Nergal

La divinità mesopotamica della morte, della guerra e della distruzione
Joshua J. Mark
di , tradotto da Elisa Mion
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Circular Stone Vessel From Tarbisu (by Osama Shukir Muhammed Amin, Copyright)
Vaso circolare in pietra proveniente dal sito di Tarbisu Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Nergal (anche noto come Erra ed Irra) è il dio mesopotamico della morte, della guerra e della distruzione. Inizialmente divinità locale, probabilmente legata all'agricoltura, della città di Kutha durante il periodo Protodinastico I sumerico (2900 - 2750/2700 a.C., circa), fu venerato fino all'età neo-babilonese (626 - 539 a.C., circa). Poiché il suo tempio era noto come E-meslam, era chiamato anche Meslamtaea (letteralmente, "Colui che proviene da Meslam").

Inizialmente era una divinità sumerica ed era associato alla morte già in questo primo periodo, poiché rappresentava il Sole in piena Estate, che bruciava la terra, e il Sole pomeridiano dal calore più intenso, che ostacolava la produzione agricola. Si riteneva che il potere distruttivo del Sole fosse una manifestazione dell'intensa furia di Meslamtaea, che venne così associato alla guerra, alle pestilenze e alla morte, trasformandosi nel dio universalmente noto come Nergal, già nell'età di Ur III (2112 - 2004 a.C., circa). Il suo culto continuò anche durante il dominio dell'impero neo-assiro, se non anche nel corso del periodo neo-babilonese fino agli inizi dell'affermazione dell'impero achemenide.

Nergal di Kutha presentava molte somiglianze con un altro dio che sembra essersi sviluppato in modo indipendente, Erra (o Irra) di Babilonia. L'accademico Jeremy Black osserva che:

Gli dèi Nergal ed Erra erano, in origine, divinità distinte, ma in seguito vennero identificati a tal punto da perdere la loro vera identità autonoma.

(135)

I loro nomi finirono per essere utilizzati in modo intercambiabile ed attualmente, infatti, sono riconosciuti come la stessa divinità.

Iconografia e Famiglia

Nell'iconografia vicino-orientale, Nergal è raffigurato come un uomo che avanza a grandi passi, avvolto da lunghe vesti, con un piede in avanti che schiaccia una figura umana. Impugna una mazza sormontata da una doppia testa di leone e porta con sé una scimitarra. L'iconografia lo associa, inoltre, al leone e al toro, due animali che nell'antica Mesopotamia rappresentavano l'enorme potere della Natura e tutto ciò che possa definirsi soprannaturale.

Era figlio di Enlil e Ninlil, sebbene venga anche indicato come figlio di Belet-ili (altro nome di Nintud/Nintur/Ninḫursaĝ, la dea madre che creò gli esseri umani). Nergal è associato a numerose mogli/consorti, tra le quali:

  • Las, divinità minore;
  • Mammi (o Mami, tuttavia, quest'ultima da non intendersi correlata a Mamma, altro nome di Ninḫursaĝ), divinità regionale;
  • Ninšubur (dea dell'Oriente, nonché amica, consigliera e confidente della dea Inanna);
  • Ereškigal, la più celebre, regina dei morti e sovrana degli Inferi.
Nergal simboleggia principalmente la forza distruttiva insita nella natura umana e nel mondo naturale.

Sebbene fosse una divinità distruttiva, Nergal veniva spesso invocato come protettore ed è associato a divinità simili presenti in altre culture, quali Ninurta, dio sumero-accadico della guerra e della caccia, Aplu, dio hurrita-ittita della peste, Ares, il dio della guerra presso i Greci, e Marte, il dio della guerra per i Romani.

Egli occupa un posto di rilievo in numerosi miti mesopotamici ed è menzionato nella Bibbia, più precisamente, nel II Libro dei Re (17: 30). Il suo nome viene interpretato semanticamente come "gallo del letamaio" e, tra i suoi vari epiteti, molteplici sono proprio legati alla distruzione e alla guerra, come "re furioso e furente", "re impetuoso", "gallo da combattimento" e "colui che brucia".

Il suo principale centro di culto era situato presso la città di Kutha, ma da lì il suo culto si diffuse e furono costruiti templi in suo onore in tutta la Mesopotamia meridionale, a Ur, Uruk, Lagaš, Isin, Nippur e Dilbat. Era venerato anche a Babilonia e poi venne pure adottato nel pantheon assiro. Una volta associato agli Inferi, divenne divinità centrale nel culto dei morti, in cui i sacerdoti offrivano sacrifici al dio per le anime prigioniere negli Inferi.

Caratteristiche e funzioni

Talvolta invocato per ottenere sollievo o assistenza, Nergal simboleggia principalmente la forza distruttiva insita nella natura umana e nel mondo naturale. Avanzando con la sua mazza e la sua scimitarra, distrugge senza riflettere e nemmeno per una ragione apparente, e non viene mai raffigurato mentre prova rimorso o rammarico. Black osserva come, in una storia, Nergal devasti la città di Babilonia "apparentemente perché la distruzione è semplicemente nella sua natura, piuttosto che per punirne il peccato atavicamente insito in essa" (136). La distruzione di Babilonia da parte di Nergal non è tuttavia un caso isolato in cui egli agisce d'impulso, poiché era noto per scatenarsi a suo piacimento con regolarità e per giustificarsi agli altri dèi semplicemente adducendo al suo pessimo carattere. Il temperamento irascibile e la mancanza di autocontrollo di Nergal davano un senso a sofferenze altrimenti prive di significato. L'accademica Yagmur Heffron spiega che:

Nergal rappresenta un aspetto molto particolare della morte, spesso e giustamente interpretato come morte inflitta, poiché Nergal è anche il dio della peste e delle epidemie, oltre ad essere strettamente associato alla guerra ...

Nella sua veste di dio della guerra, Nergal accompagna il sovrano in battaglia, portando la morte al nemico. La morte provocata da Nergal aveva anche una dimensione soprannaturale, poiché nell'antica Mesopotamia le malattie venivano spesso attribuite all'opera dei demoni. (1)

Si credeva che gli dèi avessero creato gli esseri umani come loro collaboratori nel mantenimento dell'ordine universale e nel tenere a bada le forze del caos. La peste, le epidemie, la carestia, la guerra: tutto ciò sembrerebbe contraddire l'aspetto benevolo delle divinità mesopotamiche e il loro disegno cosmico, ma dèi come Nergal contribuivano a rendere comprensibile la sofferenza umana.

Sebbene gli dèi potessero avere collettivamente solo le migliori intenzioni nei confronti delle persone, spiriti maligni, demoni e divinità come Nergal potevano interferire con i loro piani e portare morte e distruzione su un'intera comunità. Questo concetto è illustrato nel racconto L'Ira di Erra (800 a.C., circa), in cui Nergal distrugge Babilonia senza valida ragione.

L'Ira di Erra

In questo racconto mitologico, Nergal (indicato come Erra) si sente letargico ed apatico. L'accademico Stephen Bertman osserva che:

Persino le sue armi, che raccolgono polvere nei magazzini, si lamentano. Il loro rimprovero lo risveglia dall'inerzia e decide, contrariamente al consiglio di [il suo visir] Išum, di attaccare Babilonia.

(161)

Non sarà però compito facile, poiché Babilonia è sotto la protezione diretta del potente dio Marduk.

Erra si reca a Babilonia fingendo una visita amichevole e, una volta giunto, finge ulteriormente di essere scioccato dal modo in cui Marduk è vestito. Dice al dio che dovrebbe davvero fare qualcosa per il suo guardaroba, perché ha un aspetto assai trasandato. Marduk, imbarazzato, sostiene di sapere che dovrebbe procurarsi dei vestiti nuovi, ma di essere semplicemente troppo occupato e di non avere tempo. Erra quindi si offre di vegliare sulla città mentre Marduk va dal suo sarto per farsi confezionare un nuovo abito, e Marduk accetta con gratitudine.

The Wrath of Erra
L'Ira di Erra The Trustees of the British Museum (Copyright)

Una volta che Marduk è stato messo fuori gioco, Erra scatena la sua furia sulla città. La gente viene massacrata per le strade mentre edifici e mura crollano. Bertman scrive:

Ancora una volta, Išum esorta alla prudenza, ma invano. Giovani e anziani vengono messi a morte, i padri seppelliscono i propri figli e i giusti periscono insieme agli empi.

(161)

Quando Erra ritiene che ne siano morti abbastanza, pone fine alla carneficina e formula una profezia secondo cui un giorno arriverà un grande leader che unificherà il popolo e lo proteggerà; ovviamente, però, quel giorno non era ancora arrivato.

Erra viene convocato al cospetto degli dèi per dare spiegazioni, ma non offre né scuse né giustificazioni. Bertman scrive:

Ora, in compagnia degli altri dèi, Erra giustifica le sue azioni come una semplice espressione del tipo di dio che è ("Quando mi arrabbio, rompo le cose!"). Išum profetizza quindi che, grazie alla moderazione di Erra, rimarrà un residuo che alla fine rifiorirà. Il poema si conclude con un inno di lode ad Erra, dio della guerra.

(161)

Il mito fornisce una spiegazione per una sofferenza altrimenti inspiegabile. Secondo quanto riportato da Jeremy Black:

La narrazione mitica potrebbe rispecchiare le invasioni subite dal paese tra XII e IX secolo a.C., circa, da parte di popoli tribali e nomadici quali gli Aramei oppure i Sutei.

(136)

Nergal rappresentava la ragione alla base di ciò che appariva irragionevole.

Se gli dèi avessero davvero avuto il controllo e avessero avuto a cuore il bene dell'umanità, allora non ci sarebbe stata sofferenza; eppure, ovviamente, le persone subivano regolarmente perdite, morte e delusioni. Nergal offriva alle persone un modo per mantenere la fede nei propri dèi e spiegare l'annoso problema della sofferenza umana. Gli dèi non sono in grado di comprendere le azioni di Nergal nella storia meglio di quanto non possano farlo i mortali. Tuttavia, hanno a cuore le loro creature, come chiarisce perfettamente un altro mito.

Il matrimonio di Ereškigal e Nergal

Il mito de Il Matrimonio di Ereškigal e Nergal (noto anche semplicemente come Ereškigal e Nergal) risale a prima del XV secolo a.C., circa. Una copia è stata rinvenuta in Egitto, tra le Lettere di Amarna, mentre un'altra, più tardiva, risalente al VII secolo a.C., circa, è stata ritrovata nel sito di Sultantepe, nell'odierna Turchia (che un tempo era una città assira). Una copia cronologicamente ancor più recente risale al periodo neo-babilonese ed è quella più completa e ad oggi meglio nota.

La storia narra di come Enki, dio della saggezza e creatore dell'umanità, manipoli gli eventi per minimizzare la distruzione operata da Nergal: lo invierà da Ereškigal, che lo tratterrà negli Inferi. Sebbene il mito abbia risonanze su molti livelli e possa essere interpretato in vari modi, il coinvolgimento di Enki negli eventi è fondamentale, e sembra che il suo scopo principale sia quello di cercare di controllare Nergal.

Il mito narra di come, un giorno, gli dèi prepararono un grande banchetto al quale tutti erano invitati. Ereškigal, tuttavia, non poté partecipare perché non poteva lasciare gli Inferi, e gli dèi non potevano a loro volta scendere per tenere lì il loro banchetto perché in seguito non sarebbero stati più in grado di andarsene. Enki invia un messaggio ad Ereškigal chiedendo che un servitore venga dal suo palazzo per poi riportarle una porzione del banchetto. Ereškigal manda suo figlio Namtar, il quale, a differenza di lei, può andare e venire liberamente dal Regno del Non Ritorno.

Queen of the Night Plaque
Rilievo della Regina della Notte Davide Ferro (CC BY)

Quando Namtar arriva nella sala dei banchetti degli dèi, tutti si alzano dai propri posti in segno di rispetto per sua madre, tranne Nergal. Namtar si sente offeso e vuole che Nergal venga punito, ma Enki gli dice di tornare semplicemente negli Inferi e di raccontare a sua madre ciò che è accaduto. Quando Ereškigal viene a sapere della mancanza di rispetto di Nergal, ordina a Namtar di inviare un messaggio ad Enki esigendo che Nergal le venga consegnato affinché lei possa ucciderlo.

Enki e gli altri dèi valutano questa richiesta e riconoscono i diritti di Ereškigal; così a Nergal viene comunicato che dovrà recarsi negli Inferi. Enki, ovviamente, aveva previsto che ciò sarebbe accaduto e fornisce a Nergal 14 demoni di scorta per assisterlo presso ciascuna delle Sette Porte degli Inferi.

Quando Nergal arriva, la sua presenza viene annunciata dal guardiano Neti, e Namtar comunica a sua madre che il dio che non voleva risorgere è giunto. Ereškigal ordina che gli venga consentito l'accesso attraverso ciascuna delle Sette Porte, che dovranno poi essere chiuse dietro di lui, e che lei lo ucciderà quando avrà raggiunto la sala del trono.

Dopo aver varcato ogni porta, tuttavia, Nergal incarica due delle sue scorte demoniache di tenerla aperta e marcia verso la sala del trono, dove ha la meglio su Namtar e trascina Ereškigal a terra. Alza la sua grande ascia per tagliarle la testa, ma lei lo supplica di risparmiarla, promettendogli di diventare sua moglie e di condividere con lui il proprio potere. Nergal acconsente, e il poema si conclude con i due che si baciano e si promettono di restare insieme.

Tuttavia, la guerra, la morte e la distruzione sono semplicemente parte dell'esperienza umana, e quindi Nergal non può rimanere negli Inferi in modo permanente. Enki gli ha garantito la possibilità di lasciare gli Inferi affidandogli i demoni che gli tenevano aperte le Sette Porte. In effetti, dovrà lasciare Ereškigal per sei mesi all'anno e vagare nel mondo superiore. La storia spiega, in termini semplici, perché le guerre venissero combattute solo in determinati periodi dell'anno, ma, cosa ancor più importante, mostrava la benevolenza degli dèi nell'impegno di Enki per tenere a freno il dio della guerra e risparmiare l'umanità, anche se non poteva trattenere Nergal negli Inferi per sempre.

Nergal: protettore e distruttore

Nonostante le sue tendenze distruttive e a causa delle stesse, Nergal veniva spesso invocato come protettore. Sia che si trovasse con Ereškigal negli Inferi o che vagasse sulla terra, poteva essere invocato per combattere demoni e spiriti maligni. Veniva invocato, in particolar modo, per gli esorcismi ed è menzionato in numerose preghiere ed incantesimi.

Se qualcuno si ammalava o pensava che lui stesso o una persona cara fosse afflitto da uno spirito maligno, si rivolgeva a un sacerdote che lo avrebbe guarito tramite incantesimi e formule magiche. Uno di questi, proveniente dalla città di Babilonia, così recita:

Sono il sacerdote di Ea. Sono il mago di Eridu. Šamaš è davanti a me, Sîn è dietro di me. Nergal è alla mia destra, Enurta è alla mia sinistra. Quando mi avvicino al malato, quando poso la mano sul suo capo, possa uno Spirito benevolo, un Guardiano benevolo, stare al mio fianco!

Che tu sia uno spirito malvagio, o un diavolo malvagio, o un dio malvagio, o un demone malvagio, o una malattia, o la morte, o un fantasma della notte, o uno spettro della notte, o la febbre, o una pestilenza mortale, allontanati da me; esci da questa casa.

(Wallis Budge, 118)

Tutte le divinità invocate erano entità potenti: Enki/Ea, dio della saggezza; Utu-Šamaš, dio del Sole; Nanna-Sîn, dio della Luna ed Enurta (altro nome di Ninurta), dio della guerra e della caccia; ma Nergal occupa una posizione di rilievo, alla destra del sacerdote.

Mesopotamian Amulet Against Plague
Amuleto mesopotamico contro la peste Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

L'aspetto protettivo di Nergal era tuttavia così potente proprio perché incarnava la morte e la distruzione. Era conosciuto dagli Ittiti come Aplu, dio della peste, e viene spesso menzionato verso la fine del regno del sovrano ittita Šuppiluliuma I (1344 - 1322 a.C., circa). Aplu/Nergal fu ritenuto responsabile della pestilenza che si abbatté sulla regione, dall'Egitto fino alle terre degli Ittiti, uccidendo persino il grande re Šuppiluliuma I.

Conclusioni

Le preghiere rivolte al dio Aplu/Nergal per ottenere la salvezza dalla peste sarebbero rimaste inascoltate, poiché si pregava per ottenere aiuto proprio dalla causa della propria sofferenza. In casi come quello della peste, Nergal poteva essere invocato affinché ponesse fine alla sua furia, ma era improbabile che prestasse ascolto fino a che non fosse stato soddisfatto del numero delle vittime ottenuto.

Per questo motivo, nonostante le sue capacità protettive, Nergal veniva maggiormente definito dai suoi aspetti negativi. La sua natura distruttiva ed il suo legame con gli Inferi e la morte finirono per caratterizzarlo nella successiva religione cristiana, dove la sua iconografia ed il suo carattere venivano associati al Diavolo. Come il dio Seth degli Egizi, anche Nergal era associato al colore rosso e alle forze del caos che si opponevano alla volontà benevola degli alti Cieli; attributi poi ricollegati, dalla visione giudaico-cristiana, a Satana, nemico di Dio.

Domande e Risposte

Chi è Nergal?

Nergal è il più celebre dio mesopotamico della guerra, della morte, delle pestilenze e della distruzione. Proprio per il suo legame con gli aspetti più oscuri della vita, veniva invocato anche e soprattutto per ottenere protezione dagli stessi.

Quando fu venerato Nergal?

Nergal fu venerato almeno a partire dal periodo Protodinastico I (2900 - 2750/2700 a.C., circa) fino all'età neo-babilonese (626 - 539 a.C., circa).

Perché Nergal si recò negli Inferi?

Nel poema "Ereškigal e Nergal", Nergal viene mandato negli Inferi per non aver rispettato il figlio di Ereškigal. Il mito spiega perché le guerre venissero combattute solo in determinati periodi dell’anno, dato che il dio della guerra doveva rimanere negli Inferi per sei mesi all'anno.

Nergal è menzionato nella Bibbia?

Sì. Nergal è menzionato nella Bibbia, più precisamente, nel II Libro dei Re (17: 30). Si ritiene, inoltre, che abbia poi particolarmente influenzato la figura di Satana, nemico di Dio.

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Mark, J. J. (2026, settembre 22). Nergal: La divinità mesopotamica della morte, della guerra e della distruzione. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-15602/nergal/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Nergal: La divinità mesopotamica della morte, della guerra e della distruzione." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, settembre 22, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-15602/nergal/.

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Mark, Joshua J.. "Nergal: La divinità mesopotamica della morte, della guerra e della distruzione." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 22 set 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-15602/nergal/.

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