Nella Corea antica (prima del XIII secolo d.C.) si utilizzavano inizialmente le monete cinesi, note localmente come oshuchon. I sovrani coreani iniziarono a coniare le proprie monete di metallo a partire dalla fine del secolo X d.C., prima in rame e ferro, poi in bronzo. Queste monete, però, non ebbero mai ampia diffusione e solamente a partire dal XVII secolo la moneta riuscì a sostituire totalmente il baratto, che predominava nella penisola. Un’altra forma di moneta, in uso tra XII e XIV secolo, era il vaso d’argento unbyong, stampato dallo Stato e a cui era assegnato un ufficiale tasso di cambio con beni di prima necessità come il riso. Questo tipo di vaso aveva la forma della Corea.
Il baratto era il sistema di scambio principale nella Corea antica e consisteva nel calcolo di un qualsiasi prodotto in relazione a beni fondamentali quali grano, riso e stoffa. Quest’ultima era inizialmente canapa, poi divenne più comune il cotone, detto pohwa. La prima moneta in metallo nota della Corea antica era la moneta-coltello (ming-tao-chien), così definita data la sua forma di mezzaluna, simile alla lama di un coltello. Giunse nella penisola tramite coloni cinesi durante il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) ed è stata rinvenuta in vari siti delle province di Pyeongan e Jeolla. La Cina introdusse monete in Corea anche quando la dinastia Han invase il nord della penisola, al termine del II secolo a.C. Questa nuova moneta divenne la moneta ufficiale, nota come wuzhou in cinese o oshunchon in coreano, ovvero “cinque grani”. L’oshuchon continuò a essere in uso nei regni Goguryeo e Silla fino al X secolo d.C., con esemplari di questo tipo rinvenuti comunemente in tombe della regione Nangnang (Lelang).
La Corea iniziò a produrre la propria moneta durante la dinastia Goryeo (918–1392 d.C.). Queste prime monete, coniate a partire dal 996 d.C., imitavano quelle della prima dinastia Tang (618–907 d.C) ed erano realizzate in ferro e rame. Anche l’iscrizione “moneta pesante del periodo Qianyuan” venne tradotta dal cinese (Qianyuan zhongbao) al coreano Konwon chungbo, con l’aggiunta di un un “Regno d’Oriente” (Tongkuk) identificativo sul verso della moneta. Come quelle cinesi, le monete coreane avevano un foro centrale di forma quadrata.
Nel 1097 d.C. e nel 1102 d.C il re Sukjong della dinastia Goryeo iniziò a coniare monete in rame. Queste presentavano iscrizioni specificatamente coreane ma mantenevano il tipico disegno cinese, con foro quadrato centrale. Una faccia era marchiata con il noto tongbo (“tesoro circolante”) o chungbo (“tesoro pesante”), mentre sull’altra vi era una delle seguenti legende che permettevano che venissero identificate come monete della dinastia Goryeo:
- Tongguk tongbo: “Moneta del Regno d’Oriente”.
- Tongguk chungbo: “Moneta pesante del Regno d’Oriente”.
- Haedong tongbo: “Moneta della terra a est del mare”.
- Haedong chungbo: “Moneta pesante della terra a est del mare”.
- Samhan tongbo: “Moneta dei tre Han”.
- Samhan chungbo: “Moneta pesante dei tre Han”.
Queste legende erano scritte in quattro tipi di calligrafia: clericale, regolare, dei sigilli e corsivo. Le tombe (ad esempio quelle di Gaesong) si sono rivelate ancora una volta le migliori fonti per archeologi e storici per lo studio delle monete antiche.
Un'alternativa alle monete come forma di pagamento erano i vasi d'argento detti unbyong (o hwalgu) realizzati a partire dal 1101 d.C. I vasi avevano la forma del regno di Goryeo e il sigillo di Stato che vi era inciso ne attestava la legittimità. Poiché questi vasi contenevano una grande quantità di argento (600g per un kun), potevano essere utilizzati solamente per pagamenti di grandi somme. Gli storici suggeriscono che venissero usati principalmente dagli aristocratici e con lo scopo di corrompere gli ufficiali. Purtroppo non ne rimane alcun esemplare ma, grazie a una legge del 1282 d.C., sappiamo che il costo di un unbyong era fissato a un valore che andava tra 2.700 e 3.400 litri di riso. Sebbene fossero poco pratici per le piccole transazioni, continuarono a essere usati per i due secoli seguenti, fino a che re Chungnyeol, alla fine del secolo XII d.C., non permise l’utilizzo al loro posto di pezzi d’argento rotti o scheggiati. Nel 1331, questi piccoli vasi dalla forma della Corea non erano più in uso.
Fino al XV secolo d.C non vennero coniate ulteriori monete e, come era accaduto nei periodi precedenti, si ricominciò a importare e utilizzare quelle cinesi. Il relitto della Sinan, scoperto nelle acque a largo della costa della Corea del Sud nel 1976 d.C., risale alla dinastia Song (X-XIII secolo d.C.) e conteneva 26.775 kg di monete cinesi destinate all’uso nella Corea antica.
Nel XIV secolo d.C. lo stato coreano produsse banconote cartacee che, però, non vennero mai emesse. Si tentò nuovamente nel XV secolo d.C., quando venne utilizzata la carta hanji, carta di alta qualità per cui la Corea era nota in tutta l’Asia. I commercianti accettavano anche banconote cinesi durante il periodo del Regno di Mezzo ma il loro impiego soleva essere limitato al pagamento delle tasse; motivo per cui non si diffusero particolarmente in Corea, in cui si utilizzavano monete in metallo, ritenute più affidabili. Non rimangono esempi di denaro contante di questo periodo.