Direttorio Francese

Harrison W. Mark
da , tradotto da Giselle Martinez
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Members of the French Directory (by Unknown, Public Domain)
Membri del Direttorio Francese Unknown (Public Domain)

Il Direttorio francese (in francese: le Directoire), fu il governo della Francia dal 2 novembre 1795 fino al 9 novembre 1799, periodo che coprì gli ultimi quattro anni della Rivoluzione francese (1789-1799). Il Direttorio fu impopolare, nonostante i successi militari, e dovette affrontare crisi economiche e disordini sociali. Fu infine rovesciato con il colpo di stato del 18 brumaio.

Istituito in risposta al caotico e sanguinoso regime del Terrore (1793-1794), il Direttorio cercò di ristabilire la stabilità in Francia recuperando i principi rivoluzionari originari del 1789. Questo però soddisfece ben pochi, se non la classe borghese dominante; i giacobini di sinistra e i realisti conservatori tentarono entrambi di impadronirsi del governo e si impegnarono in una sorta di braccio di ferro politico con il Direttorio, che rimaneva nel mezzo. Mentre lottava per sopravvivere ai tentativi di colpo di Stato, il Direttorio dovette anche far fronte ai problemi economici della Francia, derivanti da un enorme debito pubblico e dalla svalutazione della carta moneta rivoluzionaria, l’assegnato (assignat).

Nel frattempo, le vittorie militari francesi nelle guerre rivoluzionarie francesi (1792-1802) concentrarono sempre più influenza e potere nelle mani di generali come Lazare Hoche (1768-1797) e Napoleone Bonaparte (1769-1821), che iniziarono a interferire nella politica nazionale. Bonaparte riuscì infine a ottenere una popolarità tale da diventare il volto del colpo di Stato che abbatté il Direttorio e pose fine alla Rivoluzione stessa nel novembre 1799.

Una Nuova Costituzione

Il 28 luglio 1794, Massimiliano Robespierre (1758-1794) e 21 dei suoi alleati furono ghigliottinati a Parigi, sancendo la fine del regime del Terrore guidato dai giacobini. Il periodo di quindici mesi che seguì, noto come Reazione termidoriana, vide un allontanamento dal radicalismo giacobino e un ritorno a politiche più stabili e conservatrici, favorevoli alla classe borghese. I termidoriani cercarono di recuperare gli ideali rivoluzionari del 1789 e iniziarono a smantellare le leggi radicali giacobine; gli stessi giacobini furono perseguitati durante il Primo Terrore Bianco e il Club dei Giacobini venne definitivamente chiuso nel novembre 1794.

I termidoriani istituirono un comitato incaricato di redigere una costituzione, completata nell'agosto del 1795, che prevedeva la creazione di un nuovo governo.

I termidoriani promisero che la giustizia, e non il terrore, sarebbe stata l’ordine del giorno e posero fine alla persecuzione della Chiesa cattolica e dell’aristocrazia, entrambe dilaganti sotto il dominio giacobino. Tuttavia, nessuna delle loro politiche riuscì a mettere cibo nello stomaco dei cittadini francesi affamati, che morivano in gran numero durante il rigido inverno del 1794-1795 a causa della mancanza di cibo e combustibile a prezzi accessibili. I termidoriani tentarono di risolvere il problema emettendo nuove partite di assegnati (assignats), ma ciò non fece altro che aumentare ulteriormente l’inflazione. Il costante flusso di émigrés che rientravano nel paese provocò una rinascita del realismo; i cittadini favorevoli a una vita sotto una monarchia stabile non avevano più paura di esprimere le proprie opinioni, ora che la minaccia incombente della ghigliottina si era in gran parte attenuata. I realisti avviarono una campagna di propaganda ben finanziata che screditava la Repubblica e guardava alla vecchia monarchia con nostalgica idealizzazione.

Sebbene i termidoriani avessero sostenuto di aver salvato la Francia rovesciando Robespierre, la Repubblica appariva chiaramente malata. La situazione economica della Francia era appena migliore di quella precedente alla Rivoluzione e, nel 1795, il malcontento sociale si manifestò sotto forma di insurrezioni popolari, dapprima da parte della sinistra giacobina (l’insurrezione di pratile) e poi dalla destra realista (la rivolta del 13 vendemmiaio). Si trattava di sintomi di una malattia pericolosa, che minacciava di uccidere la Repubblica dall’interno. Il rimedio, secondo i termidoriani e altri in Francia, era l’adozione di una nuova costituzione.

La nazione ne era di fatto priva da quando il re era stato rovesciato nell’agosto del 1792; è vero che i giacobini avevano redatto una loro costituzione, ma essa fu giudicata impraticabile e irrealistica dai termidoriani. Un deputato, Boissy d’Anglas, descrisse la Costituzione giacobina del 1793 come «redatta da intriganti, dettata dalla tirannide e accettata attraverso il terrore» (Doyle, 319). I termidoriani istituirono una commissione di undici membri per redigere una costituzione più adatta al loro programma politico, che fu completata nell’agosto del 1795 e prevedeva la creazione di un nuovo governo. Tale governo, noto alla storia come il Direttorio francese, fu inaugurato il 2 novembre 1795 e governò la Francia per quattro anni turbolenti.

Il Direttorio

La Costituzione dell’Anno III (1795), come fu chiamata questa nuova costituzione, richiamava in modo vago le sue due immediate predecessore; includeva infatti, come preambolo, la fondamentale Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, sebbene in una forma emendata. Tuttavia, la costituzione termidoriana era meno democratica di quella giacobina, poiché limitava il corpo elettorale ai contribuenti maschi di età superiore ai 21 anni; inoltre, se residenti in una città con più di 6.000 abitanti, gli elettori idonei dovevano possedere o affittare beni fondiari del valore compreso tra 100 e 200 giornate di lavoro. Ciò ridusse il numero degli aventi diritto al voto da circa 6 milioni a poco più di 1 milione. Per favorire la stabilità, la nuova costituzione fu deliberatamente resa difficile da modificare: il procedimento di revisione doveva infatti richiedere non meno di nove anni. La costituzione sostituì inoltre i 48 distretti di Parigi, noti come focolai di insurrezione, con 12 arrondissement.

Paul Barras
Paul Barras Pierre-Michel Alix (Public Domain)

Il governo stesso disponeva di un potere legislativo bicamerale, il Corps législatif, composto da una camera alta, il Consiglio degli Anziani, e da una camera bassa, il Consiglio dei Cinquecento. Il Consiglio dei Cinquecento era formato da deputati di almeno 30 anni, incaricati di proporre le leggi; il Consiglio degli Anziani, composto da 250 deputati di età superiore ai 40 anni, aveva il potere di accettare o respingere la legislazione proposta. Il potere esecutivo era affidato a cinque Direttori, uomini di almeno 40 anni che avevano già ricoperto incarichi ministeriali o legislativi. I Direttori venivano scelti dal Consiglio degli Anziani a partire da una lista presentata dal Consiglio dei Cinquecento; ogni anno, i Direttori sorteggiavano chi di loro dovesse dimettersi, e un nuovo membro veniva selezionato per sostituirlo. Il Direttorio fu organizzato in questo modo per garantire la separazione dei poteri.

Problemi Economici

Uno dei problemi più urgenti che il nuovo Direttorio dovette affrontare fu quello dell’inflazione. Nel dicembre del 1795, il valore della moneta cartacea degli assignats era sceso all’1% del suo valore nominale; a Parigi, il pane costava 50 lire, il burro 100 e il sapone 170. L’aumento dei prezzi fu aggravato anche dal blocco britannico e da una stagione di raccolti scarsi, che costrinsero il governo a razionare rigidamente tutti i generi alimentari, le candele e la legna da ardere. A quel punto era evidente che l’assegnato non fosse più recuperabile e, nel febbraio del 1796, ne fu definitivamente sospesa l’emissione. Si tenne una cerimonia in Place Vendôme per distruggere le presse tipografiche utilizzate per stampare gli assegnati.

Assignat, 1792
Assegnato, 1792 Godot13 (Public Domain)

Al loro posto, il Direttorio introdusse una nuova moneta chiamata mandats territoriaux. I mandats erano banconote cartacee garantite dal valore dei beni nazionali confiscati all’aristocrazia o alla Chiesa. Questa valuta fallì ancora più rapidamente degli assegnati: nel febbraio del 1797, appena un anno dopo la loro prima emissione, i mandats erano ormai privi di valore e furono demonetizzati. Il fallimento del mandat portò al ritorno della moneta metallica e, seppur con riluttanza, alla nascita di una banca centrale entro il 1800.

Oltre all’inflazione, il Direttorio dovette affrontare un enorme debito pubblico, lo stesso problema che aveva dato inizio alla Rivoluzione. Il Direttorio dichiarò bancarotta su due terzi del debito, ma promise di pagare l’ultimo terzo; ciò riuscì a stabilizzare la situazione. Mentre il Direttorio cercava di riempire le casse dello Stato con nuove tasse sui beni di lusso, il tesoro fu in gran parte sostenuto grazie alle vittorie degli eserciti francesi. Ogni volta che una città veniva conquistata, essa era costretta a inviare una grande somma di denaro a Parigi. I generali francesi saccheggiarono inoltre i territori conquistati delle loro inestimabili opere d’arte, utilizzate per arricchire il Louvre, da poco trasformato in museo. La campagna d’Italia di Napoleone del 1796-1797 fu particolarmente redditizia.

Disordini Sociali (1796 - 1797)

La scarsità di cibo e i problemi economici della Francia non fecero nulla per alleviare la sofferenza generale avvertita in tutto il paese. Poiché l’inverno del 1795-1796 si rivelò duro quanto quello dell’anno precedente, i cittadini iniziarono a guardare con nostalgia a tempi passati, ritenuti migliori; per i giacobini e per i sans-culottes impoveriti, ciò significava i giorni del Terrore, quando il pane era accessibile e la Costituzione del 1793 rappresentava un faro di speranza. Nel 1796, una donna si lamentava:

È una bella dannata repubblica per i ladri. Prima ci ghigliottinano, ora ci fanno morire di fame. E poi, Robespierre non ci lasciava deperire: faceva morire solo i ricchi; questi qui, invece, lasciano morire la gente ogni giorno! (Doyle, 326)

Naturalmente, i tempi sotto Robespierre non erano stati affatto così positivi e durante il Terrore non furono uccisi solo i ricchi. Tuttavia, questo sentimento rifletteva la nostalgia per un’epoca in cui la rivoluzione era stata un movimento popolare, e non soltanto un affare borghese. Alla fine del 1795, radicali con idee affini si riunirono nel Club del Pantheon, che aveva sostituito il Club dei Giacobini come luogo di ritrovo dei giacobini. Qui assistevano a letture pubbliche di un giornale estremista intitolato Le Tribun du Peuple, scritto da un agitatore di nome Gracchus Babeuf. Babeuf, spingendosi oltre qualsiasi giacobino prima di lui, invocava l’abolizione della proprietà privata a favore della proprietà collettiva, un’idea che in seguito sarebbe stata associata al comunismo. Questa sorta di rinascita giacobina allarmò il Direttorio, che ordinò al generale Napoleone Bonaparte di chiudere il Club del Pantheon il 27 febbraio 1796.

François-Noël (Gracchus) Babeuf
François-Noël (Gracchus) Babeuf François Bonneville (Public Domain)

La chiusura non bastò a spegnere il fervore della sinistra. Nella primavera del 1796, Babeuf e i suoi collaboratori iniziarono a tramare un colpo di Stato per rovesciare il Direttorio. Gracchus Babeuf e la Congiura degli Eguali, tuttavia, non arrivarono molto lontano: il complotto fu denunciato al Direttorio, che ordinò l’arresto di Babeuf e dei suoi co-cospiratori il 10 maggio, prima ancora che potesse concretizzarsi. Babeuf e un altro congiurato furono ghigliottinati il 27 maggio 1797, mentre altri sette vennero deportati; ciononostante, lo sventamento del complotto fece ben poco per placare i disordini sociali, che si spostarono allora verso la destra politica.

Come i giacobini, anche i realisti guardavano con rimpianto a un passato migliore; ma invece di desiderare un nuovo Robespierre, essi auspicavano un nuovo re. Erano divisi, naturalmente, su quale forma dovesse assumere una monarchia restaurata: alcuni erano monarchici costituzionali, altri favorevoli all’assolutismo; alcuni sostenevano la pretesa di Luigi XVIII di Francia, altri quella del ramo cadetto degli Orléans, guidato dal futuro re Luigi Filippo. Tuttavia, i realisti misero da parte le loro differenze e complottarono per conquistare il potere. A differenza di Babeuf, essi pianificarono di ottenerlo per vie legali e puntarono alle prime elezioni del Direttorio, nella primavera del 1797.

Dal loro quartier generale nel Club di Clichy, di destra, i realisti avviarono una vasta campagna di propaganda, sottolineando la scarsa qualità della vita in una repubblica instabile e denunciando la corruzione del Direttorio. Quest’ultimo, turbato dalla crescente popolarità realista, tentò di reagire revocando il diritto di voto agli aristocratici che non erano ancora stati rimossi dalle liste degli émigrés. Ma era ormai troppo tardi e le elezioni del 1797 dimostrarono l’impopolarità del Direttorio. Dei 234 deputati in carica fin dai tempi dei termidoriani, solo 11 furono rieletti. I realisti, al contrario, conquistarono 182 seggi nel corpo legislativo e il generale Jean-Charles Pichegru, giacobino divenuto monarchico, divenne presidente del Consiglio dei Cinquecento.

Colpo di Stato del Fruttidoro

L’ascesa dei realisti rappresentò un segnale di pericolo per la Repubblica. La Gran Bretagna e l’Austria, le ultime grandi potenze europee ancora in guerra con la Francia, si mossero immediatamente per avviare negoziati di pace, sperando di ottenere condizioni migliori da una Francia divisa; allo stesso modo, i realisti confidavano nel fatto che le clausole della pace potessero includere una restaurazione monarchica. A opporsi a questa prospettiva furono i generali, tra cui Lazare Hoche e Napoleone Bonaparte. Quest’ultimo inviò lettere segrete ai Direttori, fornendo prove del fatto che Pichegru si fosse incontrato con agenti di Luigi XVIII e avesse complottato per restaurare la monarchia tramite un colpo di Stato militare.

Tre dei Direttori — Paul Barras, Jean-François Rewbell e Louis-Marie de La Révellière — ordirono allora un piano per riprendere il controllo del governo attraverso un colpo di Stato. Durante l’estate del 1797, soldati comandati dal generale Hoche giunsero a Parigi, ufficialmente diretti a Brest per preparare un’invasione della Gran Bretagna. Non sembravano avere fretta di lasciare la capitale e furono presto raggiunti da truppe agli ordini del generale Pierre Augereau, appena rientrate dall’Italia dall’esercito di Bonaparte. All’alba del 4 settembre 1797 (18 fruttidoro anno V nel calendario repubblicano francese), i cospiratori entrarono in azione: i soldati occuparono i punti strategici della città e circondarono le sedi legislative. I giornali realisti furono chiusi, i giornalisti arrestati e Parigi tappezzata di manifesti che rivelavano i tradimenti di Pichegru.

Coup of 18 Fructidor
Il colpo di Stato del 18 Fruttidoro Pierre Gabriel Berthault (Public Domain)

53 deputati furono arrestati, tra cui Pichegru, che venne deportato; i due Direttori che non avevano preso parte al colpo di Stato, Lazare Carnot e François-Marie de Barthélemy, furono destituiti. Con l’appoggio delle truppe, i consigli annullarono le recenti elezioni, lasciando vacanti 177 seggi. Il colpo di Stato del 18 fruttidoro, come venne chiamato, fu incruento, ma stabilì un precedente pericoloso di intervento militare nel potere politico. Nei giorni successivi furono varate leggi anti-realiste: agli émigrés rientrati in Francia con intenzioni monarchiche furono concessi due settimane per lasciare il paese, pena la morte. Centosessanta aristocratici furono giustiziati in base a questa legge. Allo stesso modo, il clero fu costretto a giurare contro il realismo o ad affrontare la deportazione. Le chiese vennero confiscate dal governo e riconsacrate come templi teofilantropici, una nuova setta deistica.

Queste politiche anti-aristocratiche e anti-cattoliche favorirono una rinascita giacobina; le elezioni del 1798, tenutesi tra il 9 e il 18 aprile, registrarono una forte affluenza giacobina. I realisti erano stati esclusi dalle elezioni dopo il Fruttidoro e i moderati erano ancora disorganizzati dopo la sconfitta del 1797, lasciando ai giacobini la maggioranza nel Corps législatif.

Successi Militari

L’epoca del Direttorio fu in larga misura caratterizzata dalle vittorie militari francesi, mentre venivano inconsapevolmente poste le basi delle guerre napoleoniche. Nel 1795, la Prussia e la Spagna si ritirarono dalla guerra della Prima Coalizione e la Repubblica Olandese fu trasformata nella Repubblica Batava, uno Stato satellite della Francia e la prima di molte “repubbliche sorelle”. Lazare Hoche, il giovane e audace generale repubblicano, pose fine nel 1796 alla lunga guerra di Vandea e guidò nello stesso anno la fallita spedizione francese in Irlanda. I suoi progetti di una nuova invasione delle isole britanniche furono stroncati dalla sua improvvisa morte per tubercolosi il 19 settembre 1797.

Altrove, gli eserciti francesi apparivano invincibili, soprattutto in Italia, dove Bonaparte stupì l’Europa con il suo coraggio e il suo genio militare. Nell’ottobre del 1797, dopo che il colpo di Stato del Fruttidoro aveva fatto svanire le speranze della Coalizione di trattare con realisti favorevoli, l’Austria firmò il trattato di Campoformio, che segnò la fine della guerra della Prima Coalizione; la Gran Bretagna rimase così l’unica grande potenza europea ancora in guerra con la Francia. Durante il congresso di Rastatt del 1798, diplomatici francesi eccessivamente sicuri di sé costrinsero gli Stati tedeschi a cedere la riva sinistra del Reno. I francesi, che avevano già annesso il Belgio, erano decisi a espandersi.

Mappa della rivoluzione francese e delle guerre 1789 - 1799
Le guerre rivoluzionarie francesi 1789-1799 Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

Questa dimostrazione di aggressività francese spaventò le potenze europee, ulteriormente allarmate dalle azioni successive della Francia. Nel gennaio del 1798, un colpo di Stato sostenuto dai francesi rovesciò la Confederazione Svizzera, sostituendola con la Repubblica Elvetica, una repubblica sorella che garantiva alla Francia libero accesso ai passi alpini. Il 28 dicembre 1797, una sommossa a Roma portò alla morte di un generale francese; Bonaparte sfruttò questo pretesto per invadere lo Stato Pontificio. Il 15 febbraio istituì un’altra repubblica sorella a Roma e fece condurre papa Pio VI prigioniero a Valence; il pontefice, che un tempo aveva condannato la Rivoluzione francese, morì un anno dopo in territorio francese.

La campagna d’Egitto di Napoleone, iniziata nel luglio del 1798, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Essa nacque da un piano elaborato da Bonaparte e dal ministro degli Esteri Charles-Maurice de Talleyrand per sottrarre l’Egitto agli Ottomani. Questo atto di aggressione palese risultò intollerabile per le potenze europee, che nel 1798 iniziarono a formare una nuova alleanza contro la Francia. Ne scaturì la guerra della Seconda Coalizione (1798-1802), che precipitò nuovamente l’Europa in una guerra totale, dopo appena un anno di tregua dai combattimenti.

La Fine del Direttorio

Il generale Bonaparte fece ritorno dall’Egitto nell’ottobre del 1799 come un uomo estremamente popolare. A quel punto, le elezioni del 1799 avevano confermato il controllo neogiacobino del potere legislativo; lo stesso fratello di Napoleone, Luciano, fervente giacobino, fu eletto presidente del Consiglio dei Cinquecento, pur avendo solo 24 anni. Nello stesso anno, Emmanuel-Joseph Sieyès divenne Direttore; contrario alla Costituzione dell’Anno III, egli vide in ciò l’occasione per organizzare un proprio colpo di Stato e creare un nuovo governo. Ottenne il sostegno di figure influenti come Talleyrand, ma sapeva di aver bisogno di un generale popolare che facesse da volto all’operazione. Dopo che la sua prima scelta, il generale Joubert, cadde in battaglia, Sieyès puntò sull’immensamente popolare Napoleone Bonaparte.

General Bonaparte in the Coup d'état of 18 Brumaire
Il generale Bonaparte durante il colpo di stato del 18 Brumaio François Bouchot (Public Domain)

Il successivo colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre) ebbe successo; con l’aiuto di Lucien Bonaparte, Napoleone e i suoi soldati imposero la fine del Direttorio. Al suo posto venne istituito il Consolato francese, composto da Sieyès, Roger Ducos e Napoleone come tre consoli. Tuttavia, Napoleone non aveva alcuna intenzione di restare il partner più debole del triumvirato: manovrò abilmente i suoi colleghi e divenne la forza trainante della nuova Costituzione dell’Anno VIII. In breve tempo, Napoleone divenne Primo Console e si avviò verso l’ascesa al trono imperiale. Il Direttorio era finito e la Rivoluzione francese giungeva finalmente al termine.

Domande e Risposte

Che cosa fu il Direttorio in Francia?

Il Direttorio francese fu il governo della Francia dal 2 novembre 1795 al 9 novembre 1799, durante gli ultimi quattro anni della Rivoluzione francese. Disponeva di due camere legislative, il Consiglio degli Anziani e il Consiglio dei Cinquecento, mentre il potere esecutivo era detenuto da cinque Direttori.

Quale fu il significato del Direttorio Francese?

Il Direttorio francese supervisionò le vittorie della Francia nelle guerre rivoluzionarie, istituendo numerose repubbliche sorelle. Guidò la Francia negli ultimi quattro anni della Rivoluzione francese fino a quando fu rovesciato da Napoleone Bonaparte il 9 novembre 1799, durante il colpo di Stato del 18 brumaio.

Perché il Direttorio Francese venne rovesciato?

Il Direttorio francese era considerato debole e corrotto, e le fazioni rivali all’interno della legislatura causarono instabilità politica. Un gruppo di cospiratori colse l’occasione per rovesciarlo nel 1799, dando luogo al riuscito colpo di Stato del 18 brumaio, che portò Napoleone Bonaparte al potere.

Quali erano le due camere legislative durante il Direttorio francese?

La legislatura del Direttorio francese, chiamata Corps Législatif, era divisa in una camera alta, chiamata Consiglio degli Anziani, e in una camera bassa, chiamata Consiglio dei Cinquecento.

Info traduttore

Giselle Martinez
Giselle Martinez (Milano, 2004) è una studentessa di Storia presso l'Università degli Studi di Milano, specializzandosi in storia politica e culturale del XVIII secolo. Si laureerà nel 2026. Parla 4 lingue: Italiano, Inglese, Francese e Spagnolo.

Info autore

Harrison W. Mark
Harrison Mark è un ricercatore storico e scrittore per World History Encyclopedia. Si è diplomato in storia e scienze politiche presso la State University of New York a Oswego.

Cita questo lavoro

Stile APA

Mark, H. W. (2026, gennaio 28). Direttorio Francese. (G. Martinez, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21337/direttorio-francese/

Stile CHICAGO

Mark, Harrison W.. "Direttorio Francese." Tradotto da Giselle Martinez. World History Encyclopedia, gennaio 28, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21337/direttorio-francese/.

Stile MLA

Mark, Harrison W.. "Direttorio Francese." Tradotto da Giselle Martinez. World History Encyclopedia, 28 gen 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-21337/direttorio-francese/.

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