Covi di pirati nell'età d'oro della pirateria

Articolo

Mark Cartwright
da , tradotto da Federica Lomoro
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Disponibile in altre lingue: Inglese, Francese

I bucanieri che infestavano lo Spanish Main (i possedimenti spagnoli nel Nuovo Mondo affacciati su Mar dei Caraibi e Golfo del Messico) e i pirati che saccheggiavano i Caraibi e l’Oceano Indiano durante l’età d’oro della pirateria (1690-1730), avevano bisogno di luoghi in cui rifugiarsi, dove spartirsi e godersi il bottino. Covi di pirati come Port Royal in Giamaica, Tortuga su Hispaniola, e New Providence nelle Bahamas erano porti sicuri, dove vendere le merci rubate a mercanti corrotti, ed erano a breve distanza dalle principali rotte commerciali. Quando le autorità coloniali riuscirono finalmente a contenere il fenomeno della pirateria, dal 1720 in avanti, i covi caddero in rovina, diventando letteralmente l’ultima spiaggia per i pirati: il luogo della loro esecuzione.

Careening a Pirate Ship
Carenaggio di una nave pirata
Starz Entertainment (Copyright, fair use)

Le attrattive dei covi di pirati

I pirati necessitavano di porti sicuri dove potersi nascondere dalle autorità e spartirsi il bottino. Idealmente, una base era vicina alle rotte mercantili principali, che erano l’obiettivo principale dei pirati e, ancora meglio, vicina ad uno stretto in cui le navi erano costrette a passare. Doveva anche essere un rifugio per l’inverno o la stagione delle piogge. I pirati dovevano avere modo di riparare le proprie navi, dunque una base con delle secche era l’ideale per farlo. Questi luoghi avevano l’ulteriore vantaggio di non essere facilmente raggiungibili dai grandi vascelli.

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I pirati stringevano accordi con funzionari coloniali corrotti, ottenendo guadagni migliori per le merci rubate di quelli che potevano trovare nei loro covi.

I covi erano un luogo sicuro per riposare le stanche membra e rilassarsi. Qui i pirati sperperavano il bottino in vino, donne e gioco d’azzardo. I pirati vendevano le merci rubate a ricettatori senza scrupoli che avevano piazzato le sedi dei loro traffici nei vari rifugi pirateschi nei Caraibi e nell’Oceano Indiano. I trafficanti facevano ottimi affari, ottenendo le merci a prezzi molto più bassi rispetto al commercio legale in qualsiasi altro porto, e i pirati erano ben contenti di guadagnare contanti, anche se erano costretti a vendere la merce ad un valore più basso di quello reale. I trafficanti poi contrabbandavano le merci nei porti regolari, vendendole tramite i canali ufficiali che essere avrebbero raggiunto in ogni caso, se i pirati non avessero interferito nel processo commerciale.

I pirati stringevano accordi con funzionari coloniali corrotti, quando potevano, ottenendo guadagni maggiori per il bottino rispetto a quelli che potevano trovare in uno dei loro covi. Forse il governatore corrotto più famoso fu Charles Eden, governatore del North Carolina, che concesse la grazia a pirati celeberrimi e irriducibili come Edward Teach (Barbanera, m. 1718) e Stede Bonnet (m. 1718), permettendo al primo di fondare una base pirata su Ocracoke Island. Un altro famigerato governatore che ricettava bottino per i pirati fu il colonnello Benjamin Fletcher a New York, prima di essere congedato nel 1698.

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Blackbeard or Edward Teach
Edward Teach,
Unknown Artist (Public Domain)

Barbados

Prima dell’età d’oro, la pirateria dilagava già nei Caraibi da qualche tempo. Le Barbados e St. Kitts furono le prime conquiste britanniche nelle Indie Occidentali, ed erano usate, a causa della loro lontananza geografica, come luogo dove relegare persone indesiderate, per assicurarsi che avessero ben poche possibilità di tornare in patria. Durante e dopo la guerra civile inglese (1642-51), Oliver Cromwell spedì prigionieri irlandesi e gallesi ai Caraibi come schiavi sotto contratto. La mancanza di reali apparati governativi coloniali in queste isole causò la caduta di queste in uno stato di completa illegalità, fino a quando, intorno al 1720, i governatori iniziarono a dare la caccia attivamente a pirati come Bartholomew Roberts (c. 1682-1722).

Ile-a-Vache

Ile-a-Vache (“Isola delle vacche”) era un covo di pirati al largo della costa sud-occidentale di Haiti, usato da molti pirati francesi e da Sir Henry Morgan (c. 1635-1688), il più fortunato di tutti i bucanieri (corsari e pirati che prendevano di mira nemici del loro stato).

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I pirati riuscivano a sfruttare molti porti nascosti del Madagascar, isola ricca di acqua dolce, carne e frutta.

Madagascar

Distante circa 400 km dalla costa meridionale dell’Africa, il Madagascar fu il rifugio di pirati più importante nell’Oceano Indiano (fra gli altri c’erano le vicine St. Mary’s Island, Johanna Island, Mathelage, Réunion e le Mauritius). Gli Inglesi tentarono di prendere il controllo del Madagascar nel 1645, ma fallirono, così come i Francesi che abbandonarono l’impresa nel 1674. I bucanieri dei Caraibi iniziarono ad usare il Madagascar come base attorno al 1680, quando realizzarono il potenziale di attaccare le navi nell’Oceano Indiano.

Anche se era un’isola abitata, i pirati approfittarono dei continui scontri tribali, poiché non vi era una singola tribù che dominava l’isola, e dunque non c'era interesse a cacciare gli stranieri. Al contrario, i pirati erano ben accetti come fonte di armi da fuoco e come clienti per comprare o trafficare in schiavi. I pirati riuscivano a sfruttare i molti porti nascosti dell’isola, che era inoltre ricca di acqua dolce, carne e frutta. Da qui, essi attaccavano le ricche navi dell’impero portoghese e le navi dei pellegrini degli stati indiani. C’erano anche molti vascelli mercantili ricchi di merci, che facevano rotta verso l’Europa di ritorno dall’Asia: la maggior parte erano di proprietà delle Compagnie delle Indie Orientali di Francia, Olanda o Gran Bretagna.

Pirate on Madagascar
Pirata nel Madagascar
Unknown Artist (Public Domain)

All’inizio del XVII secolo c’erano circa 1500 pirati sull’isola. Celebri pirati dell’epoca d’oro che usavano il Madagascar come base operativa furono Henry Every (n. 1653), Edward England, Thomas Tew e il Capitano Kidd (c. 1645-1701). Quando divenne molto più difficile praticare la pirateria, grazie alla crescente presenza di navi della Marina Reale Britannica, molti di loro divennero residenti stabili dell’isola, senza però molto successo. Alcuni visitatori nel 1711 notarono che le comunità europee sul posto vivevano in miseria, un’immagine ben lontana da quella promossa dalla stampa e dalla letteratura inglesi, che descrivevano re dei pirati che vivevano di ricchezze e lussuria in un paradiso tropicale.

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New Providence, Bahamas

Il porto di New Providence sull’isola omonima prese il ruolo che fu di Tortuga come principale base dei pirati in questa regione. La piccola isola raggiunse il suo apice come rifugio piratesco attorno al 1670, inizialmente per i bucanieri cacciati dalle acque giamaicane e poi, dal 1713 circa, per pirati che attaccavano chiunque a prescindere dalla nazionalità. Qui si trovavano buoni porti, e grandi quantità di acqua dolce, carne, legname e frutta. La città principale fu chiamata Nassau dal 1695. Alcuni pirati come Barbanera, Jack Rackham (m. 1720), Benjamin Hornigold (m. 1719) e Samuel Bellamy (m. 1717) usavano l’isola come base. In totale c’erano circa 600 pirati che salpavano da Nassau per razziare navi e porti dai Caraibi fino al Maine.

Dal 1718, il governatore Woodes Rogers (1679-1732), nemico giurato della pirateria, ricostruì la fortezza e piazzò cannoni in punti strategici del porto, per scoraggiare qualunque pirata a tornare sull’isola. Le Bahamas patirono un altro periodo di abbandono sotto il successore di Rogers, diventando di nuovo un porto pirata minore, fino a quando il controllo coloniale non fu ristabilito.

The Spanish Main and Caribbean Pirate Havens  c. 1670
Lo Spanish Main e i covi di pirati nei Caraibi, ca. 1670
Simeon Netchev (CC BY-NC-SA)

Petit Goâve

Petit Goâve era un porto sulla costa sud-occidentale di Santo Domingo (la moderna Haiti). Attirava bucanieri sin dal 1670 circa, dopo il declino di Tortuga, ed era particolarmente popolare fra i pirati francesi e il celebre olandese Laurens de Graff, essendo abbastanza lontana dalle autorità francesi non corrotte, ma comunque vicina allo Spanish Main. Attorno al 1700, i bucanieri erano ormai stati rimpiazzati da pirati veri e propri, e Petit Goâve divenne solo un argomento marginale negli affari francesi nell’area caraibica.

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Port Royal, Giamaica

Port Royal era il porto principale della Giamaica, sotto il dominio britannico dal 1655. Conosciuta agli inizi con il nome caraibico-spagnolo di Cayagua (“Isola di acqua”), poi anglicizzato in Cagway, vi fu costruita una potente fortezza dai britannici, ma il ritiro della Marina Reale la lasciò esposta alle navi da guerra spagnole. Dal 1657 il governatore Edward D’Oyley incoraggiò bucanieri di varie nazionalità a stabilirsi nel porto e a concentrare i loro assalti verso le navi spagnole, rilasciando persino delle licenze per farlo. La guerra dell’Inghilterra contro la Spagna finì nel 1660, ma molti bucanieri continuarono con i loro attacchi alle navi. I governatori successivi avevano l’abitudine di incoraggiare la pirateria, poiché la presenza di molte navi ben armate nel porto diminuiva notevolmente il pericolo della minaccia di Spagna, Olanda e Francia.

Un prete in visita descrisse Port Royal come “la Sodoma del Nuovo Mondo”.

Port Royal divenne cuore pulsante della pirateria nella seconda metà del Seicento, semplicemente perché era troppo lontana dalle autorità londinesi, e gli ufficiali presenti sull’isola erano più pragmatici. I suoi vantaggi includevano un porto naturalmente protetto che poteva ospitare fino a 500 navi, oltre alla posizione in un punto strategico, al centro delle rotte commerciali tra Caraibi e Americhe.

Bucanieri come Sir Henry Morgan, che attaccò diverse navi spagnole e porti coloniali, erano di base in Giamaica. Morgan fu addirittura nominato tenente-colonnello nel 1675. Port Royal si riempì di merci e ricchezze, al punto che un autore contemporaneo scrisse che circolavano più soldi qui che a Londra. Nel 1680 la prosperità del luogo è provata dalla presenza di più di cento taverne. C’erano, inoltre, talmente tante case da gioco e bordelli che un prete in visita a Port Royal la definì “la Sodoma del Nuovo Mondo” (Breverton, 260), riferendosi alla città biblica famosa per la sua dissolutezza. Il prete in questione non restò neanche una notte, salendo di nuovo sulla nave da cui era appena sceso, per ritornare in Inghilterra: “poiché la maggior parte della popolazione consiste di pirati, tagliagole, prostitute e gente della specie più vile al mondo, ho ritenuto che la mia permanenza non avrebbe avuto senso” (ibid).

Sir Henry Morgan Cigarette Card
Carta di sigarette con raffigurato Sir Henry Morgan
Metropolitan Museum of Art (Copyright)

Nel 1681 le autorità giamaicane misero finalmente fuorilegge la pirateria, e i pirati si spostarono verso nuove sedi come New Providence. Port Royal fu distrutta il 7 giugno 1692 da una combinazione di terremoto e tsunami. Diverse migliaia di persone furono uccise nel disastro. Anche se metà di Port Royal si inabissò per sempre nell’oceano, il restante luogo tornò alla ribalta come luogo d'impiccagione di famosi pirati, e divenne una base navale inglese.

Providence Island

Providence Island, anche chiamata Isla de Providencia, e la vicina Santa Catalina sono isole al largo della costa del centro America, che venivano usate dai pirati per la loro posizione strategica al centro delle rotte fra Cuba e il Venezuela. Providence Island aveva un buon porto, facilmente difendibile dalle alte scogliere intorno. Fu inizialmente colonizzata dagli Inglesi nel 1630. Come altrove, la pirateria veniva incoraggiata perché attirava commerci e mezzi di difesa contro gli attacchi spagnoli. Le isole finirono però sotto il controllo spagnolo dal 1641 al 1666, che resistette fino a quando Sir Henry Morgan usò Providence come base per i suoi attacchi a Panama nel 1670 e 1671.

Rhode Island

I porti di Providence e Newport nel Rhode Island erano usati come covi di pirati nella seconda metà del Seicento e all’inizio del Settecento. Ospitarono famigerati criminali come Barbanera, Henry Every e Thomas Tew. Quando il governo si fece meno corrotto e più rigido, il Rhode Island perse il suo fascino per i pirati, soprattutto dopo una serie di processi e pubbliche esecuzioni.

Tortuga, Hispaniola

Tortuga (Ile de la Tortue), nel nord-ovest di Hispaniola (l'isola delle moderne Haiti e Repubblica Dominicana), si guadagnò il nome grazie alla somiglianza nella forma ad una tartaruga. Divenne sede di cacciatori, poi una base pirata, alla metà del Seicento, quando bucanieri francesi la scelsero per la sua vicinanza alle principali rotte commerciali della regione. La base aveva l’ulteriore vantaggio della presenza di abbondante bestiame, grazie a vacche e maiali qui introdotti dai primi coloni spagnoli; inoltre, se necessario, i pirati potevano ritirarsi sulle montagne nell’entroterra, come fecero quando le forze spagnole attaccarono da Santo Domingo nel 1630-1631, 1635 e 1638.

17th Century Tortuga
Tortuga nel XVII secolo
Unknown Artist (Public Domain)

Nel 1642 le autorità francesi a St. Kitts nominarono Jean Le Vasseur, un nobiluomo e abile ingegnere, governatore di Tortuga: egli prese il comando, costruì una fortezza dotata di 40 cannoni e dichiarò la sua colonia indipendente. Per i dieci anni successivi, Tortuga divenne la colonia pirata più importante dei Caraibi. Le Vasseur divenne ricco grazie alla parte che guadagnava da tutti i traffici che avvenivano nel suo mini-stato. Un contingente spagnolo provò un attacco nel 1655, ma una flotta inglese arrivò in soccorso di Tortuga, e furono accolti a braccia aperte coloni sia francesi che inglesi. I pirati non erano scomparsi, tuttavia, e continuarono ad essere attratti dai vantaggi del luogo. I Francesi ne presero il controllo di nuovo nel 1665, ma realizzarono che i pirati erano un ottimo deterrente per le navi spagnole, e dunque lasciarono Tortuga così com'era, concentrandosi invece sulla colonizzazione dell’altro lato di Hispaniola, Santo Domingo. Francois L’Olonnais (1630-1668) usò Tortuga come base per attaccare il Venezuela nel 1667. L’isola fu ripetutamente attaccata da forze francesi e spagnole nella decade 1670-1679, causando la fuga di molti pirati a Petit Goâve alla fine del secolo, nonostante alcuni di essi rimasero fedeli a Tortuga fino alla messa al bando della pirateria nel 1713 da parte delle autorità francesi.

Un altro luogo con un nome simile fu usato dai pirati come luogo di riposo e base d’attacco verso le navi mercantili: le Dry Tortugas, una serie di secche tra le isole Florida Keys.

La fine dei covi

Quando le autorità, spinte dalle attività commerciali e dai proprietari di navi legali, chiusero porti come New Providence nel 1718, la pirateria nei Caraibi divenne molto più difficile, non essendoci più luoghi dove vendere merci rubate. Negli anni fra il 1710 e il 1720, governatori coloniali come Woodes Rogers nelle Bahamas furono inviati da Londra con lo specifico compito di spazzare via la pirateria nella propria giurisdizione. La nuova ondata di governatori nei Caraibi e nelle colonie sulla costa orientale del Nord America usarono bastone e carota per ottenere il loro scopo. Il bastone erano navi da guerra, informatori e il cappio, mentre la carota era la grazia reale da parte di re Giorgio I di Gran Bretagna (r. 1714-1727) e la promessa di terre e lavoro nelle colonie.

Il governo britannico era preoccupato che la pirateria fosse diffusa al punto da scoraggiare i coloni, lasciando le terre spopolate e quindi facile preda di potenze straniere. Molti pirati accettarono la grazia, ma alcuni non lo fecero, come Jack Rackham, Charles Vane e Edward Teach: tuttavia questi personaggi avevano i giorni contati, e la Marina Reale o il cappio li avrebbero presto raggiunti. Mentre alcuni luoghi soffrirono economicamente il ritiro dei pirati e dei commerci che essi procuravano, la presenza maggiore della Marina britannica nell’Atlantico, la Compagnia delle Indie Orientali nell’Oceano Indiano, e la rimozione di governatori corrotti o lassisti furono tutti fattori che resero l’attività della pirateria molto più difficile durante il Settecento. Inoltre, molti bucanieri, pirati e contrabbandieri, con le ricchezze guadagnate, si erano dedicati da tempo a investimenti in attività lecite e nelle piantagioni. Le colonie non erano più come il Selvaggio West: porti e città guadagnarono grandezza e rispettabilità, grazie all’insediamento delle istituzioni. Queste colonie arrivarono ad assomigliare sempre di più ai paesi d'origine da cui i coloni erano partiti, e i pirati non preoccupavano ormai più nessuno, ad eccezione degli scrittori d’avventura.

Info traduttore

Federica Lomoro
Linguista e traduttrice, Federica è laureata in cinese e giapponese. Dalla Città Eterna all'Estremo Oriente, è sempre pronta a scoprire qualcosa di nuovo sulle antiche civiltà e sul modo in cui hanno plasmato il mondo in cui oggi viviamo.

Info autore

Mark Cartwright
Mark è autore di opere storiche e vive in Italia. Si interessa in particolare di ceramica, architettura, mitologia di tutto il mondo e di scoprire le idee comuni a tutte le civiltà. È laureato in Filosofia politica ed è il Direttore Editoriale della WHE.

Cita questo lavoro

Stile APA

Cartwright, M. (2021, ottobre 04). Covi di pirati nell'età d'oro della pirateria [Pirate Havens in the Golden Age of Piracy]. (F. Lomoro, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1844/covi-di-pirati-nelleta-doro-della-pirateria/

Stile CHICAGO

Cartwright, Mark. "Covi di pirati nell'età d'oro della pirateria." Tradotto da Federica Lomoro. World History Encyclopedia. Modificato il ottobre 04, 2021. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-1844/covi-di-pirati-nelleta-doro-della-pirateria/.

Stile MLA

Cartwright, Mark. "Covi di pirati nell'età d'oro della pirateria." Tradotto da Federica Lomoro. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 04 ott 2021. Web. 03 lug 2022.