Aroldo Dente Azzurro e la conversione della Danimarca al Cristianesimo

Irina-Maria Manea
di , tradotto da Gennaro Meccariello
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Il Cristianesimo si diffuse nella regione scandinava in primo luogo grazie al determinante appoggio ed all'incoraggiamento dei governanti e delle élite al potere. Se per conversione intendiamo le attività intraprese dai re o dai religiosi col fine di propagare la nuova religione, ciò non ebbe uguali modalità in ognuno dei paesi di questa regione, che d'altronde non erano tutti ancor ben definiti nelle loro istituzioni all'epoca dei Vichinghi. In Danimarca e Svezia, la conversione richiese un minore dispiegamento di forze, rispetto alla Norvegia. Il re danese Aroldo Dente Azzurro (Blatand) Gormsson (c. 910- c. 987), così nominato, secondo le voci del suo tempo, per un dente vistosamente rovinato di colore azzurro, che lo rese famoso, fu battezzato nel 960. Mentre in Norvegia Olaf Tryggvason (c. 960-1000) mise in moto una conversione su larga scala verso il 995 ed in Svezia, Olof Skötkonung (c. 980-1022), si unì alla nuova fede intorno all'anno Mille.

Jesus Christ Depicted on Jelling Stone
Immagine di Gesù Cristo sulla pietra di Jelling National Museum of Denmark (CC BY-NC-SA)

Col fine di guadagnare terreno verso Nord, gli Imperatori franchi, in special modo dalle sedi arcivescovili di quella che è l'odierna Germania, favorirono i missionari. Dato il loro apporto alla chiesa ed alla liturgia medievale, sembra che ugualmente i missionari partiti dall'Inghilterra, abbiano avuto un ruolo non di secondo piano in ciò. Inoltre, i contatti e le reciproche influenze tra le case regnanti della Scandinavia, incisero sul corso degli eventi. Infatti, secondo quanto ci dice Rimberto, Arcivescovo di Amburgo-Brema, mentre re Olaf si trovava a Birka ricevette un messaggio da re Horik di Danimarca, con la richiesta di consentire al monaco Oscar (Anscario) di predicare il Vangelo alle sue genti. Tali risvolti sembra siano poi continuati, allorquando Canuto detto il Grande, diventato re sia del regno di Danimarca che di quello d'Inghilterra (tra il 1016 ed il 1035), condusse delle spedizioni militari nel Götaland, quando gli fu concesso di provare a diffondervi il Cristianesimo, in modo che il suo comportamento risultò essere alquanto distante dai metodi e dagli intendimenti della Chiesa. In altri termini, alla fine, la cristianizzazione fu il risultato sia di pressioni interne che esterne.

Il primo re danese ad essere battezzato, col preciso intento di ricevere l'appoggio di Luigi il Pio (r. 813-840), fu Harald Klak, benché tale adesione incidesse in maniera minore sulla conversione del popolo. Comunque c'è da ricordare che a seguito di questa prima fase, Luigi inviò come missionari in quelle terre Oscar ed Ebo di Reims. Mentre il Cristianesimo iniziò a guadagnare terreno durante il regno di Aroldo Dente Azzurro, che ugualmente dovette il proprio battesimo alla vicinanza con gli ambienti franchi. Aroldo salì al trono nel 958 e si fa datare la sua conversione verso il 960, o perfino più tardi. I dati archeologici riguardanti quel periodo, fanno capire che cancellò le eredità dei suoi predecessori, facendone rimuovere le sepolture a tumulo in pietre, con forma di nave. Tale cambiamento potrebbe essere interpretato come un segno della sua conversione. Gradualmente spostò la nuova sede regale a Roskilde, favorendo l'edificazione della fortificazione difensiva nota come Danevirke. Inoltre egli organizzò una rete difensiva formata da diversi siti fortificati, come Trelleborg, Aggersborg, Fyrkat e Borgeby.

La conversione di Aroldo

La Cronaca di Vitichindo (Res gestae Saxonicae), un'opera scritta intorno al 970, descrive il modo in cui Aroldo abiurò le antiche divinità.

Nei tempi passati i Danesi, pur essendo Cristiani, continuarono ad adorare gli idoli delle loro antiche tradizioni. Ma, un giorno durante una celebrazione che si teneva proprio per le divinità danesi, ci fu una disputa, alla presenza del re. I Danesi accettavano, infatti, che Cristo fosse Dio, tuttavia sostenevano che ci fossero altre divinità maggiori, che si erano manifestate loro con segni più prodigiosi. Un prete di nome Poppo, che attualmente è un pio vescovo, si oppose a tali conclusioni, proclamando che c'è un solo vero Dio, il Padre con il suo figlio unigenito Gesù Cristo e lo Spirito Santo. Egli sostenne, inoltre, che le immagini sono opere del demonio, non di Dio. Re Aroldo, che come si diceva, era pronto nell'ascoltare ma restìo nel parlare, chiese a Poppo se volesse dimostrare la sua fede in prima persona. Poppo non si tirò indietro, accettando di buon grado. Il re allora diede disposizioni per tenere il prete sotto sorveglianza fino giorno seguente. Quando arrivò il mattino, il re ordinò che un pezzo di ferro molto pesante fosse arroventato nel fuoco, e dopo chiese al prete, per la sua fede, di portare il ferro incandescente. Il confessore della fede cristiana, senza alcun timore, sollevò il ferro, trasportandolo fin dove il re gli aveva chiesto. Dopo, il sacerdote mostrò a tutti la sua mano senza nessuna ferita, dando la conferma della propria fede cattolica. Il re, grazie a tale evento prodigioso, si convertì al Cristianesimo decretando che il culto del popolo fosse dedicato all'unico vero Dio. Stabilì, inoltre, che tutti i suoi sudditi abiurassero gli idoli e accordassero rispetto ed onori ai preti ed ai servi di Dio. Tuttavia, tali eventi, sono attribuibili anche alle virtù ed al merito del padre, dal quale sono stati prodotti tutti gli sforzi per far risplendere l'ordine dei preti in queste regioni. (Vitichindo, tr. B. e D. Bachrach, 139-140).

Nel testo citato si fa riferimento a Ottone I, capo del Sacro Romano Impero dal 962 al 973, che diede indicazioni al Sinodo di Ingelheim per implementare una suddivisione per diocesi della Danimarca, sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di Amburgo-Brema. D'altro canto sembra che Poppo abbia collaborato con l'Arcivescovo Bruno di Colonia. L'attenzione posta da Vitichindo sull'evento miracoloso che suscitò la conversione nel cuore di Aroldo può in qualche modo essere spiegata dalla sua formazione culturale, dal momento che l'autore aveva studiato nel monastero benedettino di Corvey, in Sassonia. Oltre alle Res gestae saxonicae (Gesta dei Sassoni), egli scrisse anche testi agiografici.

CONTRARIAMENTE A QUANTO CI RIPORTA LA CRONACA RELIGIOSA DI VITICHINDO, AROLDO POTREBBE AVERE AVUTO UNA CONVENIENZA POLITICA NEL CONVERTIRSI

Riferimenti agli eventi riguardanti il battesimo di Aroldo, dopo aver assistito al miracolo di Poppo, si trovano nelle molto più tarde saghe islandesi, e segnatamente nella Saga di Olaf Tryggvason, inclusa nella raccolta dal titolo "Heimskringla" del poeta e storico del XIII secolo Snorri Sturluson. C'è da notare che in questa saga, però, Aroldo è convertito da Ottone II (R. 973-983) al fianco di Jarl Haakon di Norvegia (c. 937-995), con la richiesta di condurre tutti al Cristianesimo, benché lo stesso, iniziasse nuovamente, dopo poco tempo, a compiere scorrerie e offrire sacrifici agli antichi dei. Ciò per sottolineare quanto l'idea di fede che si aveva all'epoca fosse alquanto labile e la religione costituisse nient'altro che un'affiliazione formale.

Contrariamente a quanto ci riporta la cronaca religiosa di Vitichindo, Aroldo potrebbe avere avuto una convenienza politica nel convertirsi, prevenendo così l'invasione della Danimarca da parte dell'Imperatore tedesco, che, al contrario, avrebbe potuto utilizzare come pretesto di un eventuale attacco, la Cristianizzazione del popolo danese. La società clericalizzata che stava portando verso l'idea di un Sacro Romano Impero, con la parallela esaltazione della figura dell'Imperatore, rendeva inoltre la conversione più interessante per i regnanti, che potevano vederla come una strada verso un'autorità più ampia.

Vitichindo era un contemporaneo di Aroldo e di Otto, mentre il cronista Adam di Brema, che riprese la sua storia come fonte, visse un centinaio di anni dopo, avendo, com'è naturale, una visione differente dei fatti. Adam ci dice che l'Imperatore affrontò i Danesi, motivando la sua invasione come una conseguenza dell'uccisione di un legato e margravio imperiale, avvenuta, secondo l'autore, unitamente all'annientamento della colonia dei Sassoni. Otto quindi, avrebbe devastato la regione dello Schleswing fino allo stretto di Kattegat, per poi incontrarsi con Aroldo. Dopo la sconfitta dei Danesi, ci viene detto che:

Aroldo si sottomise ad Otto, e, dopo aver ottenuto nuovamente la concessione del regno da quest'ultimo, promise di accogliere il Cristianesimo in Danimarca. In un breve torno di tempo, Aroldo in persona fu battezzato, con la moglie, Gunnilde, ed il piccolo figlio, che il re stesso sollevò dal fonte battesimale, dandogli il nome di Svein Otto. All'epoca, la parte della Danimarca da questo lato del mare, che gli abitanti chiamano Jutland, fu suddivisa in tre diocesi, soggette al vescovo di Amburgo. Nella chiesa di Brema sono tutt'ora conservati gli editti reali frutto della giurisdizione dell'imperatore Otto sul regno di Danimarca, estesa al punto che egli poteva nominarne i vescovi. (Adam di Brema 1959, 56).

Adam prosegue poi riferendo che Papa Agapito (r. 946-955) si rallegrò con la chiesa di Amburgo, concedendo a Adaldago, Arcivescovo dal 937 al 988, il diritto di consacrare i vescovi ed i legati pontifici in Danimarca ed anche nelle altre zone più a Nord. Secondo quanto riportato, Aroldo rimase un difensore della Cristianità, fin quando fu spodestato da una ribellione capeggiata dal figlio Svein Barbaforcuta, e venne costretto a rifugiarsi presso i popoli slavi dell'Est, là dove rimase fino alla morte. Dalle pagine di Adam traspare tutta la sua simpatia per Aroldo, fin quasi a proporlo come vittima, meritevole perciò della corona del martirio. In ossequio alla considerazione accordatagli nella cronaca di Adam, il corpo venne traslato a Roskilde e seppellito nella chiesa da lui stesso fatta costruire in onore della SS. Trinità.

Baptism of Harald Bluetooth
Il Battesimo di Aroldo Dente Azzurro Anagoria (CC BY)

Adamo di Brema, autore delle Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum (Gesta dei Vescovi della chiesa di Amburgo), potrebbe aver preferito riportare una descrizione originale della conversione di Aroldo con un preciso intento apologetico, rispetto al ruolo dell'arcivescovado. Non a caso, indicando Amburgo come bersaglio dell'incursione norvegese dell'845, quando era praticamente disabitata, voleva in qualche modo esaltarne il peso esercitato nella conversione. Invece, proprio al tempo della redazione della sua opera, Amburgo lottava per mantenere la sua area di influenza, cosicché ci sono fondati motivi per dubitare della sua descrizione dei fatti. Secondo Adamo il battesimo di Aroldo fu una conseguenza della guerra, e, tutti questi eventi, plausibilmente, si verificarono prima del 948, allorquando i vescovi di Schleswig, Ribe e Aarhus furono consacrati a Ingelheim, tuttavia l'invasione di cui parla Adam, non ebbe mai luogo (Lund, 305). La battaglia cui lui fa riferimento fu combattuta tra Aroldo e Otto e, ad essa seguì, nel 983, l'invasione di Amburgo, appoggiata dagli alleati slavi.

Purtroppo Adam di Brema riconobbe fin troppi meriti ad Aroldo, sostenendo una data anticipata della sua conversione ed affidando, in essa, un ruolo determinante ad Amburgo e Brema, le due città che all'epoca, ricordiamo, avevano relazioni conflittuali con Colonia. Ulteriori dettagli, come quello di Aroldo in fuga dagli Slavi pagani, così come quello del suo corpo riportato in una chiesa ancora non ben identificata, evidenziano l'inaffidabilità della storia scritta da Adam. Oltretutto il suo tentativo di dipingere il figlio di Aroldo come un criminale è evidentemente ambiguo, dal momento che durante gli attacchi all'Inghilterra della fine del Decimo Secolo, egli era ben intento ad estorcere denaro (Danegeld) alle popolazioni locali, piuttosto che costretto ad un pesante esilio. (Lund, 307).

Il Monumento ad Aroldo

Oltre alle fonti documentali prese in esame finora, una delle due pietre runiche di Jelling confermano il ruolo chiave avuto da Aroldo nella conversione del popolo danese. Collocata nel 965, la pietra proclama le imprese del re, esprimendo una precisa idea di potenza politica: "Il re Aroldo ordinò che fosse creato questo monumento in memoria di suo padre Gorm e di sua madre Thyra. Quello stesso Aroldo che sottomise tutta la Danimarca e la Norvegia, convertendo i Danesi al Cristianesimo" (Price, 227). Sebbene ciò possa sembrare un'esagerazione, quello fu senz'altro un passo decisivo verso altre conversioni, come se il battesimo del capo avesse funto da catalizzatore per l'avvio del processo. Per di più le pietre di Jelling, tenendo insieme sia elementi pagani che cristiani, portano ad ipotizzare una transizione serena e differenziata, invece che qualcosa di imposto per mano militare.

Le pietre runiche non sembra fossero semplicemente dei monumenti eretti in memoria di qualcuno da parte di qualcun'altro che poteva permettersi economicamente di farlo, ma potrebbero essere state poste, inoltre, col fine di connotare un determinato territorio nei suoi confini politici, come è probabile che sia accaduto proprio a Jelling. I facoltosi benefattori che finanziarono le coloratissime pietre volevano senz'altro dare anche un ben determinato messaggio di potere ed influenza. I Danesi dell'epoca, rimanendo colpiti da quanto si presentava ai loro occhi, non sarebbero potuti rimanere indifferenti allo sforzo che era stato messo in campo per realizzare tali opere.

The Jelling Stones
Pietre di Jelling Bjørn Giesenbauer (CC BY-SA)

La più piccola delle due pietre è quella che prima del 958 Gorm, il padre di Aroldo, aveva fatto erigere in onore della moglie Thyra. Mentre è quella più grande, che oltre alle iscrizioni già riportate in precedenza, presenta due immagini eccezionali, per forma e realizzazione. Una rappresenta un serpente, l'altra Cristo crocifisso. Inoltre, fanno parte del medesimo sito, due tumuli funerari ed una chiesa in legno. La tomba interna alla chiesa in legno del tumulo posto a Settentrione si presume che contenga i resti mortali dello stesso Gorm, deposti nella cripta della chiesa, riportata alla luce negli anni '70 del secolo scorso. Tale coincidenza potrebbe aver testimoniato la precisa intenzione di Aroldo di convertire l'intera regione al Cristianesimo, a partire dalla sepoltura del padre. Inoltre, seguendo quelle che erano le tradizioni prima del Cristianesimo, il tutto era disposto e recintato riproducendo la forma di una nave.

La differenza più evidente tra le due pietre è data dal fatto che Aroldo utilizzò quella a lui dedicata, per farla diventare uno strumento di autocelebrazione personale. Qualora gli altri maggiorenti delle terre danesi si fossero riuniti a Jelling per discutere col re o per risolvere una controversia, sarebbero stati accolti segnatamente dall'emblema di Aroldo. Egli voleva presentarsi, distinguendosi dal padre, come il nuovo re cristiano. Intorno all'anno mille, infatti, essere cristiani era a tutti gli effetti un prerequisito per ognuno degli stati che intendesse prendere parte alla politica internazionale. Non a caso, dunque, Aroldo pose l'accento sulla transizione dal mondo pagano, alla prospettiva indicata dal Cristianesimo. Le ulteriori affermazioni di Aroldo che sono leggibili nell'iscrizione e sono indirizzate all'unificazione della Danimarca ed all'espansione verso la Norvegia, sono verosimilmente affidabili, dal momento che egli consolidò l'autorità regale ed allargò i confini del suo regno. La sua rottura col paganesimo, volente o nolente, gli avrebbe consentito di consolidare il suo nuovo regno. Re Aroldo coniò poi anche monete che su di un verso erano segnate dalla croce, in modo che rispecchiassero la conversione e proclamassero il cambiamento. I ritrovamenti e l'ampia diffusione di tali monete in tutta la Danimarca tra il 975 ed il 989, ci parlano chiaramente delle conquiste territoriali del re.

Ascesa del Cristianesimo

Ulteriori indizi sulla Cristianizzazione sono rintracciabili in Adamo di Brema e nelle Saghe islandesi in merito ad un possibile esercizio dei poteri sacrali della monarchia è testimoniata poi dalle offerte presentate al re dai capitribù, durante le visite alle fattorie ed alle abitazioni rurali fatte di grandi capanne (Longhouse). Tale particolarità ci dice che i capi avevano il potere legittimo di indirizzare le popolazioni locali ad aderire alla nuova religione. È probabile che gli stessi portassero in seguito ad avvicinarsi al battesimo gli aristocratici e soltanto dopo la gente comune. Così sembra che i primi prendessero atto della decisione di Aroldo e non sarebbe inverosimile immaginare il re procedere di villaggio in villaggio mettendo insieme doni, col fine di propagare la religione.

La costruzione della chiesa in legno e, di seguito, di quella in pietra, furono volute nel 1027 da Estrid, sorella di Canuto il Grande, che nel medesimo anno diede avvio al cantiere della Cattedrale di Roskilde. Il progressivo diffondersi del Cristianesimo è confermato altresì in alcune iscrizioni scolpite su pietre runiche, là dove è riscontrata la formula "Che Dio la faccia riposare in pace" o la citazione di costruzione di ponti, fatto quest'ultimo, considerato come un'opera pia. In tale fase è probabile che le donne abbiano giocato un ruolo di rilievo, così, in egual modo non si devono trascurare i contatti dei mercanti impegnati negli scambi con la parte dell'Europa cristiana. È verosimile, poi, per quanto si deduce dalle evidenze archeologiche come lo stampo di pietra ritrovato a Trendgården, che per qualche tempo le due fedi coesistessero, dal momento che esso potrebbe aver forgiato tanto croci, quanto martelli di Thor. La mitologia nordica presentava molte divinità; cosicché Cristo e i Santi si sovrapposero ad esse agevolmente e col passare del tempo le rappresentazioni e le credenze pre-cristiane andarono ad alimentare soltanto il folklore popolare. Certo è difficile capire cosa le persone, nella loro individualità, pensassero della transizione, ma Helgi, dal Book of Settlements islandese evidenzia la quasi omogenea diffusione della fede in Cristo, tranne che durante la navigazione, quando era ancora preferito Thor.

Cross Coin of Harald Bluetooth
Moneta con la croce di Aroldo British Museum (CC BY-NC-SA)

Diversamente da quanto accadde in Norvegia, dove la conversione avvenuta nel corso dei regni di Olaf Tryggvason (noto come Olaf I di Norvegia, r. 995-1000) e Olaf Haraldsson (noto come Olaf II di Norvegia, r. 1015-1028) ebbe uno svolgimento più tormentato, in Danimarca tutto andò in modo più sereno, grazie alla maggiore uniformità del territorio e delle sue istituzioni. Tuttavia, in seguito, Svein Barbaforcuta (r. 986-1014), figlio di Aroldo Dente Azzurro, si oppose al Cristianesimo, aderendo ad esso soltanto negli ultimi anni del suo regno, pur rimanendo sempre diffidente verso le interferenze dell'Arcidiocesi di Amburgo-Brema. Egli preferì, dunque, reclutare gli ecclesiastici in Inghilterra e trattò direttamente col papato per una delle locali arcidiocesi. Tale istituzione autonoma, eretta a Lund nel 1014, insieme alla forma di governo adottata da re Valdemaro I di Danimarca (r. 1154-1182) e da suo figlio, che prevedeva un'assemblea nazionale, divenne la fonte per una vasta opera storiografica del XII secolo dal titolo: "Gesta Danorum" (Gesta dei Danesi) scritta da Saxo Grammaticus.

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Manea, I. (2026, ottobre 08). Aroldo Dente Azzurro e la conversione della Danimarca al Cristianesimo. (G. Meccariello, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1733/aroldo-dente-azzurro-e-la-conversione-della-danima/

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Manea, Irina-Maria. "Aroldo Dente Azzurro e la conversione della Danimarca al Cristianesimo." Tradotto da Gennaro Meccariello. World History Encyclopedia, ottobre 08, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1733/aroldo-dente-azzurro-e-la-conversione-della-danima/.

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