Cristina da Pizzano

Joshua J. Mark
da , tradotto da Cristina Baima Besquet Griga
pubblicato il
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Christine de Pizan (by Leinad-Z, Public Domain)
Cristina da Pizzano Leinad-Z (Public Domain)

Cristina da Pizzano (nota anche come Christine de Pisan, 1364 - 1430) fu la prima scrittrice professionista del Medioevo nonché la prima donna letterata in Francia. Le sue opere più celebri si fecero promotrici di una maggiore uguaglianza di genere e rispetto verso le donne, anticipando di circa seicento anni il movimento femminista del XIX secolo.

Nata a Venezia, in Italia, si trasferì ben presto in Francia, dove il padre venne nominato astrologo alla corte del re Carlo V (1364 - 1380). Pur mantenendo sempre un forte legame con le proprie origini italiane, Cristina rimase devota alla Francia e alla sua corte reale per il resto della vita.

Divenne vedova nel 1389, anno in cui suo marito morì vittima della peste, rimanendo sola con i suoi tre bambini e la responsabilità di accudire sua madre e sua nipote. Non disponendo di alternative per guadagnarsi da vivere, Cristina si dedicò alla scrittura. Compose ballate romantiche per l'aristocrazia francese che furono così ben accolte da consentirle di intraprendere la carriera di scrittrice. Tra le sue opere più note troviamo:

  • Cento ballate (1393)
  • Lezioni morali (1395)
  • Lettera del Dio d’Amore (1399)
  • Lettera di Otea a Ettore (1399)
  • Il racconto della Rosa (1402)
  • Sulla mutevolezza della Fortuna (1403)
  • Il Libro della Città delle Dame (1405)
  • Il Tesoro della Città delle Dame (1405)
  • Il Libro delle imprese d’arme e di cavalleria (1410)
  • Il Libro della Pace (1413)
  • Il racconto di Giovanna d’Arco (1429)

Sebbene ancora oggi definire Cristina da Pizzano una “femminista” è oggetto di dibattito tra gli studiosi, in quanto il concetto stesso non esisteva nel suo tempo, è indubbio che incarnasse i valori e i principi fondamentali del femminismo. Nello specifico, Cristina credeva fermamente che le donne fossero pari agli uomini in ogni aspetto e che meritassero gli stessi diritti, le stesse opportunità e il medesimo rispetto. Le sue opere avrebbero influenzato scrittori e scrittrici nei primi anni del Rinascimento, per poi cadere nell’oblio e venire riscoperte solo alla fine del XIX secolo.

Infanzia & vita matrimoniale

Cristina nacque a Venezia, in Italia, figlia dello studioso, medico e astrologo Tommaso da Pizzano, il quale incoraggiò fin da subito la sua educazione. Il nome della madre è sconosciuto, ma si sa che era una donna aristocratica appartenente alla famiglia Mondino di Venezia. La coppia ebbe tre figli: due maschi e una femmina. Quando Cristina aveva quattro anni, la famiglia si trasferì a Parigi, in Francia, poiché il padre fu nominato astrologo di corte.

Fin da piccola, Cristina si interessò di letteratura, ma venne scoraggiata dalla madre, che riteneva più opportuno che si ricordasse del proprio ruolo e si dedicasse ai “lavori femminili”, come filare tessuti e occuparsi delle faccende domestiche. La studiosa Charity Cannon Willard osserva: “È evidente che la madre ebbe la meglio, poiché Cristina spiegò di essere stata costretta a raccogliere le briciole di sapere che riusciva a cogliere dalla saggezza del padre” (33). Nelle opere successive di Cristina, la madre è raramente menzionata, se non per il fatto che avesse bisogno di cure e vivesse con l’autrice.

Dopo 25 anni di una vita stabile e agiata, Cristina si ritrovò all’improvviso sola e responsabile dei suoi tre figli, di sua nipote, e di sua madre.

D'altra parte, Cristina scrisse di suo padre Tommaso da Pizzano, facendo chaiaramente emergere che lui fece tutto quello che potè per contribuire alla sua educazione. La famiglia viveva sulla riva destra della Senna, nei pressi del cuore dell’industria libraria della città. Cristina crebbe nel palazzo di Carlo V - noto per la sua biblioteca - e a stretto contatto con scribi, copisti, illustratori e miniatori che realizzavano i libri dell’epoca.

Nel 1379, all’età di 15 anni, Cristina sposò il segretario di corte Etienne du Castel, con il quale ebbe tre figli (uno dei quali morì in giovane età). Il loro fu un matrimonio felice, e nulla lascia pensare che, in quel periodo, Cristina desiderasse altro se non essere la moglie di Etienne e crescere i loro figli. Tuttavia, la fortuna della famiglia cambiò drasticamente quando, nel 1388, morì suo padre Tommaso da Pizzano, seguito l’anno successivo da Etienne, vittima della peste. Dopo dieci anni di matrimonio e venticinque anni di vita stabile e agiata, Cristina si ritrovò all’improvviso sola e responsabile della cura dei suoi tre figli, di sua nipote e di sua madre.

Poesia degli esordi

Non avendo alcuna conoscenza di come venisse retribuito il marito, né tantomeno di quanto guadagnasse, Cristina cercò di negoziare con la burocrazia francese per ottenere lo stipendio finale e un premio arretrato che gli spettava, ma mancava completamente di esperienza nella gestione di una simile circostanza. Etienne era morto mentre portava a termine una mansione per il re in un’altra città. Questa dinamica complicava ulteriormente le cose, poiché per quel tipo di lavoro sarebbe stato retribuito diversamente rispetto ai suoi incarichi abituali a Parigi.

La corruzione dei funzionari pubblici con cui Cristina si confrontava ebbe certamente un ruolo nella vicenda, ma l’ostacolo principale al recupero dello stipendio del marito fu il fatto che lei fosse una donna e, in quanto tale, non avesse avuto la possibilità di apprendere nulla sugli affari o le finanze del consorte. Pare che venisse regolarmente ignorata dai funzionari, e trascorse i successivi tredici anni impegnata in cause legali per ottenere quanto le spettava o per proteggere ciò che le era rimasto dai creditori.

E fu proprio per distrarsi dalle sue preoccupazioni che cominciò a scrivere poesie, come racconta lei stessa, riuscendo a sopravvivere vendendo alcune proprietà. I suoi due fratelli erano tornati in Italia per amministrare i beni paterni e non poterono offrirle altro aiuto se non, forse, mediare la vendita delle terre italiane. Cristina lamenterà in seguito nei suoi scritti di "non aver potuto dedicare gli anni giovanili all’apprendimento di ciò che le sarebbe stato utile in seguito, in particolare alla gestione degli affari economici del marito dopo la sua morte" (Willard, 33). Inizialmente, non aveva alcuna intenzione di intraprendere una carriera letteraria per mantenersi; scriveva poesie solo per alleviare il proprio dolore.

Christine de Pizan Presenting Her Book to Queen Isabeau
Cristina da Pizzano che Presenta il Suo Libro alla Regina Isabella PKM (Public Domain)

Cristina aveva già letto molto prima della morte del marito, iniziando dalla storia antica per poi arrivare a quella contemporanea, e ancora passare ad altre discipline come la scienza o la filosofia. Dopo la morte di Etienne, continuò la sua autoformazione, anche se gli studiosi moderni non sanno spiegarsi con certezza da dove traesse i libri. È però molto probabile - quasi certo - che avesse ancora accesso alla biblioteca di corte, dato che molte delle sue prime poesie sono indirizzate ai membri della nobiltà e risulta essere ufficialmente scrittrice di corte.

Come scrisse lei stessa, studiava ogni materia con rigore e attenzione così da accrescere le sue abilità intellettuali, ma quando arrivò alla poesia, sentì nel cuore che quella era la sua vera vocazione. La poesia le parlava, e lei rispondeva ispirata. Nel 1393, aveva ormai composto abbastanza versi da pubblicare la sua prima opera, Cento ballate, che presentò a corte. La corte francese apprezzò il suo lavoro e la incoraggiò a scrivere ancora, sostenendola economicamente: fu così che ebbe inizio la sua carriera letteraria.

Carriera Letteraria & Opere Principali

La prima produzione poetica di Cristina presenta quasi sempre una giovane narratrice che è innamorata oppure piange la perdita dell’amato. Questi temi erano già stati consolidati dai trovatori francesi del XII secolo e costituivano il fulcro della tradizione letteraria dell’amor cortese. La poesia celebrativa dell’amor cortese raffigurava spesso una donna talmente bella, misteriosa, virtuosa e gentile da incantare il cavaliere, che doveva servirla e proteggerla, ma allo stesso tempo ritraeva sovente queste donne come seduttrici capaci di corrompere la virtù del cavaliere. La poesia di Cristina riprende frequentemente queste tematiche, ma le sviluppa su un piano più personale, con l'intenzione di eliminare gli elementi misogini del genere.

Un esempio della sua visione si trova in una delle sue opere giovanili più note, "Sola sono, sola voglio restare", in cui la voce narrante medita sulla perdita del proprio amante e sulla propria solitudine - “più persa di chiunque altro” - ma allo stesso tempo afferma di non voler cambiare la propria condizione e di non aver bisogno di essere salvata da alcun “cavaliere”. Ogni strofa si conclude con il verso, “Sola sono, rimasta senza amante”, ma la voce poetica si limita a enunciare ripetutamente i fatti e a esprimere i propri sentimenti; nel componimento non vi è alcun segnale che suggerisca il desiderio di cambiare la propria condizione, come si può notare dai seguenti versi:

Sola sono, a nutrirmi di lacrime

Sola sono, nel dolore o nel riposo

Sola sono, e questo mi conforta più di tutto (Willard, 54)

Le poesie d'amor cortese con il motivo della “dama in pericolo” erano molto popolari alla corte francese, come Cristina doveva ben sapere, e opere come Sola sono la consacrarono come una nuova voce nel canone letterario francese, una voce che attirava l’attenzione proprio per il suo distacco dall’espediente centrale del genere. In Sola sono, è evidente che la voce narrante non cerca un nuovo amante e affronterà la sua perdita da sola, con la propria forza e determinazione.

Nel 1399 pubblicò il suo bestseller Lettera di Othea a Ettore, in cui l’eroe leggendario Ettore di Troia riceve insegnamenti sul governo e sulla virtù dalla dea Othea. Lo stesso anno un’altra delle sue grandi opere, Lettera del Dio dell’Amore (nota anche come Lettera di Cupido) fu pubblicata. Nel testo la narratrice appare come segretaria alla Corte dell’Amore e legge una lettera inviata dal signore e dio della corte, Cupido. Questo testo riprende molti temi della letteratura dell’amor cortese. Ne satira la misoginia intrinseca - che molto spesso ritrae le donne come deboli e bisognose di salvezza o come malvagie seduttrici - e sottolinea quanto gli uomini trattino male le donne, auspicando un cambiamento voluto dallo stesso dio dell’amore. Accettando questa sfida, nel 1402 Cristina pubblicò Il Racconto della Rosa, una critica al celebre poema allegorico Il Romanzo della Rosa di Jean de Meun.

The Book of the City of Ladies
La Città delle Dame The Yorck Project (Public Domain)

Il Romanzo della Rosa è un poema allegorico che descrive come un amante debba corteggiare la donna amata per conquistarne il cuore e la verginità. L’amante entra in un giardino, deve superare o aggirare diversi ostacoli, e infine riesce a cogliere la rosa del suo desiderio. La prima parte del poema fu composta intorno al 1230 dal poeta Guillaume de Lorris, di cui non si sa quasi nulla; la seconda parte è opera di Jean de Meun, scritta attorno al 1275. Cristina trovava la sezione di Jean de Meun estremamente misogina, e la sua critica rappresenta una vera e propria confutazione della rappresentazione delle donne come tentatrici vili, seduttrici e fonti di ogni male del mondo.

Questa visione della vera natura della condizione delle donne fu ulteriormente sviluppata nelle sue due opere più celebri: Il Libro della Città delle Dame e Il Tesoro della Città delle Dame (conosciuto anche come Il Libro delle Tre Virtù), pubblicate entrambe nel 1405. Il Libro della Città delle Dame è stato definito un’opera proto-femminista, femminista, e un capolavoro della letteratura femminista; ma al di là delle etichette, fu un’opera rivoluzionaria, senza precedenti, e straordinariamente ben concepita. La studiosa Jill E. Wagner commenta:

Cristina anticipò la necessità femminista espressa da Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, seppur componendo su vasta scala e seguendo la tradizione medievale attraverso la scelta di una città anzichè di una stanza. Pur dando voce a chi non ne aveva, offrendo così al suo pubblico del materiale non solo inedito ma anche provocativo, il modello storico a cui si ispira è uno consolidato e rispettabile, ovvero La Città di Dio di Sant’Agostino. (69)

Il Libro della Città delle Dame è un’allegoria in cui tre figure femminili, Ragione, Giustizia e Rettitudine, costruiscono una città con l’aiuto di Cristina, narratrice e protagonista. La struttura richiama quella dell’opera agostiniana, ma Cristina impiega con grande attenzione e intelligenza la tecnica mnemotecnica nota come Metodo dei Loci (o Palazzo della Memoria), secondo cui chi desidera ricordare delle informazioni le colloca mentalmente in stanze diverse di una casa o di un palazzo. Come sottolinea Jill E. Wagner, strutturando l’opera in questo modo Cristina garantì che le donne del futuro potessero ricordare la forza delle donne del passato e trarne ispirazione.

Il Libro delle Tre Virtù tratta questo tema in forma più pratica, rappresenando una guida per le donne nella gestione di sé stesse, della casa, delle terre e delle attività economiche del marito. L’ispirazione per quest’opera nacque dal senso di impotenza che Cristina provò dopo la morte del marito e dalla sua difficoltà a orientarsi nel mondo finanziario dominato dagli uomini. Cristina afferma che, dopo aver scritto Il Libro della Città delle Dame, desiderava soltanto riposare, ma Ragione, Giustizia e Rettitudine - che l’avevano aiutata nella prima opera - non le permisero di dormire finché non ebbe completato anche la seconda.

The Book of the Three Virtues
Il Libro delle Tre Virtù Drmies (Public Domain)

Nel 1410 le fu commissionato un trattato sull’arte della guerra, Il Libro delle Imprese e della Cavalleria, in cui descrive la guerra giusta, le sue ragioni e propone anche dei modi per prevenirla. Quest’ultimo tema riprende un passaggio del Libro delle Tre Virtù, dove l'autrice consiglia alle donne di dissuadere gli uomini dal fare guerra ai vicini, data l’enorme portata dei suoi costi, materiali e morali. Questo tema fu poi ripreso e approfondito nel Libro della Pace (1413), in cui si discute del buon governo, dei doveri dello Stato verso il popolo e di strategie per evitare i conflitti armati.

Cristina nacque durante la Guerra dei Cent’Anni (1337-1453), che vide Francia e Inghilterra contendersi il controllo politico sulla Francia. Nell’ottobre del 1415, la Francia subì la disfatta nella battaglia di Agincourt, evento che colpì Cristina profondamente al punto da spingerla a ritirarsi dalla vita pubblica e dalla scrittura, scegliendo la vita di convento.

L’ultima opera di Cristina fu Il Racconto di Giovanna d’Arco, scritto nel 1429 in onore della grande eroina francese all’apice della sua fama. Giovanna d’Arco aveva appena liberato Orléans dall’assedio (Ottobre 1428 - Maggio 1429) e tutta la Francia ne celebrava il trionfo. Il poema di Cristina è il primo a celebrare la Pulzella d’Orleans e l’unico scritto durante la sua breve vita. Una donna che guida gli uomini in battaglia e trionfa doveva rappresentare per Cristina la realizzazione di un sogno, lei che aveva lottato per l’uguaglianza delle donne per tutta la vita. È probabile che Cristina non abbia assistito alla cattura, al processo e all’esecuzione di Giovanna, poiché morì molto probabilmente nel 1430.

Influenza & Eredità

Le opere di Cristina da Pizzano furono tradotte quando era ancora in vita, e la sua influenza fu significativa. Dopo la sua morte, i suoi testi continuarono a circolare e vennero ulteriormente tradotti. L’influente Anna di Bretagna (1477-1514), duchessa di Bretagna e regina consorte di Francia, possedeva le opere di Cristina nella sua biblioteca personale e le condivideva con le amiche, che a loro volta le raccomandavano ad altri. Le opere di Cristina furono pubblicate anche da William Caxton (1422-1491) in Inghilterra, lo stesso editore che stampò I Racconti di Canterbury di Chaucer, Le Favole di Esopo e La Morte di Artù di Malory. I suoi libri continuarono a essere letti e ristampati nella prima parte del Rinascimento, per poi scomparire, per ragioni sconosciute, dalla circolazione. Cristina fu poi riscoperta nel XIX secolo e da allora ha conquistato un nuovo seguito, soprattutto grazie all’interesse femminista verso Il Libro della Città delle Dame e Il Tesoro della Città delle Dame, oggi regolarmente studiati nei corsi di studi femministi nelle università.

Nonostante i concetti e i valori sostenuti da Cristina possano ora apparire come temi di comune accordo ovvi a una moltitudine (se non alla maggior parte) di persone, nel Medioevo non erano affatto tali. Le sue opere furono rivoluzionarie per l’epoca, e un aspetto affascinante della sua carriera è quanto fossero popolari non solo in Francia ma anche altrove, in un tempo in cui la Chiesa - che dettava i valori dominanti della società - tendeva a denigrare e demonizzare le donne regolarmente.

Cristina stessa riconobbe di vivere in “un periodo buio”, in cui né lei né le donne in generale venivano apprezzate, eppure fu una delle scrittrici professioniste di maggior successo del suo tempo. Fu però un’eccezione: Chiesa e aristocrazia continuarono a esercitare controllo e a perpetuare la svalutazione delle donne fino alla fine del Medioevo. Bisognerà attendere il XIX secolo per veder emergere un movimento femminile capace anche solo di tentare di incarnare la visione proposta da Cristina da Pizzano e di ottenere il sostegno e il riconoscimento necessari per avvicinarsi a realizzarla.

Domande e Risposte

Chi era Cristina da Pizzano?

Cristina da Pizzano (1364-1430) è stata la prima donna che fece della scrittura una professione, nonché la prima donna di lettere in Francia.

Per cosa è famosa Cristina da Pizzano?

Cristina da Pizzano è famosa per le sue opere letterarie, mirate a promuovere l'uguaglianza di genere, anticipando il movimento femminista di 600 anni.

In che modo Cristina da Pizzano influenzò la società?

Cristina da Pizzano influenzò la società dimostrando l'uguaglianza di genere attraverso numerosi esempi di eroine tratte dalla letteratura, dalla storia, dalla mitologia, e dalla scrittura. Aiutò le donne a sentirsi meglio con sé stesse.

Chi fu la prima femminista?

Cristina da Pizzano è considerata da molti studiosi come la prima femminista in quanto fu la prima donna a scrivere ampiamente sull'uguaglianza di genere.

Info traduttore

Cristina Baima Besquet Griga
Studentessa italiana con formazione internazionale, appassionata della materia storica e dei suoi metodi, in particolare della storia intellettuale e della microstoria.

Info autore

Joshua J. Mark
Joshua J. Mark è cofondatore e direttore dei contenuti della World History Encyclopedia. In precedenza è stato professore al Marist College (New York), dove ha insegnato storia, filosofia, letteratura e scrittura. Ha viaggiato molto ed ha vissuto in Grecia e Germania.

Cita questo lavoro

Stile APA

Mark, J. J. (2025, agosto 05). Cristina da Pizzano. (C. B. B. Griga, Traduttore). World History Encyclopedia. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-17986/cristina-da-pizzano/

Stile CHICAGO

Mark, Joshua J.. "Cristina da Pizzano." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. World History Encyclopedia, agosto 05, 2025. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-17986/cristina-da-pizzano/.

Stile MLA

Mark, Joshua J.. "Cristina da Pizzano." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. World History Encyclopedia, 05 ago 2025, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-17986/cristina-da-pizzano/.

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