Igiene, abbigliamento e gioielli dei Vichinghi

Articolo

Joshua J. Mark
da , tradotto da Federica Lomoro
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Disponibile in altre lingue: Inglese, Francese

Sebbene i Vichinghi siano solitamente rappresentati come rozzi, sporchi e violenti, erano in realtà piuttosto raffinati, prendevano molto sul serio l’igiene personale, e indossavano abiti pregiati ornati di gioielli. Alcuni cronisti cristiani che condannavano i Vichinghi ne sottolineano la raffinatezza nell'abbigliamento e l’attenzione che dedicavano al proprio aspetto.

Norse Clothing as Depicted in the Vikings
Abbigliamento vichingo nella serie
History Channel (Copyright, fair use)

Gli abiti vichinghi erano fatti di lana, lino e pelli animali, e di seta per i più ricchi. I pettini - un oggetto che praticamente ogni vichingo portava con sé - erano ricavati da palchi di cervo, ossa, avorio e legno, e spesso racchiusi nella loro custodia. I gioielli delle classi più ricche erano in argento, oro, pietre preziose e vetro lucido, ma anche le classi inferiori si agghindavano in base ai propri mezzi, usando stagno, piombo, ferro e bronzo. Scarpe e stivali erano confezionati con pelli animali e non avevano tacco. Ad eccezione degli schiavi, in generale gli Scandinavi erano ben vestiti, e ritenevano motivo d’orgoglio il proprio aspetto. Iniziavano la giornata con una routine di igiene personale, e il sabato era dedicato al bagno e al lavaggio degli indumenti; una pratica che i cronisti anglosassoni trovavano strana e discutibile.

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La fama dei Vichinghi di essere ben curati deriva dalle cronache cristiane, che condannavano queste usanze come un vanitoso atteggiarsi.

I Vichinghi erano Scandinavi (anche se non tutti gli Scandinavi erano Vichinghi), e l’enfasi che ponevano sull’essere ben curati e vestiti rifletteva i valori della loro cultura. È stata formulata l’ipotesi che questo derivasse dal concetto di Fato, poiché nessuno poteva conoscere il giorno della propria morte, e dunque si doveva essere sempre presentabili al meglio nel caso si giungesse nell’aldilà. La poesia norrena, nello specifico lo Hávamál e il Reginsmál, enfatizza l’importanza di iniziare la giornata “pettinati e lavati”, non potendo sapere dove si sarebbe stati la sera, o addirittura se ancora nel mondo dei vivi.

L’anima del defunto arrivava, secondo le credenze, in una delle varie destinazioni dell’aldilà con l'aspetto che la persona aveva avuto in vita. Gli eroi del Valhalla, ad esempio, giungevano con l'armatura e le armi che indossavano al momento della morte. Curarsi e vestirsi bene ogni giorno assicurava di non doversi vergognare al cospetto degli dei e delle anime degli altri defunti, ed aveva anche un valore cosmico: si contribuiva a mantenere l’ordine stabilito, allontanando il cataclisma del Ragnarök che avrebbe sancito la fine del mondo.

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Fonti su abbigliamento, igiene e gioielli vichinghi

Le informazioni sull’abbigliamento dei Vichinghi ci arrivano dai ritrovamenti archeologici, dalle rappresentazioni artistiche e dalle opere scritte dai loro nemici. La studiosa Kirsten Wolf commenta così:

Possiamo distinguere due tipologie di prove (per determinare cosa indossassero gli Scandinavi di epoca vichinga). Una consiste nei frammenti di tessuto che si sono preservati grazie al contatto con le spille, e questi frammenti ci forniscono informazioni sul tipo di tessuti utilizzati. Inoltre la posizione delle spille, che venivano principalmente utilizzate per fissare gli abiti, su un cadavere completamente vestito ci danno indicazioni sulla foggia e il taglio degli abiti. L’altra prova consiste nell’arte figurativa del tempo, come le pitture rupestri di Gotland erette tra il V e l'XI secolo, i ciondoli con forma umana e l’arazzo rinvenuto nella sepoltura dell’imbarcazione di Oseberg. (100-101)

I reperti funerari hanno fornito alcune delle prove più significative sull’abbigliamento vichingo, poiché le donne venivano sepolte con una notevole quantità di gioielli, tra cui le spille per reggere il mantello o la tunica. Poiché i tessuti possono conservarsi a contatto con i metalli, pezzi di tessuto sono stati recuperati, e hanno fornito indizi sul tipo di abiti indossati e persino su come venivano indossati. La moda femminile è più documentata di quella maschile nei ritrovamenti funerari, poiché molti uomini venivano cremati. Alcune delle pitture rupestri di Gotland forniscono informazioni sulla moda norrena, come quella in cui Odino arriva nell’oltretomba, che mostra abiti femminili e maschili.

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Odin on Sleipnir (Tjängvide image stone)
Odino su Sleipnir (pietra di Tjängvide)
Berig (GNU FDL)

La fama dei Vichinghi di essere ben curati deriva dai racconti cristiani, che condannavano queste usanze come un vanitoso atteggiarsi, che poteva indurre in tentazione i cristiani ad emulare le usanze pagane facendo adirare Dio. Dopo il saccheggio da parte dei Vichinghi del monastero di Lindisfarne nel 793, lo studioso Alcuino (m. 804 ca.) scrisse diverse lettere ai re inglesi, denunciando quei cristiani che avevano iniziato a vestirsi e a prendersi cura di sé come i Vichinghi pagani, cosa che sicuramente aveva scatenato l’ira di Dio. I saccheggi vichinghi in Britannia, egli dichiarava, erano la punizione di Dio per i peccati della popolazione, che si atteggiava imitando i Vichinghi:

Considerate gli abiti, le acconciature, le usanze lussuose dei principi e del popolo. Guardate come vi acconciate la barba e i capelli, cercando di assomigliare ai pagani. Non vi sentite minacciati dal terrore di coloro che tentate di imitare? (Somerville & McDonald, 187)

Gli scritti cristiani demonizzano regolarmente i Vichinghi, e talvolta si lasciano sfuggire il risentimento per gli invasori scandinavi, meglio curati (e profumati). Lo studioso Magnus Magnusson cita il cronista inglese del XIII secolo John di Wallingford, nel famoso passaggio in cui giustifica il massacro dei Danesi nel 1002:

I Danesi si resero troppo accettabili alle donne inglesi grazie alle loro maniere eleganti e la cura per il proprio aspetto. Pettinavano i capelli ogni giorno, facevano il bagno ogni sabato, e persino si cambiavano d’abito spesso. Si mettevano in mostra attraverso questi mezzi frivoli. In questo modo, hanno assediato la virtù delle donne sposate e persuaso le figlie, persino dei nobili, a diventare le loro concubine. (135)

Il risentimento inglese verso i nuovo arrivati non era certamente dovuto al solo aspetto dei Vichinghi e alle loro abitudini igieniche, ma queste esasperarono comunque le tensioni in Britannia poiché, come osserva Magnusson, l’abitudine vichinga di “fare il bagno e cambiarsi la biancheria gli dava un ingiusto vantaggio sui loro rivali Anglo-Sassoni nei confronti delle fanciulle locali” (135). L’igiene dei Vichinghi era tuttavia solo uno degli aspetti del loro fascino, poiché essi davano grande importanza anche alla cura di abbigliamento e accessori.

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Abbigliamento maschile

I Vichinghi si vestivano a strati, ad iniziare dalla biancheria intima in lino. Si ritiene che gli uomini (e anche le donne) indossassero sia maglie che calzoncini intimi, ma questa è solo un’ipotesi, non avendo prove tangibili dell’esistenza di questi indumenti. Lo strato successivo era una tunica lunga fino al ginocchio e pantaloni. Di questi sembra esistessero due tipologie, una più larga e comoda e l’altra più aderente al corpo. Si portava una cinta attorno alla vita a cui si potevano appendere un coltello e un borsello, assieme ad altri oggetti personali come degli amuleti. La tunica scendeva gonfiandosi al di sopra della cinta, arrivando a metà coscia.

La società scandinava era divisa in tre classi:

  • Gli jarl - l’aristocrazia
  • I karl - la classe inferiore
  • I thrall - gli schiavi

L’abbigliamento che abbiamo appena descritto era la base quotidiana del vestire di uno jarl o di un karl. Uno jarl avrebbe poi aggiunto un mantello, che poteva essere ornato di pelliccia o bordato di seta. Cappotti, giacche e mantelli erano a volte ricamati con filo d’oro o d’argento. Un karl poteva indossare una giacca di lana sopra la casacca esterna, ed entrambe le classi indossavano gioielli: soprattutto collane e bracciali, oltre a fermagli con cui tenevano a posto i capelli. I thrall indossavano solo una tunica di lana lunga al ginocchio, fermata in vita da una cintura o da una corda.

Viking Age Clothing
Abbigliamento di epoca vichinga
Wolfmann (CC BY-SA)

Esistevano due tipi di scarpe, con suola e in pelle: le prime erano composte da pelle di animale cucita su una suola più grezza, mentre le seconde erano un unico pezzo di pelle cucito su se stesso. Quest’ultimo tipo era più simile a un calzino molto spesso, fermato all’altezza della caviglia dai lacci. Gli stivali avevano solitamente la suola ed erano fatti di pelle di mucca o cervo.

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Abbigliamento femminile

La moda femminile era meno variegata di quella maschile, ma consisteva anch’essa di diversi strati, a iniziare da biancheria intima di lana o lino. Le donne delle classi più agiate portavano una sottoveste di lino, con le maniche o senza, con sopra un abito munito di bretelle sulle spalle. Gli abiti potevano essere larghi o più attillati, in base a come venivano acconciati e fermati intorno al corpo. Erano drappeggiati attorno al corpo della donna e fermati da spille, che ne dettavano così la forma. Wolf commenta così:

Da una di queste spille, di solito la destra, potevano pendere accessori tessili come forbici, pinzette, un punteruolo o una scatola di aghi, e tra le spille potevano essere appese file di perline, a volte con l’aggiunta di pendenti in ambra o argento. Si portava una cinta alla vita, con appeso coltello e borsello e, se la donna si occupava della casa, le chiavi della dispensa o del baule dei beni preziosi. Le donne sposate potevano indossare un alto copricapo o una sciarpa attorno ai capelli. (104)

Sia gli uomini che le donne preferivano copricapi di tre tipi: un cappello a punta, uno stretto berretto di lana e una fascia in metallo. I mantelli con cappuccio erano molto popolari fra i ricchi, così come mantelli con maniche e scialli appuntati con spille elaborate. I copricapi femminili erano forse più elaborati, ma anche qui non possiamo avere certezze poiché, come abbiamo già detto, i gioielli femminili rinvenuti nelle tombe sono molto più numerosi, e dunque ne abbiamo meno di quelli maschili per poterli confrontare. L’esemplare più famoso di copricapo vichingo - l’elmo cornuto - era forse usato soltanto durante le cerimonie, oppure fu un’invenzione dei cronisti cristiani. Gli elmi vichinghi non avevano corna o ali, dato che simili decorazioni sarebbero state d’intralcio durante le battaglie.

Viking Age Oval Brooches from Hedeby
Spille ovali di epoca vichinga da Hedeby
Einsamer Schütze (CC BY-SA)

Anche le donne, come gli uomini, portavano calzature con suola o in pelle, a volte decorate, e preferivano collane più elaborate di quelle indossate dagli uomini. Le collane femminili erano spesso formate da perline lucidate o gemme, ma potevano anche essere d’argento o d’oro. Le collane maschili erano più semplici, spesso soltanto delle perline in vetro ai lati di un martello di Thor o di qualche altro talismano.

Gioielli

I gioielli norreni erano di vari tipi e venivano indossati da persone di entrambi i sessi. Tra gli oggetti più popolari c’erano collane, braccialetti, anelli per mani e piedi, bracciali, orecchini, amuleti e pendenti, fasce da braccio, perline e spille. Wolf commenta a proposito della popolarità, e della necessità, delle spille:

Le spille erano ciò che potremmo chiamare un gioiello d’obbligo, poiché avevano la funzione di fissare i capi d’abbigliamento. Ne sono state ritrovate moltissime, da pezzi unici in metalli preziosi a pezzi prodotti in serie con materiali a basso costo. Questi ultimi venivano spesso ricoperti in superficie per dargli l’aspetto di oro o argento. Le spille ovali, a cupola, usate dalle donne per fermare gli abiti sono le più diffuse. Indossate a coppie, misurano di solito 10-12 cm, con vistose decorazioni in rilievo e a volte ornate di filigrana. Sono generalmente decorate con motivi di animali intrecciati. (105)

Le collane indossate dagli uomini erano realizzate con barre di metallo attorcigliate fra loro, a volte ornate da una pietra preziosa, un amuleto o un pendente; le collane femminili, come detto, erano più elaborate. Gli anelli differivano tra uomini e donne solo nelle misure, così come i bracciali, anche se sia i bracciali che le fasce da braccio (bracciali più spessi) sembra avessero un significato cerimoniale e sociale.

Il bracciale norreno era essenzialmente un portamonete. Era disegnato per essere facilmente piegato, e per poterne offrire un pezzo in cambio di beni o servizi.

Il bracciale norreno era essenzialmente un portamonete. Era disegnato per essere facilmente piegato, e per poterne offrire un pezzo in cambio di beni o servizi. Il bracciale simboleggiava anche la transizione da ragazzo a uomo, o poteva essere regalato da qualcuno di classe sociale più alta verso un suo subordinato. Un esempio è la figura del re Hrothgar in Beowulf, noto come “donatore di anelli” - un generoso signore che dispensava regali a chi era nelle sue grazie.

Fra gli esempi di gioielli più popolari, oltre alle spille, erano i pendenti, dalle forme molto diverse. Solitamente erano in onore degli dei, quindi potevano essere a forma di trono, di cavallo in onore del destriero di Odino Sleipnir, di armi associate alle varie divinità, tra cui, naturalmente, la più popolare era il martello di Thor, Mjölnir: questo non era solo considerato un amuleto di protezione contro le minacce, ma una fonte di forza a cui una persona poteva attingere durante le peripezie della vita.

Thor's Hammer Amulet
Amuleto con martello di Thor
Gunnar Creutz (CC BY-SA)

Il Fato e l'aspetto personale

Nelle credenze norrene il fato era deciso alla nascita, ma le azioni di una persona durante la sua vita erano soggette al libero arbitrio. Nel Völuspá, nell’Edda Poetica, la veggente descrive le Norne (il Fato) che vivono tra le radici dell’albero del mondo Yggdrasil, presso il Pozzo di Urd, e tessono il destino di tutte le creature viventi:

Tre donne sagge
vivono lì,
presso il pozzo
sotto quell’albero.
Una è chiamata Urth,
un’altra Verdandi,
la terza è chiamata Skuld.
Esse plasmano il destino degli uomini,
determinano le leggi del destino,
scelgono la durata della vita
di ogni bambino umano
e il modo in cui ogni vita finirà.

(Verso 20, Crawford, 6)

L’individuo non aveva modo di sapere cosa le Norne avessero per lui deciso, e dunque la cosa migliore era quella di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Uno dei modi di vivere bene era curare il proprio aspetto personale, usanza incoraggiata in brani di poesia norrena come nello Hávamál e nel Reginsmál. Entrambe le opere contengono versi che raccomandavano al lettore di curare il proprio aspetto prima di uscire di casa la mattina:

Ogni uomo dovrebbe
mantenersi curato e pulito,
e mangiare al mattino.
Non si può sapere
dove si sarà la sera,
quindi è male lasciare la casa a digiuno.

(Reginsmál, 25; Crawford 240)

Dovresti sempre uscire
con i capelli pettinati
e un pasto nella pancia,
anche se non puoi permetterti bei vestiti.
Non dovresti vergognarti
delle tue scarpe o dei pantaloni
e neanche del tuo cavallo,
anche se non è buono.

(Hávamál, 61; Crawford 28)

L’importanza dell’aspetto fisico nella vita quotidiana viene enfatizzato in entrambi questi estratti, ma l’attenzione alla cura di sé aveva anche un significato cosmico, quello di collaborare a mantenere l’ordine collettivo nei Nove Regni della cosmologia norrena. Gli umani vivevano in uno di questi nove regni, che sarebbero tutti stati distrutti durante il Ragnarök, il Crepuscolo degli Dei, quando le forze del caos si sarebbero liberate per affrontare gli dei nella battaglia finale.

Viking Age Comb
Pettine di epoca vichinga
The Swedish History Museum, Stockholm (CC BY)

All’inizio del Ragnarök, il grande lupo Fenrir ulula fuori dai cancelli di Hel, e sua sorella gli fornisce un esercito di morti per combattere gli dei. Quest’armata viene portata sul campo di battaglia dalla nave Naglfar, costruita con le unghie (delle mani e probabilmente dei piedi) dei morti. La nave non può salpare fino a che non sarà completa, e non può essere completa fino a quando non avrà abbastanza unghie umane. Per questo motivo, tagliarsi le unghie era considerato un contributo al mantenimento dell’ordine universale perché, se si moriva con le unghie lunghe, questo avvicinava il giorno in cui Naglfar sarebbe stata completata.

Conclusione

I Vichinghi, e gli Scandinavi in generale, credevano che la fine del mondo fosse vicina poiché il primo segno dell’arrivo del Ragnarök - la morte del dio Baldr - era già arrivato. Il fato di ognuno - così come il fato collettivo dei Nove Regni - era stato già deciso dalle Norne, quindi il meglio che ognuno potesse fare era godersi la vita il più possibile, e questo includeva l’essere ben vestiti. Anche se alcuni capi d’abbigliamento conservavano il colore naturale, altri venivano tinti con colori vivaci come il blu (ricavato dalla tintura di guado), verde (da guado e un’altra sostanza gialla), viola (da licheni e guado), rosso (da robbia) e giallo (forse da bucce di cipolla), oltre a colori come il marrone ottenuto dal miscuglio di gusci di noce e altri elementi.

Anche se i Vichinghi sono di solito considerati come selvaggi assetati di sangue che saccheggiavano e terrorizzavano villaggi e città (cosa che sicuramente facevano), erano in realtà molto più raffinati e acculturati di quanto i cronisti, responsabili della loro cattiva reputazione, li dipingevano. Fare il bagno e curare l’igiene personale non rientravano nei valori cristiani, ed erano associati a pratiche pagane. Le accuse di Alcuino verso quei cristiani che imitavano le usanze vichinghe non erano le uniche, poiché molti scrittori cristiani, prima e dopo l’epoca vichinga, denunciarono l’igiene personale come sintomo di vanità.

Per i Vichinghi, tuttavia, i cristiani erano dei selvaggi che non coglievano l’importanza di lavarsi, di fare il bucato e di acconciarsi al meglio. I resoconti sui ritrovamenti nelle tombe vichinghe spesso pongono l’accento sulle armi, ma è molto più comune trovare nelle tombe strumenti associati con l’igiene, come pinzette, pettini, stuzzicadenti e ciotole per lavarsi. I Vichinghi incarnavano il concetto di “vestirsi per il successo” e lo facevano al meglio, anche se questo aspetto della loro cultura è stato largamente ignorato nelle rappresentazioni odierne.

Info traduttore

Federica Lomoro
Linguista e traduttrice, Federica è laureata in cinese e giapponese. Dalla Città Eterna all'Estremo Oriente, è sempre pronta a scoprire qualcosa di nuovo sulle antiche civiltà e sul modo in cui hanno plasmato il mondo in cui oggi viviamo.

Info autore

Joshua J. Mark
Scrittore freelance, Joshua J. Mark è stato Professore di Filosofia presso il Marist College, New York. Ha vissuto in Grecia ed in Germania ed ha viaggiato in tutto l'Egitto. Ha insegnato storia, scrittura, letteratura, e filosofia all'università.

Cita questo lavoro

Stile APA

Mark, J. J. (2021, settembre 27). Igiene, abbigliamento e gioielli dei Vichinghi [Viking Hygiene, Clothing, & Jewelry]. (F. Lomoro, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1840/igiene-abbigliamento-e-gioielli-dei-vichinghi/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Igiene, abbigliamento e gioielli dei Vichinghi." Tradotto da Federica Lomoro. World History Encyclopedia. Modificato il settembre 27, 2021. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1840/igiene-abbigliamento-e-gioielli-dei-vichinghi/.

Stile MLA

Mark, Joshua J.. "Igiene, abbigliamento e gioielli dei Vichinghi." Tradotto da Federica Lomoro. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 27 set 2021. Web. 21 mag 2022.