Il fuoco di Sant'Antonio

Definizione

John Horgan
da , tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro
pubblicato il
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Testo originale in inglese: St. Anthony's Fire

Sufferer of St. Anthony's Fire (by The Yorck Project, Public Domain)
Chi soffre del fuoco di Sant'Antonio
The Yorck Project (Public Domain)

Il fuoco di Sant'Antonio (qui abbreviato FdSA), o ergotismo, è l'intossicazione causata dall'ingestione di segale, in grani o in farina, contaminata dal fungo Claviceps purpurea (in Italia la malattia è associata e confusa all'herpes zoster). Il nome comune dell'affezione deriva dai monaci benedettini medioevali votati a Sant'Antonio Abate i quali solevano dedicarsi alla cura degli ammalati talvolta servendosi delle reliquie del santo anacoreta. Il “fuoco” è in riferimento alla sensazione di bruciore di sovente avvertita dagli infermi nelle estremità. Il FdSA è men noto della peste nera, ma fu presenza costante durante tutto il medioevo; e quantunque non possediamo dati sufficienti a stimarne il numero di vittime, sappiamo che in un'unica ondata, in Francia nel 994 EC (Era Comune), morirono tra i 20.000 e i 40.000 individui. Il FdSA, con la tipica sintomatologia includente piaghe e gangrena, convulsioni, e persino allucinazioni, afflisse la società medioevale inasprendo la già misera condizione esistenziale di molti individui.

Sant'Antonio (251 - 356 EC)

Fondatore del monachesimo cristiano e patrono degli scavafosse, Sant'Antonio Abate nacque da famiglia nobile, ma all'età di 25 anni diede tutti i suoi averi ai poveri, seguendo quanto ingiunto nel Vangelo secondo Matteo; si ritirò eremita in un'area desertica lungo il Nilo, vicino il monte Pispir (l'odierno Der-el-Memun), onde vivervi in solitudine, tra il 286 e il 305 EC. Secondo la pia leggenda, durante il suo ritiro monastico sofferse di tentazioni di natura diabolica — una storia successivamente inclusa nel corpus teologico cristiano.

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Si trattò del risultato dell'incremento nella crescita di segale e nel consumo di farina di segale.

Nel 1100 EC, a Grenoble in Francia, fu formato e votato al santo e alla sua vita l'Ordine Ospedaliero degli Antoniani, e venne là eretto un centro dedicato alla cura dei malati di ergotismo. Le mura dell'ospedale erano dipinte in rosso onde mimare la sensazione di bruciore avvertita dagli ammalati. I monaci indossavano tuniche nere adornate d'una croce blu. Numerosi ospedali furono successivamente fondati in tutt'Europa onde assistere gli infermi di ergotismo; il trattamento primario praticato consisteva in una dieta con granaglie e farine prive del fungo.

La malattia

Il FdSA, anche noto come “fuoco sacro” o “male degli ardenti”, fu malattia comune nel medioevo; se ne susseguirono ondate lungo tutto il periodo, contagiando milioni di individui e causando migliaia di vittime. Si trattò del risultato dell'incremento nella crescita di segale e nel consumo di farina di segale; la Claviceps purpurea onde gli ammalati vengono intossicati è un particolare fungo che contamina la segale, la cui farina è e fu primo ingrediente nella panificazione di molte regioni, e non fu chiaramente connessa all'ergotismo che nel 1596 EC, grazie agli studi del medico tedesco Wendelin Thelius. Il fungo non era di per sé tuttavia ignoto: nel 1582, un altro medico tedesco, Adam Loncier, notò come la somministrazione di piccole dosi (3 granuli) di ergot (le escrescenze nerastre sulle spighe) producesse forti contrazioni durante il travaglio del parto.

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Saint Anthony
Sant'Antonio
Francisco de Zurbarán (Public Domain)

L'ergot figura inoltre tra le più antiche attestazioni a noi giunte di malattie fitosanitarie, grazie a degli scritti cinesi del 1100 AEC (Avanti Era comune) anch'essi relativi all'uso del fungo in ostetricia. Una tavoletta cuneiforme assira, databile al 600 AEC, descrive invece le pustole sulle spighe causate dall'infezione fungina. La prima epidemia documentata di ergotismo si verificò nella regione francese dell'Aquitania nel 944 – 45 EC: quasi 20.000 persone vennero infette e morirono; una seconda ondata, quarant'anni dopo, risultò in quasi 40.000 vittime.

Sintomatologia

Se non è somministrata cura, la circolazione sanguigna alle estremità è compromessa, causando iniziali sensazioni di bruciore e successive gangrene.

L'ergotismo è l'intossicazione da ergot causata da chicchi di segale ammuffiti. Esso si presenta attraverso due principali caratteristiche: gangrena (nell'ergotismo cronico) e convulsioni (nell'ergotismo acuto); la chimica dell'intossicazione da ergot causa di sovente sintomi onde gli affetti sembrano anzitutto impazzire, e, se non è somministrata cura, la circolazione sanguigna alle estremità è compromessa, causando iniziali sensazioni di bruciore e successive gangrene tali da risultare nella perdita di dita, mani e piedi. Allucinazioni, stato di agitazione, piaghe, crampi muscolari, nausea, insonnia e convulsioni sono sintomi ulteriori dell'intossicazione — una condizione medica che potrebbe essere causa e spiegazione delle cosiddette “piaghe del ballo” (o “epidemie del ballo”, anche associate al tarantismo) verificatesi tra il XIV e il XVII sec. EC: vere e proprie isterie di massa, descritte da varie croniche medioevali, capaci di affliggere gruppi di individui anche per mesi; queste danze più o meno involontarie potrebbero esser stata psicosomatica conseguenza di intossicazione da ergot, ma vennero all'epoca attribuite a spiriti vendicativi, timori sovrannaturali, morsi di tarantola e scorpione, psicosi da condizioni di estrema povertà concomitanti altri disastri naturali. I sintomi, massime negli stadi iniziali, era possibile conducessero le persone a confondere l'ergotismo con peste bubbonica.

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Mentalità e religione

Molti associarono sintomi e malattia a un vero e proprio ingresso all'inferno, e pertanto fede e credenze religiose giuocarono ruolo importante, nell'Alto medioevo, nel rapportarvisi. Il progressivo crollo delle istituzioni dell'Impero romano in occidente lasciò un vuoto amministrativo nel riempire il quale la Chiesa si erse a dominatrice della società — anche nel campo della pratica medica; nel medioevo, l'approccio psicologico e pratico alla cura delle malattie prese corpo quale particolare insieme di ortodossia cristiana, superstizione, e testi medici greco-romani.

La Chiesa dichiarò le malattie essere risultato del peccato; e la sofferenza veniva accettata quale connaturante aspetto della vita. In quest'ottica, cure e trattamenti riflessero sovente una combinazione di inefficaci nozioni mediche derivate dall'antichità e la credenza nel disegno divino predestinante l'umanità. La tradizione greca, quanto a diagnosi e trattamento, sosteneva il mantenimento dell'equilibrio tra i cosiddetti quattro umori (bile gialla, flegma, bile nera, e sangue), la scelta di un corretto regime alimentare, e l'influenza esercitata dalla posizione della luna e degli altri corpi celesti; la Chiesa medioevale incorporò quest'approccio alla narrazione circa la promessa divina di sollievo e cura degli afflitti.

Saint Anthony, Isenheim Altarpiece
Sant'Antonio, Pala d'altare di Isenheim
Stefano Merli (CC BY-SA)

Quanto ad ospedali ed altre istituzioni sanitarie ante litteram, Carlo Magno (742 – 814 EC) decretò che cattedrali e monasteri istituissero ospedali e scuole per l'apprendimento dell'arte medica; tanto che fino al 1300 EC furono proprio i monasteri a fornire il grosso dell'assistenza ai poveri e della cura degli ammalati, concordemente la regola benedettina che le prescriveva antecedendole ad ogni altra attività. Era comune venisse associato il culto di diversi santi ai diversi ospedali cui sia gli stessi monaci sia gli infermi ingenerale potevano rivolgersi per cure; e diversi ordini militari (gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme) e non militari o paramilitari (l'Ordine dello Spirito Santo, l'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio) istituirono ed eressero ospedali in tutta Europa e nel mondo mediterraneo per l'assistenza a soldati, pellegrini e poveri.

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Trattamenti

Non sorprenderà rilevare come i monaci benedettini ricorressero alle reliquie di Sant'Antonio nella cura del FdSA, ritenendole convoglianti una miracolosa cura divina — approccio convalidato dal nobile francese dell'XI secolo Guérin la Valloire, il quale affermò le reliquie lo avessero curato dalla malattia. Il la Valloire e suo padre, nel 1095 EC, fondarono l'ordine dei Canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne per l'esclusiva cura dell'ergotismo. Verso la fine del XV sec. EC, quasi 400 ospedali erano stati eretti dai canonici in tutt'Europa. I trattamenti somministrati includevano unguenti topici a base di lardo, indicati come acqua di Sant'Antonio, piante medicinali, e un cosiddetto vino di Sant'Antonio (ottenuto da uve dell'area di Vienne, dove erano custodite le reliquie) ritenuto avere proprietà curative miracolose. Nei secoli XV e XVI, ondate epidemiche colpirono la Germania, l'Italia e le Fiandre (donde ci viene menzione di malati con accessi d'incontrollabile follia danzante cui venne dato il nome di Ballo di Sant'Antonio e associati a demoni), e presero a cessare solo quando il grano iniziò a sostituire la segale quale principale granaglia nella dieta della popolazione.

Nell'Età moderna l'ergotismo è evento raro; ma gli storici dibattono circa il suo possibile ruolo nei sintomi mostrati dalle giovani donne (allucinazioni, bruciori e pruriti) e che sfociarono nelle accuse e nei processi per stregoneria a Salem (oggi in Massachusetts, Stati Uniti) nel 1692 – 93. Dall'Ottocento si prese ad applicare consistenti misure preventive onde combattere l'insorgenza di ergotismo: la piantumazione di semi non ammuffiti, l'applicazione di moderni standard nelle tecniche di piantumazione e raccolta, l'applicazione della rotazione delle colture, e l'implementazione di appropriate pratiche di fertilizzazione durante il periodo di crescita delle piante. Nonostante la letalità dell'ergotismo, prima dello sviluppo di medicamenti più sicuri si seguitò a far uso dell'ergot (granuli dell'escrescenza essiccata) onde indurre le contrazioni del parto durante gestazioni difficili e per combattere i mal di testa da emicrania. L'odierna Scienza medica ha altresì esplorato l'uso di ergot nel trattamento della demenza da Parkinson.

Rappresentazioni culturali

La preminenza del FdSA come malattia trasversale alla società del periodo ha spinto gli artisti medievali a includere rappresentazioni della sofferenza e il suo portato culturale nelle loro opere. Tra le rappresentazioni più note vi sono l'incisione La tentazione di Sant'Antonio (1470 – 75 EC) di Martin Schongauer, e il Trittico delle Tentazioni di sant'Antonio (1501) di Hieronymus Bosch. Ma capolavoro contenente stessa iconografia è forse l'Altare di Isenheim di Matthias Grünewald and Nikolaus Hagenauer, realizzato tra il 1512 e il 1516 EC, e ora al Musée d'Unterlinden di Colmar, in Francia. Si tratta di una “macchina di altare” a pannelli multipli creata per la cappella dell'ospedale di Isenheim, dove venivano trattati gli infetti da FdSA. Lo stesso Grünewald visse per del tempo presso l'ordine monastico di Sant'Antonio, e l'opera costituisce una sorta di ringraziamento per l'assistenza e l'accoglienza ricevute dai frati. Rinomata opera d'arte cristiana, essa presenta Gesù al centro dei pannelli della Crocifissione e della Resurrezione, ma al contempo mostra in modo prominente anche Sant'Antonio. Le due figure hanno lo scopo di rappresentare le idee di speranza e consolazione; il messaggio generale esprime il concetto di dolore come avvicinamento a Dio del fedele. Una più approfondita analisi della pala d'altare rivela le dita del santo avere un colore bluastro, spesso segno di problemi vascolari periferici nell'ammalato. Si è speculato il santo anacoreta soffrisse della cosiddetta sindrome di Raynaud, una condizione in cui le estremità, in particolare le dita delle mani e dei piedi, si intorpidiscono e raffreddano a cagione del limitato afflusso di sangue. In alcuni casi, la sindrome è anche legata all'ergotismo, causa del fuoco di Sant'Antonio.

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Bibliografia

Info traduttore

Alfonso Vincenzo Mauro
Interprete e traduttore a Vietri sul Mare (SA). Condirettore del festival di cultura 'La Congrega Letteraria', a Vietri sul Mare. Corso di laurea in Storia, Universita' degli Studi di Napoli 'Federico II'.

Info autore

John Horgan
Currently an Assistant Professor of History at Concordia University-Wisconsin in the United States. His on-going reading and research interests include plagues & diseases and food in world history .

Cita questo lavoro

Stile APA

Horgan, J. (2020, luglio 17). Il fuoco di Sant'Antonio [St. Anthony's Fire]. (A. V. Mauro, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-19015/il-fuoco-di-santantonio/

Stile CHICAGO

Horgan, John. "Il fuoco di Sant'Antonio." Tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro. World History Encyclopedia. Modificato il luglio 17, 2020. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-19015/il-fuoco-di-santantonio/.

Stile MLA

Horgan, John. "Il fuoco di Sant'Antonio." Tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 17 lug 2020. Web. 19 ott 2021.