Etera

Definizione

Mark Cartwright
da , tradotto da Valentina Decembrini
pubblicato il
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Testo originale in inglese: Hetaira

Hetaira & Symposiast (by Marie-Lan Nguyen, CC BY)
Etera e simposiasta
Marie-Lan Nguyen (CC BY)

Un'etera (gr. hetaira, pl. hetairai) era una prostituta colta nell'antica Grecia che partecipava tipicamente ai simposi o alle feste private. Il termine greco è un eufemismo che significa "compagna". Di solito, ma non sempre, si trattava di schiave; il loro status era ambiguo e poco definito nelle fonti greche. Al di là delle loro ovvie mansioni di prostitute, le etere erano educate per intrattenere gli uomini con musica, danza, cultura e intelligenza. Troviamo riferimenti alle etere in molte forme di arte e letteratura greca, che facevano una forte distinzione tra loro e le più comuni prostitute nei bordelli o nelle strade (pornē, pl. pórnai), che offrivano ai loro clienti solo piacere fisico e a un prezzo molto più basso rispetto alle etere.

Condizione delle prostitute

Nell'antica Grecia vi erano schiave sessuali, liberte e donne libere di tutti i tipi, ma possiamo dividerle grossomodo in tre gruppi: la prostituta di strada o di bordello (pornē) che metteva a disposizione il suo corpo per il piacere sessuale, la concubina (pallakē) che viveva permanentemente nella dimora di qualcuno e, infine, l'etera, una prostituta di alta classe che, al di là del sesso, metteva a disposizione dei propri clienti anche le proprie abilità musicali (in particolare il flauto), coreutiche e culturali. Per questa ragione, il termine hetaira (che in greco attico significa, con un eufemismo, "compagna") viene talvolta tradotto come "cortigiana" nonostante poco si sappia sull'esatto status di queste donne nella società, dal momento che le sole fonti antiche che vi fanno riferimento provengono da Atene o da Corinto. Inoltre, le fonti antiche non sono coerenti relativamente alla loro categorizzazione. C'è anche da dire che le donne (e gli uomini) potevano muoversi tra i differenti tipi di prostituzione, acquisendo la libertà (e perdendola di nuovo). Infine, c'era un ultimo gruppo, ben distinto dagli altri: le prostitute sacre, che offrivano il loro corpo durante alcuni riti religiosi.

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Molte etere erano probabilmente donne aristocratiche che erano diventate schiave in seguito alla conquista della propria città-stato.

Naturalmente, una delle grandi distinzioni tra i diversi tipi di prostituzione era data dal prezzo. Una pornē poteva costare appena un obolo, la più piccola moneta ateniese. Un'etera di classe elevata, di contro, poteva arrivare a costare 500 dracme o 3000 oboli. Che le etere pretendessero quote elevate è testimoniato anche dalle norme delle città-stato che regolavano le tasse sulla prostituzione.

Molte etere erano probabilmente donne aristocratiche che erano diventate schiave dopo la conquista della loro città-stato, oppure di provenienza straniera. L'usanza di catturare le donne per farne schiave sessuali è attestata già dall'VII sec. a.C. Vi erano anche donne che probabilmente sceglievano liberamente questa professione e gestivano i loro guadagni in maniera indipendente, così come altre che erano costrette a farlo a causa di circostanze sfortunate come ad esempio debiti o assenza di familiari di sesso maschile che potessero mantenerle. La distinzione tra i vari tipi di prostituzione deve essere stato un riflesso dei cambiamenti nella società greca, dove una classe media sempre più forte permetteva a un numero di uomini sempre maggiore di potersi permettere i servizi delle prostitute. Creando dunque una tipologia di prostituta più sofisticata e costosa, ospitando le etere in casa propria gli uomini dell'aristocrazia potevano distinguersi da quelli di classe media che frequentavano i bordelli.

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Acrobat-dancer on a Hydria
Danzatrice acrobatica su un'hydria
The Trustees of The British Museum (CC BY-NC-SA)

Mentre oggi si tende a dare all'etera un valore maggiore rispetto alla pornē, probabilmente in Grecia non era proprio così. La prostituzione era aperta e legale, i bordelli pubblici erano spesso finanziati dallo stato perché visti come una parte necessaria della vita quotidiana. Similmente, le etere erano considerate partecipanti immancabili negli eventi di intrattenimento di coloro che potevano permettersele. La prostituzione, così come il gioco d'azzardo, era accettata ma era anche vista come potenzialmente dannosa in caso di abuso. Non era vista come un'alternativa ad una famiglia stabile, bensì come un diversivo.

Aspasia era l'amante e, successivamente, concubina dello statista ateniese Pericle. Era detta "etera" da molti.

Nelle fonti greche, ad ogni tipo di prostituzione era data una connotazione negativa e chi ne faceva uso veniva dipinto come sporco e pacchiano. Gli autori classici sottolineano spesso i pericoli (e le possibilità comiche) di infatuarsi di una prostituta, trascurando la propria moglie o scialacquando le proprie ricchezze sui piaceri della carne. Inoltre, essere etichettata come prostituta (ma vale anche al maschile) era un insulto, perlomeno nella letteratura greca e tra figure politiche. D'altro canto, è forse utile ricordare che la gran parte delle fonti greche a noi pervenute erano scritte da uomini per lettori di sesso maschile. Cosa esattamente pensassero le etere di loro stesse o come fossero viste dalle altre donne, purtroppo, non ci è noto.

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Etere celebri

È noto che le etere talvolta formassero legami stabili con uomini sposati, non sempre erano occasioni da una sola notte. Alcuni uomini elargivano doni e regali al fine di rimanere gli unici partner sessuali dell'etera che non viveva nella loro casa come concubina. Senza dubbio, alcune etere avevano un effetto così forte che venivano loro donate case o venivano eretti in loro onore monumenti pubblici, persino in siti sacri come quello di Delfi. Pertanto, possiamo immaginare che alcune etere siano state famose ai loro tempi, così come conosciamo per nome alcune etere che aveano una relazione fissa con molti ateniesi famosi, dai filosofi ai commediografi.

Aspasia Surrounded by Greek Philosophers
Aspasia circondata da filosofi greci
Michel Corneille the Younger (Public Domain)

Erodoto, lo storico del V sec. a.C., dedicò alcuni passaggi a un'etera di nome Rodopi (Storie, 2.134-5), una donna di origine tracia e descritta come "ben fornita delle benedizioni di Afrodite". Erodoto riporta che fosse stata una schiava del famoso favolista Esopo (ca. 620-564 a.C.) e che divenne molto famosa e ricca, anche se ride dei racconti secondo i quali le fosse stata costruita una grande piramide in Egitto.

Un'altra celebre etera, almeno secondo alcuni scrittori classici, fu Aspasia di Mileto (ca. 470-410 a.C.), nota insegnante di retorica, scrittrice e intellettuale. Aspasia proveniva da una famiglia nobile e divenne amante e, successivamente, concubina dello statista ateniese Pericle (495-429 a.C.), dal 445 o 450 fino alla sua morte. La coppia aveva un figlio, anche lui chiamato Pericle, che fu fatto cittadino ateniese. Aspasia potrebbe essere stata definita etera dagli storici che non vedevano di buon occhio Pericle e le sue posizioni democratiche. Comunque l'associazione di Aspasia con quell'appellativo conferma che le etere erano raffinate intellettuali.

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Un terzo esempio di etera è Frine, nata a Tespie ma vissuta quasi interamente ad Atene nel IV sec. a.C. Frine è famosa in quanto collegata allo scultore Prassitele, creatore della statua di Ermes e Dioniso ad Olimpia. La leggenda vuole che Frine fosse la modella della statua di Afrodite scolpita da Prassitele e ricopiata più volte nel mondo classico. Frine aveva inoltre un legame con l'oratore Iperide, del quale fu celebre la difesa legale nei confronti della donna. Frine fu accusata di empietà, un'accusa molto seria e punita ad Atene con la morte. Iperide la difese nel processo, durante il quale utilizzò la strategia di denudarla di modo che la giuria, confusa dalla sua bellezza, la scagionasse dalle accuse. Frine divenne immensamente ricca, così tanto che si sarebbe anche fatta carico della ricostruzione della città di Tebe dopo che Alessandro Magno (356-323 a.C.) la distrusse nel 335 a.C. In cambio della sua generosità, i tebani avrebbero dovuto erigere un'epigrafe sulla porta principale della città, con scritto: "Alessandro mi ha distrutta, l'etera Frine mi ha ricostruita" (Souli, 50). Ritenendo che non sarebbe stato un buon modello per le proprie mogli, i tebani declinarono l'offerta.

Symposiast & Hetaira
Simposiasta ed etera
Sebastià Giralt (CC BY-NC-SA)

Le etere e il simposio

Oltre alle membri più celebri e in vista di questa professione, la gran parte delle etere vivevano vite anonime servendo gli uomini durante i simposi, feste maschili e informali in cui si beveva vino. Sappiamo molto dei simposi perché figurano spesso nell'arte greca e fanno spesso da sfondo ad opere letterarie, come alcune commedie di Aristofane (ca. 460-380 a.C.) o addirittura il titolo del celebre dialogo di Platone, il Simposio, nel 416 a.C. Le etere chiamate per questi eventi dovevano certamente avere uno status differente rispetto a quelle che restavano legate allo stesso uomo per un certo periodo di tempo.

Usanza che inizia intorno al VII sec. a.C., i simposi si tenevano presso abitazioni private aristocratiche, in cui gli ospiti mangiavano e bevevano insieme. Nelle case c'era persino uno spazio appositamente dedicato, l'andrōn, fornito di poltrone basse (in un numero tra sette e undici). Queste poltrone erano sparse lungo le pareti della stanza in modo da creare uno spazio al centro, così che ogni ospite potesse vedere gli altri. Il vino svolgeva la parte centrale, bevuto (mescolato con acqua) da un kylix, una coppa bassa con uno stelo corto e due manici orizzontali. Il kylix era fatto in modo che fosse semplice metterlo giù o raccoglierlo stando reclinati sulla poltrona.

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Un simposio poteva essere molto informale ed essere poco più di una semplice festa, a volte poteva essere molto formale, altre volte poteva finire in un'orgia. Di sicuro era, una volta che veniva portato via il cibo, un'occasione per gli uomini di discutere degli eventi del giorno e di argomenti politici, filosofici, religiosi e artistici. Uno di loro poteva dare il via alla discussione, non necessariamente l'ospite ma qualcuno scelto dal gruppo. Gli ospiti raccontavano una storia, recitavano un poema, suonavano la lira, potevano cantare una stessa canzone in cui ognuno di loro interpretava a turno alcuni versi. Potevano svolgersi giochi, anche, come lanciare i residui sul fondo del kylix contro un bersaglio, ad esempio un'anfora. In questa atmosfera conviviale entravano le etere, le uniche donne che erano ammesse a partecipare.

Scene from a Symposium
Scena da un simposio
James Lloyd (Copyright, fair use)

Le abilità delle etere

Naturalmente, gli ospiti si aspettavano che, al simposio, vi si trovassero anche le etere, che erano belle, affascinanti e intelligenti. Le ceramiche greche mostrano scene di simposi in cui le etere bevono vino insieme agli ospiti e sappiamo, inoltre, che indossavano vestiti ricercati e gioielli d'oro. Le etere diventavano sempre più attive mano a mano che la serata proseguiva. Erano istruite nell'esecuzione dell'aulos o del flauto, sapevano anche danzare, avevano doti ginniche ed erano in grado di sostenere una conversazione su argomenti culturali. Ovviamente, accanto a questo, le etere dovevano offrire agli ospiti anche intrattenimenti di tipo sessuale. Le etere erano schiave, usate da ciascuno come meglio preferiva, e ciò è testimoniato da ceramiche dipinte (di solito non esposte nei musei) che le ritrae nude e intente in atti sessuali acrobatici con un cliente o anche più di uno. Inoltre, alcune scene le ritraggono mentre subiscono ciò che, in qualsiasi altro contesto, sarebbe descritto come uno stupro o un abuso sessuale. L'idea, dunque, che queste donne, attraverso la loro raffinata cultura, si guadagnassero in qualche modo il rispetto degli uomini che le usavano è purtroppo un'idea romantica che non riflette la realtà della schiavitù sessuale quotidiana nell'antichità. Come nota la storica Madeleine M. Henry:

Pur non negando la dignità delle donne che scelsero la prostituzione o che furono costrette a prostituirsi, studi recenti suggeriscono che le donne in ogni caso fossero ampiamente sfruttate e marginalizzate. (Bagnall, 3196)

Info traduttore

Valentina Decembrini
Orientalista e storica delle religioni. Si occupa principalmente della storia del Mediterraneo antico e tardo antico. Ama la divulgazione scientifica e culturale.

Info autore

Mark Cartwright
Mark è autore di opere storiche e vive in Italia. Si interessa in particolare di ceramica, architettura, mitologia di tutto il mondo e di scoprire le idee comuni a tutte le civiltà. Ha un Master in Filosofia politica ed è il Direttore Editoriale della WHE.

Cita questo lavoro

Stile APA

Cartwright, M. (2021, gennaio 22). Etera [Hetaira]. (V. Decembrini, Traduttore). World History Encyclopedia. Estratto da https://www.worldhistory.org/trans/it/1-19387/etera/

Stile CHICAGO

Cartwright, Mark. "Etera." Tradotto da Valentina Decembrini. World History Encyclopedia. Modificato il gennaio 22, 2021. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-19387/etera/.

Stile MLA

Cartwright, Mark. "Etera." Tradotto da Valentina Decembrini. World History Encyclopedia. World History Encyclopedia, 22 gen 2021. Web. 21 ott 2021.