe stato molto probabilmente il fiorente Porto di Poseidone (Al-Mina) alla foce del fiume Oronte, nel Sud-Est della Turchia, che era controllato da Urartu nella prima metà dell'VIII secolo a.C., circa.

Alcuni motivi presenti nell'arte del regno di Urartu continuarono ad apparire nell'arte della regione fino a tempi molto cronologicamente più tardivi, proprio come la lingua urartea sopravvisse a lungo dopo che le città erano state conquistate dai Medi e dalle potenze politiche e militari successive. Il motivo dell'Albero della Vita, ad esempio, era ancora utilizzato nelle canzoni popolari e nei manoscritti illustrati prodotti in Armenia durante l'età medievale.

This article was made possible with generous support from the National Association for Armenian Studies and Research and the Knights of Vartan Fund for Armenian Studies.

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Cartwright, M. (2026, ottobre 09). Arte di Urartu. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-16794/arte-di-urartu/

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Cartwright, Mark. "Arte di Urartu." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, ottobre 09, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-16794/arte-di-urartu/.

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Cartwright, Mark. "Arte di Urartu." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 09 ott 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-16794/arte-di-urartu/.

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