Enrico VIII d'Inghilterra regnò dal 1509 al 1547. Secondo re della dinastia Tudor ereditò dal padre Enrico VII un regno unito e dalle solide finanze (r. 1485-1509). Famoso per le sei mogli che sposò nel tentativo di avere un erede maschio, il re fu una figura carismatica e autoritaria. Per svincolarsi dal primo matrimonio, Enrico andò contro il Papa dando così inizio alla Riforma della Chiesa in Inghilterra, in seguito alla quale quest'ultima si separò dalla Chiesa di Roma e il monarca inglese ne assunse il ruolo di capo supremo. Figura straordinaria, Enrico VIII centralizzò il governo, annesse in maniera definitiva il Galles al regno, decretò la dissoluzione dei monasteri, fondò la Royal Navy (Marina Reale) e costruì maestosi palazzi come St. James' a Londra. Nel 1547, alla morte di Enrico, a salire al trono fu il figlio ancora adolescente Edoardo VI d’Inghilterra (r. 1547-1553), al quale lasciò un regno impoverito e diviso da questioni religiose.
Enrico Tudor
Nel 1485, durante la battaglia di Bosworth, Enrico Tudor sconfisse e uccise Riccardo III d'Inghilterra (r. 1483-1485). Si trattò dell'ultimo grande scontro che pose fine alla contesa dinastica nota come Guerra delle Due Rose (1455-1487). La Casa di Lancaster aveva finalmente sconfitto la Casa di York, tuttavia Enrico VII d'Inghilterra, incoronato nell'ottobre 1485, era intenzionato a dare vita a una nuova casata regnante: i Tudor. Il 18 gennaio 1486 Enrico sposò Elisabetta di York (nata nel 1466), figlia di Edoardo IV d’Inghilterra (r. 1461-70 e 1471-83), arrivando persino a combinare gli scudi araldici di York e Lancaster per creare la Rosa dei Tudor, il nuovo simbolo reale. L'Inghilterra stava per entrare nell'era post-medievale con un nuovo volto e un nuovo tipo di monarchia.
Primi anni di vita
Enrico VII, dopo aver sventato le ultime minacce al potere, si dedicò a riempire il più possibile le casse dello stato, così da rafforzare la corona e indebolire la nobiltà. Il figlio maggiore del re era Artù (nato nel 1486), il quale nel 1501 aveva sposato la principessa spagnola Caterina d’Aragona, figlia del re Ferdinando II. Purtroppo, Artù morì l'anno successivo all'età di soli 15 anni. Il secondo figlio del re, Enrico, nato il 28 giugno 1491 al Palazzo di Greenwich, divenne l'erede al trono e nel 1503 fu nominato Principe di Galles. Enrico VII, desideroso di mantenere relazioni amichevoli con la Spagna, dopo aver ottenuto una dispensa papale, promise in sposo il principe Enrico a Caterina d'Aragona. Alla morte per malattia di Enrico VII, avvenuta il 21 aprile 1509, il principe Enrico salì al trono. Come concordato, sposò Caterina l'11 giugno e fu incoronato Enrico VIII nell'Abbazia di Westminster il 24 giugno 1509.
Contrariamente ai ritratti più celebri della sua maturità, Enrico VIII in gioventù aveva barba e capelli rossi, e grazie all'altezza di 1,90m, aveva un fisico atletico e imponente. Non a caso era un campione dei tornei medievali che il padre amava organizzare. Il principe era inoltre un abile arciere, cavaliere e giocatore di tennis; nei momenti di riposo si dedicava alla composizione di poesie e musica, nonché ad approfondire le già notevoli conoscenze teologiche. In breve, Enrico era un personaggio intelligente e carismatico, capace di affascinare chiunque incontrasse. Lo storico John Miller offre la seguente sintesi del carattere deciso ma mutevole di Enrico:
[Enrico era] volitivo, astuto, capace di slanci di generosità ed entusiasmo, ma anche di rabbia feroce. Da giovane era determinato a godersi il ruolo di re e a eclissare i propri contemporanei. Superata la maturità, divenne sospettoso, capriccioso, subdolo e talvolta crudele.
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Le sei mogli di Enrico VIII
Le sei mogli di Enrico VIII
Enrico, alla continua ricerca di un erede maschio, ebbe ben sei mogli. Le mogli e i figli da loro generati furono:
- Caterina d'Aragona (sposata nel giugno 1509) - Maria (nata nel febbraio 1516)
- Anna Bolena (sposata nel gennaio 1533) - Elisabetta (nata nel settembre 1533)
- Jane Seymour (sposata nel maggio 1536) - Edoardo (nato nell'ottobre 1537)
- Anna di Clèves (sposata nel gennaio 1540)
- Caterina Howard (sposata nel luglio 1540)
- Caterina Parr (sposata nel luglio 1543)
Dal primo matrimonio del re con Caterina d'Aragona nacquero sei figli, tutti morti in tenera età tranne una. L'unica sopravvissuta fu Maria, nata il 18 febbraio 1516. Enrico ebbe un figlio illegittimo, Enrico Fitzroy, duca di Richmond (nato nel 1519), avuto da un'amante, una certa Elisabetta Blount; tuttavia, ciò contava ben poco per un sovrano che desiderava ardentemente un erede legittimo. Il monarca iniziò a cercare una nuova consorte e trovò la candidata ideale in Anna Bolena, sorella minore di una delle sue ex conquiste. Anna insistette per sposare il re prima ancora di prendere in considerazione l'idea di mettere su famiglia. Il problema di Enrico, quindi, era come sbarazzarsi di Caterina, una questione nota come la “grande questione” del re.
Per il re, la soluzione fu dunque scrivere una lettera al Papa in cui suggeriva come la mancanza di un erede maschio fosse la punizione divina per aver sposato la moglie del defunto fratello, un'interpretazione avvalorata dall'Antico Testamento (il "divieto del Levitico", Levitico cap. 20, versetto 21). Di conseguenza, il re auspicava l'annullamento del matrimonio da parte del Papa. Sfortunatamente per Enrico, papa Clemente VII (r. 1523-1534) desiderava mantenere buoni rapporti con il sovrano più potente d’Europa dell’epoca, l’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, re di Spagna (r. 1519-1556), il quale era, non a caso, nipote di Caterina. Inoltre, era improbabile che Caterina e Artù, essendo così giovani all'epoca, avessero mai consumato il matrimonio e quindi il “Divieto del Levitico” non poteva essere applicato in questo caso. Il Papa inviò quindi il cardinale Lorenzo Campeggio in Inghilterra per indagare sulla questione e presiedere un tribunale speciale nel giugno del 1529. Qui sia Caterina, determinata a rimanere regina, sia Enrico, determinato a trovarsene una nuova, presentarono le rispettive argomentazioni.
Nonostante gli sforzi di Campeggio, la situazione rimase irrisolta. La mossa successiva di Enrico fu di separare definitivamente Caterina dalla figlia Maria e di farla trasferire in varie residenze fatiscenti sparse per il Paese. Nel frattempo, Enrico e Anna Bolena vivevano insieme (senza però avere rapporti intimi). Nel dicembre del 1532, Anna, ritenendo forse che un figlio fosse il modo migliore per sbarazzarsi della rivale Caterina, andò a letto con il re e rimase incinta. Ciò ebbe gravi ripercussioni sulla Chiesa; tuttavia Enrico riuscì a far annullare il matrimonio l'anno successivo (vedi sotto). Caterina morì di cancro nel gennaio 1536.
Da Anna Bolena, spesso soprannominata «Anna dei mille giorni» per il breve periodo in cui regnò sul cuore del re, Enrico ebbe una seconda figlia, Elisabetta, nata il 7 settembre 1533. Quando il re scoprì che Anna aveva avuto una relazione extraconiugale, mentre lui era già stato conquistato dalla sua futura consorte, ne ordinò l’esecuzione. Le accuse, che spaziavano dall'incesto alla stregoneria, erano state inventate di sana pianta poiché Anna non aveva dato alla luce un figlio maschio sano che potesse affiancare Elisabetta e il re si era stancato della loro relazione turbolenta. Anna venne dichiarata colpevole e giustiziata alla Torre di Londra nel maggio del 1536. Poche settimane dopo Enrico sposò la sua terza moglie, Jane Seymour, una dama di compagnia a corte, che finalmente diede al re un figlio, Edoardo, nato il 12 ottobre 1537. L’arrivo tanto atteso di un erede maschio scatenò salve di cannone, rintocchi di campane e banchetti per tutta l’Inghilterra. Tragicamente, Jane morì poco dopo e Enrico ne pianse sinceramente la scomparsa; è interessante notare che, tra tutte le sue mogli, fu proprio accanto a lei che desiderò essere sepolto.
Anna di Clèves (figlia del duca dell'omonimo ducato tedesco) fu la quarta moglie del re inglese, il quale rimase deluso, dal momento che prima di incontrarla, era stato tratto in inganno da un ritratto eccessivamente lusinghiero realizzato da Hans Holbein il Giovane. Enrico la sposò comunque, definendola in modo offensivo “la giumenta delle Fiandre”. Pochi mesi dopo, però cambiò idea e divorziarono di comune accordo il 9 luglio 1540. Ad Anna, sollevata per essere uscita viva dal matrimonio, Enrico concesse una generosa rendita, sufficiente per condurre una vita agiata fino alla sua morte, avvenuta nel 1557.
La quinta moglie di Enrico VIII fu Caterina Howard, allora adolescente, nonché ennesima dama di compagnia a corte che aveva attirato l'attenzione del re. Caterina subì lo stesso destino di Anna Bolena quando anche lei venne accusata di avere una relazione extraconiugale con un membro della corte, un certo Thomas Culpeper, e durante l'udienza davanti al Parlamento fu presentata una lettera d'amore incriminante. Caterina venne giustiziata nella Torre di Londra nel febbraio del 1542.
Sesta e ultima moglie fu Caterina Parr, rimasta vedova ben due volte. Caterina, allora trentenne, era una donna più matura rispetto alle precedenti consorti e, forse proprio per questo, il matrimonio fu un successo e la vita familiare felice. La regina sopravvisse a Enrico, ma morì a causa di complicanze durante il parto nel settembre del 1548.
Governo
A differenza di molti predecessori medievali, che si affidavano ai legami feudali di fedeltà, Enrico creò una corte in cui anche i nobili di rango inferiore potevano fare carriera qualora si fossero guadagnati il favore del re. Il sovrano selezionò con cura un gruppo di uomini saggi affinché governassero il regno per suo conto. Il più importante tra questi era Thomas Wolsey (1473 ca.–1530), figlio di un macellaio, in seguito asceso al rango di cardinale arcivescovo di York. Altrettanto ambizioso, tra i suoi successori come unico ministro del re, fu Thomas Cromwell (1485-1540 circa), figlio di un fabbro. Sia Wolsey che Cromwell finirono tuttavia per scontentare il re. Il primo a causa dell'incapacità dimostrata nel risolvere la “grande questione” e il secondo per la debacle di Anna di Clèves. Entrambi vennero processati per tradimento. Nel 1540 vennero sostituiti dal Privy Council (Consiglio Privato), che riacquistò parte delle funzioni originarie, cosicché il governo di alto livello coinvolse nuovamente un gabinetto di ministri piuttosto che un unico uomo onnipotente in grado di monopolizzare il re. Enrico VIII fece anche buon uso del Parlamento e tale istituzione si rafforzò sempre più con il progredire del regno.
Nel 1536 il Galles venne ulteriormente integrato nell'apparato statale inglese e nel 1543 fu suddiviso in 13 contee. L'inglese fu dichiarato lingua ufficiale, mentre il gallese fu bandito dagli ambienti ufficiali. L'Irlanda si rivelò un territorio un po' più ostico da conquistare, ma l'ambizione del re di creare un regno centralizzato trova conferma nel 1541 con l'adozione del titolo di «Re d'Irlanda», mentre i precedenti sovrani inglesi si erano limitati a definirsi «Signori d'Irlanda». Infine, il remoto nord dell'Inghilterra fu tenuto sotto stretto controllo grazie all'istituzione del Consiglio del Nord dopo il 1536.
La Chiesa d'Inghilterra
Enrico era un appassionato studioso di teologia e non aveva alcuna intenzione di abbandonare a se stessa un'istituzione così importante come la Chiesa. Il re scrisse un trattato in cui attaccava il luteranesimo e nel 1521 il Papa lo ricompensò conferendogli il titolo di «Difensore della Fede» (fidei defensor – l'acronimo F.D. compare ancora oggi sulle monete britanniche). I rapporti si inasprirono, tuttavia, quando Enrico volle che il primo matrimonio con Caterina d'Aragona, venisse annullato. Il re incolpò sia il Papa che Wolsey per la mancanza di progressi sulla questione. Wolsey fu infine accusato di tradimento, ma morì mentre veniva condotto al processo nel 1530. Quando Thomas Cromwell prese in mano il caso, il volere di Enrico trovò la sua logica conclusione: l'Inghilterra avrebbe gestito la propria Chiesa, libera dagli obblighi di Roma. Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury, annullò formalmente il primo matrimonio di Enrico nel maggio 1533 (nonostante il matrimonio tra Enrico e Anna Bolena si fosse già celebrato in segreto alcuni mesi prima). L'annullamento e l'approvazione da parte del Parlamento dell'Atto di Successione (30 aprile 1534) fecero sì che Maria, figlia di Caterina, venisse dichiarata illegittima. Anna Bolena fu incoronata regina a giugno, mentre la figlia Elisabetta, nata nel settembre del 1533, venne riconosciuta come erede ufficiale al trono. Enrico fu scomunicato dal Papa per le azioni compiute, ma a quel punto l’intera vicenda aveva assunto un’importanza tale da andare ben oltre i matrimoni reali.
Per sostituire il Papa come capo della Chiesa cattolica in Inghilterra, Enrico si autoproclamò Capo Supremo della Chiesa, grazie all'Atto di Supremazia del 28 novembre 1534. Ciò significava che Enrico, così come tutti i successivi monarchi inglesi, riconosceva Dio stesso come unica autorità superiore. Il successivo atto di questo dramma epocale si svolse nel 1536, quando Enrico presentò al Parlamento un disegno di legge per abolire tutti i monasteri dal regno, ovvero la Dissoluzione dei monasteri. Il disegno di legge venne approvato e i beni dei monasteri furono ridistribuiti alla Corona e ai sostenitori di Enrico. Gli abati di Glastonbury, Colchester, Reading e Woburn furono tutti impiccati e l'ultimo monastero a chiudere fu l'Abbazia di Waltham nell'Essex nel marzo 1540.
Molti sudditi erano desiderosi di assistere a una riforma della Chiesa d'Inghilterra e di dare così seguito al movimento della Riforma protestante dilagante in tutta Europa. In molti consideravano la Chiesa troppo ricca e piena di sacerdoti pronti ad abusare della propria posizione. Non tutti, però, erano d'accordo con la rottura di Enrico con il Papa. Di conseguenza, vi furono sia esecuzioni sia rivolte. Il principale ostacolo a corte era Sir Thomas More (1478-1535), ex cancelliere di Enrico, contrario al divorzio da Caterina e alla presunzione del re di porsi al di sopra del Papa. More venne giustiziato per le sue convinzioni nel luglio del 1535.
L'episodio più significativo di disordini si verificò nel Lincolnshire e nello Yorkshire, dove i cattolici si radunarono in segno di protesta nel cosiddetto «Pellegrinaggio della Grazia» del 1536. Il re, tuttavia, non tollerò alcuna opposizione e 178 dei manifestanti, tra cui il leader Robert Aske, vennero giustiziati nel giugno del 1537. Un altro passo verso l'indipendenza fu l'approvazione da parte del re di una traduzione della Bibbia in inglese nel 1539. Va ricordato, tuttavia, che Enrico non aveva alcuna intenzione di rivoluzionare la dottrina della Chiesa; il suo attaccamento alle pratiche cattoliche tradizionali, quali la messa, la confessione e il celibato clericale, è testimoniato dall'Atto dei Sei Articoli del 1539.
Politica estera e spesa pubblica
Da vero re medievale, Enrico VIII sembrava ignorare la realtà dell'Europa in quel periodo e intraprese una serie di campagne militari, proprio come avevano fatto molti dei suoi predecessori. Nonostante la sorella di Enrico, Margherita (nata nel 1489), avesse sposato il re Giacomo IV di Scozia (r. 1488-1513) nel 1503, Enrico inviò un esercito a nord, ottenendo una clamorosa vittoria a Flodden nel 1513, dove Giacomo IV venne ucciso. Un altro esercito invasore attaccò Edimburgo nel 1544, ma fu sconfitto nella battaglia di Ancrum Moor nel 1545. La Scozia divenne un problema irrisolto che i successori di Enrico dovettero affrontare.
Enrico, ancora una volta come molti dei suoi predecessori, non riuscì a resistere alla tentazione di lanciarsi alla conquista della Francia. Tuttavia, delle numerose invasioni oltre la Manica, nessuna ebbe particolare successo, nonostante una piccola vittoria navale nella battaglia degli Speroni (16 agosto 1513). Enrico cambiò rotta e nel 1514 la sorella Maria (nata nel 1496) venne data in sposa a Luigi XII di Francia (1498-1515). Nel 1518, Enrico si accontentò dello status quo in Europa e firmò un accordo di mutua difesa con la Francia, la Spagna e il Sacro Romano Impero. Per finanziare queste costose guerre intermittenti in Scozia e in Francia, Enrico fu costretto a vendere le terre confiscate alla Chiesa a qualunque nobile presentasse un'offerta adeguata. Gli alti costi e la mancanza di ricchezza dell'Inghilterra rispetto alla ben più ricca Francia costrinsero Enrico ad abbandonare un'altra serie di campagne negli anni quaranta del cinquecento, e fece bene ad accontentarsi di un accordo di pace nel 1546, in cui ottenne almeno il controllo di Boulogne per otto anni.
Un'incursione più felice in terra francese fu il «Campo del Drappo d'Oro», uno spettacolare evento all'insegna dello sfarzo e della magnificenza che si tenne alle porte di Calais nel giugno del 1520. L'evento, che comprendeva giostre, battute di caccia e banchetti, fu caratterizzato da una moltitudine di tende lussuose (da cui il nome) e venne organizzato come una spettacolare, sebbene in parte vuota, dimostrazione di amicizia tra Inghilterra di Enrico VIII e la Francia di Francesco I (r. 1515-1547).
Un altro dei successi di Enrico, con conseguenze di vasta portata per la storia dell'Inghilterra, fu la creazione della Royal Navy. La flotta comprendeva le grandi navi da guerra Mary Rose e Henry Grâce à Dieu (alias “Great Harry”). La prima era la magnifica nave ammiraglia del re, ma affondò nel fiume Solent nel 1545 causando la morte di 500 persone. Il relitto fu recuperato nel 1982. Desideroso di fare bella figura ovunque, il sovrano fece costruire anche i magnifici palazzi di Whitehall e Saint James a Londra e ristrutturò in modo significativo il palazzo di Hampton Court. Il più grandioso di tutti era Nonsuch nel Surrey, un palazzo privato costruito per i momenti di svago del re in commemorazione dei 30 anni di regno. Il nome derivava dalla presunzione che non esistesse in alcun luogo un palazzo più raffinato e si trattava effettivamente di una residenza sontuosa dove il re poteva dedicarsi ai suoi passatempi preferiti: la caccia e la falconeria. Nonsuch fu completato solo dopo la morte del re e, dopo aver cambiato diversi proprietari, venne infine demolito nel XVII secolo.
Tutte le 60 dimore di Enrico VIII erano riccamente arredate con arazzi, opere d'arte e oggetti in oro e argento. Così, alla fine del suo governo, il re aveva speso tutte le risorse in guerre e frivolezze. L'inflazione galoppante fece sì che il tesoro accumulato con cura dal padre venisse completamente sperperato. Enrico, crudele e vendicativo, aveva pochi amici rimasti e uno stato diviso su questioni religiose. Enrico VIII, il cui regno agli albori sembrava così promettente, lasciò ben poco in termini di eredità duratura, se non una pletora di ritratti, testimonianza silenziosa della vanità di un uomo e delle sue illusioni di grandezza imperiale.
Morte e successore
Negli ultimi anni di vita, la salute di Enrico VIII peggiorò rapidamente. Il re d'Inghilterra soffriva di una grave ulcera alla gamba ed era talmente sovrappeso da dover essere trasportato su una sedia a rotelle. Il monarca morì il 28 gennaio 1547 nel Palazzo di Whitehall a Londra, all'età di 55 anni. Enrico VIII fu sepolto nella Cappella di San Giorgio al Castello di Windsor, accanto alla sua terza moglie, Jane Seymour. Gli succedette il figlio Edoardo VI, incoronato nell'Abbazia di Westminster il 20 febbraio 1547. Edoardo aveva solo nove anni e morì di tubercolosi nel 1553 all'età di 15 anni. Gli succedette la sorellastra Maria I, il cui regno durò soltanto fino al 1558. La seconda figlia di Enrico VIII divenne quindi regina, con il nome di Elisabetta I (r. 1558-1603), e con lei iniziò l'età dell'oro dell'Inghilterra.
