Simposio internazionale di archeologia di AlUla 2024

Tre giorni di apprendimento e condivisione tra archeologi
Fiona Richards
da , tradotto da Elisa Mion
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Sono stata recentemente invitata a un simposio di archeologia presso il sito di AlUla, in Arabia Saudita. Conoscevo AlUla già dal 2018 e avevo visto le fotografie delle incredibili tombe nabatee che ivi si trovano. Nel 2023 si è tenuta una conferenza ad AlUla, ma non ho potuto parteciparvi, quindi ero così felice di avere finalmente l'occasione di visitare questi meravigliosi siti.

Prima di recarmi in Arabia Saudita, non avevo ben capito che l'area di AlUla fosse costituita da una serie di siti archeologici. È stato solo durante il simposio che ho scoperto che in realtà in questa zona ci sono ben 30.000 siti archeologici, anche se solo otto attualmente aperti ai visitatori, e più di una dozzina di progetti di ricerca archeologica ancora attivi.

AlUla Oasis
L'oasi di AlUla Royal Commission of AlUla (CC BY-NC-SA)

Siti archeologici dell'Arabia Saudita

I siti che si possono visitare al momento sono Jabal Ikmah, contesto di ritrovamento di centinaia di iscrizioni; Hegra, così imponente con le sue tombe nabatee (simili a quelle visibili a Petra), una città e un forte romano; Qurh, una delle prime città islamiche; Dadan, che risale all'VIII - I secolo a.C., circa; Tayma, un altro insediamento nell'oasi che è stato abitata ininterrottamente dall'Età del Bronzo; Khaybar, anch'esso nella suddetta oasi e caratterizzato da una frequentazione continua - dal periodo preistorico ad oggi -, e infine l'antica città di AlUla, che è stata occupata dal XII al XX secolo, circa.

L'Arabia Saudita ha adottato un importante cambiamento nella sua politica e ora invita attivamente i turisti in visita.

L'Arabia Saudita, un paese notoriamente chiuso agli stranieri fino ad ora, nel 2017 ha deciso di attuare un importante cambiamento nella propria politica e di invitare attivamente i turisti in visita. E ciò che può offrire sono proprio gli incredibili siti archeologici.

E così è nata una visione e, per realizzarla, che prevede di portare 2 milioni di visitatori ad AlUla entro il 2030, è stata istituita la Royal Commission of AlUla (RCU).

La RCU offre quindi un'opportunità incredibile quando si tratta di aprire i propri siti archeologici ai turisti. A differenza di molti altri luoghi nel mondo, che si sono sviluppati in modo casuale, la RCU può pianificare ogni aspetto: gli hotel, i centri visitatori, i musei. Può controllare il numero di visitatori nei siti per mantenerli intatti e ha anche lo spazio per costruirne di nuovi, poiché l'area è desertica e finora non è stata edificata.

Hegra, AlUla, Saudi Arabia
Hegra, AlUla, Arabia Saudita The Royal Commission of AlUla (CC BY-NC-SA)

Simposio di Archeologia della RCU

Per aiutare nella pianificazione e nella diffusione dell'iniziativa, nel mese di Settembre 2023 si è tenuto il primo AlUla World Archaeology Summit, al quale sono stati invitati oltre 300 innovatori provenienti dal mondo dell'archeologia e da altri ambiti per "promuovere discussioni interculturali e interdisciplinari". L'idea era quella di esplorare il valore della comprensione del passato, di utilizzare tale conoscenza per informare il presente e di costruire un futuro resiliente per AlUla.

Il simposio del 2024, organizzato nuovamente dalla RCU, è stato un evento molto più contenuto, con delegati provenienti principalmente dal mondo dell'archeologia e della scienza. La tematica era incentrata su argomenti rilevanti per l'archeologia e il patrimonio culturale, ovvero "Moving Forward: Past, Present and Future in the Archaeology and Heritage of Mobile Communities" ("Andare Avanti: Passato, Presente e Futuro nell'Archeologia e nel Patrimonio delle Comunità Nomadiche"). Avevo immaginato che i partecipanti sarebbero stati sicuramente specialisti della penisola arabica, ma mi sono felicemente sbagliata: v'era una vasta gamma di branche specialistiche e aree coperte dagli invitati, tutti accademici di spicco nei loro campi di ricerca, provenienti da ogni parte del mondo.

Il tema delle comunità nomadiche era molto interessante. Il simposio voleva esplorare le interazioni tra comunità nomadiche e stanziali, esaminandone i fattori economici, la cultura materiale, gli adattamenti ambientali e il ruolo dei musei nella conservazione del patrimonio nomadico, al fine di discutere le ricerche in corso e proporre migliori pratiche rilevanti a livello globale.

Conference Centre at Maraya
Conference Centre di Maraya Royal Commission for AlUla (CC BY-NC-SA)

Il simposio si è tenuto nel complesso architettonico più suggestivo nel bel mezzo del deserto, il Maraya Concert Hall. Progettato da architetti tedeschi e italiani, l'edificio è rivestito da specchi e riflette così lo splendido ambiente desertico che lo circonda.

Il primo giorno del simposio si è aperto con il discorso di benvenuto del dottor Abdulrahman Alsuhaibani, vicepresidente della RCU per la cultura, e la prima conferenza è stata tenuta dalla dottoressa Willeke Wendrich, docente di Beni Culturali a Torino e ricercatrice presso il Department of Near Eastern Languages dell'Università della California, Los Angeles. La relatrice ha esaminato le comunità in movimento, le motivazioni alla base dei loro spostamenti e aspetti quali la distribuzione delle popolazioni mobili, le percentuali, il genere, l'età, la posizione sociale e così via.

A seguire la dottoressa Wendrich è stato il dottor Stefano Biagetti dell'Università di Barcellona, il quale ha esaminato gli approcci teorici e metodologici dell'archeologia delle comunità nomadiche. A loro hanno fatto seguito il dottor Cyprian Broodbank, dell'Università di Cambridge, il quale ha esaminato i movimenti nell'area del Mar Mediterraneo, compresi i test genetici che hanno portato a risultati interessanti, e il dottor Wang Rui, del Beijing Palace Museum (Pechino), il quale ha spiegato come le comunità mobili potessero influenzare le comunità stanziali attraverso le interazioni e gli scambi di idee.

Oggi, nel mondo, ci sono 122 milioni di sfollati, di cui 6,3 milioni provenienti dalla Siria, 6,1 milioni dall'Ucraina e 6,1 milioni dall'Afghanistan.

Dopo un pranzo delizioso (il cibo durante tutto il simposio è stato eccellente), i relatori, la dott.ssa Valentaina Azzara dell'Università di Leida, nei Paesi Bassi, il dott. Khalid Alasmari della King Saud University di Riyadh e la dott.ssa Emma Haitengi dell'Università della Namibia, hanno riflettuto su come il commercio e gli scambi fossero i motori economici dei mezzi di sussistenza delle comunità nomadiche, della cultura materiale delle società mobili, del patrimonio e del ruolo dei musei. Le presentazioni finali della giornata hanno esaminato le tracce delle comunità nomadiche nelle periferie desertiche della Giordania (dott. Wael Abu Azizeh, Università di Lione) e le strutture monumentali di Khaybar e AlUla (dott. Ememy Crassard, CNRS Francia, e dott.ssa Melissa Kennedy, Università di Sydney, Australia).

Il secondo giorno, dopo un'interessante conferenza tenuta dal sig. Peter DeBrine, Senior Project Officer for Sustainable Tourism dell'UNESCO, sono stati organizzati tre workshop: l'eredità e l'impatto dei conflitti e delle guerre sulle comunità nomadiche; i cambiamenti climatici, le catastrofi naturali e i modelli di mobilità nell'era moderna; il ruolo delle comunità locali/indigene nelle zone liminali moderne e il loro coinvolgimento nei siti del patrimonio culturale.

The AlUla World Archaeology Summit
AlUla World Archaeology Summit Royal Commission for AlUla (CC BY-NC-SA)

Ho partecipato al primo workshop, con Fionnula Rogers come moderatrice, della Blue Shield International e di un avvocato specializzato in diritto dell'arte, che si occupa di transazioni artistiche e antiquarie, due diligence e rimpatrio, importazione ed esportazione di opere d'arte in tutto il mondo. Il secondo moderatore era Jonathan Wilson, Collections Senior Manager dell'RCU.

Jonathan ha esordito con alcune statistiche che fanno riflettere: oggi, nel mondo, ci sono 122 milioni di sfollati, di cui 6,3 milioni provenienti dalla Siria, 6,1 milioni dall'Ucraina e 6,1 milioni dall'Afghanistan. Un delegato libanese ha confermato che molti dei rifugiati siriani nel loro Paese si sono stabiliti presso uno dei siti archeologici più celebri del Libano, Baalbek. Questo dato era quindi in primo piano nelle nostre menti mentre riflettevamo su questioni quali: che cosa possono fare gli archeologi per proteggere le comunità mobili (in tempi di conflitto)? Che cosa si può fare di più per proteggerle dai saccheggi? E, infine, il quadro giuridico è sufficiente a proteggere le comunità mobili?

Il primo punto è molto complesso, proprio per la natura stessa delle comunità nomadiche, che sono, appunto, mobili. La seconda questione è stata più semplice da discutere, poiché esiste già uno strumento noto come ICOM Red Lists, nelle quali sono elencati gli oggetti rubati o che si ritiene siano stati rubati. Per quanto riguarda l'ultimo punto, si crede che probabilmente sia necessario ampliare i quadri giuridici per proteggere le comunità mobili, poiché tale questione non è stata necessariamente presa in considerazione al momento della rispettiva elaborazione. È stato un dibattito affascinante, i cui risultati costituiranno alla fine la base per un atto governativo.

In relazione al workshop comunitario, è stato suggerito che i progetti archeologici dovrebbero essere a lungo termine, in modo da poter mantenere e rafforzare nel tempo le relazioni con la comunità, promuovere il coinvolgimento della comunità attraverso conferenze pubbliche accessibili ed eventi simili, e coinvolgere la comunità al fine di scoraggiare la vendita illegale di manufatti da parte dei residenti locali.

Inscriptions at Jabal Ikmah
Iscrizioni presso il sito di Jabal Ikmah Fiona Richards (CC BY-NC-SA)

Il workshop sui cambiamenti climatici ha raccomandato agli archeologi e agli operatori del settore dei beni culturali di svolgere un ruolo attivo nella protezione dei siti archeologici con soluzioni naturali, come la piantumazione di alberi e foreste di mangrovie, di promuovere una maggiore protezione governativa nei siti del patrimonio culturale contro il degrado ambientale e, se necessario, di creare strutture che consentano tale protezione, nonché di utilizzare la saggezza ancestrale, come i metodi dei popoli beduini per raccogliere l'acqua nel deserto, per informare, invece, le soluzioni contemporanee.

Sono stati due giorni intensi e gli organizzatori hanno fatto un ottimo lavoro, sia in merito alla conferenza e le opportunità di networking, sia per l'organizzazione e l'assistenza ai delegati. L'RCU si trova in una posizione invidiabile circa i suoi siti archeologici; a differenza di molti altri paesi del mondo, detiene davvero la possibilità di pianificare il futuro. Come ha riconosciuto Peter DeBrine dell'UNESCO, il turismo comporta sia vantaggi che rischi per i siti del patrimonio culturale e "può riscaldare la zuppa o bruciare la casa. I luoghi migliori in cui vivere sono i luoghi migliori da visitare", ha affermato.

Il dottor Abulrahman ha confermato che l'aspetto più importante nell'apertura di AlUla al turismo è la conservazione del suo patrimonio culturale. Non ho alcun dubbio che riusciranno in questa missione e che svilupperanno AlUla con sensibilità e nel rispetto del suo stesso patrimonio, offrendo, al contempo, la migliore esperienza turistica possibile.

Info traduttore

Elisa Mion
Archeologa, sin da bambina prova sincero e crescente interesse e fascino (se non vero e proprio Amore!) per le Civiltà, la Storia e l'Archeologia del Vicino Oriente antico. Nel 2022 si è laureata con lode in Archeologia del Vicino Oriente antico discutendo una tesi incentrata su Ninive (Iraq).

Info autore

Fiona Richards
Fiona ha condotto scavi archeologici, viaggiato e lavorato come guida in Medio Oriente per oltre 20 anni. Specialista e autrice di due libri sui sigilli con scarabei egizi, nel 2014 ha fondato la rivista Timeless Travels Magazine. È stata insignita del titolo di giornalista dell'anno nel 2018 e nel 2020.

Cita questo lavoro

Stile APA

Richards, F. (2025, dicembre 17). Simposio internazionale di archeologia di AlUla 2024: Tre giorni di apprendimento e condivisione tra archeologi. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2852/simposio-internazionale-di-archeologia-di-alula-20/

Stile CHICAGO

Richards, Fiona. "Simposio internazionale di archeologia di AlUla 2024: Tre giorni di apprendimento e condivisione tra archeologi." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, dicembre 17, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2852/simposio-internazionale-di-archeologia-di-alula-20/.

Stile MLA

Richards, Fiona. "Simposio internazionale di archeologia di AlUla 2024: Tre giorni di apprendimento e condivisione tra archeologi." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 17 dic 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/2-2852/simposio-internazionale-di-archeologia-di-alula-20/.

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