L'assedio di Gerusalemme nel 70 d.C. costituì l'apice nella prima guerra giudaico romana (66-73 d.C.) per quanto riguarda la tensione tra le due fazioni. Con l'Impero Romano che passò dagli imperatori giulio-claudi alla dinastia Flavia a metà del 69 d.C., si accumulò molta pressione per sedare la ribellione in Giudea.
La grande rivolta ebraica
A causa del tumulto religioso e dell'aumento delle tasse sotto Nerone (54-68), l'ultimo imperatore giulio-claudio, si manifestò un aperto malcontento tra il popolo della Giudea e il governo romano. Con lo scoppio delle proteste, il procuratore (una sorta di governatore romano) Gessio Floro saccheggiò il secondo tempio (a Gerusalemme), reclamando i denaro per l'impero. Questa azione, unita alle tensioni preesistenti, diffuse le rivolte in tutta la Giudea, dando inizio alla prima guerra ebraico-romana.
Con la ribellione che guadagnava slancio, fu incaricato di gestire i disordini in Giudea il generale dell'Impero Romano Vespasiano. Affiancato da suo figlio Tito, soffocò efficacemente la rivoluzione rivendicando roccaforti che circondavano la fortezza principale di Gerusalemme. Due anni dopo la rivolta, però, Nerone si suicidò e ciò inaugurò l'anno dei quattro imperatori. In definitiva, Vespasiano (69-79) avrebbe assicurato il trono con il sostegno delle legioni sotto il suo comando, e sarebbe tornato a Roma. Lasciò la Giudea e suo figlio Tito prese il controllo delle legioni e continuò a combattere gli ebrei. Il 14 aprile 70, Tito e l'esercito romano marciarono su Gerusalemme. Questo giorno precedeva solo di tre giorni la Pasqua di quell'anno, che in parte fu la causa dell'aumento della popolazione di Gerusalemme.
Gerusalemme prima dell'assedio
Gerusalemme era in una posizione molto difendibile al momento dell'assedio. La città era stata costruita in mezzo a valli; era elevata e quindi difficile da violare. Circondata da un muro, Gerusalemme era stata divisa in sezioni designate come città alta sul lato ovest, dove risiedevano i cittadini più facoltosi, e Monte del Tempio all'estremità orientale della città. Appena a nord del tempio, c'era la fortezza Antonia. Un secondo muro che partiva dalla fortezza li proteggeva a nord. Durante la guerra, il popolo di Gerusalemme completò il terzo muro più esterno.
Con molte delle altre roccaforti ebraiche già conquistate e la Pasqua ebraica in corso, molte persone si erano radunate a Gerusalemme. Non sappiamo se per scopi politici o religiosi, ma c'è stato senza dubbio un grande afflusso di persone in città quando sono arrivati gli eserciti romani e hanno marcato un perimetro. Con così tante persone lì e la guerra che andava male per la Giudea, c'erano numerose fazioni all'interno della ribellione, con conseguenti lotte intestine. A Gerusalemme in particolare, questo problema causò perdite di risorse umane e consumò gran parte delle riserve alimentari precedentemente immagazzinate. I due capi preminenti delle fazioni in città erano Simone bar Gioras (Simone figlio di Ghiora) e Giovanni di Giscala. Simone e il suo gruppo controllavano la città alta e il palazzo di Erode a ovest, mentre Giovanni e i suoi uomini mantenevano la loro posizione sul monte del Tempio. Con l'avvicinarsi di Roma, i combattimenti sarebbero presto iniziati.
Stabilire il campo e superare il terzo muro
Tito e le sue legioni arrivarono il 14 aprile dell'anno 70 d.C. All'arrivo, Tito si mise in marcia con gli esploratori per sorvegliare le aree intorno al tempio. A questo punto, i ribelli colpirono il gruppo di esploratori di Tito e quasi uccisero il generale. Colti impreparati e fuori formazione, i romani persero molti uomini in questo rapido scontro. Dopo la scaramuccia tra gli esploratori e i soldati ebrei, i romani si accamparono a est della città, sul Monte degli Ulivi. Vedendo che la vegetazione presentava ostruzioni infinite, Tito ordinò di tagliare e spianare il terreno per aumentare la visibilità e la mobilità dei mezzi d'assedio. Erano ormai pronti a iniziare l'assedio completo con il loro campo base stabilito.
A questo punto Tito allestì altri due accampamenti a nord-ovest della città. I romani iniziarono a progettare rampe al terzo muro. Lanciando proiettili contro la squadra di costruttori, gli ebrei non avrebbero rinunciato al muro senza combattere. I romani coprirono la costruzione delle rampe rispondendo con la loro artiglieria. L'esercito di Tito impiegò solo 15 giorni per sfondare le mura più esterne, nonostante gli sforzi dei ribelli. Roma costruì un nuovo campo e i giudei si ritirarono all'interno delle seconde mura. Lo slancio portò a un rapido sfondamento della seconda parete. Ci vollero solo quattro giorni per superare quel muro.
Stallo all'interno del secondo muro
Fino a quel momento, Roma stava facendo progressi costanti al fine della conquista della roccaforte. A circa 20 giorni dall'inizio dell'assedio, Tito era penetrato nel secondo livello di difesa della città. I legionari si incanalarono non appena fu aperto un varco nel muro. Mentre attraversavano la città verso l'ultima barriera, i ribelli tesero loro un'imboscata. La breccia era così stretta che solo due o tre persone potevano incrociarsi. Il varco era abbastanza stretto da formare un punto di strozzatura e gli insorti massacrarono i soldati professionisti. La sconfitta non fu devastante, ma quella notte il morale vacillò negli accampamenti romani.
Con la sconfitta più recente ancora fresca nella mente di entrambi gli eserciti, Tito ordinò la costruzione di un muro di cinta. Il suo obiettivo era quello di distrarre le sue legioni dal rimuginare sulle perdite e di limitare il contrabbando di cibo a Gerusalemme. Tito riprese l'assalto alla seconda cinta muraria e questa volta, con l'esercito all'interno, ordinò di distruggere l'intera cinta, tranne le torri. I capi dei ribelli ordinarono la ritirata all'interno delle mura.
Con un perimetro più piccolo, divenne molto più facile per gli ebrei controllare questa linea. Le mura più spesse e più alte della fortezza Antonia presentavano una posizione più difendibile, ed è qui che l'esito dell'assedio avrebbe avuto buon esito. Come per le altre mura, Tito ordinò la costruzione di rampe, di arieti e di torri d'assedio così che potessero arrampicarsi fino alle mura. Dopo 17 giorni, i preparativi erano terminati e Roma era pronta per l'assalto alla fortezza. All'insaputa dei romani, gli ebrei avevano scavato una galleria che passava direttamente sotto la rampa appena costruita. Riempirono la galleria di materiale combustibile e poi l'incendiarono. La galleria fece crollare il progetto ingegneristico e, quando le fiamme emersero, incendiarono le attrezzature d'assedio. L'intraprendenza dei difensori non era da sottovalutare. Utilizzando ogni risorsa a loro disposizione, riuscirono a vanificare una macchina militare ben funzionante.
La vittoria nella galleria fu di breve durata. Quando le fiamme furono spente, Tito ordinò di assaltare la fortezza. Sebbene la galleria fosse ingegnosa, aveva un difetto fatale. L'assalto indebolì le fondamenta del forte e dopo un giorno di assalto le mura crollarono. I romani erano penetrati nel primo muro e avevano preso piede sul Monte del Tempio.
Quattro battaglie nel tempio
Questo assedio, in particolare, illustra bene la determinazione delle due forze: gli ebrei che lottano per la loro sopravvivenza e i romani che mostrano la disciplina acquisita con il loro addestramento. Dopo la caduta delle mura della fortezza, i romani dovettero affrontare nuove sfide da parte dei loro avversari.
Attraverso una breccia nel muro, un piccolo contingente di soldati attaccò nella notte. Vale la pena ricordare che lo hanno fatto senza averne ricevuto ordine. Quando i difensori si resero conto che non si trattava dell'intera forza romana, si radunarono per impedire agli invasori romani di guadagnare una posizione più potente. I rinforzi romani arrivarono presto e iniziò una battaglia su larga scala. Con il leggero vantaggio di essersi posizionati prima, gli ebrei trovarono la vittoria alla fine della prima battaglia del tempio.
A questo punto Tito ordinò che la fortezza fosse completamente distrutta. Organizzarono un nuovo assalto durante la notte. I legionari erano altamente addestrati, ma l'area era troppo ristretta e il caos era eccessivo per poter operare con la massima efficacia. La battaglia si protrasse fino a giorno, ma nessuna delle due parti riuscì a guadagnare vantaggi. Alla fine, la seconda battaglia del tempio si risolse in un pareggio. Qualche tempo dopo la fine di questa battaglia, i ribelli attirarono i romani sulle mura esterne del tempio. Gli ebrei si ritirarono nella speranza di poter attirare il maggior numero possibile di nemici sulle mura prima che i difensori incendiassero il colonnato da cui si erano appena ritirati. Da entrambe le posizioni si potevano vedere in cima alle mura i soldati catturati dal fuoco. Questa vittoria rafforzò ancora una volta il morale degli ebrei, a danno dei romani.
Nella terza battaglia del tempio, Tito distrusse l'intero colonnato settentrionale per consentire un'apertura più ampia alle sue truppe. L'area aperta permetteva di avanzare in formazione e dava agli attaccanti un incredibile vantaggio. Con i difensori confinati nel tempio interno, per gli ebrei la sconfitta sembrava imminente. Invece di essere i romani a passare all'offensiva, furono gli ebrei a lanciarsi contro le linee nemiche. Nonostante la sorpresa gli uomini di Tito mantennero le loro linee. I combattimenti si protrassero per diverse ore, ma nessuna delle due parti guadagnò terreno. Alla fine, risultò un pareggio.
Sempre più disperati, gli ebrei attaccarono di nuovo. Questa volta, però, i romani non solo mantennero le loro linee, ma riuscirono ad avanzare. Bloccando i ribelli contro il tempio, i combattimenti ripresero in spazi ristretti. Ancora una volta, senza ordini, alcuni legionari presero l'iniziativa e appiccarono il fuoco nel tempio. Il caos che ne derivò fu a favore degli attaccanti e i romani ebbero la meglio. Assaltando il tempio, i romani ne saccheggiarono le sue ricchezze. Si conclude così la quarta battaglia del tempio.
Roma conquista il resto di Gerusalemme
Il resto dell'assedio fu facile per i romani. Dopo la conquista del tempio e Tito aver offerto i suoi sacrifici all'interno delle sue mura, due capi ebrei, Simone e Giovanni, si fecero avanti con delle proposte. Cercarono di negoziare una via d'uscita dalla città, ma Tito non volle cedere loro alcun vantaggio. Invece, Tito ordinò di saccheggiare e bruciare una parte della città. Roma respinse le forze ribelli verso la città alta e il palazzo di Erode, dove tentarono la loro ultima resistenza.
Notevolmente indeboliti, gli ebrei non furono in grado di difendersi come avevano fatto in precedenza. Tito circondò i ribelli posizionando le unità d'assedio all'interno della città e affiancandole dall'esterno delle mura. Senza la forza di resistenza, Gerusalemme fu conquistata.
Eventi dopo l'assedio
A battaglia conclusa i romani iniziarono ad infliggere le punizioni dei vittoriosi. Secondo le stime degli storici antichi Tacito (ca. 56-118 d.C.) e Giuseppe Flavio (36-100 d.C.), durante l'assedio furono uccise da 600'000 a 1'100'000 persone. I maschi dai 17 anni in su furono destinati ai campi di duro lavoro o a diventare gladiatori. Donne e bambini furono venduti come schiavi. Per i due capi, Simone bar Gioras e Giovanni di Giscala, Tito aveva altri piani. I due furono deportati a Roma, fatti sfilare per le strade come prigionieri e giudicati pubblicamente. Giovanni fu condannato al carcere, mentre Simone fu giudicato, flagellato e poi giustiziato.
Dopo l'assedio, la prima guerra giudaico-romana si sarebbe combattuta ancora per tre anni. Si sarebbero verificati altri assedi degni di nota, come quello che sfociò nel suicidio di massa a Masada. Alla fine, però, i romani sarebbero stati i vincitori. In definitiva, l'assedio di Gerusalemme non fu un assedio ordinario. Gli effetti duraturi che ebbe sull’Impero Romano non possono essere quantificati, ma indubbiamente cambiarono il corso della nazione. La vittoria legittimò Vespasiano e Tito come imperatori capaci di dare inizio alla dinastia Flavia.
