Esarhaddon

Joshua J. Mark
da , tradotto da Elisa Mion
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King Esarhaddon (by Osama Shukir Muhammed Amin, Copyright)
Il sovrano assiro Esarhaddon Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Esarhaddon (r. 681 - 669 a.C., circa) fu il terzo sovrano della dinastia dei Sargonidi dell'Impero Neo-Assiro. Era il figlio minore del re Sennacherib (r. 705/704 - 681 a.C., circa); sua madre non era la regina, bensì la seconda moglie, Zakūtu (anche nota come Naqi'a-Zakūtu, 728 - 668 a.C., circa). È celebre soprattutto per aver ricostruito la città di Babilonia, distrutta dal padre Sennacherib.

Esarhaddon è menzionato nella Bibbia, più precisamente nel II Libro dei Re (19:37), nel Libro di Isaia (37:38) e nel Libro di Esdra (4:2). Oltre alla ricostruzione della città di Babilonia, è anche noto per le sue numerose campagne belliche condotte in Egitto e per aver assicurato la successione al trono senza alcun particolare intoppo al figlio Assurbanipal (r. 668 - 627 a.C., circa). Grande appassionato d'astrologia, consultò regolarmente gli oracoli durante l'intera durata del suo regno, molto più di qualunque altro sovrano assiro.

Affermò che gli dèi gli avevano ordinato di ricostruire la città di Babilonia, e omise abilmente dalle proprie iscrizioni tutto ciò che avrebbe potuto implicare suo padre nella caduta della città stessa, presentandosi così come benefattore senza alcun interesse personale in tale progetto. Nella corrispondenza epistolare diplomatica, egli pare altrettanto scrupoloso a caratterizzarsi come monarca giusto e obiettivo. Mantenne, e poi ampliò, l'impero che suo padre gli aveva lasciato, assieme al regno, assicurandone stabilità e prosperità in tutti i territori. Morì durante una spedizione militare in Egitto, nel 669 a.C., circa, e lasciò il trono al figlio, Assurbanipal, l'ultimo grande sovrano dell'Impero Neo-Assiro.

Ascesa al trono

Sennacherib ebbe ben più di undici figli dalle sue numerose mogli, ma scelse come erede il prediletto, Aššur-nādin-šumi, il maggiore dei figli nati dalla regina Tašmētu-šarrat (morta nel 684 a.C. oppure nel 681 a.C., circa). Esarhaddon, nato nel 713 a.C., circa, era figlio di Zakūtu, una delle seconde mogli del sovrano Sennacherib; quest'ultimo nominò Aššur-nādin-šumi re della città di Babilonia, il quale, mentre assolveva ai propri compiti, venne rapito e portato in Elam. Sennacherib organizzò una massiccia spedizione militare per recuperare il figlio, ma venne sconfitto. Si ritiene che Aššur-nādin-šumi sia stato poi ucciso dai suoi rapitori attorno al 694 a.C.

Dopo la sconfitta dell'esercito assiro da parte della coalizione elamita, Sennacherib ritornò nella sua capitale, la città di Ninive, e si dedicò alla realizzazione di opere architettoniche e alla gestione dell'impero stesso. Doveva necessariamente scegliere un nuovo erede, ma pare che abbia impiegato troppo tempo in tale decisione. È anche possibile che, durante questo periodo, stesse valutando i propri figli, oppure, più semplicemente, che fosse ancora in lutto per la perdita del figlio prediletto e non volesse sostituirlo con nessun altro. In ogni caso, fu soltanto nel 683 a.C., circa, che Sennacherib dichiarò Esarhaddon, il figlio più giovane, come proprio erede al trono.

Ricostruì l'intera città: templi, abitazioni e strade. E per assicurarsi che tutti ricordassero il loro benefattore, fece incidere il proprio nome su mattoni e pietre.

I suoi fratelli maggiori non approvarono tale verdetto. Infatti, nelle proprie iscrizioni, Esarhaddon riporta che:

Tra i miei fratelli maggiori, il più giovane ero io.

Ma per decreto degli dèi, Aššur e Šamaš, Bêl e Nabû,

mio padre mi elogiò, dinnanzi a tutti i miei fratelli;

egli chiese a Šamaš: "È lui il mio erede?"

E gli dèi risposero: "È il tuo secondo io".

E allora i miei fratelli impazzirono.

Sguainarono le loro spade, empiamente, nel bel mezzo della città di Ninive.

Ma Aššur, Šamaš, Bêl, Nabû e Ištar,

tutti gli dèi volsero il proprio sguardo con ira alle azioni di quei farabutti,

ridussero la loro forza in debolezza e li umiliarono al di sotto dei miei piedi.

Sebbene l'iscrizione narri le vicende nella loro essenza, la stessa non può dirsi affatto completa. Dopo che Sennacherib ebbe annunciato ufficialmente la sua scelta, i fratelli manifestarono chiaramente il loro disappunto e Zakūtu mandò Esarhaddon a nascondersi. Non si conosce esattamente dove, ma egli era da qualche parte nei territori antecedentemente controllati da Mitanni. Nel 689 a.C., circa, Sennacherib saccheggiò e distrusse la città di Babilonia, portando via la statua del grande dio Marduk, e ciò non conobbe approvazione da parte della corte assira e nemmeno dal popolo dell'impero. Babilonia e Assiria condividevano molte divinità, e un affronto al dio Marduk di Babilonia era un sacrilegio che non poteva essere tollerato.

Nel 681 a.C., circa, Sennacherib venne assassinato da due dei suoi figli. Sebbene fossero certamente motivati a ucciderlo per ottenere la successione al trono (e quindi privare Esarhaddon dell'eredità), pare proprio che avessero necessità di qualche altra giustificazione per tale atto, e la distruzione della città di Babilonia era, a riguardo, più che soddisfacente. I loro nomi non sono noti, ad eccezione delle versioni bibliche riportate nel II Libro dei Re (19) e nel Libro di Isaia (37:38), dove sono chiamati Adrammelech e Sharezer. Dopo l'assassinio, i due principi fuggirono da Ninive e cercarono rifugio presso il re di Urartu, Rusa II.

A questo punto Esarhaddon venne richiamato dall'esilio (probabilmente dalla madre) e combatté contro le fazioni dei suoi fratelli per la successione. Dopo una guerra civile della durata di sei settimane, ne uscì vittorioso, giustiziò le famiglie dei propri fratelli, i complici e tutti coloro che si erano uniti alla causa, e salì al trono.

Regno e ricostruzione di Babilonia

Tra i suoi primi decreti, venne contemplata la ricostruzione della città di Babilonia. Nel testo della seguente iscrizione, egli così riporta:

Grande re, potente monarca, signore di ogni cosa, re della terra di Aššur, sovrano di Babilonia, fedele pastore, amato da Marduk, signore dei signori, leader devoto, amato dalla consorte di Marduk, Ṣarpanītum, umile, obbediente, pieno di lode per la loro forza e intimorito fin dai suoi primi giorni alla presenza della loro divina grandezza [sono io, Esarhaddon]. Quando, durante il regno di un precedente sovrano, vi furono presagi negativi, la città offese i suoi dèi e venne distrutta per loro volere. Sono io, Esarhaddon, ad essere stato da loro scelto per riportare tutto al giusto posto, per placare la loro ira, per lenire la loro collera. Tu, Marduk, mi hai affidato la protezione della terra di Aššur. Gli dèi di Babilonia, nel frattempo, mi hanno detto di ricostruire i loro santuari e di rinnovare le corrette pratiche religiose del loro palazzo, l'Esagila. Ho chiamato tutti i miei operai e ho arruolato tutto il popolo di Babilonia. Li ho messi al lavoro, a scavare il terreno e a trasportare la terra in ceste. (Kerrigan, 34)

Stone Monument of Esarhaddon
Monumento in pietra del sovrano assiro Esarhaddon Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Esarhaddon prese accuratamente le distanze dal regno del padre e, in particolare, dalla distruzione della città di Babilonia. Anche se in altre iscrizioni si identifica come figlio di Sennacherib e nipote di Sargon II, al fine di chiarire che è il re legittimo, nelle proprie iscrizioni concernenti Babilonia, egli è semplicemente il sovrano che gli dèi hanno designato per rimettere le cose a posto. Sennacherib è citato solo come "un precedente sovrano", in un tempo passato. La propaganda funzionò, in quanto non vi è alcuna traccia che egli fosse in qualche modo associato alla distruzione della città stessa, ma soltanto alla sua ricostruzione. Le relative iscrizioni affermano che anch'egli partecipò personalmente al progetto di restauro. Lo storico Michael Kerrigan commenta così, scrivendo che:

Esarhaddon credeva di regnare in modo avanguardistico, assumendo un ruolo centrale in quella che oggi defineremmo la "cerimonia d'inaugurazione" del nuovo Esagila. Una volta demolito il tempio danneggiato e ripulito completamente il rispettivo sito, egli narra: "Ho versato libagioni del miglior olio, miele, burro, vino rosso e vino bianco per instillare nel popolo rispetto e timore verso il potere del dio Marduk. Io stesso ho raccolto il primo cesto da terra, l'ho sollevato, l'ho posto al di sopra della mia testa e l'ho trasportato" (35).

Ricostruì l'intera città, dai singoli templi ai complessi templari, dalle abitazioni della gente alle strade e, per assicurarsi che tutti ricordassero il loro benefattore, fece incidere il proprio nome su mattoni e pietre. L'accademica Susan Wise Bauer osserva che:

Ha scritto le proprie lodi sulle stesse strade che calpestava: decine di mattoni che pavimentavano l'accesso al grande complesso templare dell'Esagila recavano impresso il seguente messaggio: "Per il dio Marduk, Esarhaddon, re del mondo, re d'Assiria e Babilonia, ha fatto risplendere la via processionale dell'Esagila e la città di Babilonia con mattoni cotti in una fornace ritualmente pura”. (401)

Sebbene le profezie inerenti alla ricostruzione di Babilonia avessero predetto che la città non sarebbe stata restaurata per ben 70 anni, Esarhaddon manipolò i sacerdoti affinché interpretassero la profezia indicando una durata di undici anni. Egli fece loro leggere il numero cuneiforme 70 capovolto, in modo che significasse undici, che era esattamente il numero di anni che aveva previsto per la ricostruzione. Dato che mantenne per tutta la vita un grande interesse per l'astrologia e le profezie in genere, ad alcuni studiosi è sembrato strano che manipolasse i sacerdoti in questo modo e che screditasse l'integrità degli oracoli. Pare, tuttavia, che avesse una visione molto chiara del proprio regno e, anche se credeva nei segni indicati dagli dèi, non avrebbe mai permesso che tale credenza ostacolasse il raggiungimento dei propri obiettivi.

Sam'al Stele of King Esarhaddon
La Stele della Vittoria del sovrano Esarhaddon a Sam'al (Zincirli Höyük, Turchia) Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Spedizioni militari

Una volta ricostruita la città di Babilonia, Esarhaddon si dedicò all'espansione e al miglioramento dell'impero. I Cimmeri, popolazione nomade dei territori del Nord, minacciavano i confini occidentali, e il Regno di Urartu, che suo nonno Sargon II aveva sconfitto nel 714 a.C., circa, era già in fase di riaffermazione a Nord. I suoi due fratelli, che avevano ucciso il padre, si trovavano ancora lì, sotto la protezione del re Rusa II, il quale, come i sovrani urartei regnanti prima di lui, non era certo favorevole agli Assiri.

Per controllare i Cimmeri, Esarhaddon stipulò un trattato con gli Sciti, un'altra popolazione nomade nota per la sua abilità in guerra con la cavalleria. Sebbene avvertisse di necessitare del loro aiuto, comunque non si fidava di loro come alleati. Esarhaddon consultò i suoi oracoli riguardo a Urartu, ai Cimmeri e agli Sciti, e le sue domande sono tuttora preservate in tavolette divinatorie (preghiere o richieste incise su tavolette che venivano poi lette nel tempio al cospetto delle divinità). Due delle sue tavolette recitano:

Šamaš, mio grande signore, Rusa, re di Urartu, verrà con i suoi eserciti, e i Cimmeri (o uno qualunque dei loro alleati), muoveranno guerra, uccideranno, saccheggeranno e deprederanno?

Šamaš, mio grande signore, se darò in sposa una delle mie figlie al re degli Sciti, egli mi dirà parole di buona fede, parole oneste e vere, di pace? Rispetterà il mio trattato e farà tutto ciò che mi è gradito?

Mentre Esarhaddon consultava gli oracoli, nel 679 a.C., circa, i Cimmeri invasero l'impero da Ovest. Nel 676 a.C., circa, avevano già lungamente combattuto, fino a penetrare nei territori controllati dagli Assiri e a conquistare la Frigia (nell'odierna Turchia), distruggendo templi e intere città. Esarhaddon affrontò i Cimmeri in battaglia in Cilicia e li sconfisse. Nelle sue iscrizioni afferma di aver ucciso il loro re, Teušpâ, con la propria spada.

Contemporaneamente all'invasione dei Cimmeri, la città di Sidone, nel Levante, si ribellò al dominio assiro, ed Esarhaddon marciò lungo la costa del Mar Mediterraneo, sconfisse il re ribelle e lo giustiziò. Quindi invertì la marcia e si scontrò con gli alleati di Urartu, i Mannei, a Nord-Est e, all'inizio del 673 a.C., circa, era in guerra contro Urartu. Non si sa che cosa sia realmente accaduto ai suoi due fratelli, ma Urartu venne nuovamente sconfitto dall'esercito assiro e, se entrambi i fratelli fossero stati ancora vivi quando Esarhaddon sconfisse Urartu, senza alcun dubbio li avrebbe fatti immediatamente giustiziare.

Le campagne belliche in Egitto e la morte

Dopo aver messo in sicurezza i confini dell'impero, Esarhaddon cercò nuovamente di estenderli. L'Egitto era già stato un notevole problema per gli Assiri durante il regno di suo padre, e lo stesso continuava a fomentare dissenso e rivolte nei territori soggetti al dominio imperiale assiro. Nel 673 a.C., circa, Esarhaddon lanciò la sua prima campagna bellica contro l'Egitto e, pensando di conquistarlo con un'unica furiosa avanzata, marciò con il suo esercito a gran velocità. Questo, tuttavia, si rivelò essere un errore fatale. Infatti, quando incontrarono le forze egizie guidate dal faraone kushita Taharqa (Tīrhāqā) fuori dalla città di Ashqelon (Ascalona), gli Assiri erano già esausti e vennero rapidamente sconfitti. Esarhaddon si ritirò dal campo di battaglia e il suo esercito fece ritorno a Ninive.

Esarhaddon imparò dai propri errori e, nel 671 a.C., circa, prese tempo e condusse lentamente un esercito molto più numeroso attraverso il territorio assiro fino ai confini egizi; quindi ordinò l'attacco. Le città egizie caddero rapidamente per mano assira ed Esarhaddon guidò il proprio esercito lungo il Delta del Nilo e conquistò la capitale, Menfi. Sebbene Taharqa fosse riuscito a fuggire, Esarhaddon ne catturò il figlio, la moglie, tutta la famiglia e gran parte della corte reale, e riconducendoli in Assiria assieme alla popolazione di Menfi.

Nominò, dunque, dei funzionari a lui fedeli in ruoli chiave per governare il nuovo territorio e ritornò a Ninive. Il suo trionfo è commemorato nella celebre Stele della Vittoria del 671 a.C., attualmente conservata presso il Pergamonmuseum di Berlino, in Germania. La Stele raffigura Esarhaddon in tutta la sua maestosità, con in mano una mazza da guerra, un sovrano al suo servizio e inginocchiato ai suoi piedi, e il figlio di Taharqa, anch'egli inginocchiato in segno di sottomissione, con una corda legata attorno al collo.

Il figlio maggiore ed erede, Sîn-iddina-apla, era morto nel 672 a.C., circa, ed Esarhaddon scelse quindi come suo successore il secondogenito, Assurbanipal. Costrinse gli stati vassalli a giurare fedeltà ad Assurbanipal in anticipo, al fine di evitare eventuali rivolte contro la futura successione al trono. Più o meno nello stesso periodo, la madre di Esarhaddon, Zakūtu, emanò il Trattato di Fedeltà di Naqi'a-Zakūtu (nel 670 a.C. oppure nel 668 a.C., circa) che obbligava la corte assira e i territori soggetti al dominio imperiale ad accettare e sostenere il regno di Assurbanipal. Per evitare la tipologia di conflitto che aveva vissuto con i suoi fratelli, Esarhaddon provvedette anche al futuro del suo figlio maggiore, Šamaš-šuma-ukin, decretando che sarebbe diventato re di Babilonia.

Esarhaddon aveva appena terminato di sistemare i suoi affari quando gli giunse la notizia che l'Egitto si era nuovamente ribellato. Molti dei funzionari di fiducia che aveva lasciato a capo delle città e delle province avevano iniziato a simpatizzare con la liberalità egizia e, senza alcun dubbio, stavano traendo notevoli profitti dalle loro posizioni e non si dimostravano certo inclini a inviare tributi alla capitale, Ninive. Nel 669 a.C., circa, Esarhaddon mobilitò il suo esercito e marciò nuovamente sull'Egitto. Non godette mai di un ottimo stato di salute durante il suo regno, e morì, infatti, per cause naturali prima di raggiungere i confini dell'impero. Spettò ad Assurbanipal completare l'opera del padre e conquistare l'Egitto per e in nome dell'Impero Neo-Assiro.

Domande e Risposte

Chi fu Esarhaddon?

Esarhaddon (r. 681 - 669 a.C., circa) fu il sovrano dell'Impero Neo-Assiro che ricostruì la città di Babilonia e conquistò l'Egitto.

Per che cosa è celebre Esarhaddon?

Esarhaddon è celebre soprattutto per aver ricostruito la città di Babilonia, distrutta da suo padre, nonché per il suo regno stabile e prospero, e per le sue numerose campagne belliche in Egitto.

Esarhaddon era il figlio maggiore di Sennacherib?

No. Esarhaddon era il figlio minore di Sennacherib e non era nemmeno figlio della regina, bensì della seconda moglie, Zakūtu. Non è chiaro perché Sennacherib lo abbia scelto come successore.

Come morì Esarhaddon?

Esarhaddon non godette mai di buona salute e morì per cause naturali durante una spedizione militare in Egitto.

Info traduttore

Elisa Mion
Archeologa, sin da bambina prova sincero e crescente interesse e fascino (se non vero e proprio Amore!) per le Civiltà, la Storia e l'Archeologia del Vicino Oriente antico. Nel 2022 si è laureata con lode in Archeologia del Vicino Oriente antico discutendo una tesi incentrata su Ninive (Iraq).

Info autore

Joshua J. Mark
Joshua J. Mark è cofondatore e direttore dei contenuti della World History Encyclopedia. In precedenza è stato professore al Marist College (New York), dove ha insegnato storia, filosofia, letteratura e scrittura. Ha viaggiato molto ed ha vissuto in Grecia e Germania.

Cita questo lavoro

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Mark, J. J. (2025, novembre 24). Esarhaddon. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-771/esarhaddon/

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Mark, Joshua J.. "Esarhaddon." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, novembre 24, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-771/esarhaddon/.

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Mark, Joshua J.. "Esarhaddon." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 24 nov 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-771/esarhaddon/.

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