La Grande Armata (in francese: la Grande Armée) fu lo strumento militare attraverso il quale Napoleone Bonaparte (imperatore dei francesi, regno 1804–1814; 1815) trasformò l’arte della guerra durante le guerre napoleoniche (1803–1815). Basata sulle riforme degli eserciti della Rivoluzione francese, combinava la coscrizione di massa, l’addestramento standardizzato, le promozioni basate sul merito e una struttura di comando sempre più professionale. Già nel 1805, in occasione delle campagne di Ulm e di Austerlitz, la Grande Armata si era evoluta in una delle organizzazioni militari più efficaci della storia europea, capace di coordinare oltre 150.000–200.000 soldati attraverso una gerarchia flessibile che si estendeva dalle singole compagnie ai corpi d’armata autonomi. Sotto il comando personale di Napoleone e la direzione amministrativa del maresciallo Louis-Alexandre Berthier (capo di stato maggiore, 1799–1814), questo sistema consentiva manovre rapide, un processo decisionale decentralizzato e la concentrazione di una forza schiacciante nei punti decisivi.
L’efficacia della Grande armata non si basava solo sulle tattiche di battaglia, ma anche sul sistema amministrativo e logistico integrato. Ogni corpo d’armata riuniva fanteria, cavalleria, artiglieria, genieri e servizi di supporto, consentendogli di operare in modo indipendente prima di unirsi alle formazioni vicine per gli scontri decisivi. Le promozioni venivano assegnate più per abilità e prestazioni sul campo di battaglia che per nascita nobiliare, mentre l’organizzazione standardizzata migliorava il comando, i rifornimenti e il coordinamento operativo su vaste distanze. Sebbene le campagne successive abbiano messo in luce i limiti del sistema di fronte alla guerra di coalizione, al logoramento e alle linee di rifornimento estese, le innovazioni organizzative della Grande Armata influenzarono profondamente la dottrina militare, l’organizzazione dello stato maggiore e la pianificazione operativa per tutto il XIX secolo e oltre.

