La Società delle Nazioni

Mark Cartwright
da , tradotto da Hamza Kochan
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Europe after The Treaty of Versailles (by Simeon Netchev, CC BY-NC-ND)
L'Europa dopo il trattato di Versailles Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

La Società delle Nazioni fu fondata nel gennaio 1920 per promuovere la pace e il benessere nel mondo. Istituita dal Trattato di Versailles, che pose formalmente fine alla prima guerra mondiale (1914-18), la Società fornì un forum in cui le nazioni promettevano di risolvere le dispute internazionali in modo pacifico. Ogni stato che ne avesse attaccato un altro sarebbe stato sottoposto all'azione collettiva di tutti gli altri membri, prima sotto forma di sanzioni economiche e, se necessario, di un'azione militare.

I membri della Società si riunivano annualmente a Ginevra, in Svizzera, in un'assemblea generale e, solo per i membri più potenti, più regolarmente in riunioni di un consiglio esecutivo. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi in termini di limitazione degli armamenti e di promozione del benessere dei cittadini, la Società si rivelò inefficace contro gli atti di aggressione di Italia, Giappone e Germania. Le debolezze della Società furono una delle diverse cause della seconda guerra mondiale (1939-45), ma l'idea della cooperazione internazionale sopravvisse al conflitto per rinascere sotto forma delle Nazioni Unite.

Fondazione

Il Trattato di Versailles, firmato il 28 giugno 1919, impose le condizioni di pace alla Germania e pose formalmente fine alla prima guerra mondiale. Il trattato limitò gli armamenti della Germania, ridistribuì importanti aree del territorio e delle colonie tedesche e stabilì che la Germania doveva pagare le riparazioni di guerra e accettare la responsabilità della prima guerra mondiale. Il trattato formò anche un nuovo organismo internazionale per facilitare la diplomazia globale e aiutare a promuovere una pace duratura: la Società delle Nazioni.

Dopo gli orrori della prima guerra mondiale, in cui furono uccise 7 milioni di persone e 21 milioni rimasero gravemente ferite, i vincitori – Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Italia – cercarono di garantire che un tale conflitto globale non accadesse mai più.

Signing the Treaty of Versailles, 1919
Firma del trattato di Versailles, 1919 William Orpen (Public Domain)

Il principale promotore per l’istituzione della Società fu il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson (1856-1924). Wilson aveva ideato 14 punti per un nuovo mondo nell'estate del 1918. Il presidente identificò alcune cause della prima guerra mondiale che voleva non si ripetessero mai: la diplomazia segreta e egoistica, la repressione dei gruppi minoritari all'interno degli imperi e degli stati più grandi, e i regimi autocratici che ignoravano i desideri del proprio popolo. Era necessaria una nuova organizzazione internazionale che sradicasse queste tre malattie della diplomazia mondiale e sostenesse invece la democrazia, l'autodeterminazione e la trasparenza. Sebbene l'enfasi di Wilson sull'autodeterminazione non fosse applicata ai perdenti della prima guerra mondiale o ai cittadini coinvolti in un massiccio ridisegno delle mappe di Europa, Africa ed Asia orientale, la Società delle Nazioni divenne realtà nel gennaio 1920.

Scopo

Lo scopo primario della Società delle Nazioni era espresso nell'Articolo 10 del suo Patto di 26 articoli:

Rispettare e preservare contro ogni aggressione esterna l'integrità territoriale e l'indipendenza politica esistente di tutti i Membri.

(Dear, 528)

Supponendo che i mezzi diplomatici fossero falliti, qualsiasi membro ritenuto colpevole di aggressione contro il territorio di un altro sarebbe stato sottoposto, secondo l'Articolo 16 del Patto, prima a sanzioni economiche e poi, se necessario, a sanzioni militari. Queste sanzioni sarebbero state condotte collettivamente da tutti gli altri membri. Si sperava che questa idea di "sicurezza collettiva" potesse essere un potente deterrente per ogni potenziale aggressore.

League of Nations Cartoon
Vignetta sulla Società delle Nazioni Leonard Raven-Hill (Public Domain)

La Società avrebbe agito come arbitro neutrale tra i contendenti sulle questioni territoriali. In uno spirito di diplomazia aperta, tutti i trattati sarebbero stati esaminati dalla Società per verificare che non minacciassero la pace globale. La Società poteva anche sottoporre le controversie all'esame della Corte Permanente di Giustizia Internazionale, recentemente istituita all'Aia. Un altro obiettivo della Società era quello di aiutare a ridurre gli armamenti mondiali, poiché si riteneva che una delle cause della Prima Guerra Mondiale fosse stata la corsa agli armamenti tra alcune nazioni. Altri obiettivi includevano la promozione della cooperazione internazionale in materia economica e sociale, in particolare nei settori della salute e delle comunicazioni.

Tutti i membri della Società delle Nazioni avevano uguali diritti nell'Assemblea.

Mentre tutti, almeno pubblicamente, approvavano questi nobili scopi, rimanevano alcuni disaccordi tra le nazioni riguardo ai dettagli della missione della Società. Per esempio, il Giappone chiese che il patto della Società includesse una clausola riguardante l'uguaglianza razziale, ma l'idea fu respinta. Era anche vero che alcuni membri minarono le promesse dell'Articolo 10 formando le proprie alleanze internazionali e patti di mutua assistenza. Come vedremo, quando la Società fu messa alla prova da una nazione aggressiva, i suoi membri furono, sfortunatamente, tutt'altro che uniti nella loro risposta.

Struttura e Organizzazione

I primi membri della Società delle Nazioni furono i 32 alleati vincitori della prima guerra mondiale più altri 12 stati neutrali. Gli sconfitti della prima guerra mondiale (e l'URSS, allora ampiamente considerata come uno stato rivoluzionario) dovettero prima dimostrare che avrebbero aderito alla nuova serie di trattati post-bellici prima che fosse loro permesso di richiedere l'adesione. I membri della Società inviavano delegati, tipicamente i loro ministri degli esteri, a riunirsi ogni settembre nell'Assemblea presso la sua sede a Ginevra, in Svizzera. Tutti i membri avevano uguali diritti nell'Assemblea. Riunioni più regolari (solitamente quattro all'anno) erano tenute da un consiglio dei membri più potenti, che comprendeva Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone, i quattro titolari di seggi permanenti nel consiglio (anche la Germania ottenne un seggio permanente dal 1926). Altri quattro (poi aumentati a sei e poi a nove) membri del consiglio venivano votati dall'Assemblea. Ogni membro del consiglio aveva un voto di veto. Un Segretariato si occupava delle spese della Società, che non erano eccessive poiché alla maggior parte degli esperti coinvolti nelle operazioni della Società venivano pagate solo le spese. Comitati aperti, ai quali tutti i membri potevano partecipare e votare, svolgevano il lavoro quotidiano dettagliato della Società, le cui conclusioni venivano poi presentate all'Assemblea per l'approvazione. Le decisioni venivano approvate quando votate all'unanimità dall'Assemblea, il che veniva solitamente raggiunto poiché i membri in disaccordo tendevano ad astenersi.

General Assembly, League of Nations
Assemblea Generale, Società delle Nazioni Unknown Photographer (Public Domain)

L'adesione alla Società era cruciale per il suo successo o fallimento. A causa della politica interna, gli isolazionisti ebbero la meglio in patria e gli Stati Uniti scelsero di non unirsi alla Società fin dall'inizio, un duro colpo per le sue ambizioni. La Germania, non ancora considerata affidabile, non fu autorizzata a unirsi immediatamente, entrando nell'organizazzione solo nel 1926 (e uscendone di nuovo nell'ottobre 1933). L'URSS si unì nel luglio 1934, e solo perché la Germania se n'era andata, ma fu espulsa nel 1939. Il Giappone lasciò la Società nel 1933 e l'Italia nel 1937. Ulteriore instabilità nell'adesione derivò dall'aggiunta di nuovi membri e dalla scomparsa di altri quando cessarono di esistere dopo un'invasione straniera. Questa instabilità nelle adesioni divenne una grave debolezza.

Territori Mandatari

Uno dei doveri della Società delle Nazioni, oltre a cercare di mantenere la pace internazionale, era quello di amministrare quei territori che avevano cambiato proprietà come conseguenza dei trattati post-bellici riguardanti i perdenti della Prima Guerra Mondiale. I territori che un tempo erano appartenuti a Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria e Impero Ottomano furono ridistribuiti, ottenendo la piena indipendenza (ad esempio l'Iraq) o venendo affidati alla cura dei vincitori della Prima Guerra Mondiale (ad esempio Palestina, Siria e Camerun). Questi territori erano considerati territori "mandatari della Società" e ricevevano ispezioni regolari dalla Società, sebbene, in pratica, fossero spesso considerati semplicemente come nuove colonie dalle loro nazioni amministratrici. Come osserva lo storico F. McDonough, "la foglia di fico di un mandato della Società delle Nazioni nascondeva guadagni imperiali vecchio stile" (53).

La regione della Saar, ricca di carbone della Germania, fu affidata alla gestione della Società delle Nazioni, con la promessa di un plebiscito in una data futura non specificata. Danzica (Gdańsk) fu resa una Città Libera autonoma controllata dalla Società delle Nazioni. Questi mandati e la risoluzione di controversie territoriali minori tennero occupata la Società nei suoi primi anni, ma una seria sfida alla sua autorità era appena dietro l'orizzonte.

Mussolini Inspecting Troops in the Abyssinian War
Mussolini ispeziona le truppe nella guerra in Abissinia Unknown Photographer (Public Domain)

La Crisi di Corfù

La prima sfida significativa alla fragile autorità della Società fu lanciata dal leader fascista dell'Italia, Benito Mussolini (1883-1945). Mussolini era alla ricerca di facili vittorie propagandistiche, che avrebbero rafforzato la sua popolarità in patria, dove l'economia non andava bene. Il primo di questi colpi propagandistici fu l'incidente di Corfù, come divenne noto, che avvenne nel 1923. L'Italia occupò l'Isola Greca di Corfù, con il pretesto dell'assassinio di un generale italiano in Grecia. La Società si dimostrò incapace di arbitrare la crisi quando fu abbandonata dai principali leader mondiali che decisero di non agire contro l'aggressione di Mussolini. Ciò nonostante, la Società non fu del tutto impotente, e i suoi dibattiti e le sue risoluzioni crearono un clima di disapprovazione internazionale che alla fine convinse Mussolini ad accelerare il suo ritiro da Corfù.

La Crisi di Manciuria

Una sfida più seria al potere della Società arrivò quando il Giappone occupò la Manciuria (che chiamarono Manchukuo) nel settembre 1931. Il Giappone stava inseguendo sogni di impero, proprio come l'Italia. La Manciuria, una regione della Cina nord-orientale ricca di risorse naturali e con una posizione geografica di importanza strategica, era stata a lungo ambita sia dall'URSS che dal Giappone. C'era, inoltre, una considerevole minoranza giapponese nella regione, e il controllo del governo cinese sull'area era debole. Il pretesto per l'invasione da parte dell'esercito giapponese del Kwantung (Guangdong) fu l'esplosione di una sezione della Ferrovia della Manciuria meridionale, allora controllata dal Giappone. Il Giappone sostenne che la Cina fosse responsabile dell'attacco. Conosciuto come incidente della Manciuria o incidente di Mukden, l'esercito giapponese aveva sabotato la linea da solo. Uno stato fantoccio giapponese, il Manchukuo, fu istituito nel marzo 1932. La Cina si rivolse alla Società per chiedere aiuto.

I membri della Società non riuscirono a concordare sanzioni economiche o militari contro il Giappone. La Società si rifiutò di riconoscere il Manchukuo come uno stato indipendente, ma una risposta economica (per non parlare di quella militare) non riuscì a trovare sufficiente sostegno tra i membri chiave della Società, essendo tutti riluttanti a limitare il commercio durante una crisi economica mondiale. La Società alla fine dichiarò il Giappone come l'aggressore, e una commissione d'inchiesta consigliò la restituzione del territorio alla Cina. Il Giappone non fu d'accordo e rinunciò alla sua adesione nel marzo 1933. Questo fu forse un bene, poiché il paese cadde ancora più in basso nella stima dei membri della Società quando iniziò una guerra totale con la Cina nel cosiddetto incidente cinese del luglio 1937.

Japanese Troops, Manchuria, 1931
Truppe giapponesi, Manciuria, 1931 Unknown Photographer (Public Domain)

La Crisi d'Abissinia

Mussolini sfidò la Società per la seconda volta quando decise di invadere l'Abissinia (l'odierna Etiopia) nell'ottobre 1935. L'Italia possedeva già alcune colonie in Africa e Mussolini sognava di espandere il suo impero. L'Abissinia, una nazione indipendente ma priva di un esercito moderno, era un bersaglio relativamente facile per le forze meccanizzate italiane che avanzavano dalle vicine colonie italiane di Eritrea e Somalia italiana. Un attacco all'Abissinia offriva solo il prestigio della conquista e la vendetta per la sconfitta italiana subita lì nel 1896, poiché essa aveva pochissime ricchezze e un valore strategico ancora minore. Mussolini, come per Corfù, sperava in un potente effetto propagandistico senza incorrere in costi elevati. Il leader fascista ebbe successo solo a metà, poiché la sua scappatella in Africa orientale si trasformò in un grave drenaggio per la sua già debole economia interna. Inoltre, i membri della Società (di cui l'Abissinia faceva parte) questa volta concordarono di imporre sanzioni economiche all'Italia, vietando la vendita di armi e materie prime, nonché i prestiti.

Dopo la crisi d'Abissinia, la Società passò in secondo piano nella diplomazia estera.

Sebbene 52 membri della Società si opposero all'invasione di Mussolini, né la Francia né la Gran Bretagna erano interessate a iniziare una guerra con l'Italia per l'Abissinia, già considerata una sfera d'influenza italiana prima dell'invasione. Non fu intrapresa alcuna azione militare. Significativamente, inoltre, il petrolio rimase una vistosa omissione dalle inefficaci sanzioni economiche.

Un altro colpo alla Società arrivò dall'interno. Il patto Hoare-Laval del dicembre 1935 fu un accordo che doveva essere segreto tra Gran Bretagna e Francia che, sebbene mai firmato formalmente, minò la Società accettando l'invasione dell'Abissinia come un fatto compiuto. Entro il marzo 1936, gli italiani avevano sconfitto gli abissini e il loro imperatore Haile Selassie (r. 1930-74) fuggì in esilio. Alcuni abissini, ciò nonostante, continuarono a resistere all'occupazione, che fu caratterizzata da una brutale repressione. La Società revocò le sue sanzioni economiche nel luglio 1936.

Map of Africa after the Treaty of Versailles, c.1920
L'Africa dopo il trattato di Versailles, 1920 Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

Dopo la crisi d'Abissinia, la Società passò in secondo piano nella diplomazia estera. Come afferma lo storico A. J. P. Taylor: "La Società continuò a esistere solo distogliendo lo sguardo da ciò che accadeva intorno ad essa" (128). I singoli membri si concentrarono ormai non sulla sicurezza collettiva, ma sulla stipula di propri trattati.

La Gran Bretagna e la Francia erano state particolarmente ansiose di non spingere Mussolini verso un'alleanza con il compagno leader fascista Adolf Hitler (1889-1945) in Germania. Per tutto il 1935, c'era ancora la possibilità che l'Italia potesse aiutare la Gran Bretagna e la Francia contro ogni futura aggressione della Germania in Europa, come indicato dalla promessa di Mussolini di inviare nove divisioni per difendere la Francia in caso di attacco da parte di Hitler. Mussolini, giocando le potenze l'una contro l'altra, avrebbe rivelato le sue vere intenzioni solo quando firmò un accordo militare completo con Hitler nel maggio 1939.

Hitler e Pacificazione

La mancanza di una reazione significativa da parte della Società alle aggressioni internazionali fu debitamente notata da Hitler. La Germania chiedeva da tempo l'uguaglianza con le altre grandi potenze in termini di armamenti. Nel 1933, la Germania si ritirò dalla Società proprio su questa questione. Tutti i mali della Repubblica di Weimar (1918-33) — la sua alta inflazione e disoccupazione, la mancanza di prestigio nella diplomazia mondiale e gli armamenti inferiori rispetto ad altre nazioni — furono attribuiti al Trattato di Versailles e, per associazione, alla Società delle Nazioni. La decisione di uscire fu ratificata sia da un plebiscito in Germania che da un voto nel parlamento del Reichstag.

Come osserva lo storico J. Dülffer: "La decisione di Hitler di ritirarsi dalla Società segnò un cambiamento importante e fondamentale: il rifiuto di una politica basata in gran parte su obblighi multilaterali a favore di una politica di potenza e di egoismo nazionale" (58).

Chamberlain, Daladier, Hitler, & Mussolini, Munich 1938
Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini a Monaco, nel 1938 Bundesarchiv, Bild 183-R69173 (CC BY-SA)

Allo stesso tempo, Hitler lanciava messaggi confusi sostenendo di desiderare il disarmo e la pace nel mondo. Il leader tedesco firmò un patto di non aggressione con la Polonia nel gennaio 1934 e promise persino di tornare nella Società delle Nazioni. È interessante notare che la Polonia, firmando il patto, dimostrava la sua convinzione che la Società non fosse in grado di fornire un aiuto pratico alle vittime di aggressione.

Nel 1935, la Germania ammise che le sue forze armate erano quattro volte più grandi di quanto permesso dal Trattato di Versailles. Hitler rioccupò la Renania smilitarizzata nel marzo 1936. La Società non offrì alcuna risposta alla rioccupazione, che dopotutto era solo la Germania che "prendeva il controllo del proprio giardino di casa", una frase coniata dal quotidiano Britannico Times.

I principali oppositori di Hitler erano divisi. In effetti, Gran Bretagna e Francia divergevano da tempo sullo scopo stesso della Società. La Gran Bretagna voleva che operasse come un teatro di conciliazione internazionale; la Francia voleva che fosse usata come difesa contro la Germania. La Gran Bretagna firmò un accordo navale con Hitler nel 1935 per limitare la marina tedesca (ma permettendogliene una più grande di quanto Versailles avesse consentito), mentre la Francia, indignata per questo, firmò un trattato di mutua assistenza con l'URSS nel marzo 1935, nel caso in cui una delle due fosse stata attaccata dalla Germania. Anche la crisi d'Abissinia portò a una risposta divisa da parte di Gran Bretagna e Francia, le due nazioni che avrebbero dovuto collaborare più strettamente. Soprattutto, nessuno nella Società voleva un'altra guerra a livello continentale. Con la maggior parte delle grandi nazioni impreparate psicologicamente e militarmente alla guerra, pacificazione divenne la parola d'ordine dei loro diplomatici, ma il ritardo sembrava l'unico obiettivo realistico. Mentre la prospettiva della guerra incombeva sempre più all'orizzonte, molti membri erano desiderosi di dissociarsi dalla Società e dal suo obbligo di una risposta di sicurezza collettiva alle invasioni di Giappone, Italia, Germania o chiunque altro.

Stuka Dive-bombers in Poland, 1939.
Bombardieri in picchiata Stuka in Polonia, 1939 Bundesarchiv, Bild 183-1987-1210-502 / Hoffmann, Heinrich (CC BY-SA)

Nell'ottobre 1936 scoppiò la guerra civile spagnola, con il coinvolgimento diretto sia dell'Italia che della Germania. Gli Stati Uniti rimasero sinistramente in silenzio. Gli stati aggressori iniziarono a firmare trattati di mutua assistenza. Dal luglio 1937, la Cina fu in guerra con il Giappone. Hitler unì l'Austria alla Germania con l'Anschluss nel marzo 1938. Nell'accordo di Monaco del settembre 1938, alla Germania fu permesso di prendere i Sudeti. Nel marzo 1939, i soldati tedeschi marciarono in Cecoslovacchia. In aprile, Mussolini occupò l'Albania. In agosto, la Germania e l'URSS firmarono un'alleanza militare. Così l'ondata di crisi spinse la Società verso le sponde remote della diplomazia mondiale, mentre i singoli stati intraprendevano i propri percorsi privati per sopravvivere ai venti di guerra nel miglior modo possibile. Aerei, carri armati e artiglieria decidevano ormai i confini internazionali, non i diplomatici. L'invasione della Polonia nel 1939 da parte di Hitler portò infine a una dichiarazione formale di guerra da parte di Gran Bretagna e Francia il 3 settembre. Proprio il disastro che la Società era stata fondata per evitare si era verificato.

Eredità

La Società delle Nazioni può aver fallito nel prevenire la Seconda Guerra Mondiale, ma aveva, perlomeno, fornito un forum in cui coloro che lavoravano per la pace potevano richiamare l'attenzione sulla futilità del conflitto. La Società aveva anche ottenuto alcuni progressi nel promuovere il benessere generale delle persone in tutto il mondo attraverso l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (che esiste ancora oggi), promuovendo l'equità sociale, migliorando le condizioni di lavoro e riducendo lo sfruttamento coloniale, il tutto in un periodo in cui il solo dibattere apertamente di tali questioni era di per sé una forma di progresso. Altri successi della Società inclusero il miglioramento dei diritti e del benessere di molti gruppi minoritari, donne e rifugiati, così come dei livelli di salute e istruzione.

Le funzioni della Società delle Nazioni non furono certamente favorite dall'autoesclusione di alcuni membri, dall'attacco di altri ai danni di soci membri in deliberata violazione degli articoli della Società e dalla Grande Depressione del 1929, che mise a dura prova le società e le istituzioni politiche tradizionali. La Società aveva dimostrato l'utilità di una camera di dibattito per questioni internazionali non militari di ogni tipo e così fu, nonostante le sue difficoltà e la sua sospensione per la durata della Seconda Guerra Mondiale, un precursore delle odierne Nazioni Unite, nate nell'estate del 1945. La Società delle Nazioni fu formalmente sciolta nell'aprile del 1946 e i suoi trattati e beni furono trasferiti all'ONU che, con una costituzione completamente nuova e un numero di membri molto più ampio, continua ad affrontare le sfide di un mondo composto da nazioni in gran parte interessate ai propri fini.

Domande e Risposte

Che cos'era la Società delle Nazioni e perché fallì?

La Società delle Nazioni (1920-46) era un organismo internazionale progettato per mantenere la pace nel mondo, ma fallì nella sua missione perché i membri violarono il suo stesso patto, si rifiutarono di parteciparvi o si rifiutarono di imporre sanzioni economiche e militari contro le nazioni agressive.

Qual era lo scopo principale della Società delle Nazioni?

Lo scopo principale della Società delle Nazioni (1920-46) era promuovere la pace nel mondo, arbitrare le controversie internazionali, punire le nazioni agressive e promuovere il benessere dei cittadini in tutto il mondo.

Come si chiama oggi la Società delle Nazioni?

La Società delle Nazioni è ora chiamata Nazioni Unite, l'organismo che, nel 1946, ha ereditato i beni e gli obblighi dei trattati della Società.

Info traduttore

Hamza Kochan
I am Hamza, I graduated from Istanbul Medeniyet University, History Department in 2023. Currently, I am doing History MA program at same University. I study Turkish-Italian relations after World War II. I'm also an Italian teacher.

Info autore

Mark Cartwright
Mark è uno scrittore a tempo pieno oltre che ricercatore, storico ed editore. Altri suoi interessi riguardano l'arte, l'architettura, e la scoperta delle idee che le civiltà condividono. Laureato in filosofia politica (Università di York), è direttore editoriale della World History Encyclopedia.

Cita questo lavoro

Stile APA

Cartwright, M. (2026, gennaio 02). La Società delle Nazioni. (H. Kochan, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-22827/la-societa-delle-nazioni/

Stile CHICAGO

Cartwright, Mark. "La Società delle Nazioni." Tradotto da Hamza Kochan. World History Encyclopedia, gennaio 02, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-22827/la-societa-delle-nazioni/.

Stile MLA

Cartwright, Mark. "La Società delle Nazioni." Tradotto da Hamza Kochan. World History Encyclopedia, 02 gen 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-22827/la-societa-delle-nazioni/.

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