Pericle (495-429) fu un importante statista, oratore e generale durante l'età d'oro di Atene. Il momento storico in cui governò Atene è stato denominato, di fatto, l'età di Pericle. Ciò è dovuto all'influenza che esercitò non solo sulle fortune della città, ma sull'intero panorama storico della Grecia del quinto secolo a.C., in un lasso temporale prolungatosi anche dopo la sua morte.
Fu un convinto sostenitore della democrazia, sebbene la sua forma fosse diversa da quella che conosciamo oggi. Solo i cittadini maschi di Atene potevano partecipare alla vita politica. Ciononostante, le sue riforme avrebbero gettato le basi per lo sviluppo dei successivi sistemi politici democratici.
Il nome di Pericle significa "circondato dalla gloria" e avrebbe onorato il suo nome attraverso i suoi sforzi per rendere Atene la più grande delle città stato greche. L'influenza che Pericle ebbe sulla società, la politica e la cultura Ateniese fu così grande che lo storico Tucidide (460/455 - 399/398), suo contemporaneo ed ammiratore, lo definì "il primo cittadino di Atene" (Le storie, II.65).
Pericle fu un promotore delle arti, della letteratura e della filosofia e diede libero sfogo ad alcuni degli scrittori, artisti e pensatori più ispirati del suo tempo. Secondo gli scrittori a lui contemporanei e successivi, fu incoraggiato e guidato in questo, come in altri aspetti della sua carriera, dalla sua consorte Aspasia di Mileto (470 - 410/400 a.C.) che pare esser stata la musa ispiratrice di molti famosi Ateniesi del suo tempo.
Il grado di influenza che Aspasia ebbe su Pericle continua ad essere oggetto di dibattito ma i suoi successi sono ben consolidati. Pericle incrementò il potere di Atene attraverso l'uso della Lega di Delo per formare l'impero Ateniese e guidò la sua citta nella Prima Guerra del Peloponneso (460 - 446 a.C.) e i primi due anni della Seconda Guerra del Peloponneso (431 - 404 a.C.). Era ancora attivamente impegnato nella vita politica quando morì durante la peste ad Atene (estesasi dal 430 al 427 a.C.) nel 429 a.C..
Gioventù & Ascesa al Potere
Pericle nacque ad Atene nel 495 a.C. da una famiglia aristocratica. Suo padre, Santippo (525 - 475 a.C.) fu un rispettato politico ed eroe di guerra. Sua madre, Agariste, un membro della potente e influente famiglia degli Alcmeonidi che incoraggiò lo sviluppo della democrazia Ateniese ai suoi esordi.
La nobiltà, il prestigio, e la ricchezza della famiglia di Pericle, gli consentirono di coltivare la sua inclinazione verso l'istruzione in qualsiasi materia desiderasse. Fu un avido lettore, dimostrando particolare interesse nella materia filosofica, ed è riconosciuto come il primo politico Ateniese ad attribuire importanza alla filosofia come una disciplina pratica capace di guidare ed orientare pensieri ed azioni, anzichè un mero passatempo speculativo o il mestiere dei Sofisti.
I primi anni di Pericle furono tranquilli e il giovane, di natura introversa, evitava apparizioni pubbliche e discorsi, preferendo dedicare il suo tempo agli studi. Più tardi, questa iniziale timidezza avrebbe alimentato le affermazioni dei suoi detrattori secondo cui la sua compagna, Aspasia di Mileto, gli avrebbe insegnato a parlare e scritto i discorsi per lui, poiché, dicevano, non vi erano prove che avesse appreso l’arte oratoria in gioventù. Per un uomo di Atene, e soprattutto per uno statista, era un grave insulto sostenere che una donna fosse responsabile del suo successo politico, e i nemici di Pericle si sarebbero spesso concentrati su questa accusa.
Pericle era già coinvolto nella politica nei primi anni del 460 a.C., ma il momento preciso non è noto. Nel 463 a.C. intentò un processo contro il suo rivale politico Cimone (ca. 510–450 a.C.), accusandolo di corruzione nei suoi rapporti con la Macedonia. Cimone, figlio di Milziade (l’eroe di Maratona, ca. 555–489 a.C.), fu assolto, ma questo potrebbe essere dipeso più dalle sue connessioni politiche e dalla sua influenza che da un’incapacità di Pericle di portare avanti l’accusa.
Cimone era il leader del partito conservatore e un abile comandante militare che aveva combattuto a Salamina nel 480 a.C., quando i Greci sconfissero i Persiani. Durante l’invasione persiana del 480 a.C., Atene aveva guidato le altre città-stato nella difesa e, in seguito, aveva assunto una posizione dominante. La Lega Delio-Attica, una confederazione di città-stato, fu fondata nel 478 a.C. per difendersi da ulteriori aggressioni persiane, e Cimone ebbe un ruolo fondamentale nel persuadere molte città ad aderire.
Anni prima che Pericle entrasse in politica, Cimone era già influente e aveva fatto molto per il popolo di Atene e per le altre città-stato. Tuttavia, la memoria umana è volubile e i successi di Cimone - sebbene gli fossero stati utili nel processo del 463 a.C. - non gli sarebbero serviti una seconda volta.
Il partito conservatore sosteneva l’assemblea aristocratica dell’Areopago, mentre la fazione democratica di Atene incoraggiava riforme nell’assemblea popolare, l’ekklesia. Il leader del partito democratico era Efialte (V sec. a.C.), mentore di Pericle. Cimone aveva svolto più volte il ruolo di diplomatico tra Atene e Sparta dopo il 478 a.C. e, nel 465 a.C., guidò un contingente ateniese di 4.000 soldati per aiutare Sparta a reprimere una rivolta degli iloti. Sparta, però, insultò Atene respingendo questo grande esercito pur accogliendo l’aiuto di altre città-stato. Atene rispose interrompendo i rapporti diplomatici con Sparta.
La ragione di questo rifiuto da parte di Sparta non è chiara, ma è stato suggerito che i Lacedemoni non si fidassero della lealtà di Atene e temessero che potesse cambiare schieramento durante il conflitto. Le prime fonti si limitano a dire che agli Spartani non piaceva l’aspetto dei soldati di Cimone.
Qualunque fosse la ragione, nel 461 a.C. Pericle accusò di nuovo Cimone di corruzione - questa volta sostenendo che favorisse gli interessi spartani - e riuscì a far sì che il rivale fosse ostracizzato dalla città per dieci anni. Poco dopo, nello stesso anno, Efialte fu assassinato: questi due eventi segnarono l’inizio dell’ascesa al potere di Pericle.
La prima guerra del Peloponneso
La Lega Delio-Attica esisteva ormai da quasi vent’anni e si era trasformata sempre più in un’estensione del potere e della politica ateniese piuttosto che in una confederazione greca per la difesa comune. Le città-stato preferivano semplicemente pagare Atene perché le difendesse, invece di inviare truppe e rifornimenti per la causa comune, e questa tendenza - che Atene accoglieva volentieri - rese la città ricca e potente.
La storica Edith Hamilton spiega:
Già nel 480, dopo la definitiva sconfitta dei Persiani, gli Ateniesi erano stati scelti per guidare la nuova confederazione degli stati greci liberi. Era una posizione elevata e ne erano orgogliosi, ma quel ruolo richiedeva un alto grado di disinteresse. Atene poteva essere leader dei liberi solo se avesse considerato il benessere altrui allo stesso livello del proprio. Durante la guerra con la Persia era stata capace di farlo… Anche come guida della lega, per un certo tempo non lasciò che il potere la corrompesse. Ma solo per poco. La tentazione di acquisire ancora più potere si rivelò, come sempre, irresistibile. Ben presto la confederazione libera si trasformò nell’Impero ateniese. (117)
La Prima guerra del Peloponneso fu combattuta tra Atene e Sparta per la supremazia, anche se in realtà il conflitto coinvolse soprattutto Atene e Corinto, alleata di Sparta. La Grecia non era allora un paese unito, ma una confederazione di città-stato legate da “sangue comune, lingua comune, religione comune e costumi comuni” (Erodoto citato in Boardman, 127). Alcune città-stato si sarebbero schierate con Atene, altre con Sparta (le due potenze dominanti) in base ai propri interessi, creando quella rete di alleanze che avrebbe formato i due fronti opposti della guerra.
Sparta temeva che la crescente potenza di Atene fosse una minaccia, ma non poteva sperare di sconfiggere la marina ateniese, divenuta ancora più grande ed efficiente dopo la vittoria di Salamina nel 480 a.C. Corinto, tuttavia, disponeva di una flotta, così come un altro alleato, Egina, di cui la coalizione spartana si servì. Sebbene queste alleanze - così come la rivolta degli iloti e l’affronto subito da Atene da parte di Sparta - siano comunemente citate come cause del conflitto, Edith Hamilton va oltre:
La vera causa della guerra non fu questo o quell’incidente banale, la rivolta di una colonia lontana, la violazione di un trattato poco importante, o simili. Era qualcosa che stava sotto la superficie, nel profondo della natura umana, la causa di tutte le guerre mai combattute. La forza motrice era l’avidità, quella strana passione per il potere e il possesso che nessun potere e nessun possesso riescono mai a soddisfare. Il potere, o la sua equivalente ricchezza, creava il desiderio di ancora più potere, ancora più ricchezza. Ateniesi e Spartani combatterono per un solo motivo: perché erano potenti e quindi costretti a cercare più potere. (114)
Pericle, come comandante in capo, guidò le forze ateniesi in numerose battaglie, ma nessuna delle due parti riuscì a ottenere un vantaggio decisivo. Fu infine raggiunta una tregua, organizzata da Cimone, che nel 451 a.C. rientrò dall’esilio e fece da intermediario per conto di Pericle. La tregua permise a Pericle di concentrarsi su altre questioni. Nel 449 a.C. emanò il cosiddetto Decreto del Congresso, invitando tutte le città-stato a riunirsi per discutere di un paese unificato, ma il rifiuto di Sparta di partecipare fece naufragare l’iniziativa. Le ostilità non ripresero, tuttavia, e la Prima guerra del Peloponneso si concluse con un trattato che stabilì limiti all’espansione sia di Atene sia di Sparta.
Aspasia e l’Orazione funebre
Durante la guerra, Pericle si dedicò anche a numerose iniziative culturali ad Atene che lo portarono a contatto con i principali intellettuali della città. Tra questi vi era Aspasia di Mileto, scrittrice e maestra straniera. Nel 445 a.C. Pericle divorziò dalla moglie (il cui nome è sconosciuto) e iniziò (o forse proseguì) una relazione con Aspasia. Il talento di Aspasia come scrittrice e la sua stretta associazione con Pericle incoraggiarono i suoi nemici ad accusarla di essere l’autrice dei suoi più grandi discorsi, ma sembra chiaro che egli avesse un dono per l’oratoria fin da giovane, ben prima di conoscerla, come dimostrano discorsi quali quello che portò all’ostracismo di Cimone.
Il più famoso di questi discorsi è l’Orazione funebre, pronunciata da Pericle alla conclusione della Prima Guerra del Peloponneso. In quest’opera egli loda i soldati caduti in battaglia, il coraggio dei loro antenati ateniesi, le famiglie che hanno sacrificato i propri cari per la città e incoraggia i sopravvissuti a onorare la memoria dei morti. Tuttavia, il suo tema principale è la gloria di Atene e la sua unicità rispetto a tutte le altre città del mondo. Il discorso, tramandato da Tucidide, mette in luce come la democrazia ateniese incoraggi la libertà personale e distingua la città dalle altre, ponendola come esempio universale:
La nostra costituzione non copia le leggi degli stati vicini; siamo piuttosto un modello per gli altri che imitatori. La sua amministrazione favorisce i molti anziché i pochi: per questo si chiama democrazia. Quanto alle leggi, esse garantiscono giustizia uguale per tutti nelle controversie private; e se guardiamo alle cariche pubbliche, l’avanzamento dipende dalla reputazione per capacità, non dal censo, poiché le considerazioni di classe non possono interferire col merito; né la povertà costituisce un ostacolo: se un uomo è in grado di servire lo Stato, non viene impedito dall’oscurità della sua condizione. La libertà di cui godiamo nel governo si estende anche alla vita quotidiana. Là, lungi dall’esercitare una gelosa sorveglianza gli uni sugli altri, non ci sentiamo tenuti ad arrabbiarci con il vicino per ciò che gli piace fare, né a indulgere in quegli sguardi malevoli che non infliggono pene concrete ma risultano inevitabilmente offensivi. Ma tutta questa libertà nei rapporti privati non ci rende senza legge come cittadini. Contro ciò, il nostro principale presidio è il timore, che ci insegna a obbedire ai magistrati e alle leggi, soprattutto a quelle che riguardano la protezione degli offesi, siano esse scritte negli statuti o appartengano a quel codice che, pur non scritto, non può essere infranto senza incorrere in pubblico disonore. (Storie, II, 34-46)
Sebbene si tratti certamente di una visione idealizzata di Atene, il discorso di Pericle continua a risuonare come difesa di uno stato libero e democratico e dei benefici che un tale sistema offre. In tutto il testo, egli sottolinea come la città sia riuscita a raggiungere la sua grandezza grazie alla libertà di pensiero e di espressione del suo popolo. Anche se la democrazia si sviluppava ad Atene già da tempo prima di Pericle, le sue iniziative le permisero di fiorire e, con essa, di prosperare anche la cultura ateniese.
Realizzazioni culturali
Durante l’Età di Pericle, Atene fiorì come centro di educazione, arte, cultura e democrazia. Artisti e scultori, drammaturghi e poeti, architetti e filosofi trovarono ad Atene un ambiente stimolante e vitale per le loro opere. Sotto Pericle, la città vide la ricostruzione e l’ampliamento dell’agorà e l’edificazione dei templi dell’Acropoli, compreso lo splendore del Partenone, iniziato nel 447 a.C. Il pittore Polignoto (V sec. a.C.) realizzò le sue opere celebri, in seguito ricordate e rese immortali dallo scrittore Pausania (ca. 110-180 d.C.).
I grandi drammaturghi Eschilo (ca. 525-456 a.C.), Sofocle (ca. 496-406 a.C.), Euripide (ca. 484-407 a.C.) e Aristofane (ca. 460-380 a.C.) - in breve, tutti i grandi autori del teatro greco - inventarono in questo periodo il teatro così come oggi lo conosciamo. Ippocrate (ca. 460-370 a.C.), ispiratore del Giuramento che ancora oggi porta il suo nome, praticò la medicina ad Atene, mentre Erodoto (ca. 484-425/413 a.C.), considerato il “Padre della Storia”, viaggiò e compose la sua celebre opera.
Grandi scultori come Fidia (ca. 480-430 a.C.), autore della statua di Zeus a Olimpia - una delle Sette Meraviglie del mondo antico - e della statua di Atena Parthenos per il Partenone, operarono ad Atene, così come Mirone (ca. 480-440 a.C.), celebre per il suo capolavoro noto come Il Discobolo.
I filosofi Protagora (ca. 485-415 a.C.), Zenone di Elea (ca. 465 a.C.) e Anassagora (ca. 500-428 a.C.) furono tutti amici personali di Pericle. Anassagora, in particolare, influenzò il suo atteggiamento pubblico e la sua accettazione del destino, soprattutto dopo la perdita dei figli di Pericle a causa della peste. Anche Socrate (ca. 470/469-399 a.C.), fondatore della filosofia occidentale, visse e insegnò ad Atene in questo periodo, e i suoi allievi - in particolare Platone (428/427-348/347 a.C.) - avrebbero fondato le proprie scuole filosofiche, cambiando per sempre il pensiero dell’Occidente.
La Seconda Guerra del Peloponneso e la morte
L’Età di Pericle, tuttavia, non poteva durare più a lungo di qualunque altra epoca della storia. All’inizio del 431 a.C. Atene entrò nella Seconda Guerra del Peloponneso contro Sparta, che si sarebbe conclusa con la sconfitta ateniese. Pericle non visse abbastanza da vedere la caduta della sua città. Nell’Orazione funebre egli aveva detto: «Il dolore non nasce tanto dal non possedere ciò che non abbiamo mai conosciuto, quanto dalla perdita di ciò a cui siamo da lungo tempo abituati.» (Storie, II, 43). Gli Ateniesi presenti avvertirono profondamente questa frase pensando ai caduti, ma alla fine della seconda guerra contro Sparta le sue parole risuonarono con ancora maggiore forza, poiché Atene perse tutto ciò per cui aveva tanto duramente lavorato.
Poco dopo l’inizio del conflitto, nel 429 a.C., il grande stratega che aveva guidato la città attraverso la prima guerra morì: la peste colpì Atene e Pericle fu tra le vittime. Priva della sua guida, la città commise una serie di errori militari che portarono infine alla sconfitta contro gli Spartani nel 404 a.C., alla distruzione delle mura e all’occupazione spartana.
Nella sua Storia della guerra del Peloponneso, Tucidide chiarisce quanto la morte di Pericle fosse stata una catastrofe per Atene, poiché i suoi successori cercarono la popolarità più che l’efficacia, condannando così la città alla rovina:
Il motivo per cui Pericle era uno statista superiore stava nella sua forza di reputazione e d’ingegno, nella sua incorruttibilità evidente: teneva le masse con un freno leggero, guidandole invece di lasciarsi guidare. Questo perché non aveva bisogno di adattare le sue parole per compiacere gli ascoltatori e conquistare il potere con mezzi impropri, ma la sua posizione gli permetteva perfino di opporsi ad essi e provocarne l’ira. Quando li vedeva arroganti e ingiustificatamente sicuri, parlava per incuter loro timore; e quando li vedeva irragionevolmente spaventati, ridava fiducia. Il risultato era, in teoria, una democrazia, ma in realtà il governo del primo uomo. (II, 64-65)
I successori non furono mai all’altezza della sua leadership ideale e Atene ne soffrì. Sebbene Tucidide ammirasse Pericle, non vi è ragione di ritenere le sue parole frutto di parzialità. La storia conferma infatti il suo giudizio: con la morte di Pericle, Atene cadde in una crisi intellettuale, culturale e spirituale che durò oltre trent’anni, culminando con l’esecuzione di Socrate nel 399 a.C.
Benché Pericle sia stato accusato di essere un “populista”, capace di solleticare gli istinti più bassi del popolo, o un guerrafondaio che incoraggiò entrambi i conflitti con Sparta, è evidente che riuscì a creare un’atmosfera di libertà di pensiero ed espressione che rese possibili alcuni dei contributi più grandi mai offerti alla cultura mondiale.
Il periodo della storia greca in cui visse e governò è giustamente ricordato come l’Età di Pericle, poiché le sue iniziative ne permisero il pieno fiorire. Anche in tempo di guerra, egli seppe mantenere la stabilità sociale necessaria affinché arte, letteratura e filosofia prosperassero, e le opere di quell’epoca continuano ancora oggi a influenzare e ispirare il mondo intero.
