Amore, sesso e matrimonio nell'antica Mesopotamia

Dinamiche relazionali umane nel mondo antico
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Joshua J. Mark
di , tradotto da Elisa Mion
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I testi medici dell'antica Mesopotamia riportano ricette e pratiche per curare ogni sorta di disturbo, ferita e malattia. V'era, però, un unico malessere per cui non esisteva rimedio alcuno: l'amore appassionato. Da un testo medico rinvenuto nella Biblioteca di Assurbanipal a Ninive emerge quanto segue:

Quando il paziente si schiarisce continuamente la gola, spesso non trova le parole giuste, parla sempre da solo quando si trova completamente da solo e ride senza motivo in mezzo ai campi, è abitualmente depresso, ha la gola serrata, non prova alcun piacere nel mangiare o nel bere e ripete all'infinito, con grandi sospiri: «Ah, mio povero cuore!» - allora soffre di mal d'amore. Per un uomo come per una donna, è esattamente la stessa cosa.

(Bottéro, 102-103)

Nella società dell'antica Mesopotamia, il matrimonio rivestiva un'importanza vitale, nel vero senso della parola, poiché garantiva la continuità della discendenza familiare e ne assicurava la stabilità. I matrimoni combinati erano la norma, spesso i futuri sposi non si erano nemmeno mai incontrati e davvero conosciuti; - secondo Erodoto - si tenevano persino aste nuziali in cui le donne venivano vendute al miglior offerente; tuttavia, le dinamiche relazionali umane nell'antica Mesopotamia erano complesse e sfaccettate proprio come quelle odierne, e parte di tale complessità era rappresentata dal sentimento dell'amore.

L'accademica Karen Nemet-Nejat osserva: "Come le persone di ogni parte del mondo e di ogni epoca, anche gli antichi mesopotamici si potevano innamorare perdutamente" (132).

Marriage of Inanna and Dumuzi
Nozze di Inanna e Dumuzi TangLung (Public Domain)

La popolarità di quelle che oggi verrebbero definite "canzoni d'amore" testimonia, inoltre, quanto fosse diffuso tra le coppie un profondo legame romantico. Alcuni titoli di queste poesie ne sono un esempio:

«Via, sonno! Voglio stringere la mia amata tra le braccia!»

«Quando mi parli, mi fai battere il cuore così forte che potrei morire!»

«Non ho chiuso occhio stanotte; sì, sono rimasto sveglio tutta la notte, mia amata [pensando a te].»

(Bottéro, 106)

Ci sono anche poesie: ad esempio, un componimento in accadico, risalente attorno al 1750 a.C., descrive due amanti che litigano perché la donna teme che l'uomo sia attratto da un'altra e lui deve convincerla che lei è l'unica per lui. Alla fine, dopo aver discusso del problema, la coppia si riconcilia e viene chiarito che d'ora in poi vivranno per sempre felici e contenti insieme.

Il business del matrimonio

Il matrimonio era un contratto legale stipulato tra il padre di una ragazza e un altro uomo, oppure tra due famiglie, e costituiva il fondamento di una comunità.

In contrasto con l'amore romantico e con una coppia che condivide la propria vita, vi è tuttavia il cosiddetto "lato pratico" del matrimonio e del sesso. Erodoto riferisce che ogni donna, almeno una volta nella vita, doveva sedersi fuori dal tempio della dea Ištar (Inanna) e accettare di avere rapporti sessuali con qualsiasi sconosciuto la scegliesse.

Si riteneva che questa usanza garantisse la fertilità e la prosperità duratura della comunità. Poiché la verginità di una donna era considerata un requisito indispensabile per il matrimonio, sembrerebbe improbabile che le donne non sposate prendessero parte a questa pratica, eppure Erodoto afferma che «ogni donna» era tenuta a farlo.

La pratica della prostituzione sacra, così come la descrive Erodoto, è stata messa in discussione da molti studiosi, ricercatori ed accademici, ma la sua descrizione dell'asta delle spose non lo è stata. Erodoto scrive:

Una volta all'anno, in ogni villaggio, le giovani donne in età da marito venivano radunate tutte insieme in un unico luogo, mentre gli uomini le circondavano formando un cerchio. A quel punto, un araldo chiamava le giovani donne una per una e le metteva all'asta. Cominciava con la più bella e quando questa veniva venduta ad un prezzo elevato, metteva all'asta quella che seguiva in ordine di bellezza. Tutte venivano quindi vendute come mogli.

I Babilonesi più ricchi che desideravano sposarsi facevano a gara tra loro per aggiudicarsi le giovani donne più belle, mentre i cittadini comuni, che non si curavano della bellezza, ricevevano le donne più brutte insieme ad un compenso in denaro … Chiunque lo desiderasse poteva venire, anche da villaggi lontani, e fare un'offerta per le donne. Questa era la migliore di tutte le loro usanze, ma ora è caduta in disuso.

(Storie I: 196)

Quindi, sebbene l'amore romantico avesse un ruolo nei matrimoni mesopotamici, è vero che, secondo i costumi e le aspettative della società stessa, il matrimonio era un contratto legale tra il padre di una ragazza e un altro uomo (lo sposo, come nel caso dell'asta nuziale in cui lo sposo pagava al padre della ragazza il prezzo della sposa), oppure, più comunemente, tra due famiglie, che costituivano il fondamento di una comunità. A riguardo, l'accademico Stephen Bertman commenta:

Nella lingua dei Sumeri, la parola che indicava l'«amore» era un verbo composto che, nel suo senso letterale, significava «misurare la terra», ovvero «delimitare un territorio». Sia per i Sumeri che per i Babilonesi (e molto probabilmente anche per gli Assiri) il matrimonio era fondamentalmente un accordo commerciale volto a garantire e perpetuare una società ordinata.

Sebbene il matrimonio presentasse un'inevitabile componente emotiva, il suo scopo principale agli occhi dello Stato non era la compagnia, bensì la procreazione; dunque, non la felicità personale nel presente, ma la continuità della comunità per il futuro.

(275-276)

Babylonian Marriage Market
Asta nuziale presso la città di Babilonia Briangotts (Public Domain)

Questa era, senza dubbio, la visione "ufficiale" del matrimonio, e non vi sono prove che suggeriscano che un uomo e una donna decidessero semplicemente di sposarsi di propria iniziativa (sebbene vi siano prove di coppie che convivevano senza sposarsi). Bertman scrive:

Ogni matrimonio aveva inizio con un contratto legale. Infatti, come stabiliva la legge mesopotamica, se un uomo si fosse sposato senza aver prima redatto e stipulato un contratto matrimoniale, la donna che avrebbe "sposato" non sarebbe stata sua moglie … Ogni matrimonio non aveva inizio con una decisione comune di due persone innamorate, bensì con una trattativa tra i rappresentanti delle due famiglie coinvolte nel matrimonio stesso.

(276)

Una volta firmato il contratto di matrimonio alla presenza di testimoni, era possibile organizzare la cerimonia. La cerimonia nuziale doveva includere un banchetto per essere considerata legittima. Il processo matrimoniale prevedeva ben cinque fasi, che dovevano essere rispettate affinché la coppia fosse effettivamente considerata legalmente sposata:

  1. fidanzamento/contratto di matrimonio;
  2. pagamento reciproco tra le famiglie della sposa e dello sposo (la dote ed il prezzo della sposa);
  3. cerimonia/banchetto;
  4. trasferimento della sposa nella casa del suocero;
  5. rapporto sessuale tra i coniugi, con l'aspettativa che la sposa fosse vergine nella prima notte di nozze e rimanesse incinta.

Se una qualsiasi di queste fasi non veniva eseguita, oppure non veniva eseguita correttamente (ad esempio, se la sposa non rimaneva incinta), il matrimonio poteva essere invalidato. Nel caso in cui la sposa non risultasse vergine o non riuscisse a concepire, lo sposo poteva rimandarla alla sua famiglia. Avrebbe dovuto restituire la dote alla famiglia della sposa, ma avrebbe comunque recuperato il prezzo della sposa pagato dalla sua famiglia.

Il fidanzamento

È stata prestata particolare attenzione al fidanzamento. Bertman, in merito, osserva che:

A Babilonia i fidanzamenti erano una questione seria, soprattutto per chi avesse potuto cambiare idea. Secondo il Codice di Hammurabi, un pretendente che avesse cambiato idea avrebbe perso l'intero "deposito" (dono di fidanzamento) ed il prezzo della sposa. Se fosse stato il futuro suocero a cambiare idea, avrebbe dovuto pagare al pretendente deluso il doppio del prezzo della sposa.

Inoltre, se un pretendente rivale convinceva il suocero a cambiare idea, non solo quest'ultimo doveva pagare il doppio, ma al rivale non era permesso sposare la figlia. Queste sanzioni legali fungevano da potente deterrente contro i ripensamenti e da forte incentivo sia per un processo decisionale responsabile sia per un comportamento sociale ordinato.

(276)

Questi incentivi e queste sanzioni erano particolarmente importanti perché i giovani dell'antica Mesopotamia, esattamente come i giovani d'oggi, non sempre volevano assecondare i desideri dei propri genitori. Una giovane o un giovane potevano benissimo amare qualcuno diverso dal "miglior partito" scelto dai propri genitori. Si ritiene che un poema incentrato sulla dea Inanna, nota per la sua propensione all'«amore libero» e per il fare di testa propria, e sul suo amante Dumuzi, illustri le difficoltà che i genitori incontravano nel guidare i propri figli, in particolare le figlie, verso una condotta adeguata che portasse ad un matrimonio felice (eppure, nonostante Inanna e Dumuzi fossero una coppia molto popolare nell'antica letteratura mesopotamica, religiosa e non, viene posto in dubbio che i giovani interpretassero il poema allo stesso modo dei propri genitori).

L'accademico Jean Bottéro descrive l'opera, sottolineando come Inanna fosse stata incoraggiata a sposare Enkimdu, il dio agricoltore di successo, ma amasse, in realtà, il dio pastore Dumuzi e quindi avesse scelto lui. Bottéro approfondisce:

Uscì di casa di nascosto, come un'adolescente innamorata, per andare ad incontrare il suo amato sotto le stelle, «che brillavano proprio come lei», per poi indugiare tra le sue carezze e chiedersi all'improvviso, vedendo avanzare la notte, come avrebbe spiegato alla madre la sua assenza e il suo ritardo: «Lasciami andare! Devo tornare a casa! Lasciami andare, Dumuzi! Devo rientrare! / Che bugia dirò a mia madre? / Che bugia dirò a mia madre Ningal?». E Dumuzi le suggerisce una risposta: dirà che le sue amiche l'hanno convinta ad andare con loro ad ascoltare musica e a ballare.

(109)

Inanna Prefers the Farmer
Inanna preferisce il Contadino (poema sumerico anche noto come La Disputa tra il Pastore e il Contadino) Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Le sanzioni e gli incentivi, quindi, avevano lo scopo di mantenere una giovane coppia sulla strada desiderata verso il matrimonio ed impedire loro di intraprendere avventure romantiche sotto le stelle. Una volta che la coppia si era sposata come si deve, ci si aspettava che mettesse al mondo dei figli entro breve tempo. Il sesso era considerato semplicemente un altro aspetto della vita, e nella vita sessuale dei popoli mesopotamici non v'era traccia d'imbarazzo, timidezza o tabù tipici dei giorni nostri.

Per quanto riguarda la comunità LGBTQ+ nel mondo antico, Bottéro afferma che "si poteva godere dell'amore omosessuale" senza timore di stigma sociale, e i testi menzionano uomini che "preferivano assumere il ruolo femminile" nei rapporti sessuali. Inoltre, scrive: "Si potevano adottare varie posizioni insolite: "in piedi", "su una sedia", "di traverso sul letto o sul partner", "prendendola da dietro" o persino "sodomizzandola" e la sodomia, definita come rapporto anale, era una forma comune di contraccezione (101).

Egli osserva che:

Potrebbe capitare di scegliere un ambiente insolito … Invece di restare nel tuo posto preferito, la camera da letto. Potresti metterti in testa di «fare l'amore sulla terrazza nel tetto di casa», oppure, «sulla soglia della porta», oppure ancora, «proprio in mezzo ad un campo o ad un frutteto», «in qualche luogo deserto», «in una strada senza uscita», o addirittura «in mezzo alla strada», sia con una donna qualsiasi su cui ti sei «avventato» sia con una prostituta.

(Bottéro, 100)

Inoltre, Bottéro sottolinea:

Fare l'amore era un'attività naturale, nobilitata culturalmente proprio come il cibo veniva esaltato dalla cucina. Perché mai ci si dovrebbe sentire sminuiti o umiliati, oppure in colpa agli occhi degli dèi, praticandolo nel modo che più si preferisce, purché non si arrechi danno a terzi né si violi alcuno dei divieti consuetudinari che regolavano la vita quotidiana?

(97)

Con ciò non si vuol dire che i mesopotamici non avessero mai relazioni extraconiugali o non fossero mai infedeli ai propri coniugi. Esistono numerose testimonianze scritte che dimostrano che lo facevano e che lo erano. Tuttavia, come osserva Bottéro, "Quando venivano scoperti, questi crimini erano severamente puniti dai giudici, anche con la pena di morte: quelli degli uomini nella misura in cui arrecavano grave danno a terzi, quelli delle donne perché, anche se segreti, potevano minare la coesione della famiglia» (93). Bottéro prosegue:

Nell'antica Mesopotamia, gli impulsi e le capacità amorose erano stati tradizionalmente incanalati da vincoli collettivi con l'obiettivo di garantire la sicurezza di ciò che era considerato il vero nucleo dell'intero corpo sociale - la famiglia - e quindi di assicurarne la continuità. La vocazione fondamentale di ogni uomo e donna, il suo "destino", come si diceva, riconducendo la questione ad un desiderio radicale da parte degli dèi, era quindi il matrimonio.

E [com'è scritto in un antico testo] «Il giovane che è rimasto solo … Senza aver preso moglie, né cresciuto figli, e la giovane donna che non è stata né deflorata né messa incinta, e di cui nessun marito ha slacciato il fermaglio della veste e le ha scostato l'abito per abbracciarla e farle provare piacere, finché i suoi seni non si gonfiano di latte e lei diventa madre», erano considerati emarginati, condannati a languire in un'esistenza infelice.

(92)

Procreazione come scopo del matrimonio

I figli erano la conseguenza naturale e tanto desiderata del matrimonio. L'assenza di figli era considerata una grande sventura, e un uomo poteva prendere una seconda moglie se la prima si rivelava essere sterile. Bottéro scrive:

Una volta consolidata la sua nuova condizione, tutta la giurisprudenza ci mostra una moglie interamente soggetta all'autorità del marito, e i vincoli sociali - che lasciavano al marito carta bianca - non le erano certo favorevoli. Innanzitutto, sebbene la monogamia fosse diffusa, ogni uomo - a seconda dei propri capricci, bisogni e risorse - poteva aggiungere alla prima moglie una o più "seconde mogli", o meglio, concubine.

(115)

La prima moglie veniva spesso consultata nella scelta delle seconde mogli, ed era sua responsabilità assicurarsi che queste adempissero ai doveri per cui erano state scelte. Se una concubina era stata accolta in casa perché la prima moglie non poteva avere figli, i figli della concubina diventavano figli della prima moglie e potevano ereditare e tramandare il cognome di famiglia.

Erotic Plaque
Placca avente apparato iconografico a contenuto erotico Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Poiché lo scopo principale del matrimonio, dal punto di vista della società, era quello di generare figli, un uomo poteva accogliere nella propria casa tutte le concubine che poteva permettersi. La continuità della discendenza era fondamentale, e quindi le concubine erano piuttosto comuni nei casi in cui la moglie fosse malata, in condizioni di salute precarie oppure sterile.

Un uomo non poteva, tuttavia, divorziare dalla moglie a causa delle sue condizioni di salute: avrebbe continuato ad onorarla come prima moglie fino alla sua morte. In tali circostanze, alla morte della moglie, la concubina sarebbe diventata la prima moglie e, se in casa v'erano altre donne, ciascuna di esse sarebbe salita di una posizione nella gerarchia domestica.

Divorzio ed infedeltà

Il divorzio comportava un grave stigma sociale e non era comune. La maggior parte delle persone si sposava per tutta la vita, anche se il matrimonio non era felice. Alcune iscrizioni riportano casi di donne che fuggivano dai mariti per andare a letto con altri uomini. Se colta in flagrante, la donna poteva essere gettata nel fiume per annegare, insieme al suo amante, oppure poteva essere impalata; entrambe le parti dovevano essere risparmiate o giustiziate. Il Codice di Hammurabi recita: "Se, tuttavia, il proprietario della moglie desidera lasciarla in vita, il re perdonerà anche l'amante della donna".

Code of Hammurabi
Il Codice di Hammurabi Larry Koester (CC BY)

Il divorzio veniva solitamente avviato dal marito, ma alle mogli era consentito divorziare dai propri mariti in caso di prove di maltrattamenti o negligenza. Un marito poteva divorziare dalla moglie se questa si rivelava sterile, ma, poiché in tal caso avrebbe dovuto restituirle la dote, era più probabile che prendesse una concubina.

Sembra che alle persone dell'epoca non sia mai venuto in mente che la colpa di un matrimonio senza figli potesse essere dell'uomo: la colpa veniva sempre attribuita alla donna. Un marito poteva anche divorziare dalla moglie per adulterio o negligenza nei confronti della famiglia, ma, anche in questo caso, avrebbe dovuto restituirle i beni e subire lo stigma del divorzio. Entrambe le parti sembrano aver comunemente scelto di trarre il meglio dalla situazione, anche se eticamente non era ottimale. Bottéro scrive:

Per quanto riguarda la donna sposata, purché avesse un po' di "coraggio" e sapesse come sfruttare le proprie grazie, ricorrendo a tutta la sua astuzia, era non meno capace di far obbedire il marito. Un oracolo divinatorio menziona una donna messa incinta da un terzo che implora incessantemente la dea dell'amore, Ištar, ripetendo: «Ti prego, fa' che il bambino assomigli a mio marito!» [e] ci viene raccontato di donne che lasciarono la propria casa e il proprio marito per andare a spassarsela non solo una volta, ma due, tre … Fino ad otto volte, alcune delle quali tornarono in seguito, mortificate, o non tornarono affatto.

(120)

Era raro che le donne abbandonassero le proprie famiglie, ma accadeva abbastanza spesso da essere stato descritto in alcuni testi. Una donna che si recava da sola in un'altra regione o città per iniziare una nuova vita, a meno che non fosse una prostituta, era un caso raro ma non inaudito, e sembra che fosse una scelta adottata da donne che si trovavano in un matrimonio infelice e preferivano non subire l'onta di un divorzio pubblico.

I miti più popolari ritraggono le donne in una luce molto lusinghiera e, spesso, come se avessero un vantaggio sugli uomini.

Poiché il divorzio favoriva l'uomo, "se una donna esprimeva il desiderio di divorziare, poteva essere cacciata dalla casa del marito senza un soldo e nuda" (Nemet-Nejat, 140). L'uomo era il capofamiglia e l'autorità suprema, e una donna doveva dimostrare in modo inconfutabile che il marito non avesse rispettato i propri obblighi previsti dal contratto matrimoniale per ottenere il divorzio.

Ciononostante, va notato che la maggior parte dei miti dell'antica Mesopotamia, specialmente quelli più popolari (come La Discesa di Inanna, Inanna e l'Albero Huluppu, Ereškigal e Nergal), ritraggono le donne in una luce molto lusinghiera e, spesso, come se avessero un vantaggio sugli uomini. Sebbene gli uomini fossero riconosciuti come l'autorità nel governo ed in famiglia, le donne potevano possedere terreni ed attività commerciali propri, comprare e vendere schiavi e avviare procedimenti di divorzio.

Bottéro cita prove (come i miti sopra menzionati e i contratti commerciali) che dimostrano come le donne a Sumer godessero di maggiori libertà rispetto alle donne dopo l'ascesa dell'impero di Akkad (2334 a.C., circa). Dopo l'influenza di Akkad, egli scrive:

Se le donne nell'antica Mesopotamia, pur essendo considerate a tutti i livelli inferiori agli uomini e trattate come tali, sembrano, tuttavia, aver goduto anche di considerazione, diritti e libertà, ciò è forse uno dei risultati e delle vestigia remote dell'antica e misteriosa cultura sumerica.

(126)

Questa cultura è rimasta sufficientemente diffusa nel corso della storia dell'antica Mesopotamia tanto da consentire ad una donna la libertà di fuggire da una vita familiare infelice e di recarsi in un'altra città o regione per ricominciare da capo.

... E vissero per sempre, felici e contenti ...

Nonostante tutte le difficoltà e le complicazioni giuridiche del matrimonio nell'antica Mesopotamia, allora come oggi, v'erano molte coppie felici che vivevano insieme per tutta la vita e si godevano i propri figli e nipoti. Oltre alle poesie d'amore citate in precedenza, lettere, iscrizioni, dipinti e sculture testimoniano il sincero affetto tra le coppie, indipendentemente da come fosse stato combinato il loro matrimonio.

Man & Woman Plaque, Ur
Placca raffigurante un uomo ed una donna, proveniente dal sito di Ur Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Le lettere tra Zimri-Lim, sovrano di Mari, e sua moglie Šiptu sono particolarmente commoventi in quanto emerge chiaramente quanto si volessero bene, si fidassero reciprocamente e facessero affidamento l'uno sull'altra. Nemet-Nejat scrive: "Nell'antichità fiorivano matrimoni felici; un proverbio sumerico menziona un marito che si vantava di come sua moglie gli avesse dato otto figli maschi e com'era ancora disposta a fare l'amore" (132), e Bertman descrive così una statua sumerica raffigurante una coppia seduta, risalente attorno al 2700 a.C.:

Una coppia di anziani di Sumer è raffigurata seduta fianco a fianco, fusa dalla scultura in un unico blocco di gesso; il braccio destro di lui cinge la spalla di lei, la mano sinistra di lui stringe teneramente la destra di lei, i loro grandi occhi guardano dritto verso il futuro, mentre i loro cuori anziani ricordano il passato.
(280)

Sebbene le antiche usanze dei mesopotamici possano sembrare strane, se non addirittura crudeli ad una mentalità occidentale moderna, le persone del mondo antico non erano diverse da quelle che vivono oggi. Molti matrimoni moderni, iniziati con grandi promesse, finiscono male, mentre molti altri, che inizialmente incontrano difficoltà, durano per tutta la vita. Le pratiche che danno inizio a tali unioni non sono importanti quanto ciò che le persone coinvolte fanno del tempo trascorso insieme e, nell'antica Mesopotamia, come ai giorni nostri, il matrimonio presentava molte sfide che una coppia poteva superare oppure alle quali poteva soccombere.

Domande e Risposte

Come avveniva il matrimonio nell'antica Mesopotamia?

I matrimoni erano combinati tra il padre della sposa e lo sposo oppure tra il padre dello sposo e la sposa, e seguivano una struttura particolarmente rigida. Affinché un matrimonio fosse considerato legale, ogni fase del processo di fidanzamento, del banchetto nuziale e del trasferimento nella nuova dimora o della costruzione di una nuova casa doveva essere osservata alla lettera.

In che cosa consisteva il contratto matrimoniale nell'antica Mesopotamia?

Secondo i costumi e le consuetudini dell'antica società mesopotamica, il matrimonio era un contratto legale stipulato tra il padre di una ragazza ed un altro uomo (lo sposo, come nel caso dell'asta nuziale, in cui lo sposo pagava al padre della ragazza il prezzo della sposa) oppure, più comunemente, tra due famiglie, e costituiva il fondamento di una comunità.

Nell'antica Mesopotamia era consentito il divorzio?

Il divorzio era oggetto di un grave stigma sociale e non era un fenomeno comune. La maggior parte delle persone si sposava per tutta la vita, anche se il matrimonio non era felice. Il divorzio veniva solitamente richiesto dal marito, ma alle mogli era consentito chiedere il divorzio se vi fossero prove di maltrattamenti o negligenza da parte del relativo consorte.

Nell'antica Mesopotamia esistevano i matrimoni combinati?

Sì, i matrimoni combinati erano la norma, spesso i futuri sposi non si erano nemmeno mai incontrati e davvero conosciuti; - secondo Erodoto - si tenevano persino aste nuziali in cui le donne venivano vendute al miglior offerente.

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Stile APA

Mark, J. J. (2026, settembre 04). Amore, sesso e matrimonio nell'antica Mesopotamia: Dinamiche relazionali umane nel mondo antico. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-688/amore-sesso-e-matrimonio-nellantica-mesopotamia/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Amore, sesso e matrimonio nell'antica Mesopotamia: Dinamiche relazionali umane nel mondo antico." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, settembre 04, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-688/amore-sesso-e-matrimonio-nellantica-mesopotamia/.

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Mark, Joshua J.. "Amore, sesso e matrimonio nell'antica Mesopotamia: Dinamiche relazionali umane nel mondo antico." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 04 set 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-688/amore-sesso-e-matrimonio-nellantica-mesopotamia/.

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