Marduk

Joshua J. Mark
da , tradotto da Elisa Mion
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Dragon of the Ishtar Gate (by Jan van der Crabben, CC BY-NC-SA)
Drago della Porta di Ištar Jan van der Crabben (CC BY-NC-SA)

Marduk era il dio protettore della città di Babilonia e presiedeva alla giustizia, alla compassione, alla guarigione, alla rigenerazione, alla magia e all'equità, seppur venga talvolta citato come divinità agricola e delle tempeste. Il suo tempio, la celebre ziqqurat descritta nelle Storie di Erodoto, è considerato il modello di riferimento per la biblica Torre di Babele.

I Greci lo associavano a Zeus e i Romani a Giove, poiché era conosciuto come il babilonese Re degli Dei. Viene raffigurato come un essere umano che indossa degli abiti regali, recante nelle proprie mani un serpente-drago e una vanga appuntita. Marduk sembra derivare da una divinità locale conosciuta come Asalluhi (anche Asarluhi), dio agricoltore e simboleggiato dalla vanga, quest'ultima tradizionalmente chiamata marru, che continuò a comparire nell'iconografia. Il nome Marduk, tuttavia, sebbene si ritenga sia correlato al marru, si traduce "vitello", anche se più comunemente era chiamato Bel (Signore, Padrone). Ben differente dalla divinità locale d'origine, Marduk sarebbe diventato una della divinità più prestigiose del pantheon mesopotamico.

Era figlio del dio della saggezza Enki (quest'ultimo anche noto con il nome di Ea e considerato, in alcuni racconti mitologici, come la vera divinità della Creazione), che era anche associato all'acqua fresca e vitale. La correlazione del dio Marduk a Enki trova spiegazione, senza alcun dubbio, nella precedente divinità regionale Asalluhi, condividendo molte delle sue medesime caratteristiche. La moglie di Marduk era la dea della fertilità Ṣarpanītum (anche se in alcune fonti viene menzionata la dea Nanaya come sua moglie), e il loro figlio era Nabu, dio protettore degli scribi, della scrittura e della saggezza.

Da divinità agricola regionale, Marduk assunse un'importanza sempre più crescente per la città di Babilonia (e successivamente per l'Impero Assiro), diventando, infine, la divinità più importante e potente del pantheon babilonese e mesopotamico in genere, il cui culto divenne quasi monoteistico. Era considerato il creatore dei Cieli e della Terra, co-creatore, assieme al dio Enki, degli esseri umani e dell'ordine divino dopo la sua vittoria sulle forze del Caos guidate dalla dea Tiamat (Tiāmat), come narrato nell'Enūma Eliš. Una volta legittimato il suo dominio, conferì agli altri dèi i rispettivi compiti e responsabilità, organizzando sia il Mondo che l'aldilà.

Marduk nell'Enūma Eliš

Il poema babilonese della Creazione, l'Enūma Eliš, narra dell'ascesa al potere del dio Marduk. All'inizio dei tempi, l'Universo era soltanto il Caos indistinto e vorticoso che progressivamente si separò in acqua dolce e fresca, ovvero, Apsû (il principio maschile), e in acqua salata e amara, nonché Tiamat (il principio femminile). Queste due divinità diedero poi origine a tutte le altre del pantheon mesopotamico.

Da divinità agricola regionale, Marduk assunse una crescente importanza per la città di Babilonia, diventando la divinità più importante e potente del pantheon babilonese, il cui culto divenne quasi monoteistico.

Tiamat amava davvero i suoi figli, ma Apsû si lamentava perché erano troppo rumorosi, lo tenevano sveglio la notte e lo distraevano dalla sua opera durante il giorno. Alla fine, Apsû decise di ucciderli ma Tiāmat, inorridita, rivelò il piano al figlio maggiore Enki, il quale rifletté sul miglior modo di agire: infatti, egli fece cadere il padre in un sonno profondo e lo uccise.

Dalle spoglie di Apsû egli creò la sua dimora, la Terra, nella regione paludosa di Eridu. Tiamat non si sarebbe mai aspettata che il figlio maggiore uccidesse il marito e così dichiarò guerra a tutti i suoi figli, radunando il proprio esercito del Caos in aiuto. A capo delle sue forze mise il dio Kingu (Qingu), suo nuovo consorte, che in ogni battaglia sconfiggeva gli dèi più giovani.

Enki e i suoi fratelli iniziarono a disperarsi quando il giovane dio Marduk si fece avanti e affermò che non li avrebbe condotti alla vittoria se non prima di essere proclamato loro stesso sovrano. Una volta ottenuto quanto richiesto, Marduk sconfisse Kingu a duello e poi uccise Tiamat, colpendola con un dardo che la divise in due parti; dai suoi occhi sgorgarono i fiumi Tigri ed Eufrate e dal suo cadavere Marduk plasmò i Cieli e completò la Creazione della Terra iniziata da Enki (in alcuni racconti mitologici, quest'ultimo non viene minimamente menzionato in quanto Marduk sarebbe, secondo tale versione, l'unica divinità creatrice del Mondo). Consultandosi con il dio Enki, Marduk creò poi gli esseri umani dai resti degli dèi sconfitti che avevano incoraggiato Tiamat a muovere guerra contro i propri figli. Kingu venne giustiziato e i suoi resti utilizzati per creare il primo uomo, Lullu.

Mesopotamian Epic of Creation Tablet
Tavoletta mesopotamica del Poema della Creazione (Enūma Eliš) Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Il dio Marduk regola, dunque, il funzionamento del Mondo, includendo l'umanità come collaboratrice degli dèi contro le forze del Caos. D'ora in avanti, come decretò illo tempore Marduk, gli esseri umani svolgeranno il lavoro per cui gli dèi non hanno tempo, affinché questi ultimi possano concentrarsi su questioni più elevate e prendersi cura delle necessità umane. E poiché gli dèi si prenderanno cura degli esseri umani e soddisferanno tutti i loro bisogni, gli esseri umani rispetteranno e ascolteranno la volontà degli dèi, e Marduk regnerà su tutti, con gran benevolenza.

Il Regno di Marduk a Babilonia

Il regno di Marduk, tuttavia, non era incentrato sui Cieli, bensì sul tempio - l'Esagila - a Babilonia. Si riteneva, infatti, che le divinità dell'antica Mesopotamia, dell'antico Egitto e degli altri numerosi territori del Mediterraneo Orientale risiedessero - letteralmente - nel tempio costruito per loro, e questo valeva anche per Marduk come per qualunque altra divinità. Il dio Marduk acquisì importanza a Babilonia durante il regno di Hammurapi (1792 - 1750 a.C., circa). Prima dell'ascesa di Marduk, era Inanna, dea dell'amore e della guerra, a essere la principale divinità di Babilonia e in altre aree della Mesopotamia; in seguito, sebbene Inanna continuasse a essere ampiamente venerata, Marduk divenne la divinità suprema della città, e il suo culto si diffuse man mano che Babilonia conquistava le altre regioni. L'accademico Jeremy Black scrive che:

L'affermazione del culto del dio Marduk è strettamente legata all'ascesa politica e militare di Babilonia, da città-stato a capitale di un impero. A partire dall'Età Cassita, Marduk acquisì sempre più importanza, fino a quando l'autore del Poema babilonese della Creazione poté affermare che Marduk non solo era il re di tutti gli dèi, ma anche che molti di questi ultimi non erano altro che diversi aspetti della sua stessa personalità. (128)

La statua in oro del dio Marduk, custodita nel sancta sanctorum del suo tempio, era considerata un elemento fondamentale nell'incoronazione dei nuovi sovrani. Il re doveva "prendere le mani di Marduk" per legittimare il proprio regno, una pratica che sembra essere stata introdotta proprio durante il periodo cassita (1595 - 1155 a.C., circa), quando i Cassiti resero Babilonia la loro capitale dopo aver cacciato gli Ittiti.

Alcuni studiosi sostengono che il nuovo sovrano dovesse letteralmente prendere le mani della statua - e questo sembra essere confermato dalle fonti scritte - mentre altri sostengono che "prendere le mani di Marduk" fosse un'affermazione simbolica in riferimento alla sottomissione alla guida della divinità. Tuttavia, sulla base delle antiche testimonianze, sembra probabile che la statua del dio Marduk dovesse essere presente durante la successione al trono di un nuovo sovrano e che il re stesso dovesse effettivamente toccare le mani della statua.

Votive Plaque Dedicating a Property to Nabu's Temple
Placchetta votiva con dedica di una proprietà al tempio del dio Nabu Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

La Profezia di Marduk

L'importanza della statua del dio Marduk è attestata nella celebre opera nota come Le Cronache di Akītu, che narra di un terribile periodo di guerra civile durante il quale la Festa di Akītu (Celebrazione del Nuovo Anno) non poté essere osservata perché la statua di Marduk aveva lasciato la città. Durante il primo giorno del Nuovo Anno era consuetudine che il popolo babilonese portasse in processione la statua di Marduk attraverso le vie della città fino a raggiungere una casetta ubicata al di fuori delle mura urbiche, dove egli poteva rilassarsi e godere di un panorama diverso.

Nei periodi in cui la statua veniva portata via da regni nemici, la Festa di Akītu non poteva essere celebrata, proprio perché il dio protettore della città non era presente. Inoltre, si pensava che un disastro fosse imminente quando il dio non era in città, poiché non c'era nessuno che potesse frapporsi tra il popolo e le forze del Caos. Questa situazione è descritta chiaramente nel documento noto come La Profezia di Marduk (713 - 612 a.C., circa, anche se probabilmente la narrazione risale a una tradizione molto più antica), che descrive i "viaggi, le peregrinazioni" di Marduk quando la sua statua viene rubata dalla città in varie epoche. L'accademico Marc Van de Mieroop riporta che:

L'assenza della divinità protettrice dalla propria città causava un grave sconvolgimento religioso [sia per la stessa divinità sia per la città, in generale]. L'assenza della divinità non era sempre metaforica, ma spesso il risultato del furto della statua di culto da parte di popoli nemici e invasori. Le statue divine venivano comunemente portate via durante le guerre dai vincitori per indebolire ulteriormente il potere delle città sconfitte. Le conseguenze erano così gravi che la perdita della statua era registrata nei testi storiografici. Quando la statua di Marduk non era presente a Babilonia, la Festa del Nuovo Anno, cruciale per l'intero anno cultuale, non poteva essere celebrata. (48)

La Profezia di Marduk racconta di come gli Ittiti, gli Assiri e gli Elamiti catturarono la statua del dio Marduk in differenti momenti, e come essa venne infine restituita alla città quando il sovrano Nabucodonosor I, durante il suo regno (1121 - 1100 a.C., circa), sconfisse gli Elamiti. Il documento è redatto come se fosse stato lo stesso Marduk a scegliere di visitare quelle terre straniere - a eccezione dell'Elam - e come se fosse stato profetizzato che un grande sovrano babilonese sarebbe asceso al potere e avrebbe riportato in patria la divinità dall'Elam.

La Profezia di Marduk venne probabilmente redatta come opera propagandistica durante il regno di Nabucodonosor I, anche se l'unica copia esistente è di età neo-assira, dunque, cronologicamente molto più recente. Quest'opera, così come pure Le Cronache di Akītu e altre, chiarisce quanto fosse vitale per il popolo la presenza di Marduk in città. Senza il loro protettore divino, il popolo si sentiva impotente, consapevole che loro e la città stessa erano vulnerabili ad attacchi diffusi e pure personali.

Marduk il Protettore

Sebbene Marduk sia citato in numerose opere della letteratura mesopotamica, sono due a mettere in risalto quanto fosse pericolosa la vita per una persona o una città in assenza del proprio dio. Il Ludlul Bēl Nēmeqi (1700 a.C., circa) e L'Ira di Erra (800 a.C., circa) trattano rispettivamente del problema della sofferenza individuale e interiore, e di una città, decretando entrambe la necessità di una divinità protettrice.

Il Ludlul Bēl Nēmeqi è un trattato sulla sofferenza, sul perché una persona buona dovrebbe apparentemente essere punita senza motivo, strutturato come una lunga lamentela manifestata da parte di Tabu-Utu-Bel, funzionario operante presso Nippur, un'altra città in cui veniva venerato il dio Marduk. L'oratore racconta di aver chiesto aiuto alla sua dea personale, ma di non aver ricevuto da ella risposta alcuna. Marduk, da lontano, prova a inviargli aiuto, ma nulla può alleviare la sua sofferenza.

L'oratore elenca tutti i doni che Marduk cerca di offrirgli, ma nessuno di essi è di alcun effetto, forse perché Marduk non è davvero a lui vicino. Il Ludlul Bēl Nēmeqi è stato spesso paragonato al biblico Libro di Giobbe nell'esaminare il problema della sofferenza e l'apparente assenza del proprio dio. L'opera non afferma mai esplicitamente che il dio Marduk abbia abbandonato il fedele, ma certamente implica che Marduk sia "troppo lontano" e possa inviare solo un misero aiuto a sua disposizione.

Stela from Babylonian Marduk Temple
Stele proveniente dal tempio di Marduk a Babilonia Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

L'Ira di Erra è un'opera molto diversa, in cui il dio della guerra Erra (anche noto come Irra e riconosciuto in Nergal) si annoia e cade in uno stato di apatia che egli stesso ritiene possa essere curato soltanto attaccando la città di Babilonia. Gli altri dèi lo esortano ad abbandonare il suo piano, ma lui li ignora completamente. Si reca a Babilonia dove distrae Marduk dicendogli che i suoi abiti sono ormai diventati logori e che dovrebbe davvero occuparsi del suo guardaroba.

Marduk protesta sostenendo che è troppo occupato, ma Erra lo rassicura dicendogli che andrà tutto bene e che lui stesso, Erra, veglierà sulla città. Una volta che Marduk se ne va per farsi confezionare un nuovo abito su misura, Erra distrugge la città, uccidendo indistintamente ogni compagine della popolazione fino a quando non viene fermato dagli altri dèi e chiamato a rendere conto delle proprie azioni (in alcune versioni differenti viene fermato dal ritorno del dio Marduk). La narrazione si conclude con un elogio a Erra, dio della guerra, che ha deciso di risparmiare una parte della città affinché la stessa possa essere ripopolata.

Il dio Marduk, il dio protettore, era così importante per il senso di sicurezza e l'identità di Babilonia che quando la città si ribellò al dominio persiano, nel 485 a.C., circa, il sovrano Serse I (regnante dal 486 al 465 a.C., circa) fece distruggere la statua, saccheggiando, poi, Babilonia. Dopo che Alessandro Magno sconfisse i Persiani dell'Impero Achemenide, nel 330 a.C., circa, fece di Babilonia la sua capitale e avviò una serie di iniziative per riportare la città al suo antico splendore, ma morì prima che ciò potesse trovare effettivamente compimento. Il culto del dio Marduk declinò man mano che la città perdeva prestigio e potere. Quando i Parti governarono la regione, nel 141 a.C., circa, Babilonia era ormai una rovina desertica e Marduk venne ben presto dimenticato.

Domande e Risposte

Chi era Marduk?

Marduk era il babilonese Re degli Dei che presiedeva alla giustizia, alla compassione, alla guarigione, alla rigenerazione, alla magia e all'equità.

Perché Marduk era così importante?

Marduk sconfisse le forze del Caos e creò l'ordine. Creò anche i primi esseri umani e stabilì il corretto funzionamento della vita umana. A Babilonia, la sua presenza (sotto forma di statua) era considerata necessaria per la sicurezza della città stessa, la prosperità e la successione dei nuovi sovrani al trono.

Dov'è possibile leggere il racconto della vittoria di Marduk sul Caos?

La vittoria di Marduk sul Caos è descritta in dettaglio nell'Enūma Eliš, il poema babilonese della Creazione.

Cosa accadde a Marduk?

Il culto di Marduk declinò dopo la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., circa, quando la città di Babilonia perse il suo antico prestigio.

Info traduttore

Elisa Mion
Archeologa, sin da bambina prova sincero e crescente interesse e fascino (se non vero e proprio Amore!) per le Civiltà, la Storia e l'Archeologia del Vicino Oriente antico. Nel 2022 si è laureata con lode in Archeologia del Vicino Oriente antico discutendo una tesi incentrata su Ninive (Iraq).

Info autore

Joshua J. Mark
Joshua J. Mark è cofondatore e direttore dei contenuti della World History Encyclopedia. In precedenza è stato professore al Marist College (New York), dove ha insegnato storia, filosofia, letteratura e scrittura. Ha viaggiato molto ed ha vissuto in Grecia e Germania.

Cita questo lavoro

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Mark, J. J. (2025, novembre 17). Marduk. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-919/marduk/

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Mark, Joshua J.. "Marduk." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, novembre 17, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-919/marduk/.

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Mark, Joshua J.. "Marduk." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 17 nov 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-919/marduk/.

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