Lebensraum

L'Ideale Nazista dello Spazio Vitale in Oriente
Mark Cartwright
di , tradotto da Cristina Baima Besquet Griga
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Wheat Fields, Ukraine (by Raimond Spekking, CC BY-SA)
Campi di grano, Ucraina Raimond Spekking (CC BY-SA)

Lo Lebensraum ('spazio vitale') è un concetto geopolitico adottato da Adolf Hitler (1889-1945), Führer della Germania nazista, per giustificare il dominio militare sull'Europa centrale e orientale e, successivamente, sull'URSS. Hitler prometteva che la conquista dello Lebensraum a est avrebbe garantito l'acquisizione di vasti territori e nuove risorse, assicurando così la prosperità economica e l'autonomia dei popoli germanici.

Oltre alle considerazioni di natura economica, la teoria razziale nazista venne impiegata per legittimare le conquiste territoriali. La realizzazione dello Lebensraum, infatti, avrebbe comportato anche l'eliminazione dei principali nemici del nazismo: i comunisti, gli ebrei e le popolazioni slave, tutti considerati politicamente o razzialmente inferiori ai nazisti e ai popoli germanici.

Il consenso popolare di Hitler

Adolf Hitler aveva conquistato un ampio consenso tra gli elettori tedeschi nei primi anni Trenta, formulando promesse capaci di intercettare le aspettative della popolazione. Dichiarava di voler rovesciare le dure condizioni imposte alla Germania dopo la Prima guerra mondiale (1914-1918), sancite dal Trattato di Versailles. Nel frattempo, il paese era stato colpito da gravi difficoltà economiche, acuitesi soprattutto a partire dalla Grande depressione del 1929. Il commercio internazionale subì un drastico crollo e i prezzi diminuirono, con pesanti ripercussioni sui lavoratori di ogni settore, i cui salari vennero ridotti. Circa un terzo della forza lavoro tedesca perse il proprio impiego. Nel 1928 i disoccupati erano 1,4 milioni; nel 1932 avevano raggiunto i 6 milioni. Anche la criminalità, in particolare quella minorile, registrò un forte incremento. I governi della Repubblica di Weimar apparivano incapaci di risolvere questi problemi, mentre Hitler prometteva di porvi rimedio.

Hitler prometteva alla popolazione pane e lavoro. Il suo programma prevedeva un massiccio riarmo della Germania, che avrebbe consentito di restaurare l'orgoglio nazionale e, al contempo, di creare nuovi posti di lavoro. Ai dirigenti del mondo imprenditoriale prometteva redditizi contratti pubblici, per esempio nel settore della produzione di armamenti. Tale prospettiva incontrava il favore anche dell'esercito tedesco, le cui dimensioni erano state fortemente limitate dalle disposizioni del Trattato di Versailles.

Dopo aver distrutto l'URSS, Hitler intendeva ripopolare i territori conquistati con popolazioni di origine germanica.

Hitler prospettava la creazione di una Volksgemeinschaft, ossia una 'comunità di popolo' fondata sui valori tradizionali, concepita come una società autosufficiente e priva di distinzioni di classe. Tale comunità non avrebbe dovuto svilupparsi soltanto in Germania, ma anche nei nuovi territori conquistati, dove l'acquisizione di ulteriori risorse naturali avrebbe garantito la prosperità collettiva. Hitler proponeva così il progetto di una 'Grande Germania': nella Germania del dopoguerra, segnata da gravi difficoltà economiche e sociali, la prospettiva di acquisire nuovi territori e risorse per rilanciare l'economia esercitava un notevole richiamo su molti elettori e su numerosi grandi imprenditori.

Map of Europe on the Eve of WWII, 1939
L'Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale, 1939 Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

La teoria del Lebensraum

Il programma del Partito nazionalsocialista del 1920 comprendeva, al terzo punto dei suoi (venticinque) articoli, la richiesta di nuove terre "per il sostentamento del nostro popolo e per l'insediamento della nostra popolazione in eccesso" (McDonough, 111). Hitler espose più dettagliatamente le proprie ambizioni imperiali nel suo libro Mein Kampf ('La mia battaglia'), pubblicato nel 1925, nel quale illustrava la necessità di un nuovo spazio vitale per il popolo germanico: un territorio in cui esso potesse espandersi liberamente e trarre dalla terra i mezzi per vivere in condizioni di prosperità.

…quando oggi parliamo di nuovi territori in Europa, dobbiamo pensare principalmente alla Russia e agli Stati confinanti. Sembra che il destino stesso voglia indicarci in questa direzione la strada da seguire… Questo colossale impero orientale è maturo per la dissoluzione, e la fine del dominio ebraico in Russia segnerà anche la fine della Russia come Stato.

(Cit. in Shirer, 796)

A Rudolf Hess (1894-1987), vice Führer del Partito nazionalsocialista, viene talvolta attribuito il compito di revisore del testo di Mein Kampf e l'introduzione dell'idea di Lebensraum nella visione hitleriana di un Terzo Reich onnipotente. Il concetto di Lebensraum, tuttavia, non era nuovo. Il termine venne coniato nel XIX secolo dal geografo Friedrich Ratzel (1844-1904). Negli anni che precedettero la Prima guerra mondiale, il concetto cominciò a essere associato più strettamente all'espansione territoriale, acquisendo così popolarità tra i pensatori nazionalisti conservatori e i partiti politici tedeschi. Anche il geopolitico tedesco Karl Haushofer (1869-1946) sosteneva l'espansione dello Lebensraum nell'Europa centrale e orientale. Hitler, dunque, come in molti altri casi, attinse alla tradizione culturale e politica tedesca per accrescere il proprio consenso. Dopo la pubblicazione di Mein Kampf, l'idea di Lebensraum ricomparve nel secondo libro di Hitler, scritto nel 1928 ma mai pubblicato. Nel 1930 venne nuovamente propagandata, questa volta da Alfred Rosenberg (1893-1946), teorico razziale del nazionalsocialismo, nella sua opera principale, Il mito del XX secolo (Der Mythus des Zwanzigsten Jahrhunderts). Hitler continuò a discutere il concetto anche in occasioni come la riunione documentata dal Memorandum Hossbach del 1937, durante la quale espose per la prima volta i propri obiettivi di politica estera ai più alti comandanti militari. In sintesi, attraverso le adunanze pubbliche del partito nazista, i libri, gli opuscoli e i discorsi, il termine Lebensraum era ormai divenuto familiare a un gran numero di tedeschi entro la fine degli anni Trenta.

Hitler, Nuremberg Rally
Hitler, raduno di Norimberga Bundesarchiv, Bild 183-2006-0329-502 (CC BY-SA)

Per Hitler, il Lebensraum costituiva una necessità, considerata l'elevata densità demografica della Germania. Nel 1939 lo Stato contava circa 70 milioni di abitanti; Hitler sosteneva che questa cifra eccedesse di 20 milioni la popolazione che il territorio disponibile poteva sostenere. Il Führer perseguiva una redistribuzione delle terre a est, giustificandola con argomenti semplicistici, quali il principio secondo cui 'la forza fa il diritto' e la presunta superiorità razziale dei tedeschi sugli altri popoli (si veda oltre). Tra le ulteriori giustificazioni figurava la convinzione che l'URSS disponesse di una quantità di territorio assai superiore alle proprie necessità. In Mein Kampf, Hitler scriveva: "Non può essere volontà di Dio concedere a un popolo una superficie territoriale cinquanta volte superiore a quella di un altro" (Range, 91). Inoltre, considerava gli attuali confini territoriali del tutto modificabili, come dichiarò in un discorso pronunciato a Kiel: "Da millenni le terre sono soggette a una continua redistribuzione. Sarebbe folle sostenere che questo processo sia improvvisamente giunto al termine e che l'attuale ripartizione debba rimanere immutata per sempre" (Range, 182).

Le risorse necessarie alla guerra e la volontà di intraprendere conflitti per procurarsele divennero obiettivi inscindibili.

Sebbene Mein Kampf delinei chiaramente le ambizioni di Hitler per il dominio mondiale, alcuni storici sostengono tuttavia che, nella pratica, il leader nazista si limitasse a passare da una crisi internazionale all'altra nel corso degli anni Trenta, sfruttando di volta in volta le debolezze dei dirigenti degli altri Stati. Lo storico A. J. P. Taylor osserva inoltre che il Lebensraum "non spinse la Germania alla guerra. Fu piuttosto la guerra, o una politica bellicista, a generare la richiesta di Lebensraum" (140). In altri termini, le risorse necessarie per condurre la guerra e la volontà di combatterla per acquisire ulteriori risorse finirono per costituire obiettivi inseparabili.

Sebbene Hitler possa aver concepito un progetto di Lebensraum già negli anni Venti, è certo che tale progetto rimanesse ancora vago persino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1939. Come avveniva per numerosi altri aspetti della sua politica estera, Hitler si mostrava spesso profondamente attratto da un'idea, ma ne affidava i dettagli ai subordinati oppure li rimandava al momento in cui avrebbe potuto dedicarvi maggiore attenzione: in questo caso, dopo la vittoria nella Seconda guerra mondiale. Come osserva Taylor:

Non venne condotto alcuno studio sulle risorse presenti nei territori destinati alla conquista… non fu reclutato alcun gruppo di funzionari incaricato di attuare questi 'piani', né venne effettuato un censimento dei tedeschi che avrebbero potuto essere trasferiti, tanto meno si procedette al loro reclutamento.

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German Panzers, Western Front
Carri armati tedeschi, fronte occidentale Bundesarchiv, Bild 101I-382-0248-33A / Böcker (CC BY-SA)

Quali risorse voleva Hitler?

Il riarmo della Germania aveva reso necessarie ingenti importazioni di materie prime, che non sarebbe stato possibile continuare ad acquistare ancora a lungo, poiché a partire dal 1939 la bilancia dei pagamenti tedesca entrò in una situazione di squilibrio. L'occupazione dei territori in cui tali risorse erano reperibili sembrava offrire una soluzione semplice al problema. Hitler ricordò ai suoi più stretti collaboratori nazisti che, per quanto riguardava i territori appena conquistati, il compito consisteva nel: "Primo, dominarli; secondo, amministrarli; terzo, sfruttarli" (Shirer, 941).

Le motivazioni alla base dell'espansionismo tedesco di Hitler derivavano da un lungo elenco di risorse naturali e industrie strategiche che intendeva sfruttare. La Cecoslovacchia disponeva di un'importante industria pesante, particolarmente utile per la produzione di armi, aerei e carri armati. In Romania si trovavano i giacimenti petroliferi di Ploiești, indispensabili per alimentare la macchina bellica nazista. Più a est si estendevano i campi petroliferi del Caucaso. L'Ucraina offriva petrolio, grano, raffinerie e centrali idroelettriche. La Russia possedeva inoltre miniere di grande valore, comprese quelle da cui si estraevano il nichel e altri metalli necessari alla produzione di armamenti. Grazie a queste risorse, prometteva Hitler, il Terzo Reich sarebbe durato mille anni.

Lebensraum e teoria razziale nazista

Le concezioni hitleriane della razza e delle relazioni internazionali erano strettamente connesse all'idea di Lebensraum e contribuivano, sotto molti aspetti, a giustificare l'intero progetto di conquista territoriale. Secondo Hitler, le terre e le risorse appartenenti ad altri paesi spettavano a chiunque disponesse della forza necessaria per impadronirsene. In Mein Kampf affermava che "il diritto risiede esclusivamente nella forza" (McDonough, 83). Inoltre, le popolazioni che abitavano i territori presi di mira da Hitler erano considerate razzialmente inferiori. Questa duplice concezione trovava espressione nello slogan nazista "Sangue e suolo".

Arrested Jews, Baden-Baden
Ebrei arrestati, Baden-Baden Bundesarchiv, Bild 183-86686-0008 (CC BY-SA)

Hitler e i nazisti avevano da tempo individuato determinati gruppi non soltanto come nemici del nazionalsocialismo, ma anche come avversari del popolo tedesco nel suo complesso e dello Stato tedesco. Hitler identificava gli ebrei e i comunisti come componenti di un medesimo fronte ostile, accomunati dall'obiettivo di distruggere la Germania. Mosca, per esempio, veniva descritta da Hitler come la capitale della "cospirazione mondiale giudeo-bolscevica" contro la Germania (Rees, 14). In un altro esempio, durante il congresso di Norimberga del 1937, Hitler definì i dirigenti dell'URSS "una banda internazionale di criminali, giudeo-bolscevica e incivile" (ibid, 15), impegnata incessantemente a minare non soltanto la prosperità economica della Germania, ma anche i valori morali del suo popolo. In sintesi, agli occhi di Hitler, attaccare i paesi confinanti significava proteggere la Germania.

Hitler intendeva distruggere il comunismo e considerava pertanto una campagna militare contro l'URSS come una vera e propria crociata. La campagna contro l'Unione Sovietica, denominata operazione Barbarossa, prese infatti il nome da Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero (regno: 1155-1190), che aveva guidato la Terza crociata (1189-1192), prima di annegare in Turchia durante il viaggio. Secondo la leggenda, Barbarossa non sarebbe morto, ma si troverebbe addormentato in attesa del momento propizio per tornare e riportare la Germania alla grandezza. Influenzato dalle teorie del darwinismo sociale, che applicavano agli Stati i principi evolutivi osservati in natura, Hitler interpretava lo scontro tra il Terzo Reich e l'URSS come una manifestazione della competizione permanente tra le nazioni, nella quale i più forti sopravvivevano e i più deboli venivano annientati.

Dopo aver distrutto l'URSS, Hitler intendeva abbattere le principali città sovietiche e ripopolare i territori conquistati con popolazioni germaniche, insediate in centri urbani completamente nuovi. Albert Speer (1905-1981), architetto capo di Hitler e ministro degli Armamenti, arrivò persino a proporre che ciascuna delle principali città tedesche finanziasse la costruzione di una propria città "gemella" nei nuovi territori. Si sarebbe incoraggiato l'insediamento di 'contadini-soldato' germanici nelle campagne conquistate, dove avrebbero dovuto sposare donne del luogo e formare famiglie numerose. La maggior parte della popolazione sovietica residente nei territori occupati sarebbe stata trasferita con la forza a est dei monti Urali. A coloro ai quali fosse stato consentito di rimanere sarebbe stata impartita soltanto un'istruzione elementare. Riferendosi, a titolo esemplificativo, all'Ucraina, Hitler dichiarò: "È nel nostro interesse che la popolazione sappia soltanto quanto basta per riconoscere i cartelli stradali" (Dimbleby, 207).

Burning Russian Village, Operation Barbarossa
Incendio di un villaggio russo, operazione Barbarossa Imperial War Museums (CC BY-NC-SA)

Hitler non nutriva alcuno scrupolo nei confronti di questa politica di reinsediamento, neppure qualora fosse stato necessario ridurre alla sottomissione milioni di persone attraverso la fame. Considerava infatti le popolazioni slave, che costituivano la maggioranza degli abitanti dei territori a est della Germania, razzialmente inferiori ai popoli germanici. Per Hitler e i nazisti, queste concezioni delle razze 'inferiori' non si limitavano a giustificarne la sottomissione, ma la rendevano necessaria, in quanto parte di una visione del mondo fondata sull'inevitabilità di una lotta perpetua tra nazioni e razze. Gli ebrei, considerati dai nazisti razzialmente inferiori agli ariani (i non Ebrei) non sarebbero stati semplicemente espulsi dai territori occupati, ma rastrellati e infine sterminati nell'ambito della Shoah, che provocò la morte di sei milioni di persone.

Il progetto hitleriano del Lebensraum, dunque, non si configurava come una semplice impresa di colonizzazione, bensì come un programma di distruzione sistematica, ripopolamento e ricostruzione dei territori appena occupati. L'obiettivo era creare una nuova terra promessa, preventivamente 'ripulita' su base razziale. Hitler arrivò persino a promettere la realizzazione di nuove località turistiche destinate alle vacanze degli ariani. La Crimea sarebbe dovuta diventare "la nostra Riviera", mentre la costa croata avrebbe dovuto trasformarsi in un "paradiso per turisti" (Dimbleby, 207).

Le conseguenze concrete del Lebensraum

La vastissima estensione geografica del progetto del Lebensraum, definito dallo storico J. Dimbleby una "fantasia psicotica" (487), venne descritta sinteticamente in un discorso pronunciato nel 1933 da Richard Darré (1895-1953), ministro dell'Agricoltura di Hitler, rivolto ai responsabili delle politiche agrarie:

L'area naturale di insediamento del popolo tedesco è il territorio situato a est dei confini del Reich, fino agli Urali, delimitato a sud dal Caucaso, dal Mar Caspio, dal Mar Nero e dallo spartiacque che separa il bacino del Mediterraneo da quello del Baltico e del Mare del Nord. Ci insedieremo in questo spazio, in conformità con il principio secondo cui un popolo superiore ha sempre il diritto di conquistare e possedere le terre di un popolo inferiore.

(ibid., 46-47)

Map of Operation Barbarossa, Nazi Germany’s Invasion of USSR
Mappa dell'operazione Barbarossa Simeon Netchev (CC BY-NC-ND)

Indipendentemente dal fatto che tali sviluppi fossero stati pianificati fin dall'inizio, nel corso degli eventi internazionali che caratterizzarono gli anni Trenta Hitler mise progressivamente a segno una serie di annessioni e invasioni. Nel 1935 riprese il controllo della regione della Saar; nel 1936 procedette alla rimilitarizzazione della Renania; nel 1938 incorporò l'Austria nel Terzo Reich attraverso l'Anschluss e si impadronì dei Sudeti, in Cecoslovacchia; nel 1939 occupò il resto del paese. L'invasione della Polonia, nel 1939, provocò lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Nel giro di pochi mesi, altri paesi caddero sotto il controllo del Terzo Reich, in particolare alcune regioni della Scandinavia, i Paesi Bassi, il Belgio e la metà settentrionale della Francia, nel 1940. Le forze tedesche avanzarono persino attraverso il Nord Africa. Tutte queste operazioni militari comportavano costi ingenti. Più che mai, Hitler aveva ormai bisogno delle materie prime dell'Europa orientale.

Hitler ordinò ai propri generali di avviare l'operazione Barbarossa il 22 giugno 1941. L'obiettivo era sferrare un colpo decisivo e rapido contro l'Armata Rossa sovietica, ma la campagna si protrasse nel tempo: gli eserciti dell'Asse (costituito dalla Germania e dai suoi alleati) disponevano di riserve insufficienti ed erano ostacolati dalle difficoltà logistiche legate alla conduzione della guerra in un paese caratterizzato da spazi immensi e collegamenti di trasporto inadeguati. Ciononostante, le conquiste territoriali furono considerevoli. Vennero impartiti ordini agli Einsatzgruppen (unità mobili di sterminio) affinché fucilassero i commissari politici comunisti catturati nell'Armata Rossa e i civili ebrei. Gli ebrei che non venivano uccisi immediatamente erano rinchiusi nei ghetti e successivamente deportati, insieme ad altri gruppi perseguitati, come i rom, nei campi di concentramento e di sterminio, tra cui Auschwitz, dove milioni di persone furono assassinate nelle camere a gas.

Il resto della popolazione residente nei territori appena occupati avrebbe dovuto essere trasferito in Siberia oppure lasciato morire di fame, affinché le popolazioni germaniche potessero insediarsi in quelle terre e cominciare a beneficiare dello Lebensraum promesso da tempo. Durante l'assedio di Leningrado (1941-1944), per esempio, la città venne deliberatamente sottoposta a bombardamenti e privazioni alimentari allo scopo di ridurne la popolazione: una dimostrazione dell'assoluta indifferenza di Hitler nei confronti degli abitanti che già vi risiedevano. Come osserva Dimbleby, "lo sterminio di massa non fu un effetto collaterale accidentale dell'invasione, bensì una sua componente essenziale" (207).

L'URSS poteva infine contare su risorse umane e materiali di gran lunga superiori a quelle che Hitler avrebbe mai potuto mobilitare. La guerra tedesco-sovietica durò quattro anni e provocò almeno 25 milioni di morti tra militari e civili, forse circa la metà del totale delle vittime della Seconda guerra mondiale. L'Unione Sovietica respinse gli invasori e avanzò successivamente fino al territorio tedesco, infrangendo definitivamente il progetto del Lebensraum. La Germania fu sconfitta e, dopo il suicidio di Hitler, lo Stato tedesco capitolò nel maggio 1945.

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Cartwright, M. (2026, ottobre 27). Lebensraum: L'Ideale Nazista dello Spazio Vitale in Oriente. (C. B. B. Griga, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-24277/lebensraum/

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Cartwright, Mark. "Lebensraum: L'Ideale Nazista dello Spazio Vitale in Oriente." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. World History Encyclopedia, ottobre 27, 2026. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-24277/lebensraum/.

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Cartwright, Mark. "Lebensraum: L'Ideale Nazista dello Spazio Vitale in Oriente." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. World History Encyclopedia, 27 ott 2026, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-24277/lebensraum/.

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