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title: Stati Generali del 1789
author: Harrison W. Mark
translator: Cristina Baima Besquet Griga
source: https://www.worldhistory.org/trans/it/1-20730/stati-generali-del-1789/
format: machine-readable-alternate
license: Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/)
updated: 2026-05-15
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# Stati Generali del 1789

_A cura di [Harrison W. Mark](https://www.worldhistory.org/user/harrisonwmark/)_
_Tradotto da [Cristina Baima Besquet Griga](https://www.worldhistory.org/user/cristinabaima)_

Gli Stati Generali del 1789 erano un’assemblea dei tre ordini della Francia prerivoluzionaria: il clero, la nobiltà e il resto della popolazione francese. Convocati dal re Louis XVI (c. 1774-1792) per affrontare la crisi finanziaria e sociale del regno, terminarono con la rottura del Terzo Stato con l’autorità monarchica e la formazione di un’Assemblea Nazionale. In genere, questo momento viene considerato l’inizio della [Rivoluzione Francese](https://www.worldhistory.org/trans/it/1-19568/la-rivoluzione-francese/) (1789-1799).

Creati per la prima volta nel 1302 come organo consultivo di Re Filippo IV di Francia, gli Stati Generali erano stati tradizionalmente consultati sulle questioni fiscali e avevano il compito di presentare al sovrano petizioni e lamentele provenienti dai vari ordini sociali. Sebbene non possedessero un vero potere legislativo, la loro autorevolezza derivava dal ruolo di rappresentanti della voce del popolo. Tuttavia, gli Stati Generali non erano un’istituzione permanente: venivano convocati solo occasionalmente, secondo la volontà del re. Con il progressivo rafforzamento del potere monarchico e l’affermazione dell’assolutismo, furono riuniti sempre meno frequentemente. Dopo la seduta del 1614, non sarebbero più stati convocati fino al 1789, ben 175 anni dopo.

Negli anni turbolenti che precedettero la Rivoluzione, molti ritenevano indispensabile la convocazione degli Stati Generali per correggere gli squilibri della società francese, soprattutto quelli che riguardavano il Terzo Stato. Quando la situazione peggiorò nel corso degli anni Ottanta del Settecento, alimentando il conflitto tra monarchia e ordini sociali, Luigi XVI non ebbe infine altra scelta che convocarli, segnando inconsapevolmente il destino della monarchia e della Francia stessa.

### Contesto: Il Regno si sta sgretolando

Nella primavera del 1789, la struttura dell’*Ancien Régime* francese stava rapidamente iniziando a crollare. Una crisi finanziaria che covava da anni raggiunse il punto di rottura nell’agosto del 1788, quando il tesoro francese fu dichiarato praticamente vuoto. Le cause andavano ricercate in decenni di spese enormi da parte della monarchia, in particolare per guerre e campagne militari costose, come il coinvolgimento francese nella guerra d’indipendenza americana. Anche il sistema fiscale contribuiva ai problemi economici del regno: le tasse variavano da provincia a provincia in modo poco coerente, aggravando ulteriormente la situazione. Inoltre, i primi due ordini sociali (il clero e la nobiltà) godevano di ampie esenzioni fiscali. Di conseguenza, la maggior parte del peso delle imposte ricadeva sul Terzo Stato, che rappresentava circa il 90-98% della popolazione e comprendeva le classi più povere della società.

I ripetuti tentativi di riforma economica promossi dai ministri di Luigi XVI fallirono uno dopo l’altro. L’Assemblea dei Notabili del 1787, convocata per approvare una serie di riforme radicali pensate per salvare lo Stato dalla bancarotta, si trasformò in un fallimento: i partecipanti dichiararono infatti che solo gli Stati Generali avevano l’autorità per pronunciarsi sulle questioni fiscali. Anche il Parlamento di Parigi, la più alta corte giudiziaria del regno, sostenne questa posizione e rifiutò di registrare le riforme del re, nonostante in passato avesse rivendicato per sé il controllo delle questioni finanziarie in assenza degli Stati Generali.

Questo provocò uno scontro tra il potere monarchico e quello parlamentare, noto come Rivolta dei Parlamenti, durante la quale i tredici parlamenti francesi ottennero l’appoggio popolare sostenendo la necessità di convocare gli Stati Generali e opponendosi a quelli che venivano percepiti come abusi tirannici del potere reale, tra cui arresti arbitrari. La rivolta terminò solo nell’agosto del 1788, quando il principale ministro del re si dimise e venne sostituito da Jacques Necker, popolare banchiere ginevrino ed ex ministro delle finanze. Necker promise la convocazione degli Stati Generali per il 1789 e restituì autorità agli amati *parlaments*.

[ ![Portrait of Jacques Necker](https://www.worldhistory.org/img/r/p/500x600/15501.jpg?v=1753544772) Ritratto di Jacques Necker Joseph Duplessis (Public Domain) ](https://www.worldhistory.org/image/15501/portrait-of-jacques-necker/ "Portrait of Jacques Necker")La nomina di Necker contribuì a salvare temporaneamente il tesoro statale, perché la promessa di convocare gli Stati Generali restituì fiducia ai creditori, permettendogli di ottenere nuovi prestiti per mantenere il regno a galla. Tuttavia, la Francia restava in una situazione estremamente difficile. La Rivolta dei Parlamenti aveva provocato tumulti e disordini in tutto il paese, aggravati ulteriormente da una serie di condizioni climatiche disastrose. Nel luglio del 1788, una violenta grandinata estiva devastò molti raccolti nel bacino parigino. Seguì una siccità e poi il più lungo e rigido inverno che la Francia avesse conosciuto negli ultimi ottant’anni. Forti nevicate continuarono quasi a giorni alterni fino all’aprile del 1789. Fiumi ghiacciati e mulini bloccati causarono un calo della produzione, aumentando la disoccupazione proprio mentre il prezzo del pane saliva vertiginosamente.

In tempi normali, un lavoratore urbano medio spendeva circa metà del proprio reddito per acquistare pane; nella primavera del 1789, anche le famiglie relativamente benestanti arrivavano a spenderne due terzi solo per il pane, mentre le più povere potevano arrivare fino ai nove decimi delle proprie entrate. Durante l’inverno del 1789, come osservò il duca di Dorset, “la miseria dei poveri... supera ogni descrizione” (Doyle, 87). Per molti francesi, gli Stati Generali rappresentavano ormai l’unica speranza di cambiamento.

### Elezioni e lamentele

Nei mesi precedenti alla convocazione, la domanda che tutti si ponevano [era](https://www.worldhistory.org/trans/it/1-10295/era/) quale forma avrebbero assunto gli Stati Generali dopo 175 anni di inattività. Nel settembre del 1788, il Parlamento di Parigi, da poco ristabilito, dichiarò che la composizione dell’assemblea avrebbe dovuto essere identica a quella dell’ultima riunione del 1614. Fu una decisione molto impopolare, che fece perdere ai *parlements* gran parte del consenso popolare quasi da un giorno all’altro.

Questa proposta era malvista per due motivi principali. Nel 1614, ogni ordine sociale aveva ricevuto lo stesso numero di rappresentanti, ignorando il fatto che la stragrande maggioranza dei francesi apparteneva al Terzo Stato. Inoltre, ogni ordine disponeva di un solo voto collettivo, il che permetteva sistematicamente al clero e alla nobiltà di prevalere sul Terzo Stato. Per molti, riproporre lo stesso sistema nel 1789 sarebbe stato inaccettabile.

Dopo le proteste, nel novembre del 1788 si riunì una seconda Assemblea dei Notabili per discutere il raddoppio della rappresentanza del Terzo Stato. Sebbene i notabili si esprimessero contro questa proposta, la loro decisione fu infine annullata da Necker, che desiderava evitare tensioni e garantire il buon esito della futura assemblea. Il Terzo Stato ottenne così 578 deputati, contro i 303 del clero e i 282 della nobiltà.

[ ![The Three Orders](https://www.worldhistory.org/img/r/p/500x600/15305.jpg?v=1773658152) I Tre Ordini National Library of France (Public Domain) ](https://www.worldhistory.org/image/15305/the-three-orders/ "The Three Orders")I deputati furono scelti attraverso un processo elettorale iniziato nel febbraio del 1789 e che, in alcune zone, si protrasse fino a giugno. Le circoscrizioni vennero organizzate sulla base delle antiche *bailliage* medievali, con piccoli aggiustamenti per garantire una certa parità in termini di dimensioni e popolazione. Ognuna di queste circoscrizioni disponeva di un’assemblea elettorale separata per ciascun ordine sociale e doveva eleggere due rappresentanti del clero, due della nobiltà e quattro del Terzo Stato. Parallelamente alle elezioni, ogni circoscrizione era obbligata a compilare una lista di richieste e lamentele, i cosiddetti *cahiers*, destinati a guidare il dibattito degli Stati Generali.

Naturalmente, questo sistema presentava diversi limiti, soprattutto secondo standard moderni. Solo i contribuenti maschi di età superiore ai 25 anni potevano votare, e il processo di redazione dei *cahiers,* iniziato ai livelli più bassi della società e poi rielaborato nelle fasi successive, faceva sì che le preoccupazioni dei contadini più poveri venissero in gran parte escluse dalle versioni finali. Anche tra gli eletti del Terzo Stato predominavano membri della borghesia più agiata: uomini istruiti e con tempo libero, circa due terzi dei quali provenivano da ambienti giuridici. Ciò avveniva sia perché i rappresentanti dovevano sostenere personalmente le spese del soggiorno a Versailles durante le sedute degli Stati Generali, sia perché molti lavoratori più poveri, spesso con famiglie da mantenere, non potevano permettersi di interrompere il lavoro per candidarsi. Nessun contadino o artigiano riuscì a superare il primo turno elettorale.

Nonostante tutto, le elezioni e la compilazione dei *cahiers* furono risultati democratici straordinari per l’epoca. Lo storico William Doyle scrive che fino a quel momento le elezioni del 1789 rappresentarono “il più grande spettacolo democratico mai visto nella storia d’[Europa](http://www.worldhistory.org/trans/it/1-35/europa/), e nulla di simile si sarebbe ripetuto fino a un momento molto inoltrato nel secolo successivo” (97). Più di sei milioni di persone parteciparono al processo elettorale e furono redatti oltre 25.000 000 *cahiers*, molti dei quali denunciavano i privilegi dei ceti superiori, criticavano gli abusi di potere dell’Ancien Régime e chiedevano una nuova costituzione. Sebbene molti immaginassero che gli Stati Generali avrebbero comportato un trasferimento di potere verso il popolo, pochi pensavano a una rivoluzione radicale. La maggior parte si aspettava piuttosto qualcosa di simile alla Glorious Revolution inglese del 1688, in cui il re avrebbe condiviso il potere con un’istituzione simile al parlamento britannico. In questa fase iniziale, pochissimi proponevano seriamente la creazione di una repubblica.

Mentre le elezioni proseguivano, nelle grandi città iniziarono a circolare opuscoli politici che spiegavano quali obiettivi il Terzo Stato avrebbe dovuto perseguire a Versailles. Il più famoso e influente fu *Che cos’è il Terzo Stato?*, scritto dall’abate Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836). Basandosi sul fatto che il Terzo Stato rappresentava la stragrande maggioranza dei 27 milioni di abitanti della Francia, Sieyès sosteneva che esso costituisse, di fatto, l’intera nazione. Secondo lui, i ceti privilegiati contribuivano troppo poco in termini fiscali e demografici per giustificare il proprio peso politico: erano soltanto un peso morto. Nel suo pamphlet, li paragonò addirittura a una malattia maligna che “si nutre e tormenta il corpo di un uomo malato” (Schama, 304). L’opera di Sieyès ebbe un enorme successo e gli permise di essere eletto rappresentante del Terzo Stato, rinunciando così alla rappresentanza del proprio ordine clericale.

Nel frattempo, la tensione continuava a crescere in tutta la Francia, mentre le classi popolari soffrivano la fame. La situazione esplose il 28 aprile 1789, quando diverse migliaia di rivoltosi si riversarono sulla casa e nella fabbrica del produttore di carta da parati Jean-Baptiste Réveillon. Nonostante fosse noto per trattare bene i propri lavoratori, Réveillon era stato erroneamente accusato di aver sostenuto salari più bassi. Al grido di “Abbasso i ricchi!”, i manifestanti saccheggiarono le sue proprietà. Furono chiamati i soldati, che aprirono il fuoco sulla folla. Le stime delle vittime variano molto: si parla di almeno 25 morti, ma alcune voci fecero salire il numero fino a 900. Avvenuto solo pochi giorni prima dell’apertura degli Stati Generali, questo episodio di violenza contribuì ad alimentare ulteriormente il clima di tensione che avrebbe accompagnato l’assemblea.

### La convocazione degli Stati Generali

Il 5 maggio 1789, gli Stati Generali si riunirono a Versailles in un clima di entusiasmo generale. Sebbene i tre ordini fossero riuniti insieme per le cerimonie inaugurali, il Terzo Stato si trovò subito isolato. Oltre a dover attendere tre ore prima di poter rendere omaggio al re (molto più a lungo rispetto agli altri ordini) fu anche trattato diversamente per quanto riguardava l’abbigliamento. A ciascun ordine era stato assegnato un costume tradizionale: mentre il Primo Stato indossava i propri paramenti ecclesiastici e il Secondo sfoggiava cappelli piumati, abiti di seta e spade al fianco, al Terzo Stato era consentito vestirsi solo di nero, in modo austero, quasi come per un funerale.

Il re Louis XVI inaugurò ufficialmente gli Stati Generali con un discorso convenzionale ma piuttosto monotono, seguito dal Guardasigilli, il cui intervento risultò altrettanto formale ma praticamente impossibile da sentire. Anche Jacques Necker ebbe difficoltà: dopo appena mezz’ora di un discorso previsto di tre ore perse la voce e qualcun altro dovette terminarlo al suo posto. Con delusione del Terzo Stato, il discorso di Necker si concentrò quasi esclusivamente sulla crisi finanziaria del paese, dedicando pochissima attenzione ai problemi sociali che molti ritenevano il vero tema centrale degli Stati Generali. Una volta terminato il discorso, la seduta si concluse senza che fosse stato discusso o deciso nulla.

[ ![The Opening of the Estates-General](https://www.worldhistory.org/img/r/p/750x750/14992.jpg?v=1773658162) L'apertura degli Stati Generali Isidore-Stanislas Helman (Public Domain) ](https://www.worldhistory.org/image/14992/the-opening-of-the-estates-general/ "The Opening of the Estates-General")Il giorno seguente, ciascun ordine ricevette il compito di verificare i risultati delle proprie elezioni. Tuttavia, questo si trasformò subito in un problema. Se ogni ordine avesse verificato i propri rappresentanti separatamente, ciò avrebbe facilmente portato anche a votazioni separate tra gli ordini. Per il Terzo Stato, questo era inaccettabile: sapeva che un sistema simile lo avrebbe inevitabilmente messo in minoranza su qualsiasi questione. Per questo motivo, il Terzo Stato rifiutò di verificare le proprie elezioni, o di svolgere qualsiasi altra attività, finché fosse rimasto isolato dagli altri ordini.

La nobiltà, convinta che il Terzo Stato stesse esagerando problemi di poco conto, ignorò le sue preoccupazioni e votò a favore della verifica separata. Il clero, invece, rimase diviso: molti dei suoi rappresentanti erano parroci vicini alle esigenze del popolo e quindi più favorevoli alle richieste del Terzo Stato. Ben presto, il Terzo Stato, ormai autodefinitosi i Comuni (Commons), fece un ulteriore passo avanti chiedendo che le votazioni avvenissero per testa, cioè contando il voto di ogni deputato, anziché per ordine, dove ogni ceto disponeva di un solo voto collettivo. Ancora una volta, la nobiltà si oppose. Prima ancora che potessero iniziare vere discussioni politiche, sembrava che gli Stati Generali fossero già in una situazione di stallo.

Il 26 maggio, un frustrato Luigi XVI intervenne personalmente, condannando l’inattività degli ordini e chiedendo una rapida soluzione. Tuttavia, la morte del fragile delfino di sette anni, avvenuta il 4 giugno, distolse l’attenzione del re e paralizzò di fatto il suo governo. Con il sovrano distratto e la nobiltà poco incline al compromesso, il Terzo Stato iniziò a considerare seriamente l’idea di riorganizzarsi in una vera assemblea nazionale, continuando il proprio lavoro indipendentemente dagli altri.

[ ![Portrait of Louis XVI of France](https://www.worldhistory.org/img/r/p/500x600/15556.jpg?v=1776881713) Ritratto di Luigi XVI di Francia Antoine-François Callet (Public Domain) ](https://www.worldhistory.org/image/15556/portrait-of-louis-xvi-of-france/ "Portrait of Louis XVI of France")L’11 giugno, l’abate Emmanuel Joseph Sieyès presentò una proposta formale per invitare gli altri ordini a unirsi ai Comuni nella creazione di un’assemblea nazionale. Questa fu una mossa significativa che marcò un punto di non ritorno, poiché il Terzo Stato non solo negava l'autorità degli altri stati, ma si impossessava anche del potere senza il consenso del re. Dato che il Terzo Stato era l'unico a consentire la presenza di spettatori, la notizia di questo sviluppo si diffuse rapidamente a Parigi e non solo.

Il 13 giugno, tre parroci lasciarono il proprio ordine e si unirono al Terzo Stato; nei giorni successivi altri sedici fecero lo stesso. Poiché questo nuovo organismo non comprendeva più soltanto deputati del Terzo Stato, si rese necessario un nuovo nome e, il 17 giugno, venne adottato ufficialmente quello di Assemblea Nazionale. Nel clima di entusiasmo del momento, l’Assemblea dichiarò all’unanimità illegale l’intero sistema fiscale esistente, pur autorizzandolo temporaneamente fino all’introduzione di un nuovo sistema. Lo stesso giorno, l’astronomo Jean Sylvain Bailly (1736-1793) fu eletto presidente dell’Assemblea. Si trattava di una vera dichiarazione di guerra all’autorità reale, resa ancora più grave dal fatto che il 19 giugno il Primo Stato votò ufficialmente per unirsi all’Assemblea Nazionale.

### Il Giuramento della Pallacorda

Minacciati da questi sviluppi, i ministri del re iniziarono a discutere sul da farsi. Necker, convinto che fosse necessario riconciliarsi con il Terzo Stato, propose che il sovrano convocasse una seduta reale per riaffermare la propria autorità. Il re accettò e fissò l’incontro per il 23 giugno. Tuttavia, nessuno si preoccupò di informarne i deputati. Il 20 giugno, i membri dell’Assemblea arrivarono alla sala delle riunioni trovandola chiusa e sorvegliata da soldati. Ignari della seduta reale imminente, interpretarono il gesto come un tentativo dispotico di soffocare la loro attività politica. Rifiutandosi di sciogliersi, si riunirono allora nella sala della pallacorda reale, dove ogni deputato giurò di non separarsi finché non fosse stata elaborata una nuova costituzione.

[ ![The Tennis Court Oath](https://www.worldhistory.org/img/r/p/750x750/15696.jpg?v=1776881652) Il giuramento della pallacorda Jacques-Louis David (Public Domain) ](https://www.worldhistory.org/image/15696/the-tennis-court-oath/ "The Tennis Court Oath")Sebbene Necker cercasse di rassicurare i deputati sostenendo che non vi fosse alcuna intenzione offensiva, il clima di ostilità era ormai cresciuto. Durante la seduta reale del 23 giugno, Luigi XVI tentò di ristabilire il proprio controllo dichiarando nulle e prive di valore tutte le decisioni prese dall’Assemblea il 17 giugno. Fece alcune concessioni: promise che in futuro nessuna nuova tassa sarebbe stata introdotta senza il consenso degli Stati Generali, che sarebbero cessati gli arresti arbitrari e che la servitù della gleba sarebbe stata abolita. Invitò inoltre la nobiltà a rinunciare ai propri privilegi, senza però imporlo formalmente.

Se queste promesse fossero arrivate un mese prima, forse avrebbero potuto placare il Terzo Stato. Ma ormai era troppo tardi. Vedendo l’esitazione dei deputati, Luigi XVI ricordò loro la propria autorità, dichiarando che nessuna decisione degli ordini era valida senza la sua approvazione e ordinando a ciascun ordine di tornare nelle proprie sale separate. Il Terzo Stato rifiutò apertamente il comando del re. Una delle sue figure più influenti, Honoré Gabriel Riqueti, comte de Mirabeau, pronunciò allora la celebre frase: “Siamo qui per volontà del popolo e potremo essere mandati via solo con la forza delle baionette” (Davidson, 21).

La sfida lanciata del Terzo Stato ebbe un impatto immediato. Quella stessa notte, folle di persone invasero il palazzo acclamando Necker e i deputati del Terzo Stato, mentre insultavano gli oppositori dell’Assemblea. I soldati non tentarono di fermare la folla e intervennero solo quando due arcivescovi rischiarono il linciaggio. Il giorno successivo, 48 nobili decisero di unirsi all’Assemblea Nazionale. Il messaggio sembrava ormai evidente e, il 27 giugno, il re cedette definitivamente, ordinando ai membri rimasti del Primo e del Secondo Stato di unirsi all’Assemblea. Con questa decisione, gli Stati Generali completarono la loro trasformazione nell’Assemblea Nazionale. In Francia era nato un nuovo ordine politico, e con esso, una rivoluzione.

### Conseguenze e significato

Fedele alle proprie promesse, l’Assemblea iniziò rapidamente a lavorare a una nuova costituzione. Tuttavia, il re non aveva intenzione di restare passivo. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, nel bacino parigino si verificò un enorme concentramento di truppe: entro il 1° luglio, circa 30.000 soldati erano stati schierati nella regione.

Quando l’Assemblea chiese formalmente al re di ritirare le truppe, Luigi XVI rifiutò, sostenendo che servissero semplicemente a mantenere l’ordine. Contemporaneamente, sostituì diversi ministri e commise quello che molti considerarono il suo errore più grave: l’11 luglio licenziò Necker e gli ordinò di lasciare immediatamente il paese. Questi eventi, sommati al continuo aumento del prezzo del pane, contribuirono direttamente alla presa della Bastiglia del 14 luglio.

Molti storici considerano gli Stati Generali il primo vero evento della Rivoluzione francese. Durante quest’assemblea, il Terzo Stato sottrasse autorità sia alla corona sia agli altri ordini, affermando il proprio diritto di legiferare e di creare una nuova costituzione. Si trattò di una trasformazione relativamente ordinata e pacifica del potere, molto diversa dal caos e dallo spargimento di sangue che sarebbero arrivati poco dopo con la Rivoluzione.

#### Editorial Review

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## Bibliografia

- [Carlyle, Thomas & Sorensen, David R. & Kinser, Brent E. & Engel, Mark. *The French Revolution .* Oxford University Press, 2019.](https://www.worldhistory.org/books/019881559X/)
- [Davidson, Ian. *The French Revolution.* Pegasus Books, 2018.](https://www.worldhistory.org/books/1681776170/)
- [Doyle, William. *The Oxford History of the French Revolution.* Oxford University Press, 2018.](https://www.worldhistory.org/books/0198804938/)
- [Francois Furet & Mona Ozouf & Arthur Goldhammer. *A Critical Dictionary of the French Revolution.* Belknap Press: An Imprint of Harvard University Press, 1989.](https://www.worldhistory.org/books/0674177282/)
- [Fraser, Antonia. *Marie Antoinette.* Anchor, 2002.](https://www.worldhistory.org/books/0385489498/)
- [Lefebvre, Georges & Palmer, R. R. & Palmer, R. R. & Tackett, Timothy. *The Coming of the French Revolution .* Princeton University Press, 2015.](https://www.worldhistory.org/books/0691168466/)
- [Norwich, John Julius. *A History of France.* Grove Press, 2019.](https://www.worldhistory.org/books/0802147771/)
- [Schama, Simon. *Citizens.* Vintage, 1990.](https://www.worldhistory.org/books/0679726101/)
- [Tocqueville, Alexis de & Bevan, Gerald & Bevan, Gerald. *The Ancien Régime and the Revolution .* Penguin Classics, 2008.](https://www.worldhistory.org/books/014144164X/)

## Info autore

Harrison Mark è un ricercatore storico e scrittore per World History Encyclopedia. Si è diplomato in storia e scienze politiche presso la State University of New York a Oswego.
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## Cronologia

- **22 Feb 1787 CE - 25 May 1787 CE**: The Assembly of Notables meets in the [Palace](https://www.worldhistory.org/disambiguation/palace/) of Versailles to discuss financial reforms. The assembly concludes an Estates-General must be convened.
- **5 May 1789 CE**: The Estates-General convenes in Versailles for the first time in 175 years.

## Domande e Risposte

### Che cosa erano gli Stati Generali e chi erano i loro membri?
Gli Stati Generali erano l'assemblea dei tre stati della Francia prerivoluzionaria: clero, nobiltà e il resto della popolazione francese.

### Qual era il ruolo degli Stati Generali?
Gli Stati Generali venivano tradizionalmente consultati in materia di politica fiscale e presentavano al re petizioni e lamentele provenienti dagli stati.

### Cosa accadde agli Stati Generali nel 1789?
Gli Stati Generali del 1789 sono considerati da molti storici il primo evento della Rivoluzione francese. In quell'occasione, il Terzo Stato usurpò l'autorità sia della corona che degli altri Stati, rivendicando il diritto di legiferare e di creare una nuova costituzione.


## Cita questo lavoro

### APA
Mark, H. W. (2026, May 15). Stati Generali del 1789. (C. B. B. Griga, Traduttore). *World History Encyclopedia*. <https://www.worldhistory.org/trans/it/1-20730/stati-generali-del-1789/>
### Chicago
Mark, Harrison W.. "Stati Generali del 1789." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. *World History Encyclopedia*, May 15, 2026. <https://www.worldhistory.org/trans/it/1-20730/stati-generali-del-1789/>.
### MLA
Mark, Harrison W.. "Stati Generali del 1789." Tradotto da Cristina Baima Besquet Griga. *World History Encyclopedia*, 15 May 2026, <https://www.worldhistory.org/trans/it/1-20730/stati-generali-del-1789/>.

## Licenza e copyright

Inviato da [Cristina Baima Besquet Griga](https://www.worldhistory.org/user/cristinabaima/ "User Page: Cristina Baima Besquet Griga"), Pubblicato il 15 May 2026. Si prega di consultare le fonti originali per le informazioni sul copyright. Si prega di notare che i contenuti collegati possono avere diversi termini di licenza.

