Intervista: Arte cristiana medievale in Medio Oriente

James Blake Wiener
da , tradotto da Gennaro Meccariello
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I medievisti, seguendo argomentazioni tradizionali, continuano ad alimentare malintesi sul Cristianesimo Orientale. In realtà il fatto che il Medio Oriente sia il luogo di nascita del Cristianesimo è per molti un mero particolare. Invece, nel Medioevo, molti Cristiani di confessioni e credi differenti, vissero in quelli che sono l'odierno Libano, la Siria, Israele e la Palestina. In questi luoghi costruirono chiese, seminari, monasteri maschili e femminili, in cui erano custoditi tesori di arte e preziose eredità culturali.

James Blake Wiener ne ha parlato col Dott. Mat Immerzeel, cercando di spiegare e contestualizzare l'eredità culturale dei Cristiani medievali che abitarono la regione mediterranea, ora nota come Medio Oriente.

Il Dott. Immerzeel è un docente associato dell'Università di Leida, ora in pensione e dirige il Centro studi sull'arte cristiana nel Medio Oriente "Paul van Moorsel", dell'Università Vrije di Amsterdam in Olanda.

Saint Bacchus Fresco
Affresco raffigurante San Bacco (Dahhat) il giovane James Gordon (CC BY)

JBW: La Comunità Cristiana più numerosa nel Libano odierno è quella dei Maroniti, le cui origini si fanno risalire a S. Marone (m. 410), un eremita siriano del IV secolo. La Chiesa Maronita è una chiesa cattolica cristiano-siriaca, nella quale si adotta l'antico rito antiocheo, unito alla comunione romana sin dal 1182. Nonostante ciò i Maroniti hanno conservato tutte le loro tradizioni ed usi originali.

Cosa pensa ci sia di distintivo nelle espressioni artistiche ed architettoniche dei Maroniti nel Medioevo, nei confronti delle altre confessioni cristiane del Medio Oriente? A causa dei frequenti contatti avuti con i commercianti ed i crociati provenienti dall'Europa Occidentale, è probabile che sia possibile ritrovare tale influenza negli edifici, nei mosaici, negli affreschi e nelle altre simili espressioni artistiche dei Maroniti.

MI: In special modo nel XIII secolo le comunità cristiane orientali si contraddistinsero grazie ad una straordinaria fioritura culturale, che si espresse nelle pitture decorative dell'integralità delle pareti interne delle chiese, come anche in icone, sculture, intarsi lignei e nell'edizione di codici miniati. Tuttavia, ciò che oggi ci rimane di tale stagione, differisce da una comunità o da una regione all'altra. In Libano, nei villaggi di montagna e nelle piccole città nei pressi di Jbeil (Byblos), Tripoli (Tripolis), nella Valle di Qadisha (Valle Santa) ed eccezionalmente anche a Beirut, sono rilevate diverse decine di chiese Maronite e Greco-Ortodosse affrescate, ma purtroppo soltanto poche tra queste conservano brani significativi del loro originario programma iconografico medievale. Molte delle chiese, infatti, caddero in disuso dopo il tracollo culturale del Cristianesimo nell'area, quando nel XIV secolo la pressione ed il proselitismo delle altre religioni divennero preponderanti. Allora molte delle strutture ecclesiastiche vennero lasciate nello stato in cui si trovavano, altre invece furono rinnovate nel periodo Ottomano o nei tempi a noi più vicini.

Map of Christian Pilgrimage in the Middle Ages, c. 1000
Mappa dei pellegrinaggi cristiani del Medioevo, intorno all'anno 1000 Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

L'arte cristiano-orientale mostra una notevole uniformità, benché non manchino differenze in relazione alle regioni ed alle confessioni religiose. Esclusi dall'Impero Bizantino a seguito della conquista araba, i Cristiani mediorientali non subirono le conseguenze del movimento iconoclasta (726-843), cosicché riuscirono a trasmettere il proprio patrimonio artistico preservandone l'originale peculiarità. Uno dei motivi d'interesse è l'introduzione, a partire all'incirca dall'Ottavo secolo, dei santi guerrieri a cavallo, come san Giorgio e san Teodoro. Mentre l'Occidente e l'Impero Bizantino dovettero attendere l'età delle Crociate per appropriarsi di tale schema e renderlo universalmente noto. Ma gli scambi furono senz'altro bilaterali. I Santi a cavallo dipinti nelle chiese maronite, melchite (greco-ortodosse) e siriaco-ortodosse, vennero poi progressivamente resi con l'equipaggiamento di cotta di maglia e nella tipica posizione con i piedi in spinta anteriore, una tecnica di ingaggio sviluppata dai Normanni, all'interno delle loro unità militari. D'altronde i santi cavalieri siriani, Sergio e Bacco, furono raffigurati come se fossero dei cavalieri crociati, con uno stendardo crociato, che è una delle usuali componenti delle immagini attribuite a san Giorgio. Oltre a questi esempi, ci sono ben poche prove della sensibilità orientale ai soggetti provenienti dal mondo latino. Ritroviamo un san Lorenzo di Roma rappresentato nel monastero greco ortodosso di Nostra Signora nei pressi di Kaftun, ma sembra essere un caso isolato ed eccezionale.

SEBBENE SI TROVI ALL'INTERNO DI TERRITORI MUSULMANI, LA PROVINCIA DI QALAMUN, TRA DAMASCO E HOMS, SI DISTINGUE GRAZIE ALLA BEN RADICATA PRESENZA DI COMUNITà GRECO-ORTODOSSE E SIRIACO-ORTODOSSE

Non è solitamente possibile, in base alla semplice osservazione degli affreschi ancora esistenti in Libano, comprendere a quale delle comunità cristiane la chiesa in cui si trovano sia appartenuta. Rappresentano, infatti, tutti gli stessi soggetti e Santi i cui nomi sono scritti in Greco e/o in Siriaco e i loro autori potrebbero essere stati reclutati da uguali ambienti artistici. Mentre, sulle architetture, non si possono avere pareri affidabili, in quanto gli studi e la documentazione sulle chiese libanesi nel Medioevo sono ancora agli inizi. Ciononostante, le strutture di alcune di esse, mostrano inconfondibili influenze dell'architettura occidentale; ad esempio, la Chiesa Maronita di San Saba a Eddé nel distretto di Batroun, segue in pieno i canoni dello stile Romanico.

JBW: Allora, proseguendo sulla falsariga della domanda precedente, è corretto affermare che i territori delle città occupate dai Crociati - Edessa, Antioca, Tripoli e Gerusalemme - recepirono in larga misura la lezione degli stili artistici della Cristianità Occidentale?

MI: In realtà ciò è ben difficile da sostenere, poiché ce ne rimangono soltanto rare tracce in quelle che furono la Contea di Edessa ed il Principato di Antiochia. Abbiamo sì qualche chiesa affrescata nell'antico Regno di Gerusalemme (Abu Ghosh, Betlemme), dove è possibile constatare una decisa impronta della manodopera bizantina, in una cornice latina. Oltre alle decorazioni che si sono conservate nelle chiese tra le montagne del Libano, ci sono altri simili ed interessanti esempi, assimilabili per stile e soggetti, dall'altra parte del confine con la Siria.

Saint Peter in Sinai
Icona di San Pietro, dal monastero del Sinai Wikipedia (Public Domain)

In una provincia, quella di Qalamun, tra Damasco e Homs, che sebbene si trovi all'interno di territori musulmani, si distingue grazie alla ben radicata presenza di comunità greco-ortodosse e siriaco-ortodosse e dal XVIII secolo in avanti, anche greco-cattoliche e siriaco-cattoliche. È interessante notare come, le caratteristiche iconografiche, confermino che pittori siriaci autoctoni furono impegnati negli affreschi all'interno delle fortezze crociate, quali il Krak dei Cavalieri ed il Castello di Margat in Siria. Forse, era molto più semplice ingaggiare manodopera locale, che trovare specialisti disposti a spostarsi dall'Europa.

JBW: L'Impero Bizantino esercitò una soverchiante influenza politica, culturale e religiosa sul Medio Oriente, lungo il corso di tutto il Medioevo; una parte considerevole della popolazione cristiana sia in Siria sia in Libano, ancora ai nostri giorni, segue la liturgia della Chiesa Greco-Ortodossa

MI: Escludendo le istituzioni fondate prima della conquista araba, è difficile trascurare la coeva influenza bizantina. Tra il XII ed il XIII secolo, pittori di scuola bizantina lavorarono alle dipendenze di qualunque cliente facoltoso fosse disposto a pagarli, nei territori Musulmani e dei Franchi, dal Cairo fino a Tabriz, a prescindere da quale fosse la loro rispettiva appartenenza confessionale. Ciò spiega in parte l'introduzione di alcuni "ricorrenti" soggetti bizantini e l'impronta bizantina di molti degli affreschi e delle icone di quel periodo. Ad esempio, si ritiene che i mosaici in stile bizantino della chiesa della natività a Betlemme, siano il prodotto di una cooperazione tra maestranze latine e bizantine, sin dall'ideazione degli stessi; da essi traspare infatti, un benaugurante messaggio di unità del Cristianesimo. Comunque nel 1204 i Crociati avrebbero conquistato Costantinopoli, insieme ad una parte considerevole dell'Impero Bizantino. I Veneziani allora portarono parte del bottino di guerra a Venezia e, inaspettatamente, con l'assenso del Sultano del Cairo, ne portarono un'altra parte ad Alessandria d'Egitto, con l'intenzione di vendere tali oggetti in Medio Oriente. Con buona pace dell'unità dei Cristiani...

La Chiesa Greco-Ortodossa ha le sue origini nella disputa, sviluppatasi durante il concilio di Calcedonia del 451, sulla natura umana e divina di Cristo, dalla quale si originò lo scisma della Chiesa Bizantina nelle due fazioni, pro o contro, le conclusioni di Calcedonia. I Maroniti, invece, come i Melchiti (lealisti), ad eccezione dei loro patriarcati orientali di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, rimasero fedeli alle precedenti posizioni ufficiali Bizantine, ottenendo una propria autonomia, sulla quale Costantinopoli non esercitò pressioni di sorta. Sull'altra sponda, i Siriaco-Ortodossi, confluirono nel medesimo dogma monofisita delle chiese Copte, Etiopi e Armene. A rendere le cose ancora più complicate, una parte delle Chiese Greco-Ortodosse e Siriaco-Ortodosse, nel XVIII secolo sono tornate al cattolicesimo romano, dando vita alle Chiese Greco-Cattolica e Siriaco-Cattolica.

The Church of Nativity, Bethlehem
Betlemme, la Chiesa della Natività vista da un viaggiatore Medievale (c. 1487) Konrad von Grünenberg (Public Domain)

JBW: Ci potrebbe dire qualcosa in più sulla Chiesa Siriaco-Ortodossa? Se non sbaglio, all'interno delle comunità Siriaco-Ortodosse c'era stata una vera e propria fioritura nell'edificazione di chiese e monasteri allorquando le stesse finirono, nel 640, per ricadere nell'espansione dell'Islam negli stessi territori.

MI: La comunità siriaco-ortodossa monofisita, usufruì del medesimo status di tutela di tutte le altre comunità non musulmane sotto la legge dell'Islam. Ciò le consentì di articolare una chiesa territoriale indipendente, con una propria gerarchia facente capo alla sede patriarcale di Antiochia e con un'ampia estensione in cui ricadevano larghe porzioni dell'Iran, dell'Iraq, della Turchia e della Siria. Alcune chiese, tra le più antiche di tale comunità, decorate con elementi scultorei delle architetture e con, seppur rari, mosaici, si trovano nella regione di Tur Abdin, situata nella zona Sud-orientale dell'odierna Turchia. In modo singolare, poi, intorno all'anno 800, un gruppo di monaci dalla città di Takrit (oggi Tikrit in Iraq), migrarono verso l'Egitto, dando vita ad una colonia siriaca, all'interno della comunità monastica dei Copti. Il loro monastero, denominato "dei Siriani" (Deir al-Surian) è tutt'ora esistente ed è una testimonianza fondamentale grazie alla sua struttura architettonica, agli affreschi, così come alle icone, agli intarsi lignei e alle sculture in esso presenti, che sono tutti databili tra il Settimo ed il Tredicesimo secolo. Nel monastero è inoltre ospitata una cospicua raccolta di codici manoscritti. Altro esempio di monastero arricchito da testimonianze d'arte è quello di San Mosè (Deir Mar Musa al-Habashi; che oggi è parte della chiesa Siriaco-Cattolica), nei pressi di An-Nabk (o Al-Nabek), al Nord di Damasco, nel quale si possono vedere affreschi originali datati tra l'XI ed il XIII secolo. Il Monastero di San Behnam (Deir Mar Behnam; ugualmente Siriaco-Cattolico) vicino Mosul, è noto per le rifiniture scultoree degli elementi architettonici, risalenti al XIII secolo, e per i bassorilievi in stucco unici nel loro genere, ma purtroppo, gran parte di questi sono stati recentemente distrutti dai guerriglieri dell'ISIS.

PREFERISCO DENOMINARLI "DI SCUOLA BIZANTINA" INVECE CHE "BIZANTINI", POICHé LA LORO PROVENIENZA NON è SEMPRE DEDUCIBILE IN MODO CERTO.

La presenza Siriaco-Ortodossa in Libano rimase limitata alla chiesa di Tripoli dedicata a San Behnam ed all'utilizzo temporaneo, da parte di rifugiati dai territori ad Est, caduti sotto il dominio dei Mongoli alla metà del XIII secolo, di una chiesa maronita intitolata a San Teodoro, nel piccolo paese di Bahdeidat. Questo edificio sacro conserva ancora intatto, nella sua integralità, un ciclo pittorico appartenente a quel periodo. Non abbiamo certezze riguardo chi abbia disposto il restauro, tuttavia l'aggiunta della figura di un donatore in abiti occidentali suggerisce il presumibile sostegno di un signore di origini franche, stabilitosi in quei luoghi. Per concludere, devo aggiungere che ai Siriaco-Ortodossi è ascrivibile un'eccellente scuola di miniatori, di cui alcuni esempi sono ancora esistenti nei cataloghi delle istituzioni bibliotecarie occidentali e nella biblioteca del patriarcato, situata nei pressi di Damasco.

JBW: Dal momento che le chiese Siriaco e Greco Ortodosse ebbero minori contatti con gli Europei rispetto ai Maroniti, si può affermare che l'arte Cristiano-Ortodossa in Libano rimase aderente ai modelli ed agli stili della Bisanzio medievale? Se ciò trova una corrispondenza nei fatti, dove e come si possono osservare differenze ed innovazioni?

MI: Come ho detto in precedenza, artisti di scuola bizantina sono stati attivi in modo diffuso nei possedimenti dei Franchi ed oltre gli stessi, lungo tutto il corso del XIII secolo. Preferisco denominarli "di scuola bizantina" invece che "bizantini", poiché la loro provenienza non è sempre deducibile in modo certo. Ad esempio, i pittori ciprioti, dopo la conquista crociata dell'isola, avvenuta nel 1291, continuarono a lavorare secondo i canoni della tradizione artistica bizantina, pur non essendo più sotto l'autorità dell'Imperatore. Culturalmente erano ancora pienamente bizantini, benché, utilizzando la nostra terminologia, potremmo dire che avevano nazionalità franco-cipriota. Da quel poco che si evince dagli affreschi superstiti, si può dire che alcuni artisti ciprioti, a causa del cambio di regime politico, si trasferirono verso il Medio Oriente in cerca di nuove commissioni artistiche. Non ci è dato sapere se alla fine, dopo aver portato a termine le loro opere, vi rimasero o ritornarono in patria, sta di fatto che proprio intorno alla metà del XIII secolo si ha la fioritura dello stile "Siriano-Cipriota", nel quale si fondono la tecnica pittorica bizantina con le forme ed i tratti tipici dell'arte siriana; ciò si realizza, ad esempio, in Libano, nel sopra menzionato Monastero di Kaftun. Significativamente, esempi di questo stile sincretico non si trovano soltanto in Libano o Siria, ma anche a Cipro.

The Virgin and Child Mosaic, Hagia Sophia
Santa Sofia in Istabul, Mosaico della Vergine con il Bambino Hagia Sophia Research Team (CC BY-NC-SA)

Concentrandosi sugli elementi in comune nell'arte Cristiano-Orientale e Bizantina, in particolare le decorazioni delle absidi mostrano similitudini, ma anche, di frequente, sottili differenze. Sin dai primi secoli del Cristianesimo, la più usuale raffigurazione presente nell'abside dietro l'altare, era quella di Cristo in gloria tra quattro figure di viventi (angeli o simboli degli evangelisti) nella parte superiore del catino absidale, mentre nel registro inferiore si trovavano la Vergine tra i Santi Apostoli e Padri della Chiesa. Tuttavia, una delle prime varianti documentata in Egitto riporta la visione di Ezechiele: qui Cristo in gloria è trasportato sul carro fiammeggiante di cui parla il sogno del profeta. Recenti studi hanno evidenziato come tale variante fosse diffusa ugualmente nelle chiese Siriaco-Ortodosse, in Turchia ed in Iraq, fino al XIII secolo. Gli affreschi dei catini absidali orientali uniscono, spesso, la gloria di Cristo con la Deesis, un'immagine in cui la Vergine e il Battista supplicano Cristo per il bene dell'Umanità. Invece, quest'ultima immagine, quella della Deesis, è riportata singolarmente dai Bizantini, nelle chiese di tutte le confessioni, dall'Egitto all'Armenia e alla Georgia.

JBW: non si può affrontare il discorso dell'arte Cristiana nel Vicino Oriente senza almeno fare un accenno ai Georgiani ed agli Armeni. La prima missione risale al IV secolo, e la Cilicia Armena (1080-1375) si sviluppò al tempo delle Crociate. Invece fu durante il regno della Regina Tamara (r. 1184-1213), che la Georgia assunse il tradizionale ruolo di protettrice dei Cristiani nel Medio Oriente, appartenuto all'impero bizantino. Gli Armeni ed i Georgiani non si relazionarono soltanto tra di loro, ma anche con i Bizantini e con i Crociati.

Si può distinguere in quale parte del Medio Oriente Cristiano la presenza Armena e Georgiana ebbe maggiore incidenza?

Tomb of Saint Hripsime in Armenia
Armenia, Tomba di santa Ripsima (Hripsime) James Blake Wiener (CC BY-NC-SA)

MI: Senz'altro l'arte Armena e Georgiana medievale è ancora visibile nelle rispettive terre d'origine, tuttavia sono sopravvissute opere significative della loro presenza in Medio Oriente ed in Egitto. Iniziando dagli Armeni, possiamo dire che essi hanno da sempre vissuto in comunità disperse per tutto il Medio Oriente, benché avessero un loro punto di riferimento nel quartiere armeno di Gerusalemme. Il portale ligneo del XIII secolo della Basilica della Natività a Betlemme, con le sue decorazioni ed iscrizioni marcatamente di fattura armena, dimostrano in concreto il ruolo degli Armeni in Terrasanta. Mentre più a Sud, le iscrizioni armene delle pitture parietali del XII secolo nel Monastero Bianco nei pressi di Sohag, ci ricordano la forte presenza armena in Egitto sotto la dinastia Fatimida, tra l'XI ed il XII secolo. Essi erano giunti in quei luoghi all'inizio dell'ascesa al potere di Badr al-Jamali, uomo d'armi e capo militare che poi divenne Visir dei Musulmani Armeni, occupando in pieno la posizione di comando del Regno Fatimida, negli anni 70 dell'XI secolo. Egli non vi portò, infatti, soltanto il proprio esercito costituito da Armeni Cristiani e Musulmani, ma trasformò l'Egitto in una patria sicura per loro, rispetto alle molto più pericolose zone della medesima area geografica.

Gli Armeni cristiani avevano un loro monastero e più di una chiesa in Egitto. Alla fine del periodo Fatimida, però, con la conseguente espulsione degli Armeni avvenuta degli anni 60' del XII secolo, i Copti se ne appropriarono. Si sa che il Catholicos degli Armeni, capo spirituale della comunità fino ad allora residente in Egitto, si trasferì a Gerusalemme, portando con sé tutti i preziosi manufatti appartenenti alla sua chiesa.

Nel Monastero Bianco c'è un affresco dipinto da un artista di nome Teodoro, originario di un villaggio sudorientale della Turchia, per conto dei minatori armeni, cui, quanto pare, era permesso di frequentare la chiesa del monastero. Tuttavia non è plausibile che Teodoro fosse giunto appositamente fino a quel luogo isolato, per compiere un unico lavoro. È quindi molto probabile che egli abbia affrescato altre chiese durante il suo soggiorno egiziano, ma i Copti ne hanno purtroppo cancellato agni traccia.

La presenza Georgiana, invece, è limitata alla città di Gerusalemme, là dove una loro comunità abitò il Monastero della Santa Croce fino al XVII secolo, allorquando lo stesso fu preso in consegna dai Greco-Ortodossi. A testimonianza di quel periodo, all'interno della chiesa del monastero c'è un ciclo di pitture del XIV secolo, con iscrizioni in lingua georgiana. In più, un'icona rappresentante san Giorgio, con scene della sua vita, dipinta all'inizio del XIII secolo e donata da un monaco georgiano, che si è ritratto prostrato ai piedi del Santo, è tutt'ora custodita nel Monastero di Santa Caterina del Sinai.

St. Catherine's Monastery, Sinai
Sinai, Monastero di Santa Caterina Marc!D (CC BY-NC-ND)

JBW: Dal momento che abbiamo accennato all'incidenza delle tradizioni artistiche europee e bizantine in Medioriente, mi domandavo se lei per concludere ci potesse dare qualche ulteriore notizia, invece, sull'influenza esercitata nei medesimi contesti dal mondo arabo o, più in generale, da quello islamico.

Fino a che punto i Cristiani di quella regione - che spesso vissero fianco a fianco con i loro vicini Musulmani - hanno adottato o assimilato le modalità e gli stili dell'architettura e dell'arte islamica?

MI: I primi esempi di arte islamica, risalenti alla dinastia Omayyade, mostrano una stretta correlazione con il periodo tardoantico, che d'altronde fu in egual modo fonte di ispirazione dell'arte paleocristiana. Col passare del tempo, tali affinità artistiche avrebbero gradualmente guadagnato una propria autonomia, finendo poi per incontrarsi nuovamente in alcuni episodi circoscritti. La prima testimonianza di arte cristiana ispirata a modelli islamici, sono i bassorilievi in stucco nel monastero siriaco in Egitto, fatto costruire durante i primi anni del X secolo dall'Abate Moses di Nisibis. Lì, infatti, gli intonaci dell'area presbiteriale creano la medesima atmosfera delle case del IX secolo a Samara, capitale del regno Abbaside, che a loro volta sono decorate molto similmente alla Moschea di Ibn Tulun (Principe Abbaside, giunto in Egitto in qualità di governatore) al Cairo.

The Mosque of Ibn Tulun, Cairo Egypt
Il Cairo, Egitto, Moschea di Ibn Tulun Berthold Werner (CC BY)

Le decorazioni delle iconostasi risalenti all'era fatimida, tra la navata e la bema delle chiese copte e gli intarsi lignei provenienti da contesti laici, degli Egiziani Islamici o degli Ebrei, sono del tutto sovrapponibili; allo stesso modo, gli elementi architettonici in rilievo scultorio del XIII secolo, le miniature dei codici manoscritti e le lavorazioni metalliche di Mosul, mostrano e condividono il medesimo linguaggio artistico e stile iconografico. Più in generale è possibile affermare che stiamo evidentemente occupandoci di artigiani ingaggiati a livello locale da più committenti, senza tener conto del loro retroterra religioso. Sebbene accada raramente di imbattersi in decorazioni islamiche negli affreschi parietali, l'impressione complessiva che si ricava è quella che le pitture cristiane fossero chiaramente soggette a precisi canoni iconografici se le confrontiamo con gli elementi delle decorazioni interne, per loro natura più neutri e legati alle mode del momento. Le uniche iscrizioni in Arabo trovate finora sugli affreschi, riguardano indicazioni in merito alla costruzione dell'edificio o alla sua ristrutturazione, in alternativa si tratta di graffiti lasciati dai visitatori. Ovviamente ci sono delle nette differenze anche in questo caso, tra il Greco ed il Siriaco delle rispettive chiese ed il linguaggio popolare utilizzato.

JBW: Dott. Mat Immerzeel, molte grazie per avermi dedicato il suo tempo e la sua attenzione.

MI: Di niente; è stato per me un piacere contribuire alla vostra iniziativa editoriale.

Mat Immerzeel ha lavorato in Medio Oriente sin dal 1989, prima in Egitto, poi in Siria ed in Libano, e negli ultimi anni a Cipro. Egli si è occupato principalmente di cultura materiale delle comunità cristiane orientali, dal III secolo ai nostri giorni. In particolare ne ha studiato gli affreschi, le icone, le sculture in pietra ed in gesso, gli intarsi lignei e le immagini miniate dei codici manoscritti. Ha preso parte a programmi di ricerca incentrati sulla formazione dell'identità culturale collettiva, sull'addestramento di curatori di raccolte museali locali, nonché a campagne di raccolta dati e di restauro. Attualmente è Direttore del Centro per lo studio della cultura e dell'arte cristiana in Medio Oriente "Paul van Moorsel" e caporedattore della rivista di Arte Cristiana Orientale (ECA), pubblicata dalla casa editrice Peeters di Lovanio, in Olanda.

Info traduttore

Gennaro Meccariello
Gennaro è uno studioso di storia locale ed è appassionato di storia. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Benevento, è interessato in particolar modo alla storia medievale, alla storia delle istituzioni ed alla storia contemporanea.

Info autore

James Blake Wiener
James è uno scrittore ed ex professore di Storia. Ha una laurea specialistica (MA) in World History, incentrata soprattutto sugli scambi interculturali e sulla storia mondiale. È uno dei co-fondatori di World History Encyclopedia e ne è stato anche il Responsabile delle Comunicazioni.

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Wiener, J. B. (2026, marzo 30). Intervista: Arte cristiana medievale in Medio Oriente. (G. Meccariello, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2592/intervista-arte-cristiana-medievale-in-medio-orien/

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Wiener, James Blake. "Intervista: Arte cristiana medievale in Medio Oriente." Tradotto da Gennaro Meccariello. World History Encyclopedia, marzo 30, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2592/intervista-arte-cristiana-medievale-in-medio-orien/.

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Wiener, James Blake. "Intervista: Arte cristiana medievale in Medio Oriente." Tradotto da Gennaro Meccariello. World History Encyclopedia, 30 mar 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2592/intervista-arte-cristiana-medievale-in-medio-orien/.

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