I libri – codici miniati – artisticamente prodotti in Irlanda nell'Alto Medioevo sono, ad un tempo, incantevoli ed avvincenti. La loro arte è lo specchio del fiorente movimento che, sviluppatosi all'interno dei chiostri, ebbe un ruolo cruciale nell'evoluzione culturale europea, tra il VI ed il IX secolo. A San Gallo, in Svizzera, nell'omonima abbazia fondata nel 612 dal monaco irlandese san Gallo, ne esiste una testimonianza molto più eloquente che in ogni altro luogo. In questa intervista esclusiva con il Dott. Cornel Dora, Vicebibliotecario all'Abbazia della Biblioteca di San Gallo, James Blake Wiener ci informa circa una mostra che ha illustrato l'apporto fornito dall'Irlanda altomedievale alla cultura europea: La culla della cultura europea: L'arte libraria nell'Irlanda dell'Alto Medioevo.
JBW: Dott. Cornel Dora, grazie di aver accettato di tenere questa conversazione con me, per WHE (World History Encyclopedia), in merito alla mostra allestita alla Biblioteca di San Gallo, in Svizzera, sull'arte libraria nell'Irlanda dell'Alto Medioevo: "La culla della cultura europea: L'arte libraria nell'Irlanda dell'Alto Medioevo".
È doveroso, in via preliminare, sottolineare che la Biblioteca dell'Abbazia ospita la più bella raccolta di manoscritti irlandesi altomedievali dell'Europa continentale. Per quanti, tra i nostri lettori, non abbiano familiarità con la storia di questa istituzione e non ne conoscano l'importanza, potrebbe chiarire perché l'abbazia e la sua Biblioteca hanno questa speciale relazione con l'Irlanda?
CD: San Gallo fu fondata nel 612 dal monaco irlandese Gallo, seguace di Colombano di Luxeuil, ed ha sempre mantenuto memoria delle sue origini irlandesi. Sappiamo di molti ospiti irlandesi nel monastero, durante l'Alto Medioevo, e di almeno una donazione di manoscritti irlandesi intorno alla metà nel IX secolo.
JBW: Dott. Dora, è possibile secondo lei affermare che molte persone, quando pensano all'Irlanda in rapporto all'Europa continentale ed alla storia della sua cultura, così come essa si è svolta nei secoli, siano portate ad attribuirle un ruolo piuttosto marginale e ritengano che l'Irlanda non abbia mai espresso significativi modelli culturali nella storia europea stessa, poiché, in realtà pochi conoscono le vicende delle missioni dei monaci irlandesi sul continente, durante l'Alto Medioevo ed il loro contributo alla cultura ed all'arte europea medievale?
CD: Gli Irlandesi condividono la medesima sorte degli Armeni. Espressero una cultura cristiana estremamente forte e vigorosa fino al IX secolo, che poi perse vigore sotto i colpi di guerre, occupazioni e distruzioni. Nei secoli, con l'avvenire di tali eventi avversi, l'intero, enorme patrimonio del primo Cristianesimo sull'Isola, andò perduto.
JBW: Visitando "La culla della cultura europea: L'arte libraria nell'Irlanda dell'Alto Medioevo" sono rimasto colpito dal fatto che sia stato un monaco irlandese, san Colombano, il primo a scrivere dell'Europa in senso continentale. Ci potrebbe dire qualcosa in più su san Colombano ed allo stesso tempo sul contesto in cui egli parla di "Europa", in una lettera indirizzata a Papa Gregorio Magno, nel VI secolo?
CD: Colombano, vissuto al tempo di Papa Gregorio Magno (c. 600), fu una figura molto dinamica, capace di dare, con la propria esemplarità di vita e la propria predicazione, una svolta al movimento monastico nelle Gallie. Prese parte ad alcune delle controversie teologiche a lui contemporanee e discusse argomenti come la disciplina e la definizione della data in cui celebrare la Pasqua, essendo ben consapevole dell'originalità dei propri assunti, visto che, in un'altra sua missiva, si definisce come una "colomba rara". Nel prologo dell'unica lettera da lui indirizzata a Gregorio Magno pervenutaci, datata intorno al 600, definisce il Papa come "Il fiore dell'Europa, nella sua decadenza". Per Colombano l'Irlanda era, al pari di Roma, parte del continente europeo, e tale continente aveva una comune identità cristiana, al cui capo, come guida, c'era il Papa. Questa è, effettivamente, la prima testimonianza scritta di un'idea di Europa assimilabile a quanto noi, al giorno d'oggi, intendiamo parlando di Unione Europea.
JBW: All'incirca dal 400 al 1000, i missionari irlandesi del Vangelo, ampliarono la diffusione del Cristianesimo, fondando scuole monastiche nei territori delle odierne Scozia, Inghilterra, Francia, Olanda, Germania e Svizzera. Nel fare ciò, essi, trasmisero in tutta l'Europa occidentale anche un nuovo, vivace stile artistico: l'Arte Insulare.
La vostra mostra presenta molti esempi di tale vibrante stile artistico, incluso l'Evangelario irlandese di San Gallo, che è un codice miniato, molto probabilmente prodotto in Irlanda nell'Ottavo secolo. Nella sua personale opinione, cos'è che continua ad incantarci e ci affascina dell'arte irlandese di quei tempi? E come possiamo avere un termine di paragone sull'influenza da essa avuta sull'arte europea medievale?
CD: Queste immagini miniate, composte da dettagli ornamentali, figure antropomorfe e zoomorfe, ci emozionano, e diventano molto interessanti allorquando la nostra discussione si porta sull'utilizzo della pittura nelle differenti culture e nelle differenti epoche. Le immagini hanno qualcosa di intrinsecamente suggestivo ed emozionante. Sono veri e propri dipinti, nati per la meditazione, nel tentativo di condurre l'osservatore all'essenza delle verità di fede e della vita religiosa. In ciò esse sono, in qualche modo, lontane parenti delle icone della chiesa ortodossa orientale.
JBW: Dott. Dora, in quale modo gli Irlandesi arricchirono il sistema culturale medievale improntato sulle sette arti liberali? Perché è stato tanto importante dare risalto a tale aspetto all'interno della mostra: "La culla della cultura europea: "L'arte libraria nell'Irlanda dell'Alto Medioevo".
CD: Dal V al IX secolo, gli Irlandesi ebbero fama di essere eccellenti studiosi, contribuendo dinamicamente al progresso delle umane conoscenze. Nella mostra noi abbiamo portato tre esempi di ciò: le cognizioni del tempo, il diritto e la filologia biblica. È a dir poco sorprendente quello che la scuola irlandese era in grado di fare 1200 anni fa. Se utilizzassimo il volo come metafora per indicare la conoscenza e la fiducia nelle capacità dell'essere umano, in tal senso, potremmo allora dire che gli irlandesi sapevano volare, e trasmisero a tutto il continente questa loro capacità.
JBW: Degli oggetti esposti in mostra, c'è ne è uno a cui lei tiene in particolar modo o che forse l'ha appassionato di più? In caso di risposta affermativa, ci può dire quale è tra questi ed il motivo della sua predilezione?
CD: La mia scelta va senz'altro al piccolo frammento di Isidoro della metà del VII secolo, nel quale ci viene mostrato in quale maniera gli Irlandesi introdussero le lettere capitali all'inizio del paragrafo, la separazione delle parole l'una dall'altra ed i segni di interpunzione nella scrittura; tutte innovazione, queste, che noi utilizziamo ancora quotidianamente.
JBW: Dott. Dora, sono sempre stato curioso di sapere quale siano le difficoltà che incontrano i bibliotecari e i curatori allestendo mostre, ed il vostro lavoro non è un'eccezione in ciò. Quali sono state, quindi le sfide affrontate nell'organizzazione della mostra? E, inoltre, cosa spera che i visitatori portino con sé dopo aver visto quanto è stato esposto?
CD: Siamo ormai ben rodati nel produrre le nostre mostre, per le quali attingiamo esclusivamente al nostro patrimonio librario. La sfida più impegnativa è senza dubbio quella di restituire il senso autentico di oggetti del passato, nel nostro presente. Perché le persone, dal V al IX secolo, erano così tanto affascinate dai monaci e dagli studiosi irlandesi? Per rispondere a questo ho pensato di utilizzare l'immagine del volo e l'introduzione di ideali. A me sembra che ciò sia fondamentale al fine di comprendere a pieno il periodo medievale.
Gli anni dal 500 al 1500 – in special modo la prima metà di questi – si caratterizzarono con un forte idealismo cristiano, guidato principalmente dalle idee di Platone e Sant'Agostino. Le ombre sul muro, così come le definisce Platone, sono più importanti del mondo visibile. Da queste ombre e dalla parola di Dio nella Bibbia, il mondo medievale intuì che ogni essere umano ha un'identità e tutti abbiamo comuni obblighi morali. In questo senso, il Medio Evo divenne proprio il tempo del volo.
JBW: Dott. Dora, la ringrazio vivamente di aver condiviso con noi le sue conoscenze e per aver contribuito ad organizzare questa splendida mostra. Le auguro di avere molte altre simili e felici imprese, nella sua vita di studioso!
CD: Grazie anche a te, James.
Il Dott. Cornel Dora è nato nel 1963 nella cittadina svizzera di San Gallo. Ha studiato Inglese, Storia e Musicologia all'Università di Zurigo, fino al Dottorato in Storia, poi ha continuato studiando per specializzarsi in Biblioteconomia. Dal 1993 al 2001, il Dott. Dora ha lavorato nella Biblioteca dell'Abbazia di San Gallo e dal 2001 al 2013 ha diretto la Biblioteca Cantonale Vadiana, a San Gallo in Svizzera. Nel 2012 ha conseguito il Master specialistico in amministrazione economica presso la scuola di specializzazione dell'Università di San Gallo. È membro della Biblioteca abbaziale di San Gallo dal 1° novembre 2013. I suoi interessi scientifici sono incentrati sulla storia culturale e sulla storia della Chiesa, così come sulla Biblioteconomia. Il Dott. Cornel Dora fa parte di vari comitati e commissioni scientifiche e bibliotecarie, tra le quali: il Comitato economico del gruppo di lavoro per la biblioteca, il libro e la storia dei mezzi di comunicazione di Wolfenbüttel; Il Comitato di redazione di "Codices electronice" della Confederazione Elvetica (CeCH); La Commissione esecutiva dell'Associazione per il Dizionario del Tedesco parlato in Svizzera; l'associazione per l'appartenenza al Patrimonio culturale mondiale del distretto abbaziale di San Gallo; il comitato scientifico della città del Monastero Carolingio di Campus Galli. Fa anche parte dell'Accademia Benedettina Bavarese e del Comitato dei Dirigenti del servizio bibliotecario SBD AG di Berna, in Svizzera.

