Costante II (noto anche col nome di Konstans II) fu a capo dell'Impero Bizantino dal 641 al 668. Ricordato in alcune fonti come Costante Pogonatos (il Barbuto), giunse al potere per una serie di eventi sfortunati e il suo impero venne sin da subito messo sotto assedio, su diversi fronti, dalla forza emergente del Califfato Arabo. Cercò di porre fine alla controversa disputa sulla natura di Cristo, riuscendo soltanto a inimicarsi il Papato romano e a far sì che il suo nome venisse denigrato dagli storici posteriori. Come molti altri suoi predecessori, dovette fronteggiare interminabili rivolte ed ebbe la morte dalle mani di un assassino, mentre si lavava.
Successione
Eraclio era stato imperatore dal 610 e il suo regno aveva visto alterne fortune. L’impero si era infatti salvato dalla disfatta, durante l'assedio di Costantinopoli del 626, perdendo però Gerusalemme, conquistata dai Persiani. La vittoria ottenuta a Ninive, aveva poi ridato qualche speranza agli uomini di Costantinopoli, ma ben presto si era presentata la nuova minaccia costituita dal Califfato Arabo, le cui intenzioni furono subito chiare, con la pesante sconfitta inflitta alle truppe bizantine a Yarmuk nel 636. Si diffuse allora la voce che i Bizantini stessero subendo la punizione divina, meritata a causa del matrimonio incestuoso avutosi tra l'imperatore e la nipote Martina.
Nel 641, alla morte di Eraclio, i suoi due eredi regnarono come co-imperatori: Eraclio II, detto Eracleone (nato da Martina) e Costantino III (figlio della prima moglie di Eraclio, Eudocia). Cosicché, a seguito della morte di Costantino III, avvenuta in circostanze non chiare pochi mesi dopo, Martina poté governare come reggente del figlio Eracleone, dichiarandosi persino co-imperatrice. Nonostante ciò, le sconfitte contro gli Arabi continuarono esattamente come prima e l'incombente perdita di Alessandria autorizzò Valentino Arshakuni, governatore militare della provincia di Opsikion, a sfruttare la crescente impopolarità di Martina ed estrometterla dal potere, sostituendola nel settembre del 641. Appena pochi mesi dopo, lo stesso Valentino fu rimosso e ucciso dalla folla inferocita, che gli preferì un erede legittimo della famiglia imperiale, il figlio di Costantino III, Flavio Eraclio, meglio noto col soprannome di Costante. Sebbene la legittima linea di successione reale fosse stata restaurata, il nuovo imperatore aveva soltanto 11 anni, e in pratica l'impero era allo sbando.
Campagne militari
Costante II non ebbe il tempo di prendere familiarità col suo nuovo ruolo, che si trovò a dover far fronte, unitamente al Senato cui era affidata la reggenza, al Califfato Arabo in continua espansione. Alessandria cadde nel 642 e nello stesso anno seguirono altre perdite in Armenia. Tuttavia la prima disfatta era la più preoccupante, dal momento che si trattava della provincia più ricca dell'Impero, nonché principale produttrice di cereali. Nel 647 gli Arabi conquistarono Cartagine, in Africa Settentrionale e altri siti, tra cui Cesarea, in Asia Minore. Nel 649 Cipro, una delle principali basi navali dell'Impero, fu messa sotto assedio e poiché gli Arabi riuscirono a espugnare la capitale Costanza, distruggendone le infrastrutture portuali, da allora in poi l'isola rimase un dominio a metà.
Di lì a poco, nel 654, caddero sotto i colpi delle incursioni arabe le isole di Creta, Kos e Rodi. I confini esterni dell'Impero Bizantino si stavano sbriciolando a causa delle rivolte in atto in Africa Settentrionale, così come in Italia, e la situazione era tale che Costante sarebbe stato giustificato, se avesse pensato che non poteva accadere niente di peggio. Invece nel 655 accadde. Infatti, mentre era in mare con la flotta Bizantina, l'Imperatore dovette inorridire nel vedere l'armata araba piombargli addosso al largo di Phoenicus (odierna Finike) in Licia. Costante riuscì a salvarsi soltanto scambiando i propri abiti con quelli di un comune marinaio, mentre l'intera flotta (e lo sfortunato marinaio) furono spediti in fondo al Mediterraneo.
Negli anni seguenti, dal 656 in poi, arrivò un insperato aiuto da un evento esterno. Gli Arabi, infatti, entrarono in un periodo di profonda crisi a causa di una sanguinosa guerra civile, le cui conseguenze si protrassero almeno fino al 661, distogliendoli da ulteriori conquiste di territori esteri. Nel 659 si giunse a un accordo e venne siglata la pace, che risultò essere molto onerosa in termini di risarcimenti economici per i Bizantini. Così, mentre nel Califfato erano impegnati a decidere chi dovesse essere il prossimo Califfo, Costante non perse tempo e invase la Grecia Settentrionale. Gli ostaggi di tale campagna militare, catturati nei territori slavi, furono forzatamente impiegati in Asia Minore, e in seguito coscritti nell'esercito bizantino. Non fu un caso quindi se, 5.000 di quegli stessi Slavi, alla prima occasione, si ammutinarono, consegnandosi nelle mani degli Arabi nel 665. Nel frattempo, le campagne di Costante sul fronte italiano contro i Longobardi, iniziate nel 663 non ottennero grandi risultati. I Bizantini non avevano fermato, quindi, l’avanzata dei nuovi nemici, ma erano riusciti soltanto a mantenere il residuale controllo della Sardegna, ancora in mani bizantine nel 665.
Ingerenze religiose
Nel 648 Costante emanò un editto imperiale, il Typos, nelle cui intenzioni c'era quella di mettere fine alla disputa con gli oppositori del Monotelismo (secondo cui Cristo aveva una sola volontà) all'interno della chiesa. Costante pensava così di riappacificare le due fazioni che si erano create e si combattevano in modo dannoso, ormai da mezzo secolo. L'editto, piuttosto ambiziosamente, vietò qualunque tipo di discussione sull'argomento, stabilendo che i vescovi sarebbero stati esautorati, qualora avessero continuato le dispute e invece i laici, per lo stesso motivo, sarebbero stati frustati ed esiliati. Questo fu uno degli episodi della contrapposizione di lunga durata che alla fine divise la Chiesa orientale e quella occidentale, visto che nel 649 l'editto venne condannato da Papa Martino I.
I Pontefici romani erano interessati a mantenere la loro influenza su Costantinopoli in materia di dogmi e così Martino decise di scomunicarne il vescovo. Costante rispose facendo dichiarare il Papa colpevole di tradimento dal Senato di Costantinopoli e nel 654 lo condannò all'esilio nella città di Cherson, in Crimea, con la scusa che egli aveva supportato Olimpio, il governatore ribelle della Ravenna bizantina. Massimo il Confessore, un convinto sostenitore di Martino, contrario al Monotelismo, fu ugualmente esiliato, ma a Lazika, sulle coste orientali del Mar Nero. Nonostante ciò, Costante nel 663 si recò in visita al nuovo Papa Vitaliano. L'Imperatore tentò una riconciliazione col Papa, portandogli in dono alcuni oggetti, tra cui un pallio intessuto d'oro e vestiti; ma in seguito, senza indugio, spogliò la città di tutto il bronzo che riuscì a trovare, facendo sparire le statue e le coperture in bronzo di molte chiese, compresa quella in rame dell’antico Pantheon.
Morte ed eredi
Nel 663 Costante trasferì stabilmente la propria residenza a Siracusa, in Sicilia. L'Imperatore aveva pensato di spostare ugualmente, per una maggiore sicurezza, la capitale del regno nella sua nuova città, ma tale ipotesi incontrò l'ovvia opposizione dell'aristocrazia di Costantinopoli, che insieme al Senato, proibì a tutti i membri della famiglia imperiale, qualora fossero stati intenzionati a ricongiungersi con l'imperatore, di trasferirsi in Sicilia. La questione si risolse soltanto con la morte violenta di Constante, avvenuta il 15 settembre del 668. A ucciderlo nel suo bagno con un portasapone, un'arma impropria e disonorevole, fu un militare appartenente al suo entourage. Non essendo in alcun modo popolare (a Bisanzio come a Siracusa), dovette affrontare molte rivolte; disprezzato altresì da gran parte degli uomini di chiesa, subì diverse sconfitte sui campi di battaglia, tanto che pochi lo rimpiansero ma, alla fine, egli riuscì comunque a consegnare ai suoi eredi un impero. A Costante successe, infatti, il figlio Costantino IV, che era già stato incoronato co-imperatore nel 654 e il cui regno proseguì fino al 685.
