L'Ankh

Definizione

Joshua J. Mark
da , tradotto da Alexandra Olivieri
pubblicato il
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Testo originale in inglese: The Ankh

Chain of Ankhs (by Osama Shukir Muhammed Amin, CC BY-NC-SA)
Catena di Ankh
Osama Shukir Muhammed Amin (CC BY-NC-SA)

L'Ankh è uno dei simboli più riconoscibili dell'antico Egitto, conosciuto come "la chiave della vita" o "la croce della vita", e risalente al Primo Periodo Dinastico (attorno al 3150-2613 AEC). Si tratta di una croce sormontata da un cerchio, spesso ornata con simboli o fiori decorativi, ma il più delle volte è una semplice croce dorata. Il simbolo è un geroglifico egiziano che simboleggia "la vita" o "il soffio vitale" ('nh =ankh) e, siccome gli Egizi credevano che il proprio viaggio sulla terra rappresentasse soltanto una parte di una vita eterna, l'ankh simboleggia entrambe l'esistenza mortale e la vita dopo la morte. È uno dei simboli più antichi dell'Egitto, spesso visto assieme ai simboli djed e was, che veniva portato da una moltitudine di dèi egiziani sui dipinti e le iscrizioni tombali e indossato dagli egizi come amuleto.

L'associazione dell'ankh con l'oltretomba l'ha reso un simbolo particolarmente potente per i cristiani copti d'Egitto durante il IV secolo EC, i quali se ne appropriarono. Quest'uso dell'ankh come simbolo della promessa di Cristo di vita eterna attraverso la fede nel suo sacrificio e risurrezione, è molto probabilmente l'origine dell'uso cristiano della croce come simbolo di fede al giorno d'oggi. I primi cristiani di Roma e di altrove usarono il simbolo della fertilità del pesce come segno della loro fede. Essi non avrebbero considerato usare l'immagine della croce, una ben nota forma di esecuzione, come se oggigiorno qualcuno scegliesse d'indossare un amuleto di una sedia elettrica. L'ankh, il quale era già stato affermato come simbolo della vita eterna, divenne facilmente assimilabile nelle prime fasi della fede cristiana e continuò come simbolo di quella religione.

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Origine e Significato

Le origini dell'ankh rimangono sconosciute. L'egittologo Sig. Alan H. Gardiner (1879-1963 EC) pensò che si sia sviluppato dal laccio di un sandalo con il cerchio superiore che girava attorno alla caviglia e la parte verticale attaccata a una suola sui piedi. Gardinier giunse a questa sua conclusione perchè la parola egiziana per "sandalo" era "nkh", la quale veniva dalla stessa radice di "ankh" e, inoltre, perchè il sandalo rappresentava una parte della vita quotidiana degli egizi e, il simbolo dell'ankh divenne il simbolo della vita. Tuttavia, questa teoria non è mai stata ampiamente accettata.

Ankh, Djed & Was
Ankh, Djed & Wa
Kyera Giannini (CC BY)

La teoria dell'egittologo E.A. Wallis Budge (1857-1934 EC), il quale pretese che esso provenisse dalla fibbia della cintura della dea Iside, è probabilmente considerata più attendibile, però non è stata ancora accettata universalmente. Wallis Budge comparò l'ankh al tjet, "il nodo d'Iside', una cintura cerimoniale che si pensava rappresentasse i genitali femminili e che simboleggiasse la fertilità. Questa teoria dell'origine dell'ankh proveniente da un simbolo di fertilità, rimase durante il corso della storia dell'antico Egitto e fino al giorno d'oggi. L'egittologo Wolfhart Westendorf (b.1924 EC) sostenne la teoria di Wallis Budge, notando la similitudine dell'ankh al tjet e l'uso di entrambi i simboli da una data precoce nella storia dell'Antico Egitto. L'ank è sempre stato associato alla vita, alla promessa di vita eterna, al sole, alla fertilità e alla luce. La studiosa Adele Nozedar scrisse:

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La dimensione di significato che può essere ricavato da tale simbolo è maestosa. L'ankh rappresenta i genitali maschili e femminili, il sole che arriva all'orizzonte, e l'unione tra il paradiso e la terra. Questa associazione col sole significa che l'ankh è legato per tradizione all'oro - il colore del sole - e mai in argento, che si riferisce alla luna. Tuttavia, mettendo da parte le complessità di questi elementi diversi, qual è l'aspetto dell'ankh? La sua somiglianza a una chiave, ci dà un indizio per che porta a un altro significato di questo simbolo magico. Gli egizi solevano pensare che la vita dopo la morte avesse lo stesso valore della vita terrena e che l'ankh fornisse la chiave dei cancelli della morte e di cosa c'era oltre (18).

Anubis o Iside sono spesso visti posare l'ankh sulle labbra dell'anima nell'oltretomba per rivitaliazzarla.

È per questa ragione che l'ankh appare così ben in vista sui dipinti tombali e sulle iscrizioni. Divinità come Anubis o Iside sono viste spesso mettere l'ankh sulle labbra dell'anima nell'aldilà per rivitalizzarla e preparare quell'anima a una vita dopo la morte. La dea Ma'at viene spesso raffigurata tenendo un ankh in ciascuna mano e il dio Osiride afferra l'ankh su numerosi affreschi tombali. L'associazione dell'ankh all'oltretomba e agli dei lo ha reso un simbolo illustre sulle bare, per amuleti collocati nella tomba e sui sarcofagi.

L'Ankh e la dea Iside

L'ankh divenne di uso popolare in Egitto durante il primo periodo dinastico con l'ascesa dei culti di Iside e di Osiride. L'associazione dell'ankh col tjet, menzionati precedentemente, è appoggiata dalle immagini recenti di Iside con la cintura tjet prima dell'apparizione dell'ankh.

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Isis Wall Painting
Pittura murale Isis
The Yorck Project Gesellschaft für Bildarchivierung GmbH (GNU FDL)

Il culto di Osiride divenne il più popolare in Egitto fino al culto di Iside - la quale raccontò la stessa storia e promise le stesse ricompense - dominandolo. Osiride continuò ad essere molto ammirato, però col tempo, divenne un personaggio secondario nella storia della risurrezione e della rinascita. All'inizio del Periodo Protodinastico, tuttavia, il culto di Osiride fu dominate, dato che egli fu il dio che morì e ritornò in vita, dando vita così agli altri. Iside, a quei tempi, fu la dea madre associataa alla fertilità però si unì presto a Osiride come sua moglie devota, la quale lo salvò dopo essere stato ucciso da Set e gli ridò la vita. L'egittologo Flinders scrisse:

Iside venne associata alla venerazione di Osiride in tempi molto precoci e apparse in miti successivi come sorella e moglie di Osiride. Ma lei rimase sempre su un piano diverso da Osiride. La sua venerazione e sacerdozio furono molto più popolari di quelli di Osiride, molte più persone ricevettero il suo nome piuttosto che quello di Osiride, e lei comparve molto più spesso nelle attività quotidiane. La sua unione nel mito di Osiride per nessuna ragione cancellò la sua posizione indipendente e la sua importanza come divinità, eppure le diede una devozione molta più diffusa. L'unione di Horus col mito, e l'istituzione di Iside come dea madre, fu la modalità principale in tempi successivi. Iside, considerata come la madre che allatta, apparse raramente fino alla XXVI dinastia; dopodichè la sua figura divenne continuamente più popolare fino a quando non superò tutte le altre religioni del paese (13).

Molti degli dèi egizi vengono raffigurati mentre tengono l'ankh in mano, ma Iside più spesso della maggior parte di loro. Col tempo, Iside divenne la dea più popolare d'Egitto e tutte le altre divinità furono viste come meri aspetti di questa divinità più potente e onnicomprensiva. Il culto di Iside prometteva la vita eterna attraverso la risurrezione personale. Avendo salvato suo marito Osiride, allo stesso modo, Iside avrebbe potuto salvare coloro che ponevano la loro fede in lei. L'associazione dell'ankh a tale potente dea lo impregnò di un maggior significato, in quanto ora venne collegato specificamente alla grande dea, la cuale poteva salvare la propria anima e fornirne una nell'aldilà.

La Storia dell'Ankh in uso

L'importanza dell'ankh fu l'identificazione immediata di ciò che il simbolo rappresentasse. Persino coloro che non seppero leggere sarebbero stati capaci di comprendere la simbologia di certi oggetti quali il djed e l'ankh. L'ankh non fu solamente associato a Iside- come menzionato, molti dèi furono raffigurati mentre portavano il simbolo in mano, ma, dato che il djed fu associato a Osiride, l'ankh fu più adatto al regno di Iside e del suo culto.

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Objects from Tomb of Thutmose IV
Oggetti della Tomba di Thutmose IV
Keith Schengili-Roberts (CC BY-SA)

Al tempo dell'Antico Regno (2613-2181 AEC) l'ankh fu consolidato come potente simbolo di vita eterna. Ci si riferì ai defunti come ankhu (aventi una vita/vivi, e bare e sarcofagi, ornamentati regolarmente col simbolo, erano noti come neb-ankh (in possesso di vita). Durante il Medio Regno (2040-1782 AEC), il termine ankh fu usato per indicare gli specchi e, un numero di specchietti a forma di ankh furono creati, il più celebre fu quello trovato nella tomba di Tutankhamon.

L'associazione dell'ankh allo specchio non fu affatto un'occorrenza. Gli egizi credevano che l'oltretomba fosse un'immagine speculare della vita sulla terra e si pensava che gli specchi contenessero delle proprietà magiche. Durante il Festival delle Lanterne in onore della dea Neith (un'altra divinità vista con l'ankh) tutto l'Egitto soleva bruciare delle lampade ad olio per tutta la notte per riflettere le stelle del cielo e creare un' immagine a specchio del paradiso sulla terra. Tutto ciò veniva fatto per separare il velo tra i vivi e i morti, in modo che si potesse parlare con amici e cari defunti che erano passati al Campo di Ance. Gli specchi furono spesso usati per scopi di divinazione dal Medio Regno in avanti.

L'ankh fu anche un amuleto popolare che veniva indossato durante la vita e portato con sè nella tomba. La storica Margaret Bunson scrisse:

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Noti come wedjau, gli amuleti erano fatti di metallo, legno, faenza, terracotta o pietra, e si credeva che avessero dei poteri magici, i quali fornivano a chi li indossava dei benefici e incantesimi soprannaturali. Il potere potenziale degli amuleti era determinato dal materiale, colore, forma o formula magica d'origine. Gli egizi in vita indossavano gli amuleti come ciondoli, e ai defunti, gli amuleti venivano messi tra le bende di lino nelle loro bare. Svariati modelli di amuleti furono usati in diverse occasioni e per diversi scopi. Alcuni di esssi erano scolpiti come simboli sacri in modo da attirare l'attenzione di una particolare divinità, in tal modo si assicurava l'intercessione e l'intervento del dio per conto di coloro che lo avessero indossato (21).

Il djed fu un amuleto molto popolare, ma lo fu anche l'ankh. Sebbene il più comune amuleto d'Egitto fu il sacro scarab (lo scarabeo), l'ankh fu quasi altrettanto diffuso. Durante il Nuovo Regno (1570-1069 AEC), quando il culto del dio Amon insieme al resto degli dei, stava aumentando in potenza e in statura, l'ankh venne associato a lui. L'ankh venne usato regolarmente nelle cerimonie dei templi in questo periodo e lo si associò al culto di Amon e della regalità.

Scarab
Scarabeo
Walters Art Museum (CC BY-SA)

Durante il Periodo dell'Amarna (1353-1336 AEC), quando Akhenaton proibì il culto di Ammone assieme al resto degli degli dei e innalzò il dio Aton come unico dio d'Egitto, l'ankh continuò nell'uso popolare. Si può vedere il simbolo sui dipinti e sulle iscrizioni alla fine dei raggi di luce emanati dal disco solare di Aton, donando la vita a coloro che vi credettero. Dopo la morte di Akhenaton, suo figlio Tutankhaton (il cui nome contiene il simbolo ankh e signififica "immagine vivente del dio Aton") salì al trono, regnando dal 1336-1327 AEC., cambiando il suo nome a Tutankhamon ("immagine vivente del dio Ammone") e ripristinando l'antica religione, mantenendo il significato che l'ankh aveva sempre portato.

L'ankh rimase un simbolo celebre anche se il regno di Akhenaton fu disprezzato e il successore di Tutankhamon Horemheb (1320-1292 AEC) fece del suo meglio per cancellare tutte le prove del Periodo dell'Amarna dalla storia egizia. Il più grande sovrano del Nuovo Regno fu Ramses II (1279-1213 AEC) utilizzò l'ankh regolarmente nelle sue iscrizioni ed esso continuò ad essere in uso per tutta la rimanente storia d'Egitto.

L'Ankh e il Cristianesimo

Dato che il cristianesimo ottenne una più diffusa accettazione durante il IV secolo EC., molti simboli della vecchia religione non furono più considerati e furono proibiti o semplicemente dimenticati. Il simbolo djed, così strettamente associato a Osiride, fu uno di questi, ma l'ankh continuò ad essere in uso. Lo studioso Jack Tresidder scrisse sull'ankh:

La sua forma è stata variamente intesa come il sole che sorge all'orizzonte, come l'unione tra uomo e donna, o altri opposti, e anche come una chiave che porta alla conoscenza esoterica e all'oltretomba dello spirito. La Chiesa Copta d'Egitto ereditò l'ankh come forma della croce cristiana, simboleggiando la vita eterna attraverso Cristo (35).

Diversamente da altri vestigi della vecchia religione che si eclissarono, l'ankh assunse un nuovo ruolo, trattenendo il suo antico significato di vita e di promessa di vita eterna. Adele Nozedar commentò i suoi scritti, "Spesso i simboli potenti si trasportano attraverso altre culture nonostante le loro origini e l'ankh non ne è un'eccezione. Poichè esso simboleggia l'immortalità e l'universo, fu inizialmente adottato dai cristiani copti del IV secolo che lo usarono come simbolo per rafforzare il messaggio di Cristo che c'è vita dopo la morte" (18). Eventualmente l'ankh come simbolo di vita eterna perse il cerchio che la sormontava per diventare la croce cristiana, che come l'antico ankh viene indossato dai credenti in Gesù Cristo ai giorni d'oggi per la stessa ragione: identificarsi con il loro dio e tutte le promesse di quel dio.

Info autore

Joshua J. Mark
Scrittore freelance, Joshua J. Mark è stato Professore di Filosofia presso il Marist College, New York. Ha vissuto in Grecia ed in Germania ed ha viaggiato in tutto l'Egitto. Ha insegnato storia, scrittura, letteratura, e filosofia all'università.

Cita questo lavoro

Stile APA

Mark, J. J. (2016, settembre 19). L'Ankh [The Ankh]. (A. Olivieri, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-15054/lankh/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "L'Ankh." Tradotto da Alexandra Olivieri. World History Encyclopedia. Modificato il settembre 19, 2016. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-15054/lankh/.

Stile MLA

Mark, Joshua J.. "L'Ankh." Tradotto da Alexandra Olivieri. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 19 set 2016. Web. 21 ott 2021.