Il cuneiforme è un sistema di scrittura ideato dagli antichi Sumeri, in Mesopotamia, intorno al 3500 a.C. È considerato il più significativo tra gli innumerevoli contributi culturali di questo popolo, e il maggiore tra quelli della città sumerica di Uruk, che sviluppò questo sistema intorno al 3200 a.C. e permise la nascita della letteratura.
Il nome deriva dal latino cuneus, che significa cuneo, poiché la scrittura in questione richiama la forma di questo oggetto. Nel cuneiforme, uno strumento accuratamente modellato, noto come stilo, veniva premuto sull'argilla morbida per produrre impronte a forma di cuneo che rappresentavano segni verbali (pittogrammi) e, in seguito, fonogrammi o concetti verbali (più vicini all’idea moderna di parola). Tutte le grandi civiltà mesopotamiche ricorsero al cuneiforme, fino a quando, in una data imprecisata successiva al 100 a.C., non fu abbandonato in favore della scrittura alfabetica. Tali civiltà comprendevano:
- Sumeri
- Accadi
- Babilonesi
- Elamiti
- Hattici
- Ittiti
- Assiri
- Hurriti
Quando le antiche tavolette cuneiformi della Mesopotamia furono scoperte e decifrate alla fine del XIX secolo, cambiarono letteralmente la comprensione della storia. Prima del loro rinvenimento la Bibbia era considerata il libro più antico e autorevole del mondo, e non si sapeva nulla dell'antica civiltà sumerica.
Il filologo tedesco Georg Friedrich Grotefend (1775-1853) fu il primo a decifrare il cuneiforme in una data antecedente al 1823, e il suo lavoro fu portato avanti da Henry Creswicke Rawlinson (1810-1895), che nel 1837 interpretò l'iscrizione di Behistun, nonché dalle opere del reverendo Edward Hincks (1792-1866) e da Jules Oppert (1825-1905). Il brillante studioso e traduttore George Smith (1840-1876), inoltre, contribuì grandemente alla comprensione del cuneiforme con la sua traduzione dell'Epopea di Gilgamesh del 1872. Questa traduzione permise di interpretare meglio altre tavolette, stravolgendo la concezione tradizionale offerta dalla versione biblica e agevolando gli studi accademici sulla storia del Vicino Oriente.
Cuneiforme antico
Le prime tavolette cuneiformi, note come protocuneiformi, erano pittoriche, poiché i soggetti trattati erano concreti e visibili (un re, una battaglia, un'inondazione), e si iniziò a usarle per le necessità di comunicazioni a lunga distanza nell’ambito del commercio. Le composizioni sofisticate erano superflue, poiché tutto ciò che era richiesto era la conoscenza del tipo e della quantità di merci spedite, del loro prezzo e del nome e della posizione del venditore. Lo studioso Jeremy Black osserva a proposito del cuneiforme antico:
Per secoli, dopo la prima comparsa nell'Iraq meridionale alla fine del IV millennio a.C., la scrittura svolse una funzione esclusivamente amministrativa. Il cuneiforme era un espediente mnemonico concepito per aiutare contabili e burocrati, piuttosto che un raffinato prodotto artistico. (xlix)
Intorno al 3200 a.C., nella città di Uruk questi primi pittogrammi furono sostituiti dai fonogrammi (simboli che rappresentano suoni). Il cuneiforme aveva ormai raggiunto una certa complessità durante il Periodo Protodinastico (2900-2334 a.C.), poiché, una volta padroneggiata l'arte della scrittura, le persone avvertirono l’esigenza di esprimere e preservare per il futuro una quantità maggiore di concetti. Scoperta la scrittura, gli antichi Sumeri cercarono di registrare praticamente tutta l'esperienza umana.
Parte di quell'esperienza riguardava naturalmente l'origine dell'umanità, che a sua volta implicava i fondamenti di tutti gli aspetti della nostra esistenza. La dea Nisaba, un tempo di carattere agricolo, divenne il nume tutelare della scrittura e dei resoconti – scriba degli dei – in seguito allo sviluppo della parola scritta. Man mano che gli argomenti diventavano più intangibili (la volontà degli dei, la creazione, l'aldilà, la ricerca dell'immortalità), la scrittura divenne più complessa, tanto che, prima del 3000 a.C., fu necessario snellirla.
Le rappresentazioni sulle tavolette furono semplificate e i tratti dello stilo cominciarono a identificare concetti (onore) piuttosto che simboli (un uomo onorevole). Il linguaggio scritto fu ulteriormente affinato per mezzo di rebus, che isolavano il valore fonetico di un certo segno per esprimere relazioni grammaticali e sintattiche e determinarne il significato. A chiarimento di questo, lo studioso Ira Spar scrive:
Questo nuovo modo di interpretare i segni è chiamato principio del rebus. Solo pochi esempi del suo utilizzo esistono nelle prime fasi del cuneiforme, tra il 3200 e il 3000 a.C. L'uso coerente di questo tipo di scrittura fonetica diventa evidente solo dopo il 2600 a.C. Esso segna l'inizio di un vero e proprio sistema caratterizzato da una complessa combinazione di segni verbali e fonogrammi – simboli per vocali e sillabe –, che permettevano allo scriba di esprimere idee. Entro la metà del III millennio a.C., il cuneiforme, inciso principalmente su tavolette d'argilla, venne utilizzato per documenti della più disparata natura: economica, religiosa, politica, letteraria e accademica. (1)
Sviluppo del cuneiforme
Non era più necessario cavillare sul significato di un pittogramma; ora si aveva a che fare con un concetto verbale, che trasmetteva più chiaramente il significato voluto dall'autore. Il numero di caratteri utilizzati nella scrittura fu ridotto da oltre 1000 a 600, al fine di semplificare la parola scritta. Il miglior esempio di ciò è fornito dallo studioso Paul Kriwaczek, il quale osserva che all'epoca del protocuneiforme:
Tutto ciò che era stato ideato fino a quel momento era una tecnica per prender nota di cose in generale, non un sistema di scrittura. Un resoconto di "Inanna, dea del tempio delle due pecore," non spiega se le pecore vengano consegnate o ricevute dal tempio, se siano carcasse, animali allo stato brado o altro. (63)
Il cuneiforme progredì al punto da poter chiarire, per usare l'esempio di Kriwaczek, se le pecore provenissero dal tempio o vi si recassero, a quale scopo, e se fossero vive o morte. Durante il periodo protodinastico furono istituite scuole di scribi per preservare, insegnare e sviluppare ulteriormente l'arte della scrittura. Queste scuole erano note come edubba ("casa delle tavole"), e inizialmente furono collocate in dimore private. In un primo tempo l'insegnante (supervisore) stabiliva le regole per ogni singola edubba, e queste regole venivano applicate in modo rigoroso. In seguito, l'edubba si diffuse in tutta la Sumeria e, a quanto pare, in edifici espressamente destinati alla funzione educativa.
I ragazzi delle classi elevate (e a volte le ragazze) entravano nell'edubba intorno agli otto anni e continuavano gli studi per i successivi dodici anni. Il programma di studi progrediva dal semplice atto di manipolare una tavoletta di argilla umida e uno stilo alla formazione di parole e poi frasi. L'atto di scrivere in caratteri cuneiformi non era così semplice come tenere in mano un pezzo di argilla e imprimervi dei caratteri. Bisognava girare continuamente la tavoletta per tracciare i segni in modo corretto.
Agli studenti veniva inizialmente mostrato come incidere in modo semplice e chiaro i segni a cuneo verticali, orizzontali e obliqui, ed essi praticavano questo esercizio fino a quando non imparavano a farlo correttamente, con la profondità e la dimensione adeguate. Una volta acquisita l'abilità di manipolare sia la tavoletta d'argilla che lo stilo, gli studenti apprendevano i caratteri che trasmettevano un significato, e successivamente a produrre frasi. Mentre gli studenti padroneggiavano l'arte della scrittura, ricevevano anche lezioni di matematica, contabilità, storia, religione, e sui propri valori culturali. Lo studioso Samuel Noah Kramer commenta:
Per soddisfare questa esigenza pedagogica, gli insegnanti sumeri idearono un sistema di insegnamento che consisteva principalmente nella classificazione linguistica: ordinavano cioè la lingua in gruppi di parole e frasi correlate, e facevano sì che gli studenti le memorizzassero e le copiassero finché non fossero in grado di riprodurle con facilità. Nel terzo millennio a.C., questi "libri di testo" divennero sempre più esaustivi e più o meno standardizzati per tutte le scuole. Tra questi troviamo lunghe liste di nomi di alberi e canne; di ogni sorta di animali, inclusi insetti e uccelli; di paesi, città e villaggi; di pietre e minerali. Queste compilazioni rivelano una notevole conoscenza di ciò che potrebbe essere definito sapere botanico, zoologico, geografico e mineralogico – un fatto che solo ora sta iniziando a essere compreso dagli storici della scienza. (Storia, 6)
Gli studenti progredivano attraverso i gradi di istruzione fino a raggiungere il livello della Tetrade (composizioni di quattro) e della Decade (composizioni di dieci), che venivano studiate, memorizzate e copiate ripetutamente. La Tetrade era composta di testi semplici, tra cui l'Inno a Nisaba, mentre quelli della Decade erano più complessi sia nella struttura che nel significato. Dopo la Decade, e prima della fine degli studi, ci si aspettava che uno studente padroneggiasse opere ancora più sofisticate, come i Consigli di un supervisore a un giovane scriba o La maledizione di Agade. Le composizioni si concludevano solitamente con una lode a Nisaba in segno di gratitudine per la sua ispirazione e il suo incoraggiamento.
Grazie a questo progresso, la letteratura non solo si sviluppò, ma fu resa disponibile per commenti e critiche in forma scritta, preservando al contempo la storia della cultura mesopotamica di ogni epoca. All'epoca della sacerdotessa-poeta Enheduanna (2285-2250 a.C.), che scrisse i suoi famosi inni a Inanna nella città sumera di Ur, la scrittura cuneiforme era sufficientemente sofisticata da trasmettere stati emotivi come amore e adorazione, tradimento e paura, desiderio e speranza, nonché le precise ragioni per cui lo scrittore poteva provare tali stati.
Tale sistema grafico poteva anche esprimere il timore della morte e la speranza di una vita nell'aldilà, i racconti sulla creazione del mondo, il rapporto tra gli uomini e gli dei, la disperazione esistenziale quando sembrava che gli dei avessero deluso le proprie aspettative. Per la prima volta nella storia la scrittura registrò in forma tangibile l'intera esperienza umana. Il cuneiforme può essere considerato, infatti, come l'inizio della documentazione storica.
Decifrazione e impatto del cuneiforme
Le grandi opere letterarie della Mesopotamia, come Atrahasis, La Discesa di Inanna, Il Mito di Etana, Enuma Elish e la famosa Epopea di Gilgamesh, furono tutte redatte in cuneiforme e rimasero completamente sconosciute fino alla metà del XIX secolo, quando uomini come George Smith, il reverendo Edward Hincks, Jules Oppert e Rawlinson decifrarono la lingua e la tradussero. Kramer scrive:
I documenti letterari sumeri variano nelle dimensioni: si va da grandi tavolette a dodici colonne incise da centinaia di righe compatte, fino a svariati minuscoli frammenti di inni di meno di cinquanta righe e di miti di quasi mille righe. La letteratura sumera si colloca tra le maggiori creazioni estetiche dell'uomo civilizzato. Può essere comparata con gli antichi capolavori greci ed ebraici, e, come questi, riflette la vita spirituale e intellettuale di un'antica cultura che altrimenti sarebbe rimasta in gran parte sconosciuta. La sua importanza per una corretta valutazione dello sviluppo culturale e spirituale dell'intero Vicino Oriente antico non può essere sottovalutata. (Sumeri, 166)
Tuttavia, come già accennato, queste opere rimasero del tutto sconosciute fino alla metà del XIX secolo. Le traduzioni di testi mesopotamici di Rawlinson furono presentate per la prima volta alla Royal Asiatic Society di Londra nel 1837 e di nuovo nel 1839. Nel 1846 collaborò con l'archeologo Austin Henry Layard nei suoi scavi di Ninive e fu responsabile delle prime traduzioni della biblioteca di Assurbanipal rinvenuta in quel sito.
Edward Hincks si concentrò sul cuneiforme persiano, stabilendone gli schemi e identificando le vocali. Jules Oppert identificò le origini del cuneiforme e codificò la grammatica del cuneiforme assiro. A George Smith va il merito della decifrazione dell'Epopea di Gilgamesh e, nel 1872, com’è noto, della versione mesopotamica del racconto del Diluvio, il cui resoconto originale fino ad allora era ascritto al libro biblico della Genesi.
Molti testi biblici furono considerati originali fino alla decifrazione del cuneiforme. La Caduta dell'Uomo e il Diluvio Universale erano intesi come eventi della storia umana narrati da Dio all'autore (o agli autori) della Genesi, ma ora erano riconosciuti come miti mesopotamici che gli scribi ebrei avevano abbellito, a cominciare dal Mito di Etana e dall'Atrahasis. Il racconto biblico del Giardino dell'Eden veniva ora considerato come un mito derivato dall'Enuma Elish e da altre opere della Mesopotamia. Il Libro di Giobbe, lungi dall'essere un vero e proprio resoconto storico dell'ingiusta sofferenza di un individuo, poteva ora essere riconosciuto come un motivo letterario appartenente a una tradizione mesopotamica, in seguito alla scoperta del precedente testo di Ludlul-Bel-Nemeqi che riporta una storia simile.
Il concetto di un dio morente e risorgente che scende negli inferi e poi ritorna in vita, presentato come una novità nei Vangeli del Nuovo Testamento, diventava un antico paradigma espresso per la prima volta nella letteratura mesopotamica nel poema La discesa di Inanna. Il modello stesso di molti racconti biblici, compresi i Vangeli, poteva ora essere interpretato alla luce della scoperta della letteratura mesopotamica, che sceglieva una figura dalla storia e magnificava i suoi successi al fine di trasmettere un importante messaggio morale e culturale.
Prima di allora, come già detto, la Bibbia era considerata il libro più antico del mondo e il Cantico dei Cantici il più antico poema d'amore: tutto cambiò con la scoperta e la decifrazione del cuneiforme. Il più antico poema d'amore del mondo è ora individuato nel Cantico d'amore di Shu-Sin, datato al 2000 a.C., molto prima che il Cantico dei Cantici fosse scritto. Questi progressi nella comprensione furono tutti compiuti dagli archeologi e dagli studiosi del XIX secolo inviati in Mesopotamia per corroborare le storie bibliche attraverso prove fisiche; in realtà, ciò che scoprirono fu esattamente l'opposto di ciò che avrebbero dovuto trovare.
Conclusione
Insieme con altri assiriologi (tra cui T. G. Pinches ed Edwin Norris), Rawlinson fu all'avanguardia nello sviluppo degli studi sulle lingue mesopotamiche; la sua opera Iscrizioni cuneiformi dell'antica Babilonia e dell'Assiria divenne, insieme ad altre, il riferimento standard sull'argomento dopo la sua pubblicazione negli anni '60 del XIX secolo, e gode a tutt’oggi di notevole prestigio.
George Smith, considerato un intellettuale di prim'ordine, morì durante una spedizione a Ninive nel 1876, all'età di 36 anni. Smith, traduttore autodidatta del cuneiforme, diede i suoi primi contributi alla decifrazione dell'antica scrittura poco più che ventenne, e la sua morte in così giovane età è stata a lungo considerata una perdita significativa per il progresso della conoscenza del cuneiforme nel XIX secolo.
La letteratura mesopotamica ha influenzato in modo significativo le opere scritte successive. Motivi letterari mesopotamici sono rintracciabili negli scritti egizi, ebraici, greci e romani, e risuonano ancora oggi attraverso le narrazioni bibliche che essi ispirano. Quando George Smith decifrò il cuneiforme, cambiò radicalmente la nostra conoscenza della storia.
La versione accettata della creazione del mondo, del peccato originale e di molti altri episodi fu messa in discussione dalla rivelazione della letteratura mesopotamica, in gran parte sumera. Dalla scoperta e interpretazione del cuneiforme, la storia del progresso umano è stata radicalmente rivista rispetto a 200 anni fa, e sono attese ulteriori revisioni man mano che nuove tavolette verranno scoperte e tradotte.
