Sennacherib

Joshua J. Mark
da , tradotto da Elisa Mion
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King Sennacherib (by Osama Shukir Muhammed Amin, Copyright)
Il sovrano assiro Sennacherib Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Sennacherib (705/704 - 681 a.C., circa) fu il secondo re della dinastia dei Sargonidi d'Assiria (fondata dal padre, Sargon II, 722 - 705 a.C., circa). È uno dei più celebri sovrani assiri, anche grazie al ruolo che gli viene attribuito nelle narrazioni dell'Antico Testamento (II Libro dei Re, II Libro delle Cronache e Libro di Isaia).

Durante l'età moderna, la sua fama si è anche basata sul poema The Destruction of Sennacherib (1815) del poeta inglese Lord Byron, una rivisitazione dell'assedio assiro della città di Gerusalemme, nel 701 a.C., circa, raccontato nella Bibbia. Inoltre, è noto per essere il secondo sovrano assiro ad aver saccheggiato i templi della città di Babilonia e ad essere stato assassinato per aver offeso gli dèi (il primo fu Tukulti-Ninurta I, attorno al 1225 a.C.). È anche possibile che sia stato proprio lui il committente della realizzazione dei celebri Giardini Pensili dell'antichità.

Sennacherib abbandonò la nuova città di Dur-Šarrukin, fondata da suo padre, e trasferì la capitale a Ninive, che restaurò magnificamente e che abbellì con parchi e giardini lussureggianti. I Giardini Pensili, tradizionalmente attribuiti alla città di Babilonia e considerati una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, sono oggi invece ritenuti da parte di alcuni studiosi una creazione del sovrano Sennacherib per la città di Ninive. Il suo regno fu caratterizzato in gran parte da campagne belliche contro Babilonia e da rivolte contro il dominio assiro guidate da un capo di nome Merodach-Baladan (Marduk-apla-iddina II). Dopo aver saccheggiato la città di Babilonia, venne assassinato dai propri figli e gli succedette il figlio minore, Esarhaddon (r. 681 - 669 a.C., circa).

Fase iniziale del regno e primo sacco di Babilonia

Durante il regno di Sargon II, Sennacherib aveva efficacemente mantenuto l'amministrazione dell'impero mentre suo padre era lontano, in quanto personalmente impegnato in numerose spedizioni militari. Secondo le iscrizioni e le lettere dell'epoca, Sargon II si fidava di suo figlio per gestire quotidianamente gli affari di Stato, ma non sembrava nutrirne una grande considerazione come uomo e nel ruolo di futuro sovrano. L'accademica Susan Wise Bauer scrive, infatti, che:

A quanto pare, Sargon non aveva esitato a diffondere all'estero la sua opinione del figlio. Quando Sennacherib, infatti, salì al trono, le province, convinte che il principe ereditario fosse debole ed inadeguato, festeggiarono la loro imminente liberazione dal dominio assiro. (382)

Sennacherib sembra aver guardato suo padre con simile disprezzo; non v'è alcuna menzione di Sargon II in nessuna delle iscrizioni di Sennacherib e non v'è traccia di monumenti o templi che colleghino il regno e le imprese di Sennacherib a quelle del padre. La nuova capitale di Sargon II, Dur-Šarrukin, che Sennacherib fu costretto a supervisionare per ben dieci anni, venne abbandonata poco dopo la morte di Sargon II, con il trasferimento della capitale a Ninive.

Sennacherib dedicò più tempo ad occuparsi di Babilonia e dell'elam, e aveva impiegato più uomini e risorse per sottomettere quella città rispetto a qualsiasi altra, e ordinò, dunque, che la città di Babilonia fosse rasa al suolo.

Poiché Sennacherib era stato costretto a ricoprire il ruolo di funzionario governativo sotto suo padre, è comprensibile che il popolo, al momento della sua ascesa al trono, potesse considerarlo debole; a differenza degli altri sovrani assiri del passato, egli non aveva mai accompagnato suo padre nelle spedizioni militari e quindi non aveva mai dato prova di sé in campo di battaglia.

Una di queste campagne belliche, tra le ultime condotte da Sargon II, fu contro un capo tribù di nome Merodach-Baladan, il quale aveva già conquistato la corona di Babilonia ed ottenuto il controllo sui territori della regione meridionale della Mesopotamia. Sargon II aveva sconfitto gli alleati di Merodach-Baladan, gli Elamiti, e cacciato il capo da Babilonia, riappropriandosi poi della corona stessa.

Egli, tuttavia, fece l'errore di risparmiare la vita a Merodach-Baladan, consentendogli di rimanere nei propri territori natii, Bit-Yakin, nell'area in stretta prossimità con il Golfo Persico, e questa decisione avrebbe causato a Sennacherib alcuni dei più gravi problemi del suo stesso regno. Poco dopo l'ascesa al trono di Sennacherib, Merodach-Baladan tornò a Babilonia in testa ad un esercito composto dai membri del suo popolo e da guerrieri elamiti, assassinò il sovrano della città in carica e riprese possesso del trono.

Sennacherib non aveva fatto nulla per ingraziarsi il popolo babilonese. Sargon II aveva conquistato Babilonia in battaglia ed era stato riconosciuto come sovrano legittimo. Ci si aspettava che, dopo la sua incoronazione, Sennacherib si recasse a Babilonia per "prendere la mano di Marduk" e legittimare il proprio dominio sulla città e sulle regioni meridionali. "Stringere la mano di Marduk" significava riconoscere cerimoniosamente Marduk come dio di Babilonia e mostrare rispetto per la città tenendo la mano della statua del dio durante il rituale che legittimava il proprio dominio. Sennacherib rinunciò a tale usanza e si proclamò re di Babilonia senza nemmeno preoccuparsi di visitare la città, insultando così la stessa e la sua principale divinità.

Neo-Assyrian Empire
L'Impero Neo-Assiro Ningyou (Public Domain)

I Babilonesi, di conseguenza, accolsero con favore l'arrivo di Merodach-Baladan e ritennero di non avere nulla da temere dal nuovo sovrano assiro. Sennacherib sembrò confermare la loro fiducia nel 703 a.C., circa, inviando un esercito, guidato dal suo comandante in capo invece che da lui stesso, per cacciare gli invasori da Babilonia e ripristinare il dominio assiro; questo esercito venne rapidamente sconfitto dalle forze combinate degli Elamiti, dei Caldei e degli Aramei. Babilonia, quindi, riorganizzò le sue truppe, nel caso in cui gli Assiri avessero deciso di riprovare, e tornò alle proprie attività, ignorando il sovrano assiro. Secondo Bauer:

Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Sennacherib in persona piombò come l'ira di Aššur e sfondò la linea del fronte alleato quasi senza fermarsi. Merodach-Baladan fuggì dal campo di battaglia e si rifugiò nei territori paludosi del Paese del Mare, che conosceva molto bene, per nascondersi; Sennacherib marciò fino a Babilonia, che aprì prudentemente le porte non appena vide il sovrano assiro all'orizzonte. Una volta aperta, Sennacherib entrò dalla porta, ma decise di inviare un messaggio a Babilonia: saccheggiò la città, prese quasi un quarto del milione di prigionieri e distrusse i campi e i boschetti di chiunque avesse aderito all'alleanza ordita contro di lui. (384)

La popolazione della città di Babilonia si rese ben presto conto che la cattiva opinione che nutriva per Sennacherib era errata. In questa prima campagna bellica, il nuovo sovrano si dimostrò essere un abile stratega, un valido comandante militare ed un nemico spietato.

Ulteriori rivolte e campagne belliche

Merodach-Baladan era fuggito in Elam, ma non rimase inattivo. Incitò altri a ribellarsi contro il dominio assiro. Tra questi v'era il re di Giuda, Ezechia, al quale fu detto che, se si fosse opposto all'Assiria, avrebbe ricevuto aiuto dall'Egitto. Poco dopo che Sennacherib conquistò Babilonia, le città di Tiro e Sidone, sul Mar Mediterraneo, si ribellarono, contemporaneamente alle città filistee di Ekron e Lachish nei territori della regione di Cana'an.

Nel 701 a.C., circa, Sennacherib marciò con le sue armate nella regione per sedare le rivolte. Nel frattempo, il re di Ekron nominato dagli Assiri era stato portato a Gerusalemme in catene e consegnato ad Ezechia, che lo imprigionò. Sennacherib era impegnato nell'assedio della città di Lachish, quindi inviò i suoi emissari a Gerusalemme per chiedere il rilascio del re imprigionato e la resa della città. Bauer osserva che "non si trattava di semplici inviati, ma del generale, del capo ufficiale e del comandante in capo a Sennacherib, che arrivarono in testa ad un grande esercito" (385). Mentre queste ultime alte cariche si occupavano del problema di Gerusalemme, Sennacherib si concentrò sull'assedio di Lachish. L'accademico Simon Anglim descrive così l'assalto assiro:

A Lachish, la città venne prima circondata, per impedire a chiunque la fuga. Successivamente, furono fatti avanzare gli arcieri che, protetti da scudi giganti, ripulirono i bastioni. Il re utilizzò quindi il collaudato metodo assiro di costruire una rampa in terra vicino alle mura nemiche, coprirla con pietre piatte e far avanzare una macchina che combinava una torre d'assedio ad un ariete. Gli Assiri sferrarono quindi un attacco su due fronti. La torre fu fatta avanzare sulla rampa e l'ariete fu portato a colpire la parte centrale delle mura nemiche. Gli arcieri nella torre ripulirono i bastioni, mentre gli arcieri a terra si avvicinarono alle mura per coprire l'assalto della fanteria con scale a pioli. La battaglia sembra essere stata intensa e l'assalto probabilmente durò diversi giorni, ma alla fine gli Assiri entrarono in città. (190)

The Taylor Prism of King Sennacherib, Nineveh
Il Prisma di Taylor (Prisma del sovrano assiro Sennacherib), Ninive Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Lachish venne conquistata e la popolazione massacrata. Coloro che vennero risparmiati furono deportati nei territori d'Assiria. Mentre l'assedio era in corso, gli inviati fuori dalle porte della città di Gerusalemme erano in trattativa con i rappresentanti di Ezechia. Riferendosi all'Egitto come ad "una canna spezzata" che non poteva essere d'aiuto alla città, il generale assiro si rivolse agli uomini di Ezechia ad alta voce, in ebraico, piuttosto che in aramaico, in modo che la gente che si affacciava dalle mura della città potesse comprenderlo.

Quando i rappresentanti di Ezechia gli chiesero di parlare in aramaico affinché il popolo non si facesse prendere dal panico, il generale rifiutò, dicendo che: "Il messaggio è anche per loro. Come voi, anche loro dovranno mangiare i propri escrementi e bere la propria urina" (Bauer, 386). Ezechia liberò il re di Ekron e inviò undici tonnellate d'argento e una tonnellata d'oro a Sennacherib a Lachish. L'esercito assiro si ritirò da Gerusalemme per combattere gli Egizi ad Eltekeh. Sconfissero le milizie egizie e poi marciarono nuovamente verso la regione del Levante e sedarono le ribellioni in atto nelle città di Ekron, Tiro e Sidone.

L'assedio di Gerusalemme

Una volta ristabilito l'ordine e decimata e deportata la popolazione ribelle, Sennacherib rivolse nuovamente la sua attenzione a Gerusalemme. Sebbene Ezechia gli avesse pagato un tributo considerevole, Sennacherib non perdonava e dimenticava mai. Marciò sulla città e, secondo le sue iscrizioni, la conquistò mediante un assedio:

Quanto ad Ezechia, il Giudeo, che non si sottomise al mio giogo, ne assediai le città fortificate, i suoi forti murati ed innumerevoli piccoli villaggi, e li conquistai con rampe in terra ben compatte e arieti avvicinati alle mura con un attacco di fanteria, utilizzando mine, brecce e trincee. Ho cacciato 200.150 persone, giovani e anziani, uomini e donne, cavalli, muli, asini, cammelli, bestiame grande e piccolo, oltre ogni conteggio, e li ho resi tutti schiavi. Lui stesso l'ho fatto prigioniero a Gerusalemme, la sua residenza reale, come un uccello in gabbia. Lo circondai con terrapieni per ostacolare coloro che erano alle porte della sua città. Così ridussi il suo paese, ma aumentai comunque il tributo e i doni che mi spettavano come sovrano, che gli imposi assieme al tributo precedente, da consegnare ogni anno. Ezechia stesso, in seguito, mi mandò a Ninive, la mia città signorile, oltre a 30 talenti d'oro, 800 talenti d'argento, pietre preziose, antimonio, grandi pezzi di pietra rossa, divani intarsiati d'avorio, sedie nimedu intarsiate d'avorio, pelli d'elefante, legno d'ebano, bosso e ogni sorta di tesoro prezioso, le sue figlie e le sue concubine.

Secondo la narrazione biblica dell'evento, tuttavia, l'assedio venne interrotto dall'intervento divino. Il II Libro dei Re (18-19), il II Libro delle Cronache (32) e il Libro di Isaia (37) affermano tutti che Sennacherib assediò Gerusalemme, ma il profeta Isaia disse ad Ezechia che non aveva nulla da temere perché Dio avrebbe difeso la città.

Dunque, così dice il Signore riguardo al re d'Assiria:

"Egli non entrerà in questa città,
né scaglierà qui freccia alcuna.
Non si presenterà dinnanzi ad essa con lo scudo,
né costruirà contro di essa alcuna rampa d'assedio.
Tornerà per la via da cui è venuto;
non entrerà in questa città,
dice il Signore.
Io difenderò questa città e la salverò,
per amor mio e per amor di David, mio servo".

Quella notte l'angelo del Signore uscì e uccise centottantacinquemila uomini nell'accampamento assiro. Quando il popolo si alzò la mattina seguente, vide tutti quei cadaveri! Allora Sennacherib, re d'Assiria, levò il campo e si ritirò. Tornò a Ninive e vi rimase. (II Re 19: 31-36)

È proprio questo evento ad ispirare il poema di Lord Byron del 1815, The Destruction of Sennacherib, che ha reso celebre il nome del sovrano in tutto il mondo, poiché gli studenti erano tenuti a memorizzarla e a recitarla regolarmente. A forza di ripeterla, anche chi non conosceva la storia raccontata nel II Libro dei Re capì che il re assiro era stato sconfitto dal dio degli Ebrei.

Tuttavia, molto prima che Byron redigesse il suo poema, i cronisti assiri avevano già descritto le campagne belliche di Sennacherib e, contrariamente a quanto riportato nell'iscrizione del sovrano stesso, nessuno menziona la conquista di Gerusalemme, tantomeno la Bibbia. Sebbene quest'ultima riporti le 46 città di Giuda cadute in mano agli Assiri (come riportato da Sennacherib), sostiene che Gerusalemme non fosse tra queste. Inoltre, sebbene il palazzo di Sennacherib a Ninive fosse decorato con rilievi raffiguranti le sue spedizioni militari e relative vittorie, tra cui molti che descrivevano in dettaglio l'assedio della città di Lachish, Gerusalemme, invece, non compare mai tra questi.

Assyrian Soldiers
Soldati dell'esercito assiro Jan van der Crabben (CC BY-NC-SA)

Gli accademici hanno citato il racconto nelle Storie di Erodoto sulla sfortuna degli Assiri nella battaglia contro l'Egitto, presso la città di Pelusio, in relazione all'assedio di Gerusalemme. Erodoto scrive che il leader delle milizie egizie, Sethos (il faraone Seti I) pregò il suo dio affinché lo aiutasse a sconfiggere la massiccia forza assira, e questi inviò nell'accampamento assiro "uno sciame di topi di campagna [che] rosicchiarono le loro faretre e i loro archi, nonché i manici dei loro scudi, cosicché il giorno successivo, disarmati, tutto ciò che poterono fare fu fuggire, subendo perdite ingenti" (II.141).

Si ritiene che entrambe le narrazioni si riferiscano ad una pestilenza che colpì l'accampamento assiro e che devastò l'esercito in due occasioni separate. Qualunque cosa sia accaduta fuori Gerusalemme, che si sia trattato dell'intervento di Dio, di una pestilenza o dell'intervento di Dio sotto forma di pestilenza, la città rimase intatta e Sennacherib fece ritorno a Ninive.

Le opere architettoniche e l'invasione dell'Elam

Rientrato a Ninive, si dedicò ad altri progetti edilizi. Aveva già commissionato la ristrutturazione della città sin dall'inizio e allora assunse personalmente l'incarico di supervisore nella costruzione di parchi, giardini e frutteti. Era particolarmente appassionato di fiori e piante, ed importò esemplari da tutto l'impero per i suoi meravigliosi giardini pubblici. Prestò particolare attenzione al suo palazzo, che chiamò "il Palazzo senza Rivali", la stessa espressione che suo padre aveva utilizzato per descrivere il proprio palazzo a Dur-Šarrukin. L'accademico Christopher Scarre riporta che:

Il palazzo di Sennacherib aveva tutte le caratteristiche tipiche di una grande residenza assira: colossali figure di guardiani ed imponenti rilievi scolpiti nella pietra (oltre 2.000 lastre scolpite in 71 stanze). Anche i suoi giardini erano eccezionali. Le recenti ricerche condotte dall'assiriologa britannica Stephanie Dalley suggeriscono che si trattassero dei celebri Giardini Pensili, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Gli autori successivi collocarono i Giardini Pensili a Babilonia, ma studi approfonditi non si è ancora riusciti a trovarne e confermarne alcuna traccia. L'orgoglioso racconto di Sennacherib sui giardini del palazzo che creò a Ninive corrisponde a quello dei Giardini Pensili in diversi dettagli, tutti alquanto significativi. (231)

Mentre era impegnato nei progetti di ristrutturazione e costruzione a Ninive, tuttavia, nel Sud stavano scoppiando nuovi disordini. Dopo aver conquistato Babilonia, Sennacherib mise sul trono un funzionario di fiducia di nome Bēl-ibni, affinché governasse per suo conto. Bēl-ibni era cresciuto insieme a Sennacherib alla corte imperiale assira e da egli stesso era considerato particolarmente affidabile.

Si scoprì che, per quanto fedele possa essere stato Bēl-ibni, egli era in realtà un sovrano incompetente che permetteva alle regioni meridionali di fare ciò che volevano. Merodach-Baladan era tornato dal suo nascondiglio e stava fomentando rivolte in tutta la regione. Sennacherib marciò nuovamente verso Sud per sedare le ribellioni. Rimandò Bēl-ibni a Ninive e nominò suo figlio ed erede prescelto, Aššur-nādin-šumi, a governare Babilonia.

Si mise quindi all'inseguimento di Merodach-Baladan, equipaggiando un vasto esercito per trovare e uccidere il capo ribelle, ma quando finalmente lo localizzarono, questi era già morto per cause naturali. Sennacherib tornò a Ninive, ma fu presto chiamato ad intraprendere una nuova campagna bellica. Gli Elamiti avevano rapito Aššur-nādin-šumi nel 695 a.C., circa, e rivendicato Babilonia come propria. Sennacherib sconfisse i Babilonesi, riconquistò la città e giustiziò i ribelli, ma non si sapeva nulla della sorte di suo figlio e non era stata consegnata alcuna richiesta di riscatto.

Quest'azione "scatenò una guerra totale tra Assiria, Babilonia ed Elam. I combattimenti durarono ben quattro anni" (Bauer, 388). Sennacherib organizzò una grande spedizione militare per invadere l'Elam, che includeva navi fenicie e tutta la feroce potenza dell'esercito assiro. Il re elamita radunò le sue forze e marciò contro gli Assiri sulle rive del fiume Tigri. Le iscrizioni di Sennacherib descrivono l'inizio della battaglia in questione:

Con la polvere dei loro piedi che copriva gli ampi cieli come una potente tempesta, si schierarono in ordine di battaglia dinnanzi a me, sulle rive del Tigri. Mi bloccarono il passaggio e mi sfidarono a combattere. Indossai la mia cotta di maglia. Mi misi in testa l'elmo, emblema della vittoria. Salii in fretta sul mio grande carro da guerra che abbatte il nemico, con rabbia nel cuore. Afferrai nelle mie mani il potente arco che Aššur mi aveva dato; impugnai il giavellotto, che trafigge a morte. Fermai la loro avanzata, riuscendo a circondarli. Decimai l'esercito nemico con frecce e lance. Trapassai tutti i loro corpi. Ho tagliato loro la gola come agnelli, ho reciso le loro preziose vite come si recide un filo. Come le acque abbondanti di una tempesta, ho fatto scorrere il contenuto delle loro gole e delle loro viscere nella vasta terra. I miei destrieri rampanti, imbrigliati per la mia cavalcata, si sono tuffati nei fiumi del loro sangue come in un fiume. Le ruote del mio carro da guerra, che abbatte gli empi e i malvagi, erano unte dalla sporcizia e del loro sangue. Con i corpi dei loro guerrieri ho riempito la pianura, come erba. Ho tagliato i loro testicoli e strappato i loro genitali come i semi dei cetrioli nel mese di Giugno. Allora sono fuggiti da me. Hanno trattenuto l'urina, ma hanno lasciato che i loro escrementi cadessero nei loro carri. Ho ucciso con la spada 150.000 dei loro guerrieri.

Sebbene la battaglia ebbe esito positivo, la guerra in realtà venne persa e Sennacherib fece ritorno a Ninive. Nessuna iscrizione riporta il destino di suo figlio, ma si ritiene che sia stato giustiziato attorno al 694 a.C. Babilonia e le regioni meridionali rimasero sotto il controllo degli Elamiti. Sennacherib tornò ai suoi progetti di costruzione e sembrò aver deciso di lasciare momentaneamente Babilonia in pace.

Stele of King Sennacherib
Stele del sovrano assiro Sennacherib Osama Shukir Muhammed Amin (Copyright)

Il sacco di Babilonia e la morte di Sennacherib

Quando il re elamita morì l'anno successivo, Sennacherib mobilitò le sue forze e attaccò improvvisamente Babilonia. La città cadde nelle sue mani e lui inviò il pretendente al trono a Ninive, in catene. Durante il suo regno dedicò più tempo ad occuparsi di Babilonia e dell'Elam, e aveva impiegato più uomini e risorse per sottomettere quella città rispetto a qualsiasi altra, e ordinò, dunque, che la città di Babilonia fosse rasa al suolo. Le sue iscrizioni ne descrivono così la dissoluzione:

Ho distrutto, ho devastato, ho bruciato tutto con il fuoco. Le mura urbiche e le mura esterne, i templi e gli dèi, le torri dei templi in mattoni e terra, tutte quante, le ho rase al suolo e gettate nel canale di Arahtu (attualmente, Šaṭṭ al-Ḥillah). Ho scavato canali nel bel mezzo della città, l'ho inondata con l'acqua ... Affinché nei giorni a venire il sito di quella città, i suoi templi e le sue divinità non fossero ricordati, l'ho completamente cancellata con inondazioni d'acqua e l'ho trasformata in un prato. Ho rimosso la polvere di Babilonia per inviare doni ai popoli più lontani.

Babilonia venne distrutta e la statua della loro divinità, Marduk, fu riportata a Ninive. Sennacherib non doveva più preoccuparsi di chi governasse a Babilonia o dei problemi che potesse causare: la città non esisteva più. Sennacherib pensò forse che Babilonia non gli avrebbe più causato problemi, ma in questo si sbagliava. Come durante il regno di Tukulti-Ninurta I, il popolo era indignato per la distruzione della grande città da parte di Sennacherib e, inoltre, per il sacrilegio nel suo saccheggiare i templi e prendere la statua di Marduk come bottino. Bauer commenta:

Trasformare Babilonia in un lago - ricoprendo d'acqua la terra civilizzata, riportando la città di Marduk al caos primordiale - era un insulto al dio stesso. Sennacherib aggravò la situazione ordinando che la statua di Marduk fosse riportata in Assiria. (389)

Gli Assiri e i Babilonesi veneravano molte delle stesse divinità, anche se spesso con nomi diversi, e questo insulto a Marduk, il dio che aveva portato ordine dal caos, era intollerabile e indusse all'assassinio del sovrano.

Il II Libro dei Re (19:37), nella Bibbia, racconta la morte di Sennacherib:

Un giorno, mentre [Sennacherib] stava rendendo culto nel tempio del suo dio personale Nisroch, i suoi figli Adrammelek e Sharezer lo uccisero con la spada e fuggirono nella terra di Ararat. E suo figlio Esarhaddon gli succedette come sovrano.

Anche le iscrizioni assire sostengono che egli fu ucciso dai propri figli, ma divergono sul fatto che sia stato pugnalato o schiacciato a morte. L'accademico Stephen Bertman sostiene che:

Sennacherib fu pugnalato da un assassino (probabilmente uno dei suoi figli) o, secondo un'altra versione, fu schiacciato a morte dal peso monumentale di un toro alato (lamassu) sotto il quale si trovava accidentalmente. (102)

Qualunque sia stata la causa della sua morte, si ritiene che egli sia stato ucciso a seguito del trattamento riservato a Babilonia, anche se la sua scelta dell'erede potrebbe aver avuto un ruolo nella morte stessa. È noto che l'assassinio di Tukulti-Ninurta I, anch'esso per mano dei propri figli, fu conseguenza diretta del sacco di Babilonia, quindi è probabile che gli scribi successivi abbiano confuso il movente dell'assassinio di Sennacherib con quello di Tukulti-Ninurta I, ma è altrettanto possibile che il re sia stato ucciso perché aveva escluso dalla successione al trono i figli della regina scegliendo il più giovane, Esarhaddon, figlio di Zakūtu (728 - 668 a.C., circa), una delle sue seconde mogli.

A seguito del rapimento di Aššur-nādin-šumi, Sennacherib necessitava di un altro erede e, nel 683 a.C., circa, la scelta ricadde su Esarhaddon, che non solo era il più giovane, ma non era nemmeno figlio della regina, Tašmētu-šarrat (morta attorno al 684/681 a.C.). I fratelli maggiori avrebbero certamente potuto essere motivati ad uccidere il padre per questo affronto subìto, al fine di conquistare il trono per sé stessi, ma avrebbero avuto bisogno di una ragione legittima per farlo; la distruzione di Babilonia avrebbe fornito loro una giustificazione, dunque, più che sufficiente.

Dopo l'assassinio di Sennacherib, Esarhaddon salì al trono e sconfisse le fazioni dei suoi fratelli in una guerra civile della durata di ben sei settimane. Fece poi giustiziare le famiglie e i collaboratori dei suoi fratelli. Una volta consolidato il proprio potere, emanò nuovi decreti e proclami; tra i primi vi fu quello che prevedeva il ripristino della città di Babilonia.

Domande e Risposte

Chi fu Sennacherib?

Sennacherib (705/704 - 681 a.C., circa) fu un re dell'Impero Neo-Assiro, soprattutto celebre nella Bibbia per l'assedio della città di Gerusalemme. È anche il sovrano neo-assiro che distrusse la città di Babilonia.

Perché Sennacherib è così celebre?

Sennacherib è citato nella Bibbia (II Libro dei Re, II Libro delle Cronache, Libro di Isaia), ed è soprattutto celebre per il racconto contenuto nel II Libro dei Re (19), in cui il suo esercito viene sconfitto dall'intervento divino.

Perché Sennacherib distrusse la città di Babilonia?

Sennacherib distrusse la città di Babilonia perché era troppo indipendente e fomentava costantemente rivolte contro il suo regno.

Come morì Sennacherib?

Sennacherib venne assassinato dai propri figli - probabilmente perché, escludendoli, aveva scelto come successore al trono il figlio più giovane, avuto da una seconda moglie -, ma la motivazione ufficiale fornita è che venne ucciso per vendicare la distruzione della città di Babilonia.

Info traduttore

Elisa Mion
Archeologa, sin da bambina prova sincero e crescente interesse e fascino (se non vero e proprio Amore!) per le Civiltà, la Storia e l'Archeologia del Vicino Oriente antico. Nel 2022 si è laureata con lode in Archeologia del Vicino Oriente antico discutendo una tesi incentrata su Ninive (Iraq).

Info autore

Joshua J. Mark
Joshua J. Mark è cofondatore e direttore dei contenuti della World History Encyclopedia. In precedenza è stato professore al Marist College (New York), dove ha insegnato storia, filosofia, letteratura e scrittura. Ha viaggiato molto ed ha vissuto in Grecia e Germania.

Cita questo lavoro

Stile APA

Mark, J. J. (2025, novembre 27). Sennacherib. (E. Mion, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-499/sennacherib/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Sennacherib." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, novembre 27, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-499/sennacherib/.

Stile MLA

Mark, Joshua J.. "Sennacherib." Tradotto da Elisa Mion. World History Encyclopedia, 27 nov 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-499/sennacherib/.

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