I nomi fenici sono generalmente parole composte aventi un significato ben preciso. Nel Vicino Oriente antico, l'attribuzione del nome ai propri figli rivestiva un'importanza così tale che oggi è per noi difficile comprendere. Scegliendo un nome per il proprio figlio, infatti, i genitori non solo potevano celebrare la gioia di aver dato nuova vita ad un essere umano, ma credevano anche che il nome scelto avrebbe influito in modo determinante sulla divinità che poi avrebbe guidato con benevolenza la vita del bambino stesso. Pertanto, i nomi fenici erano spesso dediche ad una specifica divinità oppure espressioni di desiderio riguardo alla divinità che avrebbe protetto la vita del bambino.
Ciò risulta evidente esaminandone alcuni:
Abdhamon (servo di Hamon)
Abibaal (Baal è mio padre)
Abirami (il mio padrino esulta)
Adonibaal (Baal è il mio signore)
Ahinadab (mio fratello era nobile)
Ahirom (mio fratello esulta)
Ahumm (fratello del mare)
Azmelqart (Melqart è potente)
Baaliahon (affinché Baal favorisca)
Baaliaton (Baal ha dato)
Barekbaal (Baal ha benedetto)
Batnoam (figlio del fascino)
Bōdaštart (dalla mano di Astarte)
Ešmounhilles (Ešmoun ha salvato)
Ešmouniaton (Ešmoun ha donato)
Hannibal (favorito da Baal)
Itthobaal (Baal è con lui)
Melqart-šama' (Melqart ha ascoltato)
Paltibaal (il mio rifugio è Baal)
Sikarbaal (Baal si è ricordato)
Ummaštart (Astarte è mia madre)
Urumilki (Milki è la mia luce)
Yada'milk (Milk ha conosciuto)
Yehomilk (affinché Milk dia vita)
I prefissi più comuni sono "Abd-" ("servo di"; cfr. Abdhamon), "Mithon-" ("dono di"), "Ben-" ("figlio di"), "Ger-" ("proselito") ed "Hanni-" ("favorito" da; cfr. Hannibal).